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La Seghettina (di Sopra)

Tipo : localitÓ
Altezza mt. : 700
Coordinate WGS84: 43 51' 03" N , 11 49' 51" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (5/11/2019 - Agg. 12/07/20)

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

In particolare, la Valle del Fiume Bidente di Ridràcoli riguarda quel ramo intermedio del Bidente delimitato, ad Ovest, dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che subito precipita ripidissimo disegnando la sella 'a corda molla' di Pian del Pero, serpeggiante evidenzia una sequenza di rilievi (i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S.Paolo in Alpe, Poggio Squilla, Ronco dei Preti e Poggio Collina, per terminare con Poggio Castellina) fino a digradare presso il ponte sul Fiume Bidente di Corniolo a monte di Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli. Ad Est la valle è delimitata dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si diparte da Poggio allo Spillo (collegando Poggio della Bertesca, Croce di Romiceto, i Monti Moricciona, La Rocca, Marino, Pezzoli e Carnovaletto) per concludersi con il promontorio della Rondinaia digradando a valle di Isola costretto dalla confluenza del Fiume Bidentino o Torrente Bidente di Fiumicino nel Fiume Bidente. La Rondinaia è nota per il castello con la sua torre «[…] baluardo di antica potenza, elevato fin dai tempi romani alla difesa contro le orde barbariche che dal nord d’Europa scendevano a depredare le belle contrade d’Italia.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 274).

Il bacino idrografico, di ampiezza molto superiore rispetto alle valli collaterali e che vede il lago occupare una posizione baricentrica con l’asta principale fluvio/lacustre f.so Lama/invaso/fiume posizionata su un asse mediano Nord-Sud, mostra una morfologia molto differenziata rispetto al suo baricentro. L’area sorgentifera, con la realizzazione dell’invaso artificiale, si differenzia tra quella che lo alimenta e quella a valle della diga che alimenta direttamente il fiume. A monte l’area imbrifera si amplia estendendosi da Poggio Scali fino al Passo della Crocina mostrando, specie nella parte a ridosso delle maggiori quote dello spartiacque appenninico (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Frana Vecchia, 1950, e Frana Nuova, 1983-1993, sempre attiva, di Sasso Fratino). Il tratto di contrafforte che, come detto, si stacca da Poggio Scali, trova una serie di picchi tra cui emerge subito Poggio della Serra, quindi il Monte Grosso e l’Altopiano di S. Paolo in Alpe, in corrispondenza del quale comincia un’ampia rotazione, che volge al termine dopo aver superato Ronco dei Preti, quando precede una netta controcurva così riprendendo l’orientamento principale verso il suo termine. Detti rilievi costituiscono nodo montano da cui si diramano ulteriori dorsali di vario sviluppo e consistenza geomorfologica che delimitano il sistema vallivo del versante orientale del bacino idrografico di Ridràcoli. I bracci lacustri di cui si compone il lago sono il Fosso del Molinuzzo, il Fosso di Campo alla Sega, il Fosso degli Altari e il Fosso della Lama, provenienti direttamente o indirettamente dalla bastionata, infine il Fosso del Molino, che raccoglie il reticolo idrografico generato dal contrafforte distaccatosi da Poggio allo Spillo. L’invaso occupa l’antico primo tratto del Fiume Bidente di Ridràcoli compreso tra le sue origini, determinate dalla confluenza dei Fossi della Lama e del Molino, e le confluenze, rispettivamente in sx e dx idrografica, dei Fossi del Molinuzzo e dei Tagli, tra le quali si situa la diga. Il versante del lago in dx idrografica è costituito dalle ripide pendici del Monte Cerviaia, con la sua appendice del Monte Palestrina. Secondo la morfologia pre-lacustre, gli innumerevoli sproni del versante occidentale del Cerviaia, alternativamente contrapposti alle lunghe ed imponenti dorsali provenienti direttamente dallo spartiacque appenninico, determinarono quella che era la profonda e sinuosissima gola del primo tratto del Bidente, come si può notare dalla cartografia storica.

Come accennato, da Poggio Scali si stacca la caratteristica sella “a corda molle” di Pian del Pero che costituisce il primo tratto del contrafforte secondario fino allo snodo di Poggio della Serra. Da questo poggio si dirama un’affilata dorsale secondaria, con preciso orientamento O/E fino al poggio di Campominacci, dividente l’ampio e assolato bacino del Fosso del Ciriegiolone da quello profondo e ristretto del Fosso delle Macine, che poi diviene di Campo alla Sega una volta raccolti i contributi giungenti dall’alto versante appenninico. Dal poggio che domina Campominacci la dorsale si biforca, sia con declinazione N/E verso Poggio della Gallona sia mantenendo l’orientamento più orientale, così delimitando il bacino dell’affluente in sx idrografica Fosso dei Botriali già delle Palate.

