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scheda n. 1185 letta 24 volte

Cā Rio D'Olmo - Ridolmo

Tipo : rudere
Altezza mt. : 853
Coordinate WGS84: 43 49' 50" N , 11 54' 32" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco a Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

A caratterizzare ulteriormente la geo-morfologia della valle nella continua sequenza di contrapposte giaciture “a franapoggio” e “a reggipoggio”, tra gli imponenti controcrinali che si distaccano dal contrafforte principale, specialmente nelle viste da O-SO, emerge il profilo a “dente di sega” delle due dorsali che dalle vette del Monte Càrpano e del Monte Castelluccio parallelamente convergono su Pietrapazza. Un’ulteriore controcrinale (delle Palestre, v. scheda toponomastica) si stacca da Cima del Termine creando la sella di Prato ai Grilli e partecipa al medesimo disegno ambientale. Caratterizzati sui versanti meridionali da vasti affioramenti di stratificazioni marnoso-arenacee, nel loro sviluppo essi danno origine principalmente alle Valli del Fosso delle Graticce e del Fosso di Rio d’Olmo, che confluiranno nel Bidente prima che entri nel tratto più angusto della valle. Quest’ultima, tra ampie aree in erosione che i moderni rimboschimenti prevalentemente di conifere ancora faticano a consolidare, conserva i resti o la memoria di quattro insediamenti che ne popolavano a mezza costa il versante esposto a meridione, come delimitato a monte dal Fosso della Capra, allineati e quasi equanimemente distribuiti lungo 1 km in linea d’aria su un dislivello totale di 80 m di un quasi omogeneo asse viario, in particolare tre di essi pressoché equidistanti e complanari, come in un probabile e non casuale disegno distributivo: Casaccia (780 m), Rio d’Olmo (842 m), Casina oggi Ridolmo (850 m) e Casina (860 m) sono i toponimi più ricorrenti che oggi li identificano o ricordano.

In questo contesto si trovano i consistenti resti di Ridolmo, posto non distante dal crocevia degli itinerari che infrastrutturavano la sua valle, tra cui il principale era la Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli, accanto alla nuova rotabile laddove ricalca parzialmente l’antica mulattiera che conduce a Susinello e al centro di un suo primo tratto pressoché complanare di circa 500 m, per il resto visibile sotto strada, dove si distribuivano come detto i tre insediamenti con Rio d’Olmo e Casina agli estremi. Il toponimo deriva per contrazione dall’idronimo antico ed è stato assunto a seguito dell’abbandono del vicino fabbricato del quale rimangono scarsi resti (v. scheda toponomastica Rio dOlmo = Rio d'Olmo anche per la descrizione dell’infrastrutturazione viaria). Noto anche come Rio d’Olmo o Cascina/Casina Biozzi, nel Catasto Toscano del 1826-34 compare come Casina con planimetria differente e con presenza di 5 fabbricati di varie dimensioni, uno dei quali separato dalla strada, tutti scomparsi tranne il principale probabilmente ristrutturato o riedificato e quello sul lato O spostato in aderenza ad esso. Nella cartografia storica I.G.M. compare anonimo e in alcuna escursionistica moderna è C. Rio d’Olmo-Cascina Biozzi (N.B.: quando il toponimo compare con anteposta l’abbreviazione “C.” presumibilmente si è manifestata l’esigenza di precisarne la funzione abitativa; in base alle note tecniche dell’I.G.M., se viene preferito il troncamento Ca deve essere scritto senza accento: se ne deduce che se compare con l’accento significa che è entrato nella consuetudine quindi nella formazione integrale del toponimo). Oggi ritenuto di pregio storico-culturale e testimoniale, fino ad alcuni decenni fa conservava un camino, ormai del tutto asportato, dove era incisa la scritta A.D. 1918 F.F. A. BIOZZI che fa presumere la proprietà a tale data di A. (Angelo?) Biozzi. Nel 1818, all’epoca del Contratto livellario tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli, nella descrizione dei confini viene nominato ancora un Giuseppe Mosconi di Ridolmo il cui podere presumibilmente si estende fino al crinale e vengono nominati i “Signori Biozzi di Bagno” e alcuni loro possedimenti: «Una vasta tenuta di terre […] alla quale per la circonferenza confina: […]; secondo, da detto punto confina Giuseppe Mosconi di Ridolmo seguitando la strada che da Prato ai Grilli conduce al Poderaccio, lasciando la strada su prendere il crine che conduce alle Palestre; terzo, dal detto luogo delle Palestre fino al fosso di Valbona Signori Biozzi di Bagno col Podere dell’Eremo Nuovo e dal detto Fosso di Valbona fino al fosso del Pian del Miglio balzone comprendendo nell’Opera il Prato della Bertesca fino alla strada da S. Giavoli e dal crinale dei Piani sempre signori Biozzi; […]». (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 463-464, cit.). Il fosso del Pian del Miglio era un tratto del Bidente. Nel 1816 era di proprietà di Antonio Mosconi e nel 1914 era abitato dalla famiglia Nuti (14 componenti); è stato abbandonato nel 1962-63 da Angelo Monti.

