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Lago (Corniolo)

Comune : Santa Sofia
Tipo : frazione
Altezza mt. : 529
Coordinate WGS84: 43 54' 16" N , 11 47' 09" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo inserito da Bruno Roba (20/12/2017 - Agg. 25/12/18).

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi. L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali tra i quali si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico. In quell’ambito, la Valle del Fiume Bidente di Campigna è delimitata ad Ovest dalla dorsale che, staccatasi dal gruppo del Monte Falco, da Poggio Palaio digrada con la Costa Poggio dei Ronchi verso Tre Faggi, come Crinale di Corniolino termina a Lago così dividendola dalla Valle del Fiume Bidente delle Celle. L’altro versante è delimitato in prima parte dal contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che subito precipita ripidissimo disegnando la sella di Pian del Pero, poi evidenziando tra gli altri l’Altopiano di S. Paolo in Alpe e Poggio Squilla e in seconda parte da un’altra dorsale che si dirama da Poggio Squilla, declinando a Nord e, dopo Poggio Aguzzo, precipita verso Lago-Corniolo. Tra il Monte dell’Avòrgnolo e il Passo della Braccina si stacca la dorsale che separa la Valle del Fosso della Fontaccia dalle Val Bonella e Val della Noce e che contribuisce a disegnare quell’arco di rilievi che delimitano il versante sx della Valle del Fiume del Bidente delle Celle (il versante dx corrisponde al sopracitato Crinale di Corniolino). Il sito di Lago, posto allo sbocco dei descritti sistemi vallivi, svolge la problematica funzione di centro di convergenza fluviale: la morfologia del luogo non è antichissima anzi l’idronimo rappresenta il consolidamento di una memoria relativamente recente, infatti il suo delicato equilibrio idrogeologico nel 1681 cedette quando la frana di Fiordilino creò quell’ostruzione che effettivamente generò un lago poi colmato da sedimentazioni successivamente modellate dal continuo scorrere delle acque, salvo eventuali interventi antropici di risanamento ambientale. La frana sommerse e distrusse il quattrocentesco Mulino Vecchio, il più antico dei mulini comunali dell’area, molto utile in quanto il Mulino di Fiumari veniva spesso rovinato dalle piene del Bidente e comunque, anche con il contributo del Mulino di Sabatino, sotto Corniolo, erano appena soddisfatte le esigenze della popolazione, considerato che il funzionamento era condizionato dall’apporto idrico. Se le speranze di un recupero del Mulino Vecchio si protrassero per alcuni anni prima che scomparisse definitivamente sepolto nel lago (infatti solo nel 1686 venne chiesta la cancellazione tributaria all’amministrazione fiorentina), a causa della frana, nella notte tra l’8 e il 9 aprile 1681,  scomparve completamente la casa del podere di Fiordilino, detta anche Fior di Lino, come documenta il drammatico resoconto del proprietario, il pievano don Matteo Fabbri, uccidendo i due lavoranti Domenico e Goro Michelacci con le loro consorti (Pro Loco Corniolo-Campigna - a cura di, 2004, p. 40, cit.).