Per la precisione, il Fosso delle Macine (anticamente detto della Macine o della Macina o alla Macina così certificando la  presenza di un tale impianto) ha origine da Poggio della Serra e costituisce il tratto montano del Fosso di Campo alla Sega, già del Campo alla Sega o di Campo Minacci, che ha esatta origine dalla confluenza del suo tratto montano con il Fosso di Sasso Fratino (a volte detto Fosso delle Macine) con la sua ramificazione generata da quell’anfiteatro tra cui il Fosso dell’Acqua Fredda o dell’Asticciola«I torrenti principali che attraversano la Riserva sono (da Ovest a Est): Sottobacino Bidente di Ridracoli – Fosso delle Macine, che costituisce la porzione alta del F.di Campo alla Sega […] Fosso di Sasso Fratino, affluente di destra del F. d. Macine – Fosso di Campo alla Sega, derivato dalla confluenza del F. d. Macine e del F. d. Sasso Fratino […]» (A. Bottacci, 2009, p. 23, cit.). Provenienti dalla Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, altri affluenti sono il Fosso dei Praticini o dei Fraticini posto prima della confluenza del Fosso di Sasso Fratino e il Fosso dei Preti, delimitato in dx idrografica dalla Costa di Poggio Piano, braccio orientale dello specifico anfiteatro di Sasso Fratino che, distaccatasi dallo spartiacque appenninico ed in continuità con la dorsale della Seghettina, chiude a SE il bacino idrografico. Mentre il Fosso dei Botriali confluisce nel Fosso di Campo alla Sega sul limite del suo braccio lacustre, gli altri affluenti in sx idrografica, ovvero il Fosso della Busca, già della Basca, e il Fosso dell’Asino, ormai si gettano direttamente nel lago. La dorsale della Seghettina separa la valle del Fosso di Campo alla Sega da quella del Fosso degli Altari.

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

La minore acclività di tratti del versante sx del sistema vallivo dei Fossi delle Macine e di Campo alla Sega, al contrario di quella della Riserva, ha consentito il diffondersi di insediamenti ed appoderamenti dediti al pascolo e al taglio del bosco, infatti il ricorrente toponimo ricorda la principale attività svolta nell’area dai secoli addietro fino alla prima metà del XX … «Ivi il Padre Apennino non corruso ma verde, mostravasi aperto e vestito con alberi sul fianco, appiè del quale una cascata di acque da sega in sega e tra i massi rompendosi lieve lieve come velo copriva un ponticello …» (P. Ferroni, Autobiografia, 1825, in: G.L. Corradi, O. Bandini, “Per quanto la veduta consenta di spaziare”. Scelta di testi dal XIV al XIX secolo, in: G.L. Corradi, O. Bandini, 1992, p.78, cit.). Gli insediamenti superstiti sono alcuni fabbricati del nucleo de La Seghettina e, fino a pochi decenni addietro, Campominacci, già Campo Minacci, Campo di Minaccio e Campo Ominacci, che giunse ad essere recuperato ed indicato come rifugio nella prima cartografia del Parco delle Foreste Casentinesi, oggi ormai abbandonato al destino di rudere, come peraltro l’Ammannatoia, già Mannatoia o Manatoia o Menatoja ed i Botriali, già Butriali. Di Pratovecchio e Poggio a Pratovecchio (posti sul crinale di Poggio della Gallona ma il primo appartenente al sistema vallivo del Fosso del Molinuzzo) e di Campo alla Sega rimangono poche pietre. Resti poco consistenti di vari capanni si trovano sia sul crinale a monte dell’origine del Fosso delle Macine, l’ex rifugio di Pian del Pero, sia presso il suo corso (uno a metà circa di probabile uso forestale, uno verso il termine, forse l’antica macina, peraltro posta in un sito ancora oggi noto come Macine) e di quello del Fosso di Campo alla Sega e tra Campominacci e Campo alla Sega.

Tali luoghi si sono trovati in qualche modo coinvolti dalla storia nell’evoluzione del ciclo delle acque di Ridràcoli, note e sfruttate fin dall’antichità in tutta la Romagna. Lo stesso toponimo deriverebbe dal latino Rivus Oracolum o Oraculorum per la probabile presenza presso il torrente di un piccolo tempio pagano con sibilla oracolante, ipotesi comunque verosimile e conforme alla leggenda della Sibilla appenninica delle vicine montagne marchigiane. Già nel II secolo d.C. le problematiche legate al reperimento delle risorse idriche e soprattutto alle necessità di Ravenna e del porto di Classe portarono l’Impero Romano alla realizzazione di un imponente acquedotto che sfruttava il flumen aqueductus Bidente; tracce di esso si trovano negli scritti antichi ed essenzialmente nella toponomastica locale. Dopo un lunghissimo interregno, negli anni ’30 del XX secolo le esigenze della civiltà moderna portano ad effettuare i primi studi per localizzare una diga nell’Alto Appennino forlivese e, nei primi anni ‘60, al fine di fornire risorse idriche sufficienti alle aree di Forlì e Ravenna e alla fascia costiera romagnola, viene individuata l’area a monte di Ridràcoli come idonea per l’imbrigliamento delle acque dell’alto corso del Bidente (oltre ad altre risorse idriche tramite condotte sotterranee), con conseguente realizzazione dell’opera tra il 1975 e il 1982. Oggi, come probabilmente il lago artificiale ha alterato il microclima dell’anfiteatro della Lama, portando variazioni nell’assetto vegetazionale con un diverso equilibrio a vantaggio delle specie oceaniche (faggio) in confronto a quelle continentali, così l’ambiente circostante è stato modificato da viabilità ed opere connesse alla diga e diversi edifici, acquisiti dalla Romagna Acque-Società delle Fonti S.p.A., hanno subito modifiche e/o riutilizzi a fini turistici.

