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scheda n. 1580 letta 20 volte

Farniole di Sopra

Tipo : casa isolata
Altezza mt. : 778
Coordinate WGS84: 43 52' 35" N , 11 51' 23" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

bella casa recentemente ristrutturata
toponimo inserito e descritto nel percorso:
itinerario ' Alla diga di Ridracoli..' e pubblicato su http://tracceinappennino.blogspot.com e qui riprodotto su segnalazione dell'autore.

Prima del restauro fu abbandonata da Rossi Giuseppe nel 1969.

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Testo di Bruno Roba (17/03/2021)

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

In particolare, la Valle del Fiume Bidente di Ridràcoli riguarda quel ramo intermedio del Bidente delimitato, ad Ovest, dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che subito precipita ripidissimo disegnando la sella di Pian del Pero, serpeggiante evidenzia una sequenza di rilievi (i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S.Paolo in Alpe, Poggio Squilla, Ronco dei Preti e Poggio Collina, per terminare con Poggio Castellina) fino a digradare presso il ponte sul Fiume Bidente di Corniolo a monte di Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli nel Fiume Bidente di Corniolo. Ad Est la valle è delimitata dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si diparte da Poggio allo Spillo (collegando Poggio della Bertesca, Croce di Romiceto, i Monti Moricciona, La Rocca, Marino, Pezzoli e Carnovaletto) per concludersi con il promontorio della Rondinaia digradando a valle di Isola costretto dalla confluenza del Fiume Bidentino o Torrente Bidente di Fiumicino nel Fiume Bidente. La Rondinaia è nota per il castello con la sua torre «[…] baluardo di antica potenza, elevato fin dai tempi romani alla difesa contro le orde barbariche che dal nord d’Europa scendevano a depredare le belle contrade d’Italia.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 274, cit.).

Il bacino idrografico, di ampiezza molto superiore rispetto alle valli collaterali e che vede il lago occupare una posizione baricentrica con l’asta fluvio/lacustre f.so Lama/invaso/fiume posizionata su un asse mediano Nord-Sud, mostra una morfologia molto differenziata rispetto al suo baricentro. L’area sorgentifera, con la realizzazione dell’invaso artificiale, si differenzia tra quella che lo alimenta e quella a valle della diga che alimenta direttamente il fiume. A valle dell’invaso, mentre in sx idrografica il bacino idrografico si restringe in un’alternanza di pendii più dolci a prato-pascolo e di tratti intensamente deformati e brecciati, per la diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, in dx idrografica il versante vallivo mostra una particolare complessità morfologica per la sequenza di impervie dorsali che si distaccano dal contrafforte secondario orientale, evidenziando vaste porzioni esposte di fitte stratificazioni marnoso-arenacee e separando le 8 vallate trasversali dove scorrono i principali affluenti fluviali. Da monte a valle si susseguono, il Fosso dei Tagli, il Fosso Corneta, il Fosso delle Casine, il Fosso del Catinaio, il Fosso delle Stolle, il Fosso di Ronco Vecchio, il Fosso di Val Spugna o Rio delle Valli e il Fosso di Campitello o delle Corneta che, in prevalenza, si attestano sul contrafforte secondario o sue dirette diramazioni.

Subito a valle della diga (ridotto ad un tombamento sotto la strada di servizio che segue il fiume) si immette il Fosso dei Tagli, il cui bacino idrografico si attesta nel tratto di dorsale compresa tra i Monti Moricciona e Cerviaia (da cui nascono i suoi due rami) e il tratto di contrafforte secondario fino a Ripa di Ripastretta, mentre lateralmente è delimitato, a SO, dalla dorsale che si distacca dal Cerviaia separandolo dal bacino lacustre, a NE, dalla dorsale che si distacca da Ripastretta separandolo dal Fosso Corneta. Nel Catasto Toscano del 1826-34 si differenziava in un tratto alto detto Fosso della Farniole mentre il ramo nascente dal Monte Moricciona era detto Fosso degli Strascinaj.