L’analisi della geomorfologia locale fornisce utili indicazioni per comprendere la genesi di tale evento, anche senza conoscenze specifiche in materia. Come accennato, sul sito convergono da meridione la dorsale del Corniolino, che separa i Bidenti delle Celle e di Campigna, e gli sproni della dorsale interposti tra il Bidente e il Fosso delle Cerrete, dove spicca Poggio Aguzzo. Tali dorsali presentano i tipici affioramenti marnoso-arenacei che, per quanto soggetti ad erosione, paiono rispecchiare una situazione geomorfologica abbastanza antica e stabilizzata e non evidenziante aree di distacco cui attribuire responsabilità per quell’antica ostruzione del fondovalle. Da settentrione vi converge la Valle del Fosso della Fontaccia, che la cartografia specifica segnala in parte caratterizzata da una morfologia da scivolamento, determinata da detrito di versante incoerente di dimensioni e litologie varie, depositato per gravità e ruscellamento, risalente all’Era del Quaternario, Epoca del Pleistocene superiore-Olocene (da 1,8 milioni a 10 mila di anni fa, epoca dell’ultima glaciazione). Tale area è delimitata da un bordo scosceso, relativamente alto ed esposto verso sud relativo a terreni caratterizzati da più antiche (Langhiano-Serravalliano inferiore, da 15,9 a 11,6 milioni di anni fa) stratificazioni arenaceo-argillose della Formazione Marnoso-arenacea. All’epoca della formazione del deposito pleisto-olocenico evidentemente l’area doveva presentarsi più incisa e incassata e regimante un corso d’acqua, comunque tale da accogliere il riempimento che ha creato i dolci pendii dei prati-pascoli di Certino-Ciortino e Cà S.Giovanni. Superato Lago verso Est, mentre si restringe, il fondovalle compie un brusco tornante aggirando un’ulteriore promontorio, posto al confine tra i terreni delle stratificazioni arenaceo-argillose e l’area, di epoca immediatamente precedente, delle più instabili stratificazioni argilloso-arenacee (con marne e lenti di calcare), laddove si viene a creare una sorta di imbuto indirizzato proprio a monte degli odierni edifici. Se evento strettamente localizzato, questo potrebbe essere stato il sito specifico dell’ostruzione seicentesca. Successivamente sul Fiume, ricevuto il contributo del Fosso di Verghereto e divenuto Bidente di Corniolo, sempre da settentrione incombono ben 4 ampie aree di paleofrana, mentre l’asta fluviale attraversa paleo-depositi alluvionali. Con evidenza questo versante vallivo, perennemente instabile (infatti oggi fittamente piantumato a pinacee), tra tutti presenta quindi geomorfogia e orientamento con caratteristiche uniche per l’area e tali da generare e incanalare importanti eventi franosi in direzione della confluenza dei Bidenti fino ed oltre il borgo di Corniolo, tali da fermarne le acque, storicamente sul sito dell’abitato odierno di Lago fino a espandere il ristagno lacustre verso Sud, contribuendo alla formazione di ulteriori depositi alluvionali presso il Bidente di Campigna, dove sorgono alcuni edifici ed un insediamento turistico-ricettivo, con strette ramificazioni verso Ovest, interessando il tratto terminale del Bidente delle Celle, per il resto verso Est, come detto. Nel caso che il livello del ristagno avesse raggiunto i 545 m s.l.m., con sbarramento in corrispondenza del citato promontorio, la superficie avrebbe superato gli 11 ettari di estensione. Comunque dalle descrizioni dell’epoca di seguito riportate risulterebbe un ristagno limitato, tale da non sommergere completamente il mulino, distrutto dai successivi accumuli di materiale trasportato con le piene: «Cinque anni dopo, nel 1686 cioè, […] si dovette prendere atto che il Mulino Vecchio non era più recuperabile […]. Si era indugiato perché era sempre possibile vedere il vecchio mulino in mezzo alle acque del lago […]. Ma poi il lago a poco a poco si riempì di sassi e di terra portati dalla piena del Bidente, e il vecchio mulino rimase definitivamente sepolto.» (Pro Loco Corniolo-Campigna - a cura di, 2004, pp. 40-42, cit.).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle aree collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati.

