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Il Trogo

Tipo : rudere
Altezza mt. : 638
Coordinate WGS84: 43 51' 30" N , 11 53' 05" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

-all'esterno c'è il forno che è stato ristrutturato da poco
toponimo inserito e descritto nel percorso:
A Casanova dell'Alpe - pubblicato su http://tracceinappennino.blogspot.com e qui riprodotto su segnalazione dell'autore Roberto di Faenza
La lavora nel nel 1816 Buscherini Francesco. Nel 1889 appartiene agli eredi Nati-Poltri, cioè Don Lorenzo e Simone del fu Francesco Rossi; Lorenzo e Anselmo del fu Paolo Rossi. Abbandonato da Beoni Giovanni tra il 1959 e il 1960. ( da 'Isentieri dei passi perduti' di AA.VV.)

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto e caratterizzato da una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica dagli opposti contrafforti sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementarne l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità. Tra essi, la dorsale che si stacca dal Monte Moricciona delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, e quella opposta, imponente, proveniente dal Monte Castelluccio, che mentre declina verso il Monte Casaccia andando a terminare con il Monte Riccio (dove, “opportunamente” collocato, il Castrum montis Riccioli, almeno già dal 1321 sorvegliava ogni transito; ne restano vaghe tracce), costituisce versante dx della valle del Bidente, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, convergono fin quasi a chiuderla (tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m) così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica. Per la diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

Tra le dorsali convergenti dalla sx idrografica, quella che si distacca tra Casanova dell’Alpe e il M. Moricciona e quella dove emerge il Monte Roncacci delimitano la Valle del Fosso del Trogo, nel suo versante sx mostrante il biancore delle emergenti stratificazioni marnoso-arenacee a differenza di quello opposto fittamente boscato. La ramificazione idrografica che alimenta il fosso principale incide i versanti vallivi caratterizzati da una successione di crinali e controcrinali su cui a volte si creano condizioni utili a fini insediativi. Due di essi, separati da un fossatello, ospitano e/o ospitarono due insediamenti anticamente entrambi noti come Il Trogo, posti a mezzacosta ma non eccessivamente distanti dal fondovalle del Bidente. La prima citazione documentale a riguardo risale al 1765/66 in virtù della registrazione dell’atto di proprietà di D. Pier Domenico Piombini quando vi lavorava Domenico Giovannetti. I successivi aggiornamenti si devono al “Giornale di Campagna” allegato al Catasto Toscano, completato (in circa un ventennio) nel 1834, poi utilizzato ed aggiornato fino ai primi decenni del XX sec. Da esso risulta che nel 1816 vi lavorava Francesco Buscherini, nel 1829 è di Simone Rossi e dal 1889 appartiene alla nota famiglia Nati-Poltri, ma l’ultimo abitante, nel 1959-60, fu Giovanni Beoni. Uno dei due insediamenti è completamente scomparso e quanto noto risulta esclusivamente dai riscontri della mappa catastale ottocentesca, che consente di posizionarlo sul bivio della mulattiera che conduce a Palaino poi a Strabatenza, quest’ultima però riportata solo nel catasto moderno come strada vicinale. L’altro, già fatiscente all’inizio di questo secolo, dopo tre lustri ormai ridotto a rudere, è invece ben documentato dal Piano Strutturale comunale (2004) che riconoscendone l’interesse storico-architettonico, prescrive (prescriveva, ma ormai inutilmente) il restauro e risanamento conservativo per gli edifici storici presenti, costituiti da una casa-stalla, un annesso e il forno. Per quest’ultimo, nella mappa del 1834 le differenze principali riguardano l’assenza del forno, probabilmente rappresentato ancora in aderenza al fabbricato principale, e la dimensione inferiore dell’annesso. Pare compaia la maestà. Già proprietà ex A.R.F., nell’ambito dei programmi regionali di riutilizzo del patrimonio edilizio nel Demanio forestale fu oggetto di censimento, così riguardo il grande edificio principale è possibile sapere che possedeva una superficie coperta di 250 mq ed un volume di 3750 mc suddiviso in 14 vani. Anche l’edificio del forno, datato 1826, appare di grande interesse per le caratteristiche distintive possedute quali la particolare tipologia, riferibile al modello di certe cappellette e/o “celle” che a volte si ritrovano certe valli bidentine se non addirittura conseguente ad un –anche- possibile riutilizzo di una struttura religiosa, e comunque per le particolari proporzioni architettoniche e la sensibilità compositiva, con quell’arcata monolitica a tutto sesto, cui aderiscono grandi conci cantonali, subito sormontata dalle lastre della copertura a capanna, il tutto perfettamente giustapposto e paragonabile alle caratteristiche tipologico-costruttive della vicina Maestà (nel suo stato originario prima delle sottrazioni, v. scheda toponomastica). Il forno (saltuariamente riutilizzato) è l’unico fabbricato dell’insediamento che, in ottemperanza alle prescrizioni comunali, è stato sottoposto ad attento restauro, anche se pare che le eccessive stuccature cementizie ne sminuiscano le citate caratteristiche tecnico-compositive originarie. Un’altra costruzione non comparente nella cartografia si trova sul versante opposto del ramo del Fosso del Trogo, a circa 180 m SO in linea d’aria e 400 m di mulattiera verso monte, sempre su una cresta, si tratta dei resti di un piccolo capanno, forse un ricovero, che si può denominare il capanno del Trogo. Il toponimo pare una derivazione dal latino medievale traugum = trogolo, conca, catino, a sua volta derivante dal longobardo ed ipotetico trog, dallo stesso significato.