L’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio. Già nel paleolitico (tra un milione e centomila anni fa) garantiva un’ampia rete di percorsi naturali che permetteva ai primi frequentatori di muoversi e di orientarsi con sicurezza senza richiedere opere artificiali. Nell’eneolitico (che perdura fino al 1900-1800 a.C.) i ritrovamenti di armi di offesa (accette, punte di freccia, martelli, asce) attestano una frequentazione a scopo di caccia o di conflitto tra popolazioni di agricoltori già insediati (tra i siti, Campigna, con ritrovamenti isolati di epoca umbro-etrusca, Rio Salso e S. Paolo in Alpe, anche con ritrovamenti di sepolture). In epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae, l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, come per l’intero Appennino, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Successivamente, sul finire del periodo, si ha una rinascita delle aree di fondovalle con un recupero ed una gerarchizzazione infrastrutturale con l’individuazione delle vie Maestre, pur mantenendo grande vitalità le grandi traversate appenniniche ed i brevi percorsi di crinale. Il quadro territoriale più omogeneo conseguente al consolidarsi del nuovo assetto politico-amministrativo cinquecentesco vede gli assi viari principali, di fondovalle e transappenninici, sottoposti ad intensi interventi di costruzione o ripristino delle opere artificiali cui segue, nei secoli successivi, l’utilizzo integrale del territorio a fini agronomici alla progressiva conquista delle zone boscate ed al diffondersi dell’appoderamento si accompagna un fitto reticolo di mulattiere di servizio locale, ma p. es., nel Settecento, chi voleva salire l’Appennino da S. Sofia, giunto a Isola su un’arteria selciata larga sui 2 m trovava tre rami che venivano così descritti: per il Corniolo «[…] è una strada molto frequentata ma in pessimo grado di modo che non vi si passa senza grave pericolo di precipizio […] larga a luoghi in modo che appena vi può passare un pedone […]», per Ridràcoli «[…] composto di viottoli appena praticabili […]» e per S. Paolo in Alpe «[…] largo in modo che appena si può passarvi […].» (Archivio di Stato di Firenze, Capitani di Parte Guelfa, citato da: L. Rombai, M. Sorelli, La Romagna Toscana e il Casentino nei tempi granducali. Assetto paesistico-agrario, viabilità e contrabbando, in: G.L. Corradi e N. Graziani - a cura di, 1997, p. 82, cit.). Tale descrizione era del tutto generalizzabile: «[…] a fine Settecento […] risalivano […] i contrafforti montuosi verso la Toscana ardue mulattiere, tutte equivalenti in un sistema viario non gerarchizzato e di semplice, sia pur malagevole, attraversamento.» (M. Sorelli, L. Rombai, Il territorio. Lineamenti di geografia fisica e umana, in: G.L. Corradi - a cura di, 1992, p. 32, cit.). Nel XIX secolo il panorama certamente non migliorò: «Cavalcando […] vidi […]. La foresta dell’Opera sulla pendice precipitosa verso Romagna era manto a molte pieghe dell’Appennino, al lembo di quel manto apparivano le coste nude del monte […]. Sugli spigoli acuti delle propaggini del monte si vedevano miseri paeselli con le chiese: San Paolo in Alpe, Casanuova, Pietrapazza, Strabatenza; impercettibili sentieri conducevano a quelli, e lì dissero le guide i pericoli del verno, la gente caduta e persa nelle nevi, […] i morti posti sui tetti per non poterli portare al cimitero, e nelle foreste i legatori del legname sepolti nelle capanne […]» (Leopoldo II di Lorena, Le memorie, 1824-1859, citato da: G.L. Corradi, O. Bandini, “Fin che lo sguardo consenta di spaziare”. Scelta di testi dal XIV al XIX secolo, in: G.L. Corradi - a cura di, 1992, p.78, cit.). Un breve elenco della viabilità ritenuta probabilmente più importante nel XIX secolo all’interno dei possedimenti già dell’Opera del Duomo di Firenze è contenuto nell’atto con cui Leopoldo II nel 1857 acquistò dal granducato le foreste demaniali: «[…] avendo riconosciuto […] rendersi indispensabile trattare quel possesso con modi affatto eccezionali ed incompatibili con le forme cui sono ordinariamente vincolate le Pubbliche Amministrazioni […] vendono […] la tenuta forestale denominata ‘dell’Opera’ composta […] come qui si descrive: […]. È intersecato da molti burroni, fosse e vie ed oltre quella che percorre il crine, dall’altra che conduce dal Casentino a Campigna e prosegue per Santa Sofia, dalla cosiddetta Stradella, dalla via delle Strette, dalla gran via dei legni, dalla via che da Poggio Scali scende a Santa Sofia passando per S. Paolo in Alpe, dalla via della Seghettina, dalla via della Bertesca e più altre.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 163-164, cit.).

Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, semplici sentieri e mulattiere (alcune molto note e ancora riportate come tali nella cartografia moderna, anche rimaste localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 alle loro estremità, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle aree collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito discutibili trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Vari itinerari trasversali collegavano le vallate adiacenti, principalmente dipartendosi dal baricentro militare-residenziale del Castello di Ridràcoli (nel 1216 è documentato come Castrum Ridiracoli un villaggio fortificato che, secondo la Descriptio Romandiole del 1371, raggiungeva appena 6 focularia) e dai nuclei economico e religioso del ponte e della chiesa (una villam Ridraculi cum omnibus ecclesiis è documentata già dal 1213), dialetticamente separati in base alla morfologia del luogo, determinata dalla fitta sequenza delle anse fluviali. Da qui partiva la Strada che dal Castello di Ridracoli conduce alla Chiesa della Casanova (cfr.: Catasto Toscano, 1826-34), risalente la Valle dei Tagli ed imperniata su Casanova dell’Alpe (su una pietra cantonale della chiesa sono ancora leggibili le distanze chilometriche – evidentemente non più valide - km 12,358 per Bagno e km 5,933 per Ridràcoli), parte della successiva Mulattiera Ridràcoli-Bagno. Dal Ponte di Ridràcoli partiva la Strada che da Ridracoli va al Poggio alla Lastra, che, superata la chiesa, risaliva la Valle del Corneta, parte della successiva e rinomata Mulattiera di Ridràcoli diretta a Santa Sofia tramite Strabatenza. Entrambe le mulattiere incrociavano sul crinale la Strada Maestra di S. Sofia o Strada che dalla Casanova va a Santa Sofia, la prima presso il Monte Moricciona, la seconda sul Passo della Colla, posto sulla Colla del Monte interposta tra i Monti Marino e La Rocca.

La Mulattiera Ridràcoli-Bagno, superato il recente (1928) fabbricato detto La Garfagnana e lo stretto corridoio viario tra Le Caselle, penetrava nella Valle dei Tagli attraversandone i poderi con i rispettivi insediamenti perfettamente attestati e distribuiti sull’antica via: da valle verso monte, mostrano ruderi o resti di varia evidenza I Tagli, La Spiaggetta, Sermolino, Le Farniole (di Sotto), Le Farniole di Sopra (restaurata) e Campo dei Peri. Fa eccezione il Molino di Sopra o della Teresona o dei Tagli, posto presso la confluenza del Fosso dei Tagli nel Bidente che, collocato non lontano dalla diga ed espropriato in conseguenza della costruzione dell’invaso, è stato recuperato ad uso della Romagna Acque-Società delle Fonti S.p.ALa mulattiera raggiungeva  il crinale del Monte Cerviaia nella sella presso la grande Croce di Pratalino (in legno con grande basamento lapideo monoblocco, forato al centro per la sede crucifera, che è stato posizionato accanto in occasione del restauro curato, come da targa, dall’Associazione Nazionale Alpini, GRUPPO ALTO BIDENTE “Capitano DINO BERTINI”), prossima alla Maestà della Chiesaccia (dove un parziale restauro ha eliminato le tracce dell’incisione precedente “M.M. 1919” ed è stata posta un’icona con targhetta “MADONNA GRECA VENERATA A RAVENNA“ datata agosto 2004). Detti manufatti religiosi erano entrambi presenti nella Carta d’Italia I.G.M. di impianto del 1894.