È così scomparso quasi l’intero tracciato della mulattiera comunale e sono scomparsi ponti e guadi che attraversavano il Fiume Obbediente (come era anticamente classificato), come il Ponte alla Forca e il Ponte a Ripicchione, quest’ultimo comparente in una mappa del 1637 e citato nel Contratto livellario del 1840 tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli relativo ad uno dei poderi scomparsi: «N. 8 - Podere di Lagacciolo […] Terreni. Un solo tenimento di terra tutta giacente in poggio ed in una pendice scoscesa  inclinata sul torrente Bidente rivolta al sud est intersecata da più e diversi fossi e borri […] ed è riconosciuto per i vocaboli: Lagacciolo, Ponte Ripicchione, la Ripa dei Corvi, i Bruciati, i Ronchi Vecchi, Balzoni, Poggio della Gallona ed il Prato dei Ciliegi.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 518, 519, cit.). Il Ponte a Ripicchione era posto subito a valle della confluenza del Fossato del Ciregiolo (oggi Fosso del Molinuzzo) nel fiume, quindi proprio nel luogo dove oggi sorge la diga ma probabilmente nel XIX sec. ne rimaneva solo il toponimo, infatti non compare nella cartografia dell’epoca, a differenza del Ponte alla Forca, posto subito a monte della confluenza del Fosso di Campo alla Sega. Ancora negli ultimi anni prima dell’innalzamento delle acque dell’invaso in quei luoghi esistevano due stradelli, uno seguiva il corso del Bidente attraversandolo ben 33 volte, ma era praticabile solo in caso di scarsità idrica, l’altro era la mulattiera comunale, larga e ben massicciata, che si distaccava dalla Mulattiera di Ridràcoli, già Strada che dal Castello di Ridracoli conduce alla Chiesa della Casanova, come dall’ottocentesco Catasto Toscano. Scavalcato con un ponte in legno il Fosso dei Tagli passava sotto un arco del mulino omonimo quindi ne costeggiava il bottaccio. Giunta all’altezza del Fosso del Molinuzzo«In quel punto il fiume era particolarmente ricco d’acque e per raggiungere la riva opposta i ridracolini avevano studiato un particolare marchingegno che chiamavano “la teleferica”. Salivano infatti su di un carrello portante, una specie di rudimentale funicolare composta da due fili d’acciaio […]. Situata qualche metro sopra il livello dell’acqua non era poi troppo scomoda e neanche troppo pericolosa. Vi si saliva in tre o quattro persone per volta ed era necessaria per recarsi alle Celluzze ed alle altre case poste oltre il fiume […] sul suo percorso incontrava un’altra fonte detta “dei bisernini” […]. Dal Logacciolo la mulattiera ricominciava a salire abbastanza rapidamente. Incontrava una piccola croce in ferro battuto […]. Oltrepassate le Case di Sopra, un breve tratto  in discesa permetteva di raggiungere la riva del Bidente che veniva attraversato grazie ad un ponticello in legno. Oltre il ponte la mulattiera correva pianeggiante verso le case della Forca, quindi incontrava un nuovo ponte, quello della Seghettina, in pietra con tre travi di ferro portanti, che permetteva nuovamente l’attraversamento del Bidente.» (C. Bignami, 1995, pp. 91-94, cit.). Superato il Ponte alla Forca, o della Seghettina, si imboccava l’importante Strada che dalla Seghettina va a Stia, infatti compresa in un breve elenco della viabilità ritenuta evidentemente di maggiore rilievo nel XIX secolo all’interno dei possedimenti già dell’Opera del Duomo, elenco contenuto nell’atto con cui Leopoldo II nel 1857 acquistò dal granducato le foreste demaniali: «[…] avendo riconosciuto […] rendersi indispensabile trattare quel possesso con modi affatto eccezionali ed incompatibili con le forme cui sono ordinariamente vincolate le Pubbliche Amministrazioni […] vendono […] la tenuta forestale denominata ‘dell’Opera’ composta […] come qui si descrive: […]. È intersecato da molti burroni, fosse e vie ed oltre quella che percorre il crine, dall’altra che conduce dal Casentino a Campigna e prosegue per Santa Sofia, dalla cosiddetta Stradella, dalla via delle Strette, dalla gran via dei legni, dalla via che da Poggio Scali scende a Santa Sofia passando per S. Paolo in Alpe, dalla via della Seghettina, dalla via della Bertesca e più altre.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 163-164, cit.). Presso la Seghettina vi era un bivio per cui il tracciato di crinale sulla Costa di Poggio Piano proseguiva con la Strada del Crine del Poggio fino al Passo Sodo alle Calle o La Scossa, mentre la Strada che dalla Seghettina va a Stia prima discendeva verso il Fosso degli Altari e il Fosso delle Segarine fino alla sua area sorgentifera del Bagnatoio, qui trovando la viabilità trasversale di esbosco verso lo Spartiacque sia in direzione del Passo Sodo alle Calle (un’anonima “vecchia strada bordonaia de legni quadri”, documentata nel 1652, poi S. Vic le Stia-La Lama) sia in direzione del passo del Gioghetto tramite gli Acuti. E c’era chi effettivamente percorreva a piedi l’intero tragitto da Seghettina a Stia, come Ersilia V. Ne porta ancora la memoria suo figlio, Mario L., un signore ormai ultra ottantenne, vivente a Lierna di Poppi e nato in Casentino, dove si trasferì sua mamma per sposarsi prima dell’ultima guerra. Ricorda pure che per lei come per gli abitanti della Seghettina era abitudine frequentare il nucleo religioso di S. Paolo in Alpe benché appartenessero al Popolo di Ridràcoli, il cui centro religioso si  raggiungeva con una più comoda strada comunale. Ulteriore viabilità storica, che nelle mappe si nota attraversare aree prive di insediamenti, vede una Strada che da Campo Ominacci va a Stia e una Via delle Mandriole. Mentre i tracciati di tale viabilità sono spesso ben riconoscibili, mantenendo anche tratti dei loro selciati, sono del tutto sommersi dall’invaso sia il sito de La Forca che il Ponte alla Forca.