N.B. - Negli scorsi anni ’70, seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, per il Trogo senza successo. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

RIFERIMENTI   

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Strabatenza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale “Re Medello”, Forlì 1991;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.205, che contiene esauriente documentazione fotografica anche panoramica;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri scala 1:25.000, Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

 

Percorso/distanze :

si trova sul sentiero CAI 211 che sale a Casanova dell'Alpe

Testo di Bruno Roba

è raggiungibile dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km). A Pian del Ponte, circa 5 km prima di Pietrapazza, oltrepassato il Ponte del Faggio occorre raggiungere il Mulino delle Cortine sia attraversando subito il Bidente sull’antico Ponte Bottega in pietra e percorrendo la Mulattiera di Casanova (sent. 211 CAI) sia proseguendo sulla rotabile per 300 m fino al bivio per il mulino, dove si può sostare; sulla dx dell’insediamento molitorio, oltre la sbarra, riparte la mulattiera che risale superando, dopo 800-900 m, Cortine di Sopra per raggiungere il Trogo dopo ulteriori 800 m. Percorrendo all’inverso la mulattiera si può giungere da Casanova dell’Alpe in 3 km. Il tracciato è riportato nella cartografia sentieristica.

foto/descrizione :


foto inviata da http://tracceinappennino.blogspot.com e qui riprodotta su segnalazione dell'autore

 

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

001a – 001b – 001c - Spostandosi sul contrafforte secondario tra Casanova dell’Alpe e il Passo del Vinco prima appare l’intero sviluppo vallivo dei Fossi delle Palaine e di Trapisa con la dorsale che si distacca tra il M. Moricciona e Casanova (oltre di essa si sviluppa la Valle del Trogo) poi la Valle del Fosso di Strabatenza (27/06/12 – 19/07/16 – 12/10/16).

 

001d – La coerenza morfologica della valle del Bidente si apprezza anche dalla citata dorsale del M. Roncacci, dove si nota l’incisione del Fosso di Cà dei Maestri mentre i ruderi che vi si affacciano sono quelli di Cà di Giorgio e sull’altro versante emergono le imponenti dorsali provenienti dai MM. Càrpano e Castelluccio (5/10/16).

 

001e/001m – Dalla Colla dei Ripiani alle pendici del Monte Castelluccio e dal monte stesso si nota la dorsale del Monte Càrpano che delimita l’incisione del Fosso del Lastricheto: la successione di foto realizzata spostandosi sul Castelluccio consente di contestualizzare e di individuare il Trogo (è visibile anche la maestà) (3/10/11 - 27/11/11 – 1/01/12).