Il luogo detto ai Tagli (c.d. dal latino classico talea, anche nel senso di vitigno da trapiantare, evocando una possibile diffusione di vigneti, ma, sicuramente, dal latino medievale talium, nel senso di fenditure o tagli, salvo che non derivasse da una particolare diffusione della pratica dei “roncamenti” per i numerosi poderi che si andavano ad insediare lungo l’asse viario), si trova documentato tra i possedimenti già di proprietà dell’Opera del Duomo di Firenze in Romagna (rientrava infatti tra i beni sottratti ai conti Guidi dalla Repubblica fiorentina ed “assegnati in perpetuo” all’Opera di S. Maria del Fiore). L’Opera, avendo preso possesso delle selve “di Casentino e di Romagna” dove desiderava evitare nuovi insediamenti, aveva costatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi sia altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti (roncamenti) non autorizzati. Dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile. Le citazioni più antiche relative al luogo detto alle Farniole (dal latino medievale farnetum, terra piantata a farnia), ripresa da detto elenco, risalgono al 1546 e al 1547: «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […]se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1546 […] Un pezzo di terra lavorativa alle Farniole di staia 5 […] 1547 […] Un podere con casa e terre lavorative alle Farniole e vale lire 860 di some 12.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 147-149, 152, cit.). Successivamente occorre attendere il XVIII secolo per avere ulteriori notizie che, nello specifico, informano dell’esistenza di un podere di Farniole di Sopra in riferimento al proprietario e al lavorante risultanti nel 1765/66 (cfr.: C. Bignami, a cura di, 1994, cit.), mentre il primo abitante de Le Farniole è certificato nel 1815 (cfr.: C. Bignami, a cura di, 1995, cit.), così documentando l’esistenza di due poderi distinti. Nel Catasto Toscano del 1826-34 i due insediamenti sono differenziati in Le Farniole e Le Farniole di Sopra, posto più a monte e peraltro appartenente al Popolo di Casanova, mentre il primo apparteneva al Popolo di Ridracoli. Analisi storico-tipologiche approfondite (AA.VV., 1984, cit.) associano Le Farniole di Sopra al documento del 1547, mentre a Le Farniole di Sotto, anche per le trasformazioni subite, non vengono attribuite particolarità di rilievo.  