Il sistema insediativo del sito di Lago ha subito notevoli modifiche riguardo l’abbandono della viabilità antica, in particolare con l’interruzione di quel ramo della Via Flaminia Minor che, attraversante a mezza costa le Ripe Toscane (le cui stratificazioni rocciose formano gradonate ancora oggi funzionali alla percorrenza, anche grazie alla “modernizzazione” dei primi anni del ‘900), oggi si ritrova a tratti fino al fabbricato di La Casina, ad Ovest di Lago mentre, superato il Fosso della Fontaccia correva poco alto rispetto al Bidente delle Celle in corrispondenza del moderno tratto di infrastrutturazione viaria di servizio dell’impianto di prelievo idrico afferente l’invaso di Ridràcoli. Nel Nuovo Catasto Terreni (1930-1952) tale ramo si trova ancora interamente riportato e classificato come Str.com. Corniolo-Celle-Pian del Grado. Raggiunto il Bidente, la viabilità consentiva di proseguire verso Est oltre l’odierna Lago, andando a ritrovare l’antica Stratam magistram, la strada maestra romagnola o Via Romagnola che proveniva da Galeata (l’antica Mevaniola), prima che essa attraversasse il fiume tramite il Ponte di Fiordilino, oltre il quale si inerpicava sul Crinale del Corniolino, con alternative di mezzacosta e di crinale o di fondovalle in direzione di Campigna o dei passi montani. Per il prosieguo del tracciato occorre fare ricorso all’immaginazione, con l’aiuto delle mappe antiche, per ricostruire la morfologia del luogo prima della realizzazione della moderna provinciale che tagliò l’erta rocciosa dove la via antica si inerpicava, pressoché in allineamento al ponte stesso (come disegnato dal catasto ottocentesco), per poi deviare fino a rasentare il Bidente e quindi risalire a mezzacosta verso l’abitato di Corniolino (tracce si vedono presso la provinciale a 200 m dal ponte,) raggiungendolo presso la Chiesa/Hospitale di S. Maria delle Farnie.

Se l’evento catastrofico del XVII secolo ha fatto sparire ogni traccia insediativa, tal quale risulterebbe registrata ancora nei primi decenni del XIX secolo dal Catasto Toscano, che riportava solo due piccoli fabbricati distanziati sul versante settentrionale oltre alla sopracitata viabilità antica, con attraversamento del Bidente delle Celle nel sito del Ponte di Fiordilino, benché della struttura del XV sec. in muratura ad arco ricordata dalla saggistica (AA.VV., 1982, p. 188, cit.), ancora prima dei danni del cataclisma seicentesco, probabilmente rimanevano solamente le spalle e la tipologia era stata ricondotta a quella ormai consueta che prevedeva l’utilizzo di travi lignee, come documentato da rifacimenti degli anni 1580-1591 (Pro Loco Corniolo-Campigna - a cura di, 2004, pp. 39, 43, cit.) e confermato dalla Carta topografica d’Italia I.G.M. di primo impianto in scala 1:50.000 (1894), dove compare il simbolo grafico della pedanca mentre quello del ponte compare solamente in quella scala 1:25.000 (1937) in relazione al tratto della provinciale del Bidente in corso di realizzazione ed ancora oggi in uso. A tale data la mappa registra una situazione insediativa ancora limitatamente modificata, con la presenza di un solo fabbricato posto in fregio alla nuova strada, lato fiume, ma il luogo è ancora privo di toponimo, che è quindi da ritenere quantomeno sedimentazione e trascrizione moderna di una memoria e tradizione antica. Nel giro di pochi decenni la nuova viabilità ha consentito lo sviluppo di un tipico insediamento allineato lungo strada, con episodi edilizi presso l’ultimo tratto del Bidente di Campigna ad uso residenza ed attività turistico-ricettive. Il Ponte di Fiordilino, infrastruttura la cui poetica denominazione deriva dal citato fabbricato distrutto dalla frana, mostrando evidenti resti di conci lapidei ben squadrati costituenti una spalla pressoché integra fino al piano di imposta poi presentante qualche concio inclinato come di innesto di un’arcata, rimanda infatti alla preesistenza tipologica arcuata (i resti dell’altra spalla, se sussistenti, giacciono sommersi dalla vegetazione). In base alle citate ricerche storiche viene datato nell’ampio periodo tra i secoli XV e XIX, ma la finezza della tecnologia costruttiva evidenziata dai resti pare paragonabile a quella di svariati ed antichi ponti romani, tanto da non poter escludere una datazione all’epoca della infrastrutturazione romana del fondovalle, benché non risolva i dubbi il seguente resoconto: «1898. Sorge il problema della disoccupazione anche al Corniolo che ora ha più di mille abitanti. Per alleviare tale disagio, si propone di avviare la costruzione della strada rotabile Corniolo-S. Sofia, la costruzione in pietra del ponte del Lago (si vede ancora una pila di questo)[…].» (Pro Loco Corniolo-Campigna - a cura di, 2004, p. 142, cit.). Pare comunque strano che si iniziasse una tale infrastruttura moderna in fregio alla balza senza averla prima tagliata e modellata, come realizzato a lato, mentre rimane coerente riconoscere la struttura antica posta lungo il percorso prima descritto.

