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La Bertesca

Tipo : rudere
Altezza mt. : 431
Coordinate WGS84: 43 49' 23" N , 11 53' 14" E
Toponimo nell'arco di
notizie :


documentato dal 1600 abbandonato nel 1970

Testo di Bruno Roba (05/2017 – Agg. 5/12/2021) - Il bacino idrografico del Fosso dell'Eremo Nuovo ricade nell’area dove, in ere geologiche, si è verificato il fenomeno erosivo che ha determinato la formazione di quel terrazzamento orografico interglaciale della valle corrispondente ai dolci pendii dell’altopiano di Pian della Saporita e attraversa con le sue ramificazioni tutto il piano inclinato del versante orientale che lo sorregge, ma un suo ramo, lungo 1,5 km, spinge le sue origini fino a Poggio della Bertesca. Il bacino idrografico del fosso è costituito in prevalenza dai coltivi degli antichi poderi dell’Eremo Nuovo e della Bertesca, oltre a diversi tratti del Castagneto dell’Eremo Nuovo, oggi abbandonato, tra cui spicca per interesse botanico un gruppo di quattro esemplari, probabilmente appartenente al nucleo più antico, stimato in 250 anni di età e 15 m di altezza. Ormai soffocata dal bosco circostante, nel 2011 l’area è stata interessata da un intervento di deforestazione mirato a ridare luce agli individui da frutto ancora vitali. Alle pendici dell’altopiano si trovano il Pero della Bertesca, alto 10 m, circonferenza fusto 2,5 m, da stimare in 190 anni di età, che svolgeva funzioni di ritrovo testimoniate dai vecchi chiodi a testa quadrata infissi sul tronco per legare il bestiame, infatti detto anche Pero della Sosta, e il Carpino della Bertesca, vecchio esemplare di Carpino bianco ripetutamente potato per ottenere frasca fresca per il bestiame.

In base al Catasto Toscano del 1826-34 nell’area del Fosso dell’Eremo Nuovo compaiono anzitutto due fabbricati adiacenti denominati L’Eremo nuovo mentre più discosto compare un ulteriore fabbricato, anonimo ma segnato con la croce, relativo ai ruderi oggi noti come la Chiesina. Oltre a la Bertesca altri insediamenti dell’area erano, una stalla-fienile posta circa 200 m più a monte nota come Mandria Vecchia, documentata ancora negli scorsi anni ‘70 ma oggi scomparsa, e le Capanne, posto in sx idrografica del Fosso del Rovino presso lo sbocco nel Bidente, nel sito anticamente detto Pian del Miglio, di cui si hanno notizie fin dal 1642 ma sarebbe stato abbandonato già dai primi del ‘700. Nel 1963 l’Eremo Nuovo è stato abbandonano e ceduto all’E.R.S.A. che in seguito fece vari interventi di ristrutturazione con il rifacimento del tetto; la Bertesca è stata abbandonata nel 1970. L’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi ha annunciato (2013) la prospettiva dell’apertura di una fase di collaborazione con la Regione Emilia-Romagna verso intese finalizzate al recupero e conservazione di strutture pubbliche importanti per l’area protetta e con un’elevata valenza testimoniale, tra cui detti fabbricati, ma senza seguito.

Per l’inquadramento territoriale de la Bertesca v. schede Valle del Bidente di Pietrapazza, Fiume Bidente di Pietrapazza e Fosso dell’Eremo Nuovo.