Le Farniole di Sopra, oggi composto da due fabbricati, rispetto al Catasto Toscano mostra difformità planimetriche per l’edificio principale; al contrario, l’annesso distaccato compare solo Nuovo Catasto Terreni del 1930-52. Il Giornale di Campagna allegato al Catasto Toscano riporta la seguente descrizione dell’edificio: «Casa colonica e Aja. A terreno: quattro Stalle Stanzetta Stalletto Loggia Forno e Capannetta. I° Piano: Cucina tre stanze e Capanno » (AA.VV., 1984, p. 120, cit.). Ancora in buono stato di conservazione negli scorsi anni ’80, si presentava apparentemente appena abbandonato e conservante anche alcune delle suppellettili utilizzate dai suoi ultimi abitanti (cfr.: S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, 1987, p. 101, cit.), le pavimentazioni in grandi elementi lapidei e tavolati in legno, come le scale interne. Alla data di redazione del P.S. comunale (2004) risulta nuovamente acquisito e restaurato. Ripetute ristrutturazioni si sono succedute a cavallo tra il XIX e il XX secolo che hanno conferito al complesso un aspetto unitario. Alcuni particolari architettonici rivelano le ristrutturazioni subite, tra cui la suddivisione in due unità immobiliari con trasformazione in casa padronale e realizzazione di due ingressi distinti, uno da monte ed uno da valle, questo preceduto da una ripida e tipologicamente impropria scala lapidea di accesso ad un portale a tutto sesto con chiave d’arco incisa con la scritta “F.F.R.P.” e “A.D. 1906”, mentre l’altro ingresso coincideva con quello originario e tipologicamente congruente costituito dalla cucina affiancata dalla loggia con forno. All’interno il camino della cucina con il frontale recante l’incisione “FECE FARE LA SIGNORA PAOLA GIOVANNETTI A.D. 1873” documenta un’altra fase delle ristrutturazioni subite. Grazie agli studi effettuati negli scorsi Anni ’80 (AA.VV., 1984, cit.), è possibile stabilire quattro fasi di crescita. Del fabbricato più antico, sviluppato su tre livelli con due stalle al seminterrato con ingresso a valle, la cucina e una stanza con ingresso a monte e due vani sottotetto, rimangono tracce nelle murature costituite da un antico portale a grandi conci di arenaria di accesso alle stalle, oggi murato, e un’ampia arcata a sesto ribassato nel loro interno. Come in tutti i fabbricati posti lungo le mulattiere, su una cornice di finestra della stalla è ancora leggibile la distanza km 3,735 per Ridràcoli. Sempre negli anni ’80 è stata realizzata una deviazione dalla sterrata per Poggio alla Lastra.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Ridràcoli e/o relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.: - Informazioni preziose riguardo luoghi e fabbricati si hanno grazie alla Descriptio provinciae Romandiole, rapporto geografico-statistico-censuario redatto dal legato pontificio cardinale Anglic de Grimoard (fratello di Urbano V) per l’area della Romandiola durante il periodo della “Cattività avignonese” (trasferimento del papato da Roma ad Avignone, 1305-1377). Se la descrizione dei luoghi ivi contenuta è approssimativa dal punto di vista geografico, è invece minuziosa riguardo i tributi cui era soggetta la popolazione. In tale documento si trova, tra l’altro, la classificazione degli insediamenti in ordine di importanza, tra cui i castra e le villae, distinti soprattutto in base alla presenza o meno di opere difensive, che vengono presi in considerazione solo se presenti i focularia, ovvero soggetti con capacità contributiva (di solito nuclei familiari non definiti per numero di componenti; ad aliquota fissa, il tributo della fumantaria era indipendente dal reddito e dai possedimenti). In particolare, nelle vallate del Montone, del Rabbi e del Bidente furono costituiti i Vicariati rurali delle Fiumane.

- Negli scorsi Anni ’70, a seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, tra cui Farniole di Sotto, Caselle e Tagli, divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, senza successo tranne il totale riutilizzo delle Caselle, ma solo ad uso turistico dopo l’acquisizione da parte della Romagna Acque-Società delle Fonti S.p.A, mentre Le Farniole di Sopra è stata acquisita e ristrutturata da privati. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

- La Mostra “Il luogo e la continuità”, organizzata nel 1984 dalla C.C.I.A.A., dall’Amm. Prov. Forlì e dall’E.P.T. Forlì, completata da specifico catalogo, rappresentava la conclusione di una ricerca, avviata nel 1978, allo scopo di contribuire alla conoscenza della realtà territoriale ed antropica della Vallata del Bidente, come oggetto specifico aveva lo studio dei percorsi, dei nuclei e delle case sparse, però come momento fondamentale di lettura e progetto di un territorio, di verifica delle risorse e delle potenzialità presenti, al fine di una valorizzazione delle sue caratteristiche storico-culturali. Le tavole prodotte, oltre 100, sono state affidate al Museo “T. Aldini” per una più agevole consultazione; inoltre sono state tutte digitalizzate e sono disponibili sul sito camerale.

RIFERIMENTI

AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, C.C.I.A.A., Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, Forlì 1984;

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Casanova dell'Alpe, Nuova Grafica, Santa Sofia 1994;

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Ridracoli, Nuova Grafica, Santa Sofia 1995;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

G.L. Corradi e N. Graziani (a cura di), Il bosco e lo schioppo. Vicende di una terra di confine tra Romagna e Toscana, Le Lettere, Firenze 1997;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.241;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link:www.fc.camcom.it;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp. 

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

La Valle del Fosso dei Tagli è interamente attraversabile tramite il sent. 231 CAI (pressoché corrispondente alla Mulattiera Ridràcoli-Bagno), sia dal Castello di Ridràcoli sia dalla pista che dal Monte Moricciona va a Pratalino; Farniole di Sopra si trova a km 3,4 circa dal parcheggio presso il cancello per la diga.

foto/descrizione :


foto inviata da http://tracceinappennino.blogspot.com e qui riprodotta con il consenso dell'autore.

