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Cetoraio o Cetoraia

Tipo : casa isolata
Altezza mt. : 557
Coordinate WGS84: 43 51' 53" N , 11 53' 39" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (19/10/2022) - Lo sbocco della valle del Fiume Bidente di Pietrapazza è delimitato dalla convergenza delle dorsali che si staccano, da un versante, dai Monti Moricciona e La Rocca, dal versante opposto, dal Monte Castelluccio (anticamente detto Poggio de Castellare). Quest'ultima, dopo aver espresso una serie di picchi anticamente detti (nell’ordine, da monte a valle) Poggiolo dei Ronchi o della Balza dei RonchiPoggiolo delle Casaccie e Poggio di Rio Salso,  determinando un contesto di notevole interesse morfologico e paesaggistico, si prolunga assottigliandosi e arcuandosi in parallelo al Bidente, nel contempo evidenziando il Monte Casaccia prima di terminare con il Monte Riccio (dove, strategicamente collocato, il Castrum montis Riccioli, almeno già dal 1321 sorvegliava ogni transito - ne restano vaghe tracce: «Anche sopra la via che va a Strabatenza, presso la località detta Ca’ di Veroli, ove dimora tuttora un ramo della famiglia Bardi, lassù rifugiatasi, fra i monti più alti, ai tempi delle famose contese medioevali, vedonsi i muri imponenti di un vecchio maniero, e quel luogo dicesi Montericcio» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 279, cit.). Qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza e Trappisa nel Bidente, la Valle di Pietrapazza si restringe quasi a chiudersi creando una discontinuità con quella di Strabatenza, così rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica. A valle dell’improvvidamente demolito ma mai idealmente rimosso villaggio di Strabatenza, pur senza soluzione di continuità morfologica, si modifica l’idronimo e il Bidente di Pietrapazza diviene di Strabatenza laddove confluisce il Fosso delle Cannetole, avente origine dalla piega tra i Monti La Rocca e Marino.

Nell’esteso versante della dorsale dal Castelluccio appartenente alla Valle di Pietrapazza si possono distinguere varie aree. Il versante sud-occidentale appartiene alla valle del Fosso del Lastricheto, costituendone l’area degli insediamenti per morfologia ed esposizione più favorevole: all’inizio del Cinquecento la parte adiacente allo sbocco era detta le Felcetine o Falcedino. Il versante occidentale, scolante direttamente nel Bidente di Pietrapazza, anticamente si distingueva nella Valle del Frassine, nell’area intermedia de la Celteraja  e in quella nodale di Pian del Ponte – la Bottega, c.d. «[…] per l’appalto di generi vari e di monopolio che v’era.» (G. Marcuccini, Le valli alte del Bidente: un cammino nella memoria, in: G.L. Corradi, a cura di, 1992, p. 120, cit.). Le due ultime erano attribuite alla Valle di Strabatenza, benché detto ramo del Bidente iniziasse poco oltre, come sopra evidenziato. 

Per l’inquadramento territoriale v. schede Valle del Bidente di PietrapazzaFiume Bidente di Pietrapazza e la Celteraja.

In base al Catasto Toscano ne la Celteraja, lungo la futura Mulattiera del Bidente, sorgevano due insediamenti: La Cetoraja (restaurato) nel Catasto Toscano, o C. Cetoraio nella Carta d'Italia I.G.M. di impianto (1894 e 1937), o Cetoraio in quella moderna, o La Cetoraria nel NCT (1935-1952), o Citoraia nella CTR della Regione Emilia-Romagna; Campo di Sopra (ruderi) nel Catasto Toscano, o Campo sopra nella Carta d’Italia I.G.M. di impianto (1894, 1937), o Campo di sopra in quella moderna, o Campo di Sopra nel NCT e nella CTR .