Il luogo rientrava tra i beni posseduti dall’Opera del Duomo di Firenze in Romagna e il relativo appezzamento boschivo è documentato fin dal 1545 nell’inventario eseguito dopo che l’Opera, avendo preso possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, dove desiderava evitare nuovi insediamenti, aveva costatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi che altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti e roncamenti non autorizzati; pertanto, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1545 […] – Una presa di terra aggettata e boscata in luogo detto la Bertesca la quale comincia sopra l’Eremo Nuovo […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 150, cit.). I contratti prevedevano che la manutenzione delle varie costruzioni esistenti nei poderi fosse a carico dei conduttori dei fondi ma, essendo piuttosto onerosa o per scarso interesse, essi spesso si rendevano inadempienti dando luogo a procedimenti di addebito, fino al sequestro del raccolto o lunghe cause legali, che consentono, tra l’altro, di attribuire una datazione in merito alla sussistenza degli stessi fabbricati e al nominativo dei loro conduttori. Tra il 1560 e il 1597 le terre del Poggio della Bertescha furono concesse al Capitano Leone da Carpi, uomo d’armi al servizio di Firenze (C. Bignami, A. Boattini, cit.). Nel 1616 un fabbricato venne concesso a Riccardo Lollini che poi lo abbandonò tanto da documentare nel 1636 l’esigenza dei restauri, da cui si rileva la data di concessione quindi di sussistenza: «Acconcimi alla casa del podere della Bertesca […] per […] opre di muratore […] per impalcare la capanna, usci e finestre […] per detta casa […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 154-155, cit.). Da un nuovo accurato elenco relativo all’anno successivo: «1637 – Nota dei capi dei beni che l’opera è solita tenere allivellati in Romagna e Casentino e sono notati col medesimo ordine col quale fu di essi fatta menzione nella visita generale che ne fu fatta l’anno 1631: […] 59) Bertesca, podere tenuto da redi di Riccardo Lollini 60) Bertesca, terra tenuta da Gentile di Bartolo dall’Eremo Nuovo fu unita al podere della Bertesca […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 412, cit.). Successivamente il podere compare documentato in una relazione del 1677: «[…] siccome li poderi di Romagna appresso notati cioè […] la Bertesca […] che tiene a livello Pier Soldini […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977 , p. 329, cit.). Da una relazione del 1763 sullo stato dei poderi dell’Opera si apprende: «[…] 1) BERTESCA – Fu veduto et osservato essere stato resarcito dai fondamenti quasi tutta la muraglia della conversa di casa, lastronata la stalla delle capre, rifatta tutta la scala di casa e resarcito i tetti. Per l’anno corrente non parer vi sia altro di bisogno che rimpoderarsi la casa cioè, la stanza del fuoco, e camera e rivedersi di nuovo i tetti. […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977 , pp. 438-439, cit.). Nel 1789, da una relazione sui canoni da stabilirsi, risulta che i: «I poderi la Bertesca […] sono situati alle falde di vasto circondario delle selve d’abeti e sembra che sieno stati fabbricati in detti luoghi per servire di custodia e per far invigilare dai contadini di detti poderi […] non ardirei mai di far proposizione di alienarli ma […] come si rileva chiaramente dalla loro posizione servendo di cordone e custodia alle macchie medesime […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 441, 442, cit.). Nell’Archivio dell’Opera si trova anche una documentazione non datata, comunque di fine ‘700, contenente una descrizione delle case rurali dei poderi di appartenenza, tra cui la «[…] Casa del podere della Bertesca: Piano a terreno – Esso contiene una stalla per le vacche altra stalla per le capre una stallina e stalla per le pecore la quale ha l’ingresso dal portichetto della caciaia. La capanna resta sopra la stalla delle vacche. Piano a palco – La stalla resta sotto il portico e introduce alla caciaia e a una stanza in soffitta con il camino. Da questa si passa ad altra stanza a tetto, e sotto la detta loggia vi è il forno.