Il Catasto moderno conserva i tracciati della viabilità antica registrando un incremento dell’assetto nodale ed una totalmente diversa toponomastica viaria, in presenza di una individuazione delle particelle sommerse. Il tratto della Strada che dalla Seghettina va a Stia che discende verso lo scomparso Ponte alla Forca è la S. Vic.le Seghettina-Ridracoli (però da intendersi come lago !?). La parte che scendeva nel fondovalle del Fosso degli Altari oggi compare come S. Vic.le Seghettina-Lama. La parte centrale inizialmente a mezzacosta e diretta al guado di detto fosso oggi compare declassata a strada poderale mentre un tracciato più alto, cui si ricollega, sicuramente più recente e parzialmente sostitutivo, è detto S. Vic.le Camaldoli-Seghettina. Con questo toponimo stradale il tracciato, come la strada antica, guada il Fosso degli Altari presso la sua origine (ma, vista l’importanza, è possibile vi fossero posizionate delle travi lignee), risale il Fosso delle Segarine dopo aver incrociato la Nuova S. Vic.le Campigna-Lama presso l’odierno ingresso alla Riserva di Sasso Fratino, così giungendo al Bagnatoio dove, mentre un disegno a tratteggio rappresenta il collegamento all’adiacente S. Vic.le Stia-La Lama (la sopracitata vecchia bordonaia) la vicinale compie un’ampia curva in direzione di Pian delle Malenotti per poi raggiungere gli Acuti. Da qui la nuova destinazione per Camaldoli indicata dalla toponomastica è ormai certificata e transitante dal passo del Gioghetto. La citata Strada del Crine del Poggio diviene S. Vic.le Pian del Pero-Seghettina, ma dalla Costa di Poggio Piano, quando si accinge ad attraversare la Riserva una deviazione la ricollega con la Posticcia e La Scossa tramite la S. Vic.le La Scossa-Campominacci, anch’essa attraversante Sasso Fratino. Altre strade si incrociavano alla Seghettina, confermate dal Catasto moderno come la S. Vic.le Botriali-Seghettina (che risale dal Ponte alla Macchia, lungo la quale si trova la Fonte della Seghettina, ormai secca e in dissesto) e la S. Vic.le Seghettina-Acqua Solforica, ma la parte centrale è ormai interrotta dal lago. Di grande rilievo era anche la strada che dal Ponte alla Forca saliva all’Ammannatoia proseguendo per i Botriali, Campominacci e la valle del Ciriegiolone consentendo agli abitanti dei poderi in sx del Bidente ed appartenenti al Popolo di S. Paolo di recarsi a S. Paolo in Alpe: nel Catasto moderno compare come tratto scollegato detto S. Com.le Ammannatoia-Ridracoli.

L’insediamento de La Seghettina è composto da due nuclei non coevi comprendenti vari fabbricati. Il più antico è ritenuto quello di crinale, oggi detto La SeghettinaSeghettina di Sopra, che vede diversi fabbricati allineati lungo la cresta, adiacenti alla viabilità storica, di cui uno infatti comparente in una mappa del 1637. Se il Catasto Toscano del 1826-34 qui riportava un solo grande fabbricato, oggi esso è ormai ridotto a rudere irriconoscibile mentre fino a pochi anni addietro mostrava la loggia con forno. Oltre a detti ruderi rimane un fabbricato consolidato composto da tre livelli fiancheggiato da un capannino fatiscente forse uso forno oltre due ulteriori fabbricati, uno maggiore ridotto a rudere ed uno minore e fatiscente, lungo la via, che non paiono abitativi; una foto panoramica di alcuni decenni addietro mostra il nucleo fatiscente ma interamente riconoscibile nella consistenza edilizia sia del grande fabbricato abitativo sia dell’altro fabbricato ridotto a rudere, che appare un fienile. Un accumulo di pietrame sulla cresta più a monte del fabbricato è relativo ad un ulteriore fabbricato, ancora documentato dal Catasto moderno. Sul fabbricato, forse appositamente consolidato per il rilievo storico da esso rappresentato, è apposta una lapide di commemorazione di un noto episodio della storia bellica recente. Qui infatti trovarono rifugio tra l’autunno 1943 e l’inverno 1944, per interessamento del Priore di Camaldoli, otto generali inglesi fuggiti dalla prigionia dopo l’8 settembre. Per questo e per i fabbricati presenti al 1942 v.link https://www.parcoforestecasentinesi.it/it/it/news/sembra-impossibile-%E2%80%A6Il nucleo più recente, detto Seghettina di Sotto, che secondo il Catasto Toscano era composto da due fabbricati, oggi vede un fabbricato maggiore ristrutturato ed utilizzato temporaneamente e un caratteristico capannino di copertura di un pozzo, oltre un grande annesso più recente in posizione traslata rispetto all'annesso ottocentesco.