La documentazione più antica riguardante l’area consiste in una disputa giudiziaria del 1531 relativa ad una compravendita risalente al 1524 di un appezzamento sito in un luogo detto Falcedino. Anche l’Opera del Duomo di Firenze vantava diritti e possedimenti che si spingevano fino a queste latitudini. Alcuni appezzamenti sono documentati fin dal 1546 nell’inventario eseguito dopo che l’Opera, avendo preso possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, dove desiderava evitare nuovi insediamenti, aveva constatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi sia altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti (“roncamenti”) non autorizzati; pertanto, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile: «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1546 […] Un poderetto di terra lavorativa e roncata in luogo detto la Fossa dell’Olmo di some 5 […] Un pezzo di terra lavoratia, siepata e roncata in luogo detto il Susinello di some 5. […] un pezzo di terra lavorativa e roncata posta in luogo detto i Ripiani e di some 6. Un podere di terra lavorativa e roncata con casa, in luogo detto le Felcetine. […] Un poderino alle Graticce di some 5. […] 1547 […] Un podere con casa e terre lavorative e vignate e roncate in luogo detto la Celteraia. […Un podere o vero tenimento di terre parte lavorative e parte roncate e boscate con vigna e casa, in luogo detto Campo di Sopra e vale lire 1000. Un podere ai Ripiani di some 25. […] Un podere con casa e terre lavorative roncate et altro, in luogo detto le Cortine e vale scudi 200.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 151-153, cit.). Peraltro, una relazione del 1789 conferma quale fosse il tipo di interesse dell’Opera nel mantenimento dei poderi che … : «[…] sono situati alle falde di vasto circondario delle selve d’abeti e sembra che sieno stati fabbricati in detti luoghi per servire di custodia e per far invigilare dai contadini di detti poderi dal fuoco, al taglio insomma alla conservazione  di dette selve […] non ardirei mai di far proposizione di alienarli ma di seguitare a tenerli […] come si rileva chiaramente dalla loro posizione servendo di cordone e custodia alle macchie medesime […] ma […] potrebbero allinearsi e vendersi per essere […] ridotti in tal cattivo stato dai passati affittuari […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 441, 442, cit.). I sopraddetti appezzamenti comunque vennero presto alienati, così nel 1818, all’epoca del Contratto livellario tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli, nella descrizione dei confini vengono ormai nominati alcuni proprietari privati, i cui poderi paiono estendersi fino al crinale: «Una vasta tenuta di terre […] alla quale per la circonferenza confina: […]; secondo, da detto punto confina Giuseppe Mosconi di Ridolmo seguitando la strada che da Prato ai Grilli conduce al Poderaccio, lasciando la strada su prendere il crine che conduce alle Palestre; […] quarto, Mario Mosconi col podere detto Ripiani […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 463-464, cit.). Anche grazie alle alienazioni, nell’arco temporale di un secolo nell’area del Frassine si contavano 3 abitazioni, salite a 4 nel corso dei secoli, nella Celteraja  2 abitazioni, mentre nelle immediatezze dello stretto fondovalle incentrato su Pian del Ponte, da ritenersi compreso tra i Mulini delle Cortine e della Bottega, si concentravano fino a 12 abitazioni, interessando entrambi i versanti fluviali.

Uno dei due fabbricati della seconda area è quello topico, infatti ne condivide il nome e, come sopracitato, è documentato già dal 1547, come la Celteraia, toponimo probabilmente derivante dal latino cerretum, bosco di cerri, quindi da “cerretaia”, così come Certopiano (S. Sofia, nella valle del T. Suasia) pare derivare da cerretum planum, cerreto pianeggiante, però nel nostro caso ipotizzando una trasformazione fonetica in luogo della pronuncia della doppia “r”. Dal registro dei decessi della parrocchia di Strabatenza, conservato nell’Archivio vescovile di Sansepolcro, nell’anno 1631 risultano colpiti gli abitanti delle case di Cortina, Cetoraia e Fosso (cfr.: C. Bignami, I giorni delle peste – Strabatenza 1631:cronaca di una epidemia, in: Alpe Appennina, pp. 192-193, cit.). Nel confronto tra la situazione odierna e la planimetria del Catasto Toscano non risultano modifiche planimetriche, invece evidenziate nel confronto con il NCT, che probabilmente rilevava una situazione precedente al restauro, e dove risultavano presenti due piccoli annessi. Il “Giornale di Campagna” catastale del 1839 registra: «(39) casa colonica. A terreno: stalla, due stalletti, capannetta, loggia e forno. p. I°: cucina e due stanze.» (M. Foschi, P. Tamburini, 1979, p. 119, cit.). Una mappa dell’Archivio Comunale di Bagno di Romagna datata 1888-1913 (cfr. C. Bignami, a cura di, 1991, cit.), riguardante l’attribuzione delle numerazioni civiche, assegna a Citolaia il n. 13. È stata abbandonata nel 1968 divenendo in conseguenza proprietà ex A.R.F., quando l’insediamento risulta composto da un fabbricato di 125 mq, 630 mc e 4 vani. Nell’ambito dei programmi regionali di riutilizzo del patrimonio edilizio nel Demanio forestale è stato sottoposto ad analisi storico-tipologica e metodologica; grazie ad essa risulta che il fabbricato è stato costruito in quattro fasi che hanno visto inizialmente la realizzazione di uno stalletto seminterrato sfruttante il pendio e sopra una stanza anche cucina, con una superficie coperta di circa 30 mq. Nella 2a fase avviene un raddoppio verso valle creando un secondo stalletto e un’altra stanza di abitazione al piano superiore. L’incremento della 3a fase vede al sottopiano un ampliamento laterale con la costruzione di un ulteriore stalla che al piano abitativo comporta anche un ampliamento sul retro creando una pianta quadrangolare comprendente altre due stanze, una loggia e due capanne laterali con una scala per l’utilizzo del sottotetto di cui una oltre sagoma. Tra la 3a e la 4a fase viene trasformata la loggia con la creazione dei due vani rappresentati in pianta, inoltre viene riconfigurato unitariamente il fabbricato, con rialzamento del tetto. Nella 4a fase, posteriore al 1835, viene aggiunto a monte il forno, così da raggiungere una superficie coperta di circa 150 mq. Nel sopracitato “Giornale di Campagna” è registrata la 3a fase. Oggi, saltuariamente utilizzato e ben restaurato, con rimozione del forno, mostra nella facciata verso strada i resti della loggia inglobati nel paramento murario. Su una pietra cantonale è inciso il riferimento stradale “KM. 0 M. 610” da leggersi come distanza riferita alla località Ponte posta all’incrocio tra la Mulattiera di Casanova e la Mulattiera del Bidente

