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C Cialdella

Tipo : rudere
Altezza mt. : 631
Coordinate WGS84: 43 49' 46" N , 11 53' 45" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

detta anche Ciardella - podere ricordato fin dal 1546 e negli anni stabilmente abitato e coltivato, abbandonato nell'immediato dopoguerra

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco a Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

A caratterizzare ulteriormente la geo-morfologia della valle nella continua sequenza di contrapposte giaciture “a franapoggio” e “a reggipoggio”, tra gli imponenti controcrinali che si distaccano dal contrafforte principale, specialmente nelle viste da O-SO, accanto ai profili a “dente di sega” delle due dorsali che dalle vette del Monte Càrpano e del Monte Castelluccio parallelamente convergono su Pietrapazza, un’ulteriore controcrinale (delle Palestre, v. scheda toponomastica) si stacca da Cima del Termine creando la sella di Prato ai Grilli e partecipando al medesimo disegno ambientale, laddove i particolarmente vasti affioramenti di stratificazioni marnoso-arenacee portarono alla formulazione dell’antico e appropriato oronimo. Nel suo sviluppo leggermente arcuato esso attraversa la valle in tutta la sua lunghezza fino a Pietrapazza separando le valli del Fosso della Bocca e del Bidente da quella del Rio d’Olmo.

In questo contesto si situa Cialdella, insediamento inserito in un paesaggio caratterizzato dalla prevalenza di formazioni boschive, lande e cespuglieti, in posizione di mezzacosta su una diramazione del versante occidentale del controcrinale citato che consente di deviare dal percorso di cresta per discendere nel fondovalle e attraversare il Bidente non lontano dall’Eremo Nuovo, seguendo quell’antico tragitto che per risalire l’alta valle del Bidente di Pietrapazza superava (dalla fine del XIX sec.) il Ponte delle Graticce e ancora oggi risale brevemente il Rio d’Olmo per poi superarlo e guadagnare l’affilato crinale, consentendo una sosta davanti alla Maestà del Raggio prima di raggiungere Cialdella. Il percorso, come detto, poi ridiscende al Bidente superandolo sul Ponte della Chiesina, dalla struttura in legno su spalle in pietrame ma, come risulta dalla cartografia storica I.G.M. del 1937 (dove viene ancora utilizzato il simbolo grafico detto “pedanca”), sostituente una passerella costituita dalla modesta tecnica costruttiva di una o più travi accostate senza parapetto su spallette in pietra, come peraltro anche la precedente struttura sul Rio d’Olmo. Oltrepassato l’Eremo Nuovo (oggi sostituito da una pista fino alla Bertesca e all’incrocio con la S.F. del Cancellino), mentre come sentiero 207 CAI si dirige verso l’omonimo Passo delle Bertesca ricongiungendosi con l’antica Via Maestra che vien dall’Eremo (di Camaldoli) per raggiungere il Passo della Crocina (anticamente Crocina di Bagno e Croce di Guagno o Guagnio, toponomastica che si ritrova in una mappa del 1637 allegata ad una relazione del 1710 del provveditore dell’Opera del Duomo di Firenze - riproduzioni della mappa si trovano in A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, in A. Bottacci, 2009, p. 31, cit. oltre che citata in una relazione del 1663: «[…] si venne per la strada del Poggio tra la Bertesca e Valdoria et il Pozzone et arrivati alla Croce di Guagnio e pigliato il Giogo tra il confino de reverendi padri di Camaldoli e l’Opera di Santa Maria del Fiore si seguitò detta giogana […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 315, cit.), una Via del Rovino di cui si trovano ancora ampie tracce costeggiava l’omonimo fosso dirigendosi verso lo spartiacque appenninico. Per approfondimenti riguardo tali tracciati e l’antico Eremo Nuovo v. la scheda toponomastica corrispondente e soprattutto quelle di Poderuccio e Chiesina, oltre quella citata della valle.

Costituito da una casa-stalla e due annessi, di pregio storico-culturale e testimoniale, presente nel Catasto toscano del 1826 con il toponimo La Cerdella poi variamente denominato anche La Ciardella, Le Cardella, Cittadella, nella cartografia storica I.G.M. compare come C. Cialdella. (N.B.: Quando il toponimo compare con anteposta l’abbreviazione “C.” presumibilmente si è manifestata l’esigenza di precisarne la funzione abitativa; in base alle note tecniche dell’I.G.M., se viene preferito il troncamento Ca deve essere scritto senza accento: se ne deduce che se compare con l’accento significa che è entrato nella consuetudine quindi nella formazione integrale del toponimo). In origine probabile fitonimo riferibile alla Cardella (Sonchus asper, Crespigno, Cicerbita), pianta spinosa simile al cardo ma più tenera e commestibile presente fino a 1500 m in tutte le regioni, ma anche termine di comune diffusione onomastica che è anche soprannome familiare tipico delle Alpi Liguri e toponimo che si trova anche nell’Appennino Umbro-Marchigiano. Il luogo rientrava tra i beni posseduti dall’Opera del Duomo di Firenze in Romagna e il relativo appezzamento boschivo è documentato fin dal 1546 nell’inventario eseguito dopo che l’Opera, avendo preso possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, dove desiderava evitare nuovi insediamenti, aveva costatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi che altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti e roncamenti non autorizzati; pertanto, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1546 […] – Un podere con casa e terre lavorative, siepate e roncate e boscate in luogo detto Le Cardella […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 151, cit.). Il podere non risulta più citato né tra i possedimenti né tra i confini infatti venne presto ceduto come quello dell’Eremo Nuovo che, al 1818, risulta proprietà Biozzi. Tra i numerosi proprietari sono documentati: 1671, Paolo di Piero dalla Cialdella; 1779-1820, D. Giuseppe e Luigi Mainetti; 1820-1831, D. Giuseppe Mainetti; 1831-1857, Cesare Mariani; 1857-1868, Piero Andreani; 1868-1875, D. Giuseppe Andreani; 1914, famiglia Rossi, che vi abita. Viene abbandonato dopo la 1^ Guerra Mondiale. Nel confronto tra catasti presenta leggere modifiche planimetriche ed una composizione di un fabbricato principale uso casa-stalla e due fabbricati di servizio, uno antistante e uno retrostante probabilmente stalletti, di cui si trovano scarsi ruderi tra i rovi. Nel catasto ottocentesco compare di lato anche una particella rettangolare dimensionalmente simile alla casa che, se non rappresenta un ulteriore fabbricato, potrebbe riguardare una letamaia.