Il luogo rientrava tra i beni posseduti dall’Opera del Duomo di Firenze in Romagna e il relativo appezzamento boschivo è documentato fin dal 1545 nell’inventario eseguito dopo che l’Opera, avendo preso possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, dove desiderava evitare nuovi insediamenti, aveva costatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi che altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti e roncamenti non autorizzati; pertanto, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile. La citazione più antica relativa a questo luogo, ripresa da detto elenco, risale al 1631, come riportato in un elenco del 1637: «1637 – Nota dei capi dei beni che l’opera è solita tenete al livellati in Romagna e Casentino e sono notati col medesimo ordine col quale fu di essi fatta menzione nella visita generale che ne fu fatta l’anno 1631: […] Tutti li beni infrascritti da n. 24 a n. 40 inclusine, sono in Romagna nel Capitanato di Bagno, nel Comune di Ridracoli, nel Popolo di San Martino a Ridracoli: […] 39) Seghettina e Abetiuola, terre tenute da Ottavio Capacci.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 408, 410, cit.). Da una relazione del 1751 sullo stato dei poderi dell’Opera si apprende: «[…] 10) Podere della SEGHETTINA tenuto da Iacopo di Mariotto. Si crede che in questo podere manchi da più anni in qua la stima del bestiame grosso per ciò con bella maniera se ne faccia ricerca, fu detto dal lavoratore esservi: Due vacche, una sopranna, un toro in tutto 4. Pecore 29, agnelli per rilevare 6, capre e caprette 26 in tutto 61. Il frutto delle terre non fu possibile sapersi atteso non esservi altri che il nuovo contadino che non vi ha mai avuto l’impresa. Se non tocca ricolte delle terre di detto podere con lo sterramento di alcuni pochi abeti et altro inutile legname da ricavarsi però qualcosa col darlo ai bigonai, potrebbe farsi un nuovo podere da canone di scudi 26 l’anno almeno.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977 , pp. 432, 436, cit.). Risale al 1777 la prima descrizione dell’abitazione: «[…] alla Seghettina una casa da lavoratore di stanze cinque da celo a terra con soprapalco […] con portico forno e fornella coperta e suoi resedi […] capanno di stanze tre […]» (C. Bignami, p.48, cit.). Nel 1789, da una relazione sui canoni da stabilirsi, risulta che: «I poderi […] Seghettina, Mannatoia, Butriali, Campominacci, […] sono situati alle falde di vasto circondario delle selve d’abeti e sembra che sieno stati fabbricati in detti luoghi per servire di custodia e per far invigilare dai contadini di detti poderi al fuoco, al taglio insomma alla conservazione di dette selve che hanno giustamente formato l’oggetto principale della Azienda dell’Opera e del Governo di Toscana perché somministrano tutto il miglio legname per la costruzione delle fabbriche del Granducato. […] Sono dunque di parere che […] non ardirei mai di far proposizione di alienarli ma di seguitare a tenerli per l’oggetto che sono stati fabbricati di servire di custodia alle selve come si rileva chiaramente dalla loro posizione servendo di cordone e custodia alle macchie medesime […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 441, 442, cit.). Nel Contratto livellario stipulato nel 1818 tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli si trova un’ulteriore descrizione dei fabbricati: «Comunità di Bagno. Una vasta tenuta di terre […]. Tutta questa tenuta  […] è composta dai seguenti terreni cioè […] 17° Podere denominato Seghettina […] con casa da lavoratore composta di sei stanze da cielo a terra, forno, loggetta, stalletto, capanna separata con due stanze, aia. Per riparare questa casa e i suoi annessi vi occorre una spesa di lire centocinquanta. Questo podere è composto dai seguenti terreni cioè: I° un tenimento di terra lavorativa, zappativa, sodiva, balzata, di staia 44 circa coi nominativi di Campo da casa, Gioghetti, Caldina, la Petriola ed il Poggiaccio. II° un tenimento di terra sodiva, prativa, mozzico nata, di staia 180 circa con i vocaboli descritti di sopra. III° un tenimento di terra (che formava il podere della Forca stato riunito a questo) soda, ripata, balzata, di staia 30 circa coi nominativi di terre della Forca.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 461, 463, 472, cit.). Il Catasto Toscano rilevava la seguente consistenza per la Seghettina di Sotto: «(186) Casa colonica, capanna e sodo. A terreno: tre stalle, capanna e stanzetta, stalletto e forno. I° piano: cucina, due stanze e stanzetta.» (M. Foschi, P. Tamburini, p. 173, cit.). Sciolto d’imperio il contratto del 1818 per inadempienze nell’applicazione di un rigoroso regime forestale ai possedimenti dell’Opera, nel 1840 il Granduca fece stipulare un nuovo Contratto livellario con il Monastero di Camaldoli, così si trova un’ulteriore, ed ora estremamente precisa, descrizione del podere e dei fabbricati che paiono chiaramente da riferire alla Seghettina di Sopra: «N. 9 - Podere della Seghettina […] lavorato dalla famiglia colonica di Vincenzo Gori. Fabbricati colonici. La casa colonica si compone al piano terreno di una stalla per le vaccine, di altra stalla simile le quali comunicano fra loro, di una stalla per le pecore e di un porcile. Il piano superiore ha l’ingresso dall’aia per la parte di mezzogiorno ed ha un portichetto ove corrisponde la bocchetta del forno, e questo mette in una cucina intavolata con camino e acquaio di legno, la quale libera tre camere a tetto ed uno stanzino ad uso di granaio. Separata esiste altra fabbrichetta la quale a terreno comprende una stanza ad uso di caciaia una stalla per le capre ambedue con ingresso esterno e superiormente una capanna a livello dell’aia dalla quale vi si accede. Intorno vi sono i resedi e l’aia sterrata. Questi fabbricati si trovano in cattivissimo stato per vetustà per cui occorrono parecchi riattamenti alla casa colonica e ricostruire di nuovo la seconda fabbrichetta. Terreni. […] Un tenimento di terra ove sono posti i descritti fabbricati colonici giacente in poggio compreso fra il Fosso del Campo alla Sega ed il Torrente Bidente intersecato dalla strada di Santa Sofia e da altre stradelle e viottole vicinali. […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 498, 519-520, cit.). Seghettina di Sotto, già proprietà ex A.R.F., nell’ambito dei programmi regionali di riutilizzo del patrimonio edilizio nel Demanio forestale venne sottoposto a schedatura da cui si apprende che all’epoca era costituito da due fabbricati, uno abitativo aveva dimensioni esterne pari a 170 mq e 1020 mc suddivisi in 14 vani ed era utilizzato, un altro non abitativo aveva dimensioni esterne pari a 140 mq e 800 mc. Venne pure sottoposto ad analisi storico-tipologica e metodologica grazie alla quale risulta che il fabbricato è stato costruito in quattro fasi che hanno visto inizialmente la realizzazione di una stalla seminterrata sfruttante il pendio e sopra una stanza anche cucina, per una superficie coperta di circa 50 mq. Nella 2^ fase avviene un ampio incremento laterale con livelli sfalsati e aggiunta di una nuova cucina al P.T. e una stanza al P.I° adiacente alla prima cucina che diviene stanza, probabilmente senza perdere il camino, creando una risega planivolumetrica. L’incremento della 3^ fase vede la costruzione del forno nella risega, in parte sporgente e a livello terreno pari alla prima cucina. Nella 4^ e recente fase avviene un consistente ampliamento verso valle creando il grande edificio attuale, tipico delle aree di pianura, che comprende quattro ampi vani al piano terra oltre alla scala che conduce al P.I° che comprende ulteriori sei vani disimpegnati da un corridoio e collegati ai vani preesistenti, così creando un grande appartamento completo di servizi; viene raggiunta una superficie coperta rettangolare di circa 250 mq. L’edificio, oggi perfettamente recuperato, è in gestione ad associazioni private ed ospita saltuariamente escursionisti potendo disporre di 20 posti letto. Alla Seghettina abitarono numerosi nuclei familiari, in parte comproprietari con l’Amministrazione forestale. Nel dopoguerra venne istituita una scuola elementare pluriclasse al fine di evitare l’abbandono e lo spopolamento, che giunse definitivo ed inevitabile nel 1964, anche in conseguenza degli espropri per la realizzazione dell’invaso con l’interruzione della principale via di comunicazione.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Ridràcoli e/o relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.: - Il toponimo forca, dal latino classico furca, ae = forca, strada a bivio e forcelle montana (A. Polloni) era probabilmente dovuto o alla viabilità che, oltre il ponte omonimo, si biforcava con detto tracciato di crinale e con uno di fondovalle che poi risaliva verso l’Ammannatoia ed oltre, oppure alla biforcazione fluviale con il Fosso di Campo alla Sega.