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.: - Negli scorsi Anni ’70, a seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, tra cui Cà di MicheloniCampo di SopraCetoraia Frassino (tutti dimensionati), divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, tranne Cetoraia senza successo. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

- L’Appennino romagnolo era caratterizzato fino a metà del XX secolo (superata in qualche caso per un paio di decenni) da una capillare e diffusa presenza di mulini ad acqua, secondo un sistema socio-economico legato ai mulini e, da secoli, radicato nel territorio del Capitanato della Val di Bagno. Intorno al Cinquecento ognuno dei 12 comuni del Capitanato disponeva di almeno un mulino comunitativo la cui conduzione veniva annualmente sottoposta a gara pubblica a favore del migliore offerente. Nell’alta valle del Bidente di Pietrapazza il Comune di Poggio alla Lastra possedeva tre mulini, il Mulino di Pontevecchio, il Mulino delle Cortine e il Mulino delle Graticce; a quell’epoca nell’area si registrano assegnazioni per 230 bolognini. La manutenzione poteva essere a carico del comune o del mugnaio. Alla fine del Settecento l’attività riformatrice leopoldina eliminò il regime di monopolio comunitativo introducendo la possibilità per i privati di costruire altri mulini in concorrenza produttiva, cui seguì un progressivo disinteresse comunale con riduzione dell’affitto annuale dei mulini pubblici fino alla loro privatizzazione. Nell’Ottocento, con la diffusione dell’agricoltura fino alle più profonde aree di montagna, vi fu ovunque una notevole proliferazione di opifici tanto che, ai primi decenni del Novecento, si potevano contare undici mulini dislocati lungo il Bidente di Pietrapazza e i suoi affluenti. Dagli anni ’30, la crisi del sistema socio-economico agro-forestale ebbe come conseguenza l’esodo dai poderi e il progressivo abbandono dell’attività molitoria e delle relative costruzioni.

- Quando il toponimo compare con anteposta l’abbreviazione “C.” presumibilmente si è manifestata l’esigenza di precisarne la funzione abitativa; in base alle note tecniche dell’I.G.M., se viene preferito il troncamento Ca, deve essere scritto senza accento: se ne deduce che se compare con l’accento significa che è entrato nella consuetudine quindi nella formazione integrale del toponimo. 

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, Catalogo della mostra, C.C.I.A.A. Forlì, Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, Forlì 1984;

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Strabatenza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale “Re Medello”, Forlì 1991;

C. Bignami, A. Boattini, La Gente di Pietrapazza, Monti editore, Cesena 2018;

C. Bignami, A. Boattini, A. Rossi (a cura di), AL TEMPE DEL COROJJE - Poderi e case rurali nel territorio parrocchiale di Bagno di Romagna - Immagini e storie di altri tempi, Edizioni Nuova S1 Il Girovago, Bologna 2010;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.204;

Alpe Appennina – Storia e storie fra Romagna e Toscana, Raffaele Monti Editore, Cesena;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

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Link https://www.alpeappennina.it/;

Link http://www.igmi.org/pdf/abbreviazioni.pdf;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

sulla sterrata per Pietrapazza, ai margini della strada, 850 metri dopo Ponte del Faggio

Testo di Bruno Roba - Cetoraia si può raggiungere agevolmente nel tratto della S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km) a circa 4 km da Pietrapazza.

foto/descrizione :

foto inviata da http://tracceinappennino.blogspot.com e qui riprodotta su segnalazione dell'autore.