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 447, cit.). Altri lavori di restauro sono documentati nel 1763; nel 1818 ne sarebbero necessari ulteriori, come risulta dalla descrizione dei confini del Contratto livellario tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli: «Tutta questa tenuta  […] è composta dai seguenti terreni cioè […] 10° Un podere denominato la Bertesca […] con casa da lavoratore composta di sette stanze da cielo a terra con forno, aia, loggia, capanna. Qual fabbricato merita di essere restaurato […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 466-468, cit.), ma solo nel 1832 viene provveduto costruendo una nuova casa, probabilmente un ampliamento. Sciolto d’imperio il contratto del 1818 per inadempienze nell’applicazione di un rigoroso regime forestale ai possedimenti dell’Opera, nel 1840 il Granduca fece stipulare un nuovo Contratto livellario con il Monastero di Camaldoli, così si trova un’ulteriore, ed ora estremamente precisa, descrizione del podere e dei fabbricati quando, dal 1825-30 è di proprietà di Gio. Battista Amadori: «N° 14 - Podere della Bertesca […] lavorato dalla famiglia colonica di Giovan Battista Amadori. Fabbricati colonici. La casa colonica costruita per la massima parte di recente comprende a terreno una stanza ad uso caciaia con ingresso a levante ed una stalla per le pecore con ingresso a mezzogiorno e corredata di mangiatoia. Il piano superiore al livello del piazzale attesa l’inclinazione del suolo si compone di un portichetto ove corrisponde la bocchetta del forno il quale introduce in una stalla per le pecore e alla cucina corredata del camino e dell’acquaio e con la mossa di una scala di legno che monta superiormente avente l’accesso di una camera. Altro portichetto con un porcile contiguo dà ingresso ad una stalla per le vaccine munita di mangiatoia a contatto della quale altra ne esiste con ingresso esterno. Il secondo piano a tetto a cui si monta dalla nominata scala ha una stanza per vari usi la quale libera tre camere. E con ingresso esterno due stanze di seguito superiori alle stalle per le vaccine ad uso di capanna. Separata sull’aia una loggetta di recente costruzione. Ed in luogo detto la Mandra Vecchia una stalla a terreno ed una capanna superiore. Terreni […] Un tenimento di terra […] distinto per i vocaboli: […] le Mandrie Vecchie […]. Altro appezzamento di terra affatto separato dal sopra descritto già componente un piccolo podere detto il Poderaccio, ove esisteva una casa rusticale stata distrutta da un incendio e i cui avanzi esistono tuttora […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 498, 527-529, cit.). Nel 1864 è di proprietà di Pasquale Pettinari, nel 1914 è abitato e lavorato dalla famiglia Mosconi (21 componenti) ed è stato abbandonato nel 1970 da Eraldo Ricci noto con il soprannome di Pachione. Dunque costituito oltre all’insediamento colonico principale e da due annessi adiacenti (uno relativo all’ultima fase) anche da una stalla-fienile posta circa 200 m più a monte nota come Mandria Vecchia, documentata ancora negli scorsi anni ‘70 ma oggi scomparsa, la casa-stalla della Bertesca, che possiede finestre incorniciate da elementi monolitici in arenaria decorati da incisioni parallele, che già si trova rappresentata nella sopracitata mappa del 1637, è documentata sia nella Pianta Geometrica della Regia Foresta Casentinese del 1850 (conservata presso il Nàrodni Archiv Praha) sia nel Catasto toscano del 1826 e del 1840 sia nel NCT del 1935-39 con consistenza simile all’attuale. Il fabbricato negli scorsi Anni ’70-’80 è stato oggetto di analisi storico-tipologica e metodologica a cura di C.C.I.A.A., Amm. Prov. e E.P.T. di Forlì. Grazie ad essa si apprende che si tratta di un fabbricato notevolmente diacronico in quanto articolato in corpi dovuti ad incrementi costruttivi successivi conseguenti a quattro fasi di ampliamento nella direzione del pendio, su due livelli eventualmente con sottotetto, che hanno visto inizialmente la realizzazione di una stalla parzialmente interrata con fienile superiore sfruttanti il pendio anche per gli accessi, per una superficie coperta di circa 42 mq. Nella 2^ fase alla prima stalla vengono affiancate una seconda stalla ed una probabile cucina, con sottotetto a probabile uso di stanza da letto, poggiante su un’altra stalla al livello inferiore. In tale cucina però non sono state rinvenute tracce del camino (che è documentato nella soffitta) mentre erano presenti resti di una loggetta coperta (balchio), sicuramente con forno (documentato), e della scala di accesso, per una superficie coperta di circa 67 mq. Nella 3^ fase, che ancora si può vedere strutturalmente quasi integra, viene aggiunto l’ultimo corpo a valle con due stalle nel livello più basso e superiormente viene realizzata la nuova cucina e una stanza, che per via del pendio sono poste ad un livello inferiore a quello della precedente cucina, entrambe con sottotetto ad uso stanza da letto o di disimpegno ed alcune finestre con cornici decorate, per una superficie coperta di circa 72 mq. Un’ultima fase vede l’ampliamento laterale della stalla originaria, probabilmente con pareggiamento delle coperture e sistemazione dei sottotetti da abitativo ad uso di servizio, portando l’edificio ad una superficie coperta complessiva di circa 220 mq.