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Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

00a1/00a6 – Vedute della Valle del Fosso dei Tagli dal versante opposto in corrispondenza di Poggio Collina: mentre in p.p. si nota la cresta che dal Castello sale alla Garfagnana, oltre la quale sono evidenti i fabbricati delle Caselle, adiacenti alla Valle dei Tagli, si scorgono in alto i prati tra Campo dei Peri e le Farniole di Sopra (28/03/18).

00a7 – 00a8 – 00a9 – Da Ronco dei Preti, panoramica dell’intero tratto terminale del contrafforte secondario che va a digradare con il Monte Carnovaletto e il Poggio della Rondinaia, mentre, da questa visuale, si evidenzia anche la Valle dei Tagli con la profonda incisione del fosso che raggiunge il crinale presso il Monte Moricciona; è indicato il sito dei Tagli e il fabbricato di Farniole di Sopra (24/10/18).

00b1 – 00b2 - 00b3 – Dal Crinale della Vacca e suo versante presso Ridondone, veduta delle convergenze geomorfologiche verso la diga di Ridràcoli con scorcio della Valle dei Tagli (10/12/15 - 22/12/16).

00b4 – 00b5 – 00b6 – Dal crinale presso il Monte Cerviaia, scorcio verso la parte alta della Valle dei Tagli con indicazione del sito di alcuni insediamenti (28/08/18).

00b7/00b11 – Dalla S.F. Grigiole-Casanova dell’Alpe-Poggio alla Lastra, scorcio verso la valle del Fosso degli Strascinaj, affluente del Fosso dei Tagli: si notano i sottostanti ruderi di Campo dei Peri ed il fabbricato restaurato di Farniole di Sopra, mentre un lontano puntino luminoso corrisponde ai ruderi de I Tagli (19/07/16 - 27/09/16 – 12/10/16).

00c1 – Schema cartografico del bacino idrografico del Fosso dei Tagli.

00c2 – Schema da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento, evidenziante il sistema insediativo, perfettamente allineato sull’asse infrastrutturale, ed idrografico, con utilizzo della toponomastica originale, integrata a fini orientativi con i principali rilievi (identificati da utilizzo di grassetto nero). Particolare di mappa delle Farniole di Sopra.

00c3 – 00c4 – Schemi molto differenti per scala di rappresentazione: da mappe di fine Ottocento e della prima metà del Novecento, aggiornata con l’area lacustre. La toponomastica riprende quella originale.

00d1/00d15 - La Mulattiera Ridràcoli-Bagno, ancora selciata, entra nella Valle dei Tagli tramite un piccolo canyon, superato I Tagli, il tratto di Sermolino e Le Farniole di Sotto, risale alle Farniole di Sopra per ridiscendere e procedere oltre; un cartello sul sentiero CAI preavvisa il viandante (23/09/16 - 8/10/19).

 

00e1/00e6 – Vasti prati-pascoli attorniano Le Farniole di Sopra (23/09/16 - 8/10/19).

00e7/00e10 – L’ingresso al fabbricato in origine avveniva tradizionalmente dalla cucina, dotata di adiacente loggia con forno, mentre con il successivo ampliamento e riconfigurazione tipologica in casa padronale l’accesso avveniva tramite ripida scala e portale ad arco (23/09/16).

00e11 - Schema tipologico delle piante del fabbricato con differenziazione in base alle principali fasi di accrescimento e indicazione della destinazione d’uso dei locali.

00e12 – 00e13 – 00e14 – Particolari decorativi del portale arcuato (23/09/16).

00e15 – 00e16 – Vedute dal sentiero 235 CAI, che presso il fabbricato si differenzia e abbandona la mulattiera (23/09/16).

00f1 – 00f2 – Elaborazioni da foto degli scorsi Anni ’80 (AA.VV., 1984, cit.) da cui si nota l’originario rapporto dei fabbricati con il contesto, paesaggisticamente significante ma oggi modificato, e dell’interno della ex-stalla dove si nota l’antico portale di accesso, ormai murato, dotato di grandi conci lapidei.

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