- La sega ad acqua venne inventata da Villard de Honnecourt nel sec. XIII e Leonardo da Vinci ne studiò il funzionamento nel 1480. A metà del ‘400 in Casentino sono documentate una sega ad acqua a Camaldoli (i monaci sono stati sempre all’avanguardia nella lavorazione del legno) e due artigiani specializzati a Papiano (M. Massaini, 2015, cit.) mentre, sul versante romagnolo «All’interno della foresta si costruirono direttamente e per concessione a terzi, nel corso del ‘500 e del ‘600, alcune seghe idrauliche per la lavorazione del legname sul posto e la sua preparazione al trasporto (sega del fosso del Bidente, sega del Ridracoli, dell’Asticciuola, del Ricopri). Tali seghe lavoravano al limite della legalità e, nonostante una rigida legislazione e una serie di regolamenti e di divieti per impedire tagli abusivi, per tutta l’età moderna hanno favorito la spogliazione della foresta da parte delle popolazioni confinanti.» (N. Graziani, 2001, p. 149, cit.). In particolare nel ‘6-‘700 l’Opera del Duomo di Firenze puntò al depezzamento del legname in dimensioni di più agevole trasporto con la costruzione di numerose seghe ad acqua in foresta, che però si ridussero ad una tra ‘700 e ‘800 a seguito del progressivo e totale disimpegno della stessa Opera, in attesa dei miglioramenti introdotti dal Siemoni.

- Negli scorsi anni ’70, a seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, tra cui Butriali, Campominacci, Manatoia e Seghettina, divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, senza successo tranne il totale riutilizzo della Seghettina di Sotto e quello parziale della Seghettina di Sopra. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Ridracoli, Nuova Grafica, Santa Sofia 1995;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

M. Massaini, Alto Casentino, Papiano e Urbech, la Storia, i Fatti, la Gente, AGC Edizioni, Pratovecchio Stia 2015;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Comune di Bagno di Romagna, PSC 2004, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Schede n.174-175;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link https://www.parcoforestecasentinesi.it/it/it/news/sembra-impossibile-%E2%80%A6;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

per sentiero in parte segnato ma non numerato in sponda sinistra del lago di Ridracoli

Testo di Bruno Roba

Per raggiungere la Seghettina, trascurata la possibilità di giungervi occasionalmente tramite battello elettrico, si percorre la rotabile S.Vic.le Corniolino-S. Paolo in Alpe, deviazione dalla S.P. 4 del Bidente (bivio per S.Agostino al km 35+100) circa 6 km, che conduce alla strada forestale S.Paolo in Alpe-La Lama. Da qui l’itinerario più breve è il seguente: sbarra-Campominacci-crinale della Gallona-quadrivio-Botriali-SF dell’Ammannatoia-Ponte alla Macchia-Seghettina, dove l’unico tratto “avventuroso” ma breve (si trova nella cartografia escursionistica) è la mulattiera in sx idrografica del Fosso dei Botriali, comunque senza particolari difficoltà. Totale km 7.

foto/descrizione :

foto del 2010


seghettina


seghettina
seghettina
Dettaglio della lapide commemorativa
foto del 2011 inviate da Andrea Becherini e qui riprodotte su consenso dell'autore

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Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

001a/001f – Dalla vetta Monte Penna, vedute con indice fotografico sulla alta Valle di Ridràcoli con particolari del sito della Seghettina (si nota anche l’Ammannatoia); evidenziata dal debole innevamento si nota l’antica viabilità che dal crinale della Seghettina si innalzava verso lo Spartiacque Appenninico tramite Costa Poggio Piano fino al Passo Sodo alle Calle o La Scossa, ovvero la Strada del Crine del Poggio (poi S. Vic.le Pian del Pero-Seghettina), mentre la S. Vic.le Camaldoli-Seghettina si staccava a mezzacosta e la Strada che dalla Seghettina va a Stia (poi S. Vic.le Seghettina-Lama, evidenziata in rosso) scendeva verso il Fosso degli Altari (7/02/11 – 17/10/13 – 13/01/16).