RIFERIMENTI   

A.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989, pag.16

S. Bassi, N. Agostini, A Piedi nel Parco, Escursioni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ComunicAzione, Forlì 2010;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.661, completa di documentazione fotografica;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

Link http://www.igmi.org/pdf/abbreviazioni.pdf.

Percorso/distanze :

Nella valle del fosso del Rovino, affluente di sinistra del Bidente di Pietrapazza.
raggiungibile per sentiero CAI 205 da Pietrapazza seguendo il sentiero 205 per Eremo Nuovo e Poggio della Bertesca
a circa 1,5 Km da Pietrapazza

Testo di Bruno Roba

È raggiungibile senza difficoltà da Pietrapazza, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si percorre prima un breve tratto (300 m) del Sent. 209 CAI quindi fin dall’inizio il Sent. 205 CAI per ulteriori 1,1 km prevalentemente in cresta fino a destinazione. È raggiungibile pure dalla S.F. del Cancellino (sterrata non transitabile di 20 km che si distacca al km 198+500 della S.R. 71 Umbro-Casentinese) lungo la quale si trova presso il km 7/13, tra la Fonte delle Cavalle e l’Abetina di Brasco, l’innesto del Sent. 205 CAI che, su sterrata non transitabile conduce, in km 2,4, fino all’Eremo Nuovo, da cui in 900 m conduce conduce alla Cialdella, attraversando il Bidente su un vecchio ponte in legno. Alla S.F. del Cancellino si può giungere agevolmente anche tramite il Sent. 207 CAI dal Paretaio, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Grigiole, percorrendo in tutto 2,3 km fino all’innesto del Sent. 205. I percorsi sono riportati in tutta la cartografia sentieristica.

foto/descrizione :

foto del 1992


foto del 2009 di Walter Donati



foto del 2010 di Walter Donati

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

001a – 001b – Le spoglie fronde arboree dello spartiacque subito sopra il Passo dei Lupatti consentono di scorgere l’incisione del Bidente presso l’Eremo Nuovo e mentre le ombre avanzano già nel primo pomeriggio la Cialdella risplende ancora nel tepore invernale (7/01/12).

001c – 001d – Il sito di Rignone, ampiamente esposto per l’erosione, consente una panoramica della valle percorsa dalle principali incisioni torrentizie del Bidente (a dx) e del Rio d’Olmo (a sx) separate dalla Crinale delle Palestre che, nel torcersi verso la sua origine montana, in un raro meglio esposto delle sue ripe scoscese riesce ad ospitare, unico caso, l’insediamento della Cialdella, nella foto posizionabile a quota mediana dietro il costone (9/05/13).

 

 

002a/002i – Tra il disordine del collasso strutturale e dell’abbandono che regna alla Cialdella si riesce (riusciva) ancora a riconoscere una parete della cucina grazie ai resti del camino al P. 1° (foto 2e) affiancato dalla classica nicchia con le mensole lignee ancora in sede. Nell’aia i resti dei piccoli annessi sono ricoperti dai rovi (3/10/12).

 

002l – La neografia pittorica derivata da un foto degli scorsi Anni ‘80 mentre mostra un edificio ormai cadente per il lungo abbandono evidenzia la muratura di sostegno che ancora sorregge l’antistante mulattiera.

 

002m – Schema di mappa desunto dal catasto ottocentesco (in corsivo antico i toponimi originali, in corsivo moderno gli edifici anonimi).

002n – Nella sua solitudine, la Cialdella guardava la parte più aspra e selvaggia della valle ma riusciva comunque a intravedere l’insediamento eremitico (3/10/12).

 

003a - Schema neografico di mappa derivante da cartografia storica che evidenzia la toponomastica e i tracciati viari antichi oltre alle emergenze ambientali dell’area.

  

003b/003o – Dalla dorsale che divide il Rio d’Olmo dal Bidente, agevolmente raggiungibile da Pietrapazza grazie al sentiero 205 CAI superando prima il Ponte delle Graticce poi la passerella sul Rio d’Olmo, prima di Cialdella si aprono suggestivi scorci sull’ultimo tratto della Valle del Rio d’Olmo sia verso monte sia verso Pietrapazza e si fronteggia il versante della Bertesca, inciso dal Fosso Fondo Rignone, che ospita i resti degli insediamenti di C. S. Giavolo, Siepe dell’Orso, Abetaccia e Rignone, mentre accanto al Bidente sorgeva Campo della Sega. L’affilata cresta ospita la Maestà del Raggio o della Cialdella, probabile ricostruzione del 1901 di similare posta 200 m più a N, così come risulta dalla cartografia storica I.G.M. (18/10/11 –3/10/12 – 12/07/16 - 12/08/16).

 

003p/003t – La mulattiera prima e dopo la Cialdella, dove ancora vegeta, annoso e malandato, il Corniolo della Cialdella (Cornus mas, Corniolo maschio, Corniolo rosso) esemplare cartellinato in quanto di dimensioni rilevanti per la specie (3/10/12).

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