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scheda n. 1357 letta 14 volte

C Susinello

Tipo : rudere
Altezza mt. : 897
Coordinate WGS84: 43 49' 33" N , 11 54' 39" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco a Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

In particolare, sul pendio instabile di uno sprone del tratto di versante occidentale del contrafforte principale compreso tra il M. Càrpano e Il Poggiaccio costretto tra il primo tratto del Fosso di Rio d’Olmo ed il Fosso della Capra suo affluente, circa 130 m sotto la Colla di Càrpano, si trova Susinello, insediamento di alta mezzacosta inserito in un paesaggio oggi caratterizzato dalla prevalenza di formazioni boschive miste a conifere frutto di un fitto rimboschimento.

Costituito da una casa-stalla di pregio storico-culturale e testimoniale, negli anni ’40 risultava composto da ben quattro stanze distribuite su due piani con le stalle al piano terra ed un capanno poco lontano. Presente nel Catasto toscano del 1826 come Sucinello è documentato almeno dal 1546. In una mappa dell’Archivio Comunale di Bagno di Romagna datata 1888-1913 compare come Succinello mentre nella cartografia storica I.G.M. e in quella escursionistica moderna è C. Susinello. (N.B.: quando il toponimo compare con anteposta l’abbreviazione “C.” presumibilmente si è manifestata l’esigenza di precisarne la funzione abitativa; in base alle note tecniche dell’I.G.M., se viene preferito il troncamento Ca deve essere scritto senza accento: se ne deduce che se compare con l’accento significa che è entrato nella consuetudine quindi nella formazione integrale del toponimo). Nel 1914 appartiene alla famiglia Susini che lo lavora, da cui la casuale, minima ed ovvia trasformazione da fitonimo popolare (sucinello = susino) a toponimo prediale o comunque da riferire al nucleo dei cosiddetti “fondiari” derivati dal nome di una persona o famiglia in qualche modo legata alla conduzione del fondo, con recupero dell’originario toponimo cinquecentesco. Risulta abbandonato nel 1951 da Pietro Gentili e Santa Barchi a causa di una frana che rese l’edificio pericolante. Nell’interessante foto storica qui pubblicata a cura di www.ilgirovagotrek.it, evidentemente di paio di decenni successiva all’abbandono, appare il sito completamente denudato (tale da consentire la ripresa fotografica) ed in fase di ricolonizzazione arbustiva naturale o forse dovuto al primo impianto del rimboschimento consolidativo del versante, ed il fabbricato semidiroccato e parzialmente sommerso dalla frana.

Il luogo rientrava tra i beni posseduti dall’Opera del Duomo di Firenze in Romagna e il relativo appezzamento boschivo è documentato fin dal 1545 nell’inventario eseguito dopo che l’Opera, avendo preso possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, dove desiderava evitare nuovi insediamenti, aveva costatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi che altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti e roncamenti non autorizzati; pertanto, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1546 […] – Un pezzo di terra lavoratia, siepata e roncata in luogo detto il Susinello […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 151, cit.)

RIFERIMENTI   

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989, pagg. 15, 35;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001, vol. I, pag. 137;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.660, completa di documentazione fotografica;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

Percorso/distanze :

nei pressi della sterrata (chiusa con sbarra) che unisce Pietrapazza a Nocicchio (strada passodei Mandrioli) a circa 4,7 Km da Pietrapazza

Testo di Bruno Roba

I ruderi sono raggiungibili dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza (sterrata non transitabile di circa 6,1 km, innesto al km 203+300 della S.P. 142 dei Mandrioli, ex S.S. 71 Umbro-Casentinese), dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km) e da Bagno di Romagna, qualora si percorra il Sent. GCR 189 CAI. Dalla S.F. a circa 150 m S dal passo sulla Colla di Càrpano (WGS84  43° 49’ 40” N / 11° 54’ 56” E) un sentiero non segnato riportato in alcune edizioni di cartografia escursionistica, in 900 m circa, con un dislivello di 130 m, su tratti di mulattiera con qualche difficoltà porta ai ruderi cercati. È molto più agevole ed interessante utilizzare la vecchia mulattiera che, riportata solo sulla CTR regionale, si stacca sotto strada a circa 100 m E da Ridolmo e che, in gran parte ancora conservata mantenendosi in quota sui versanti del Fosso della Capra, in 900 m conduce a Susinello. Il tracciato prosegue con limitate pendenze fino al guado del Fosso di Rio d’Olmo alla confluenza della ramificazione idrografica che lo origina. 

foto/descrizione :
450

foto 'storica' inviata da www.ilgirovagotrek.it

 

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

 001a/001f – Dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza, nei pressi del Poggiaccio, si ha un’ampia vista della valle del Fosso di Rio d’Olmo e del sito di Susinello dove, a differenza di quanto rappresentato nell’interessante foto storica qui pubblicata a cura di www.ilgirovagotrek.it (evidentemente di uno o due decenni successiva all’abbandono del fabbricato, dove appare il sito completamente denudato ed in fase di ricolonizzazione arbustiva, forse dovuta al primo impianto del rimboschimento di consolidamento del versante, ed il fabbricato stesso fatiscente e parzialmente sommerso dalla frana), il rimboschimento di conifere consolidando l’instabilità del versante occulta la vista dei pochi ruderi superstiti del fabbricato (16/02/17).

 

001g - Dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza presso Ridolmo si nota l’area di origine del Fosso di Rio d’Olmo sotto la sella del contrafforte tra Prato ai Grilli e il Poggiaccio ed il profilo del versante dell’insediamento di Susinello (26/08/16).

 

002a/002e – Per raggiungere Susinello sulla Colla di Càrpano a circa 100 m dal passo si trova l’evidente traccia sulla scarpata (WGS84  43° 49’ 40” N / 11° 54’ 56” E) quindi tracce di mulattiera che attraversano aree in erosione con scorci panoramici (26/08/16).

 

002f/002y – Una preferibile alternativa è costituita da un’agevole mulattiera che si stacca sotto strada a circa 100 m E da Ridolmo e, in gran parte ancora conservata, percorre mantenendosi complanare e in quota i versanti del Fosso della Capra conducendo a Susinello prevalentemente ombreggiata ma anche, nell’attraversare tratti esposti (nella foto 2t una vista ravvicinata di cui ai panorami iniziali), offrendo interessanti spunti panoramici sul Monte Càrpano, sulla sua dorsale che si distacca ricoperta da rimboschimenti di pinacee e sul Crinale delle Palestre (v. scheda toponomastica) dove invece regna la faggeta. Giungendo a Susinello il tracciato tende a scomparire tra smottamenti, pini e ginepri (26/08/16 – 27/02/17 - 8/03/17).

003a/003o – La radura fittamente disseminata di ginepri, pini ed arbusti vari segnala il raggiungimento del podere di Susinello; i resti del fabbricato vanno cercati nel labirinto vegetazionale che in inverno consente di scorgere un ultimo ambiente ancora coperto (26/08/16).

 

004a - 004b – Dopo Susinello il tracciato prosegue con limitate pendenze fino al fondovalle guadando il Fosso di Rio d’Olmo presso la sua origine, laddove confluisce una fitta ramificazione idrografica (8/03/17).

 

004c – 004d – Schemi neografici di mappa sia relativi all’area dell’insediamento, contenenti i principali elementi ambientali ed infrastrutturali, sia particolareggiati, derivati da cartografia storica e moderna.