001fa/001fe – Da Poggio Fonte Murata veduta panoramica verso la dorsale della Seghettina con particolari del sito dell’insediamento (12/06/20 – 19/06/20).

001g/001n - Da Poggio della Gallona si vede il profilo dell’intero crinale che dalla Seghettina sale verso lo Spartiacque, oltre a particolari del sito dello stesso insediamento, dove spuntano i tetti di Seghettina di Sotto e l’area prativa di Seghettina di Sopra (15/06/12).

001o – 001p - Da Maestà di Valdora, presso Casanova dell’Alpe, altra veduta dell’intero sviluppo della dorsale della Seghettina con particolare sul sito dell’insediamento (19/07/16).

001q/001u – Dalle pendici meridionali del Monte Palestrina, dall’omonimo insediamento, quindi salendo di quota dal Monte Cerviaia, vedute verso lo spartiacque appenninico con l’incisione delle valli dei Fossi delle Macine e di Campo alla Sega e la dorsale della Seghettina che, senza soluzione di continuità con la Costa Poggio Piano, si dirige verso il Passo Sodo alle Calle o La Scossa (16/10/16 – 28/08/18).

001v – Dal crinale della Seghettina, veduta dello stesso verso lo spartiacque (30/09/19).

001z - Dalla SF S.Paolo in Alpe-La Lama, veduta ravvicinata di Seghettina di Sopra (17/11/11).

002a/002d – Vedute del crinale della Seghettina col suo percorso di cresta e di Seghettina di Sopra con la sua area prativa (17/11/11).

002e – Schema da cartografia moderna della vallata dei Fossi delle Macine e di Campo alla Sega e loro affluenti, con gli insediamenti esistenti o scomparsi in evidenza.

002ea – 002eb – 002ec – Schemi da cartografia moderna delle aree percorse dall’antica Strada del Crine del Poggio, che tramite i crinali dalla Seghettina raggiungeva il passo La Scossa toccando la Costa Poggio Piano, e dalla Strada che dalla Seghettina va a Stia discendendo verso il Fosso degli Altari quindi seguendo il Fosso delle Segarine fino al ramo nascente dal Bagnatoio, da cui prendeva un’anonima vecchia strada bordonaia de legni quadri verso il passo. I pallini rossi indicano i tratti esistenti e in arancione quelli scomparsi o non verificabili. La cartografia moderna riporta un tratto a mezzacosta del crinale della Seghettina (evidenziato in nero) non comparente nella cartografia storica quindi probabilmente relativo ad un tracciato migliorativo più recente.

002f – 002g - Mappa schematica dedotta da cartografia storica di inizio XX sec. evidenziante reticolo idrografico, infrastrutture e insediamenti, oltre che la superficie del futuro invaso, con particolare evidenziante il sito del Ponte alla Forca. La toponomastica riprende anche nella scrittura quella originale.

002h - Particolare della mappa del 1637 della ramificazione del Fosso di Campo alla Sega, anonima salvo i tratti montani dei Fossi della Motta e dell’Asticciola e di un Fondo alla Macine; compaiono Campo Minacci, Butriali, Mannatoia, Poggio Pratovecchio e Seghettina, oltre il Ponte a Ripicchione, posto subito a valle della confluenza del Fossato del Ciregiolo (oggi Fosso del Molinuzzo) nel fiume, quindi proprio nel luogo dove oggi sorge la diga (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, A. Bottacci, 2009, p. 31, cit.).

002i – 02ii - Mappe schematiche dedotte da cartografia catastale storica di inizio XIX sec. e moderna evidenzianti reticolo idrografico, infrastrutture e insediamenti e loro evoluzione. La toponomastica antica riprende anche nella scrittura quella originale. Da notare, tra l’altro, che il catasto moderno distingue ancora l’alveo del Bidente rispetto alle particelle sommerse dall’invaso e che per il Fosso della Bucaccia utilizza il toponimo antico di Fosso di Prato Matteino.

002l/002o – Per raggiungere la Seghettina più rapidamente, dopo Campominacci si percorre il sentiero sul crinale della Gallona fino al quadrivio (nelle vedute), quindi si scende ai Botriali: vedute della mulattiera e ruderi (18/12/16).

002p – 002q – 002r – Vedute del Fosso dei Botriali, affiancato dalla mulattiera, e del Fosso Campo alla Sega, affiancato dalla rotabile (24/04/13 - 30/09/19).

002s/002v – Il Ponte alla Macchia sul Fosso di Campo alla Sega e l’antica mulattiera (poi S. Vic.le Butriali-Seghettina) che sale alla Seghettina con l’omonima fonte (30/09/19).

003a – 003b – 003c - Le sponde del lago alla Seghettina in periodo di secca rivelano, nella zona dell’antico attraversamento del Bidente con il Ponte alla Forca, resti di selciato della viabilità antica risparmiati dalle acque (30/09/19).