Già proprietà ex A.R.F., nell’ambito dei programmi regionali di riutilizzo del patrimonio edilizio nel Demanio forestale Ridolmo era stato sottoposto ad analisi storico-tipologica e metodologica; grazie ad essa risulta che il fabbricato superstite è stato costruito in tre fasi che hanno visto inizialmente la realizzazione di un annesso su due piani con due stalle al piano terra e sopra il fienile a doppia altezza, con una superficie coperta di circa 48 mq, incrementato nella 2^ fase da un ampliamento verso valle ad uso abitazione con due vani al piano terra (cucina e stanza) e due stanze al 1° piano collegate da una scala interna, anch’esse a doppia altezza come rivela l’omogeneità della tessitura muraria. Nella 3^ fase si ha la realizzazione di una tettoia in parte chiusa sul lato Est e di una capanna sul lato Ovest oltre l’utilizzo dei sottotetti, con altre 2 stanze ed un fienile ricavati soppalcando i doppi volumi esistenti, dubitando però riguardo il fienile ancorché avvalorato dalla tipologia delle finestrature che si vedono nelle foto degli scorsi anni ’70, quando il fabbricato era ancora in piedi, in quanto nelle murature si notano solamente le sedi delle travi del solaio inferiore; viene raggiunta una superficie coperta di circa 150 mq. Nel Catasto Toscano del 1835 è registrata una fase intermedia di sviluppo edilizio così descritta: «(249) Casa, capanna ed aia. A terreno: Quattro stalle, due stalletti, due forni, e capannetta. P. I°: cucina e tre stanze. Ad uso colonico» (M. Foschi, P. Tamburini, 1979, p. 81, cit.).

N.B.

- Quando il toponimo compare con anteposta l’abbreviazione “C.” presumibilmente si è manifestata l’esigenza di precisarne la funzione abitativa; in base alle note tecniche dell’I.G.M., se viene preferito il troncamento Ca deve essere scritto senza accento: se ne deduce che se compare con l’accento significa che è entrato nella consuetudine quindi nella formazione integrale del toponimo.

- Negli scorsi anni ’70, seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, per Ridolmo senza successo. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

- Così come non è chiaro a quale dei due poderi si riferisca il sopracitato contratto ottocentesco, la comune identità toponomastica ha portato ripetutamente a confondere i due fabbricati (quasi) omonimi, come è avvenuto sia nell’accostamento di diverse planimetrie catastali contenute nella schedatura ex A.R.F. (a Ridolmo fu attribuita la scheda n.13 mentre Rio d’Olmo, compreso nell’elenco, fu escluso dalla schedatura) sia nell’editoria dedicata.

RIFERIMENTI   

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.658, completa di documentazione fotografica comprese foto storiche fine anni ’70;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html;

Link http://www.igmi.org/pdf/abbreviazioni.pdf;

Link:www.asforli.beniculturali.it.

Percorso/distanze :

sulla sterrata (chiusa con sbarra) che unisce Pietrapazza alla strada del passo dei Mandrioli località Nicicchio, a circa 2,5 Km da Pietrapazza
Toponimo descritto nell'itinerario Bagno - Montecarpano - Pietrapazza di Pierluigi Ricci
e nell'itinerario Sentieri 209-(201)-(00)-(207)-205: sui crinali a sud di PIETRAPAZZA di Gianluca Carboni

Testo di Bruno Roba

I ruderi, ancora consistenti sono raggiungibili senza difficoltà dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza (sterrata non transitabile di circa 6,1 km) lungo la quale si trova, a circa 3,5 km dal bivio del Nocicchio (km 203+300 della S.P. 142 dei Mandrioli, ex S.S. 71 Umbro-Casentinese), a circa 2,6 km da Pietrapazza, qualora si giunga dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km) e a 5,9 km da Bagno di Romagna, qualora si percorra il Sent. GCR 189 CAI. Il percorso è riportato in tutta la cartografia sentieristica. È interessante inserire nell’escursione i tratti superstiti delle vecchie mulattiere circostanti.

foto/descrizione :

foto del 1983 inviata da ilgirovagotrek.it


ridolmo
foto del 2009 inviata da Gianluca Carboni

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

001a/001e – Dal Poggiaccio, varie viste del Monte Càrpano e della Valle del Fosso di Rio d’Olmo (3/10/11 - 18/10/11 – 15/11/11 - 16/02/17 – 8/03/17).