Su Lago incombe lo svettante e caratteristico picco di cresta di Poggio Aguzzo, che attira l’attenzione anche per i riflessi diurni o l’illuminazione notturna di una grande croce. 

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche Valle del Bidente delle Celle e/o relative a monti e insediamenti citati.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, Catalogo della mostra, C.C.I.A.A. Forlì, Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, 1984;

AA.VV., Indagine sulle caratteristiche ambientali suscettibili di valorizzazione turistico-culturale delle vallate forlivesi. Repertorio, C.C.I.A.A. Forlì, 1982;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

Pro Loco Corniolo-Campigna (a cura di), Corniolo, storia di una comunità, Grafiche Marzocchi Editrice, Forlì 2004;

Schede di analisi e indicazioni operative relative agli edifici del territorio rurale, Piano Strutturale del Comune di Santa Sofia, 2009, Schede n.845-846, complete di documentazione fotografica;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Alpe di S. Benedetto, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2014;

Itinerari Geologico-Ambientali nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Regione Emilia-Romagna, Parco delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html;

Link www.fc.camcom.it/area biblioteca/documento.htm?ID_D=4931.

Percorso/distanze :

1 km. a monte della frazione Corniolo, sull'ex SS 310 del Bidente

Testo di Bruno Roba

Lago si trova al km 36+200 della S.P. 4 del Bidente, a 15 km da S. Sofia e a 9 km da Campigna

foto/descrizione :

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

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001a – 001b – 001c - Dal Sentiero degli Alpini, nel tratto di contrafforte principale tra il Passo della Braccina e il Monte dell’Avòrgnolo, si ha una panoramica ottimale dello scivolamento geomorfologico della Valle del Fosso della Fontaccia delimitato dal ripido bordo arenaceo-argilloso che, alto, segue il Bidente delle Celle e copre la vista di Lago tranne i depositi alluvionali in fregio al Bidente di Campigna (26/11/16).

 

001d/001i - Dalla mulattiera che risale la Valle delle Celle diretta verso Capria si nota l’area del deposito detritico del Quaternario che ha accolto i dolci pendii pascolivi di Ciortino, delimitata dall’area delle più antiche stratificazioni arenaceo-argillose che accoglie il sito di S.Giovanni, il cui bordo è segnato da un’evidente frana attiva, e l’incisione del tratto terminale del Fosso delle Fontacce che si immette nel Bidente sottopassando la serpentina della rotabile che, correndo parallela al Bidente, indirizza lo sguardo verso Lago (8/12/16 - 10/12/16).

 

001l – 001m – 001n – Dal bordo del pendio che sovrasta Lago si nota l’ultimo tratto della Valle del Bidente di Campigna prima che svolti bruscamente verso Corniolo, accogliendo la confluenza del Bidente delle Celle presso i resti del Ponte di Fiordilino, accanto al moderno ponte. Questo tratto di valle, delimitata dalla dorsale che si distacca da Poggio Squilla ed evidenzia Poggio Aguzzo e dal Crinale del Corniolino, mostra i paleo-depositi alluvionali oggi impropriamente divenuti insediativi dove, evidentemente, si espanse il ristagno lacustre del 1681, la cui memoria si sedimenterà secoli dopo con l’idronimo adottato (8/12/16 - 10/12/16).