003d/003h - Tratti dell’antica Strada che dalla Seghettina va a Stia dai pressi del ponte sommerso fino alla Seghettina: resti di selciato dimostrano l’ampiezza stradale (30/09/19).

003i/003z – Il fabbricato della Seghettina recentemente consolidato; gli interni del piano superiore mostrano una fase dei lavori durati alcuni anni (17/11/11-  30/09/19).

004a/004m – Il grande fabbricato della Seghettina, ritenuto il più antico del sito, ormai mostra ruderi irriconoscibili, mentre alcuni anni fa si notava ancora la loggia con forno (17/11/11-  30/09/19).

004n/004q – Anche il probabile fienile mostra pochi ruderi; in questo punto la Strada che dalla Seghettina va a Stia deviava verso il fondovalle del Fosso degli Altari mentre sulla cresta proseguiva la Strada del Crine del Poggio (17/11/11-  30/09/19).

004r/004v – A breve distanza dagli altri fabbricati un capanno mostrava alcuni anni addietro le sue strutture (17/11/11).

005a/005d – Accanto al fabbricato consolidato un capannino, forse con forno, resiste ancora alle insidie del tempo (17/11/11-  30/09/19).

005e – In p.p. si intravedono i resti di un’ulteriore costruzione (30/09/19).

005f – 005g – Vedute dei ripidi prati-pascoli della Seghettina (30/09/19).

005h – Panoramica dalla Seghettina (30/09/19).

005i – Particolare di una veduta di C. Lovari (M. Gasperi, 2006, p. 109, cit.) dove si riconoscono ancora bene tutti fabbricati, dal probabile fienile sulla sx, al grande fabbricato abitativo al centro ormai scomparente, a quello mai diruto e oggi consolidato.

005l – La Strada del Crine del Poggio presso la Seghettina (17/11/11).

005m – 005n – Il tratto finale dell’antica Strada del Crine del Poggio, ancora inalterato (ma nel Catasto moderno parte finale della lunga S. Vic.le La Scossa-Campominacci transitante dentro Sasso Fratino), è interrotto bruscamente presso la Posticcia di Matteino, sul confine della Riserva di Sasso Fratino, dalla moderna Strada Forestale che proviene dal passo La Scossa (26/11/19).

005o – Inizio della Strada che dalla Seghettina va a Stia (nel Catasto moderno S. Vic.le Seghettina-Lama) presso la Seghettina (30/09/19).

005p – Inizio della più recente mulattiera a mezzacosta, nel Catasto moderno S. Vic.le Camaldoli-Seghettina (23/12/19).

005q/005z – Un primo tratto della S. Vic.le Camaldoli-Seghettina in discrete condizioni consente scorci di interesse (23/12/19).

006a – 006b – 006c – Un crinaletto, da cui si nota la zona detta Gli Altari, evidenziata dall’abetina restaurativa, collega la S. Vic.le Camaldoli-Seghettina con la S. Vic.le Seghettina-Lama, percorrendole brevemente per abbandonarla a favore della Strada che dalla Seghettina va a Stia (23/12/19).

006d/006i – Il tracciato della strada antica prosegue brevemente, ovviamente perdendosi nell’abetina restaurativa che ha modificato i luoghi, comunque consentendo di avvicinarsi al Fosso degli Altari le cui sponde non consentono il transito (23/12/19).

006l/006r – In quota si ritrova l’antico tracciato stradale che, dissestato, conduce fino al guado segnalato sia dal catasto ottocentesco che da quello moderno (relativo alla S. Vic.le Camaldoli-Seghettina), subito a valle della confluenza tra i Fossi delle Segarine e della Bucaccia e l’inizio del Fosso degli Altari. Mentre il guado non è temporaneamente praticabile si nota bene (v. particolare) la sede viaria che, con ampia curva,  risale il versante opposto affiancata da cumuli di pietrame. Non si vedono resti di spallette ma è possibile che in passato vi fosse posizionata qualche trave lignea (23/12/19).

006s – 006t – Le alte pareti che generano la multipla cascata del Fosso della Bucaccia interrompono il transito in sx idrografica (23/12/19).

006u/006z – Le opere per la realizzazione della S.F. S. Paolo in Alpe-La Lama (nel catasto moderno detta Nuova S. Vic.le Campigna-Lama) hanno cancellato ogni traccia viaria antica a valle del viadotto sia in dx idrografica sia in sx dove il Catasto moderno ne indica con precisione l’innesto (come S. Vic.le Camaldoli-Seghettina), mentre a monte, segnalato dal pannello di divieto di ingresso della Riserva di Sasso Fratino, è evidente la massicciata stradale che segue l’ansa del Fosso delle Segarine (23/12/19).

007a/007i – Sul confine opposto della Riserva si ritrova netta la Strada che dalla Seghettina va a Stia (nel Catasto moderno S. Vic.le Camaldoli-Seghettina) che prosegue fino al Bagnatoio (17/12/19).

007l – 007m - Il sito di Bagnatoio dove si notano anche altre più incerte tracce di percorsi (26/11/19).

007n – Nei pressi di Bagnatoio si ritrova il bivio dove il Catasto moderno segnala la curva che la S. Vic.le Camaldoli-Seghettina compie in direzione Acuti-Passo del Gioghetto-Camaldoli, mentre è declassato il breve tratto diretto al Bagnatoio (17/12/19).

007o – 007p – 007q - La S. Vic.le Camaldoli-Seghettina nel sito di Pian delle Malenotti si ricongiunge con S. Vic.le Stia-La Lama in direzione della prossima S. Vic.le Lama-Camaldoli (26/11/19 – 11/12/19).

Surprised