L’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi ha annunciato (2013) la prospettiva dell’apertura di una fase di collaborazione con la Regione Emilia Romagna verso intese finalizzate al recupero e conservazione di strutture pubbliche importanti per l’area protetta e con un’elevata valenza testimoniale, tra cui la Bertesca.

Riguardo l’aspetto toponomastico si può prendere in considerazione una derivazione dal latino medievale brittisca, e Brittiscus = attinente ai Britti (Brettoni) con il suffisso –iscus, oltre che dal francese antico bretesche = “torre di legno per saettare dall’alto”, considerando in prima sillaba la metàtesi semplice (scambio di consonante); si tratta di una terminologia militaresca, da cui è derivato anche Bertinoro, dal nome proprio o comune dal latino medievale Brittus, Brittinus, della Bretagna, o Brettone, brettagnino, bertagnino, bertagnotto, con il significato esteso a soldato in generale e non solo della Bretagna.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, C.C.I.A.A., Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, Forlì 1984

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

S. Bassi, N. Agostini, A Piedi nel Parco, Escursioni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ComunicAzione, Forlì 2010;

C. Bignami, A. Boattini, La Gente di Pietrapazza, Monti editore, Cesena 2018;

C. Bignami, A. Boattini, A. Rossi (a cura di), AL TEMPE DEL COROJJE - Poderi e case rurali nel territorio parrocchiale di Bagno di Romagna - Immagini e storie di altri tempi, Edizioni Nuova S1 Il Girovago, Bologna 2010;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

E. Ceccarelli, N. Agostini, Giganti di legno e foglie. Guida alla scoperta degli alberi e dei boschi monumentali del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ComunicAzione, Forlì 2014;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004, p. 39;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.678;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

sul sentiero 205 Pietrapazza - Passo della Bertesca

Testo di Bruno Roba - La Bertesca è raggiungibile senza difficoltà dalla S.F. del Cancellino (sterrata non transitabile di 20 km che si distacca al km 198+500 della S.R. 71 Umbro-Casentinese) lungo la quale si trova, poco più a Sud del km 7-13, l’innesto del Sent. 205 CAI che, su sterrata non transitabile, conduce in 800 m ai ruderi cercati. Alla S.F. del Cancellino si può giungere agevolmente anche tramite il Sent. 207 CAI dal Paretaio, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Grigiole, percorrendo in tutto 2,3 km fino all’innesto del Sent. 205. Qualora si giunga da Pietrapazza, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si percorre prima un breve tratto (200 m) del Sent. 209 CAI quindi dall’inizio il Sent. 205 CAI per ulteriori 3,7 km fino a destinazione, seguendo un antico ed oggi interessante tragitto che si sviluppa prima sulla cresta del Crinale o Raggio del Finocchio poi scende ad attraversare il Bidente per transitare quindi dall’Eremo Nuovo e risalire la valle. Il percorso è riportato in tutta la cartografia sentieristica. 

Vi si può giungere anche da Prato ai Grilli.

foto/descrizione :

foto del 2010 inviate da Walter Donati
Bertesca

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

00a1 - 00a2 – 00a3 - Le spoglie fronde arboree dello spartiacque subito sopra il Passo dei Lupatti consentono di scorgere l’incisione del Bidente tra la Cialdella e l’Eremo Nuovo e i campi incolti della Bertesca mentre le ombre invernali avanzano già nel primo pomeriggio (7/01/12).

 

00b1 – 00b2 – 00b3 – Dal Monte Càrpano si ha la vista più elevata del declivio sottostante il Crinale della Bertesca (3/10/11).

 

00c1/00c4 – Dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza presso il Poggiaccio è possibile distinguere bene l’ampio pendio che sorregge Pian della Saporita e, grazie alle radure, i campi di Bertesca e Mandria Vecchia, che contrastano con l’asprezza dei rilievi appenninici. Legenda indice fotografico: A – Abetina di Brasco; B – Bertesca – M – Mandria Vecchia; P – Pian della Saporita (3/10/11 - 1/01/12 - 16/02/17 - 27/02/17).

00d1 – 00d2 – Dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza presso Ridolmo, lo spostamento dell’asse visivo consente una visione del profilo del terrazzo interglaciale di Pian della Saporita-Bertesca (18/10/11).

00e1 – 00e2 – Dal sito delle Palestre, allo stacco del Crinale del Finocchio, scorcio e della Bertesca (19/01/17).

00f1/00f5 - Dal Crinale del Finocchio, proiettato nella Valle di Pietrapazza, vedute panoramiche e vedute ravvicinate sui siti dell’Eremo Nuovo e della Bertesca (12/07/16 – 19/01/17).