 

001o/001u - A monte di Fossacupa, dalla dorsale che delimita la Valle di Lavacchio su cui risale la mulattiera verso il Monte Cavallo, si ha un’ottima osservazione delle dorsali che convergono su Lago, separando gli assi fluviali, e dei loro luoghi topici che sovrastano il borghetto fluviale: il Castellaccio di Corniolino e Poggio Aguzzo (11/09/16 – 30/11/16 - 12/12/16).

 

001za/001zf - Da Poggio Squilla (a monte di S. Paolo in Alpe, deviazione dal sent. 288 CAI) si sviluppa una dorsale dal crinale affilato che delimita la valle del Fosso di Ristèfani, terminando con Poggio Aguzzo, da cui si aprono vasti panorami; in particolare, tra maestrale e tramontana la vista spazia tra il M. dell’Avòrgnolo, il M. Guffone, mentre risulta evidente l’instabilità dei sottostanti versanti, tra cui la morfologia da scivolamento della valle del Fosso della Fontaccia, che a ridosso del moderno borghetto di Lago chiude il bacino del Bidente delle Celle (25/04/18).

 

001zg – 001zh – La vetta di Poggio Aguzzo sovrasta Lago, 230 m più sotto (25/04/18).

 

001zi – Particolare dell’instabile dorsale, in parte opportunamente piantumata ad abeti, posta sul confine tra la formazione delle stratificazioni arenaceo-argillose e quella argilloso-arenacea, ulteriormente instabile, da cui si potrebbe essere staccata la frana che andò ad ostruire il corso fluviale generando il topico lago (25/04/18).

 

002a/002f – Dai tornanti della S.P. 4 del Bidente (di Campigna), nonostante le limitazioni imposte dalla distanza e dalla ristrettezza valliva, accanto al soleggiato borgo di Corniolo (sulla sx si nota Corniolino), si riescono a distinguere alcuni edifici bianchi e rossi di Lago (11/09/16 – 30/11/16).

 

002g – Ipotesi schematica del catastrofico evento idro-geomorfologico che nel 1681 generò il lago, probabilmente rendendo il sito inospitale per un paio di secoli. Il luogo della frana è ipotetico ma basato sulla differente giacenza e storia geologica degli strati oltre che sulla morfologia del sito. Il livello raggiunto dall’invaso è stato del tutto ipoteticamente fissato in 545 m s.l.m. soprattutto in quanto la corrispondente curva di livello è riconoscibile con continuità nella cartografia tecnica. In tal caso la superficie lacustre avrebbe avuto un’estensione di oltre 11 ettari. Inoltre è stata indicata l’area contenuta entro la medesima quota fino al borgo di Corniolo al fine di valutare una maggiore estensione lacustre relativa a diverse ipotesi ostruttive, che tuttavia, considerato l’allargarsi della sezione valliva, sarebbero dovute essere particolarmente consistenti.

 

002h – Confronto tra schemi di mappa di tre diverse epoche che consentono di comprendere la lentezza dello sviluppo del sistema insediativo.

 

002i – 002l – Dal Crinale del Corniolino, scorcio dell’insediamento turistico-ricettivo di Lago nell’area di paleo-deposito alluvionale presso il Bidente di Campigna (11/09/16).

 

002m – 002n – I resti del Ponte di Fiordilino; documentalmente databile tra i secoli XV e XIX, la tipologia ad arco a tutto sesto e le caratteristiche costruttive, paragonabili ai ponti romani, farebbero pensare a una maggiore antichità (15/11/16).

002o – 002p – 002q - Grazie a Google Earth si può provare a ricostruire una vista aerea verso Sud che, per quanto deformata, dà un’idea tridimensionale del probabile ristagno lacustre; una visione in sequenza delle due immagini accentua l’effetto alluvionale, che pare aver lasciato delle tracce ancora visibili alla base del versante in dx idrografica.

002r – Lago (4/01/18).

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