 

001n/001r - Dal Monte Piano la visione panoramica consente di contestualizzare la valle del Fosso del Trogo in cui confluisce quella del Fosso delle Fiurle, affluente del Trogo, sulla sx di Casanova dell’Alpe, oltre che di individuare il Trogo da un’altra angolatura. Da notare il caratteristico catino alto vallivo del Fosso delle Palaine, racchiuso tra le dorsali che si distaccano da Casanova e M. Moricciona (1/01/12).

 

002a/002p – Vari scorci della Mulattiera di Casanova, da Casanova dell’Alpe a Ponte Bottega. Discendendo si notano la boscosa dorsale dove emerge il M. Roncacci e la profondità dell’incisione del Fosso del Trogo, la parete dalle stratificazioni fortemente inclinate ed attraversate dal tracciato semidistrutto dalle erosioni (le foto e-f-g- sono riprese dalla mulattiera che risale le ultime pendici della dorsale del M. Roncacci verso Ricàvoli; il Trogo appena si nota in alto sulla sx e Cortine di Sopra traspare sulla dx tra la vegetazione). In ultimo la mulattiera rasenta Cortine di Sopra, drasticamente modificata già a seguito della traslazione di fine Ottocento del fabbricato, fino alla probabilmente necessitata realizzazione (moderna) di alcuni gradini (12/10/16 – 29/10/16).

 

002q - Schema neografico di confronto tra la rappresentazione della mappa ottocentesca e la cartografia moderna che evidenzia gli edifici presenti, la viabilità e l’idrografia. L’insediamento NE è completamente scomparso, il riscontro tra mappe consente di posizionarlo sul bivio della mulattiera che conduce a Palaino poi a Strabatenza, quest’ultima però riportata solo nel catasto moderno come strada vicinale. Altre differenze riguardano l’assenza del forno, probabilmente rappresentato ancora in aderenza al fabbricato principale, e la dimensione inferiore dell’annesso. Pare compaia la maestà, anche se priva di simbologia religiosa. Anche l’assetto poderale pare “modernizzato” con lo spostamento di lato del fossatello dividente i due insediamenti al fine di ampliare la superficie utilizzabile.

 

003a – 003b – Scorcio del Trogo tra gli arbusti dalla Mulattiera di Casanova (29/10/16).

 

003c/003z – Viste dell’edificio principale del Trogo. Le neografie (3i-3n) consentono il confronto con il suo stato nei primi anni di questo secolo. Tra le foto degli interni si notano, al piano intermedio, i resti del camino che dotava il locale cucina e, nella parete adiacente, l’acquaio sotto finestra. All’ultimo piano, l’infisso inutilmente aperto e la finestrina circolare (12/10/16).

 

004a/004h – Viste dell’annesso che racchiudeva una caratteristica fonte/abbeveratoio (12/10/16).

 

004i/004v – Viste delle sistemazioni esterne, con l’alta muraglia dotata di scalinata, le caratteristiche pietre forate che si ripetono e l’architrave del camino che giace spezzato ma ancora mostra il cartiglio probabilmente contenete una datazione ormai scomparsa (12/10/16).

 

005a/005l – Viste del forno datato 182(6), curiosamente ben restaurato e utilizzato, salvo quanto riguarda le stuccature cementizie eccessive, improprie in rapporto alle caratteristiche costruttive e compositive originarie e inopportune in quanto in parte mascheranti l’originalità delle stesse, come si può rilevare dal confronto con la neografia documentante lo stato dell’arte nei primi anni di questo secolo (12/10/16).

 

006a – 006b – Il sito del fabbricato scomparso noto pure esso come Il Trogo, posto al bivio tra la Mulattiera di Casanova e il sentiero per Palaino (Coordinate WGS84: 43° 51’ 34” N / 11° 53’ 9” E) (12/10/16). 

 

006c – A breve distanza, la Maestà del Trogo (v. scheda toponomastica) (12/10/16).

 

006d/006h – Sul versante opposto del ramo del Fosso del Trogo, a circa 180 m SO in linea d’aria e 400 m di mulattiera verso monte, sempre su una cresta, si trovano i resti di un piccolo capanno, il capanno del Trogo (Coordinate WGS84: 43° 51’ 25” N / 11° 53’ 3” E) (29/10/16). 

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