 

 

00g1/00g9 – Dalla pista poderale che si distacca dalla S.F. del Cancellino, panorama verso la Bertesca e viste della pista poderale che scende fino all’Eremo Nuovo dove allignano il Dipsacus fullonum, Cardo falso o Scardaccione selvatico e il Carduus nutans, Cardo rosso. Presso l’accesso all’insediamento si trovano il pozzo e un abbeveratoio, ancora in uso per il bestiame brado (24/08/11 – 3/10/12 – 16/07/12 – 3/07/14).

00h1 – Schema cartografico del bacino idrografico del Fosso dell’Eremo Nuovo e adiacenze.

00h2 - Schema cartografico da mappa del XIX sec. che, nella sua essenzialità, evidenziava esclusivamente i tracciati viari di crinale che da S.Sofia raggiungevano lo Spartiacque Appenninico, il tracciato di fondovalle S.Sofia-Poggio alla Lastra che poi si riconnetteva al tracciato di crinale ed il tracciato trasversale che collegava i Passi della Bertesca e di Monte Càrpano transitando da Pietrapazza. La toponomastica riprende, anche nella grafica, quella originale; integrazioni in neretto a fini orientativi.

00h3 – Schema da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento, evidenziante il sistema insediativo, con utilizzo della toponomastica originale. Qui compare anche la toponomastica della viabilità principale di fondovalle e di crinale.

00h4 – Schema di mappa dedotto da cartografia del XVII secolo dove compare il tracciato viario che discende dal Passo della Crocina, nel ‘600 detto Via Maestra che vien dall’Eremo, che venne disegnato con ribaltamento dell’orientamento, come a ribadire sia dove stava l’osservatore sia l’autonomia della Romagna Toscana rispetto all’incombente frontiera appenninica (cfr.: A. Bottacci, 2009, cit.).

00h5 – Schema del sistema viario storico principale al XIX secolo, che nella prima metà del XX secolo venne integrato con il sistema delle mulattiere, su base cartografica dei primi decenni del XX secolo, prima della realizzazione dell’invaso di Ridràcoli e della viabilità provinciale interna.  

00h6 - Schema da cartografia della prima metà del ‘900, corrispondente alla situazione odierna.

00i1/00i16 – Se alla fine del primo decennio del XXI sec. il fabbricato principale si presenta completamente diroccato nella parte a monte, che comprendeva anche il nucleo originario, mentre le strutture a valle, più recenti, ancora reggono pare per la manutenzione della copertura e probabilmente a seguito di un utilizzo proseguito nel tempo, alla fine del secondo decennio la zona della cucina e collassata mentre comincia la fine della “zona notte”. Prima del dissesto la cucina e la sottostante stalla, relative alla penultima fase di incremento edilizio, relativamente fatiscenti presentavano il classico disordine creato da utilizzi precari e/o impropri in edifici in abbandono (24/08/11 16/07/12 - 3/10/12 – 28/10/20).

00i17 – 00i18 - L’edificio era fondato su spesse stratificazioni rocciose evidenziate dal macigno che costituisce una parete della stalla, dove è interessante anche l’orditura a sbalzo con supporto di reggette in ferro delle travi del solaio, forse dovuta a mancanza di travi della lunghezza necessaria (24/08/11).

00l1 – Piante schematiche del fabbricato con differenziazione per fasi di crescita e indicazione della destinazione d’uso dei vani.

00l2 – 00l3 – Elaborazioni da foto degli scorsi Anni ’70 quando la struttura era ancora integra, compreso la porzione originaria a monte.

00m1/00m9 – Con il crollo della stalla hanno perso un ricovero fresco gli utilizzatori estivi, gli stessi che frequentano il campo dove sorgeva Mandria Vecchia, se non disturbati (16/07/12 – 17/09/12).

00n1 – 00n2 – Il Carpino (bianco) della Bertesca è adiacente alla pista poderale che scende all’Eremo Nuovo, sull’esterno dello stretto tornante sottostante alla Bertesca , il Pero della Bertesca o della Sosta si trova a circa 150 m dalla pista poderale che scende all’Eremo Nuovo, e si raggiunge seguendo la traccia della vecchia mulattiera che si distacca sul lato opposto della Bertesca, pressi di un pozzo e di un abbeveratoio (27/08/20).

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