 

002a – 002b - 002c – Da vari punti della S.F. del Cancellino si aprono scorci che consentono viste panoramiche e ravvicinate quasi frontali dello sviluppo della dorsale del Monte Càrpano. Legenda della foto 2a: P Pietrapazza – 1 Casaccia – 2 Rio d’Olmo – 3 Ridolmo – 4 Casina; il puntinato segnala il tratto alto della Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli. Nella 3^ foto è segnalato Ridolmo (11/05/11 – 24/08/11).

 

002d – 002e – 002f – Dalla quota più bassa di Casa San Giavolo l’allineamento non è molto differente rispetto al punto di ripresa della foto prec. 2a, ma consente un’interessante scorcio oltre il Crinale delle Palestre che evidenzia la parte più alta della valle. Legenda della foto 2d: 1 Casaccia – 2 Rio d’Olmo – 3 Ridolmo – 4 Casina (29/06/16).

003a – 003b - Dalla mulattiera che da Ridolmo reca a Susinello un ulteriore visuale panoramica consente di notare lo sviluppo del versante ricoperto dal rimboschimento di conifere dall’incisione a “V” del Fosso della Capra (a dx), con un tratto ancora esposto dove una sequenza regolare di linee orizzontali segnala opere di contenimento dell’erosione che favoriscono la vegetazione, sotto il quale si riconosce la rotabile e il sentiero presso Rio d’Olmo (8/03/17).

 

004a - 004b – 004c - Schemi neografici di mappa sia generali, contenenti i principali elementi ambientali ed infrastrutturali, sia particolareggiati, derivati da cartografia storica e moderna.

 

005a – 005b – 005c - Dal passo sulla Colla di Càrpano si riesce ancora a scorgere Ridolmo così come è possibile da un varco tra gli alberi lungo la rotabile (3/10/11 – 27/02/17).

 

006a – L’ampia area in forte erosione a ridosso di Ridolmo dove, in base al Catasto Toscano del 1826-34, sorgeva un fabbricato di una certa consistenza (8/03/17).

 

006b/006h – Le viste esterne denunciano la solita consistenza della tessitura muraria che non lascia intravedere l’ampliamento della porzione residenziale, mentre sulla parete Est si riconoscono i resti della copertura della loggia con forno antistante l’ingresso (18/10/11 – 3/10/12 - 27/02/17).

 

007a/007f – Viste interne della cucina e del volume sovrastante; sono evidenti i tre livelli con i vani-porta, il vano-camino privo della cappa (manca ogni reperto) evidentemente collassata dopo l’accurata asportazione delle mensole (notare l'incastro superstite sulla dx) e dell’architrave che recava incisa la scritta A.D. 1918 F.F. A. BIOZZI, la finestra e la classica nicchia con gli incastri dei ripiani semisommerse dalle macerie, la parete con mensole che dovevano sorreggere lunghi ed alti ripiani (27/02/17).

 

007g - 007h - 007i - Viste interne della stanza retrostante la cucina e del volume sovrastante; anche qui sono evidenti i tre livelli con i vani-porta e finestra e la parete in mattoni che divideva dal sottoscala (27/02/17). 

007l - 007m – Il grande ambiente del lato Ovest con ampio accesso carraio già visto nella foto 6f (27/02/17).

 

007n – 007o – 007p – L’interno della grande stalla con sovrastante fienile a doppia altezza, infatti mostrante tracce di un solo solaio (18/10/11 – 3/10/12).

 

007q – 007r – 007s – Tra i particolari costruttivi il comignolo fa l'“equilibrista” da svariati anni (3/10/12 - 27/02/17).

 

008a - 008b – Elaborazioni neografiche da foto storiche da cui si nota la facciata del fienile prima del collasso strutturale (v. anche foto del 1983 qui pubblicata da ilgirovagotrek.it) con le grandi finestrature e la loggia con forno antistante l’ingresso della cucina e della stalla ormai fatiscente.

 

008c – Schema delle piante del fabbricato con individuazione delle fasi di crescita e della destinazione d’uso dei locali.

 

008d – 008e – 008f - Lo splendido Acero di Ridolmo, Acer pseudoplatanus, Acero di monte, Sicomoro (in fiore), vivendo mediamente 150-200 anni probabilmente ricorda l’ultima fase di formazione dell’insediamento. A breve distanza un altro esemplare fruttifica precocemente (9/05/13).

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