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Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

00a1/00a4 – Da Poggio Rovino, scorci sullo stacco della dorsale del Monte Castelluccio ed il suo prolungarsi verso lo sbocco della valle del Bidente di Pietrapazza deformato prospetticamente fino al termine con il Monte Riccio, con indice fotografico degli insediamenti della Celteraja (10/05/21).

00b1 – 00b2 – Da Cima del Termine si apre uno scorcio sulla Valle di Pietrapazza ed oltre, coronata dalla parte terminale del contrafforte secondario con i Monti Marino e Pezzoli fino a Poggio Busca. Sulla dx, oltre la sovrapposizione di dorsali provenienti dal Càrpano, si nota il tratto terminale di crinale che delimita lo sbocco della valle deformato dall’effetto prospettico, casualmente allineando le vette dei Monti Casaccia e Riccio (3/10/11).

00c1 – 00c2 - Da un tratto mediano del Crinale del Finocchio, vedute delle ristrettezze vallive da Ca’ de’ Conti, Casa Pasquino ed oltre; emerge il Monte Casaccia (1/09/16).

00d1 – 00d2 - Dal crinale che da Pietrapazza risale verso Le Graticce, pressi Cà di Mengaglia, altre vedute della media Valle del Bidente da Cà dei Conti, Petrella, Cà dei Maestri ed oltre (19/04/18).

00d3/00d9 – Dalla Mulattiera di Casanova, sent. 221, vedute del versante vallivo opposto con scorci di Cetoraia (23/03/22).

00e1 – Schema cartografico del bacino idrografico della valle del Frassine e della Celteraja. Sono evidenziati i tratti superstiti della Mulattiera del Bidente.

00e2 – 00e3 - Schemi da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento relativi all’ultimo tratto della valle del Bidente di Pietrapazza, evidenziante il sistema insediativo, con utilizzo della toponomastica originale. Qui compare anche la toponomastica della viabilità principale di fondovalle e di crinale. Integrazioni in corsivo moderno a fini orientativi. Confronto schematico tra catasto antico e moderno da cui si rilevano le modifiche planimetriche intercorse nell’ultimo secolo di utilizzo dei fabbricati, prima della realizzazione della viabilità moderna.

00e4 - Schema  cartografico della bassa valle del Bidente di Pietrapazza antecedente alla realizzazione della S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza, così ancora evidenziante il tracciato della Mulattiera del Bidente.

00e5 - Schema cartografico da mappa del XIX sec. che, nella sua essenzialità, evidenziava esclusivamente i tracciati viari di crinale che da S.Sofia raggiungevano lo Spartiacque Appenninico, il tracciato di fondovalle S.Sofia-Poggio alla Lastra che poi si riconnetteva al tracciato di crinale ed il tracciato trasversale che collegava i Passi della Bertesca e di Monte Càrpano transitando da Pietrapazza. La toponomastica riprende, anche nella grafica, quella originale; integrazioni in nero a fini orientativi.

00e6 – Schema del sistema viario storico principale al XIX secolo che, entro la prima metà del XX sec. venne integrato con il sistema delle mulattiere, su base cartografica del 1937, prima della realizzazione dell’invaso di Ridràcoli e della viabilità provinciale interna.  

00i1 – 00f2 – Elaborazioni pittoriche da foto del PS comunale e da rete dove si nota la confluenza del Fosso delle Cannetole al termine del Bidente di Pietrapazza presso Cà di Bogri. Tra Cà di Bogri e La Bottega la viabilità principale, almeno fino a metà del XIX sec., attraversava il fiume spostandosi in sx idrografica.

00f3/00f7 – Il sito di Pian del Ponte tra il Mulino della Bottega e il Ponte del Faggio dove, in sx idrografica, passava l’antico tracciato viario per Pietrapazza, prima di essere spostato sul lato opposto, presso il quale si trovava un piccolo fabbricato che pare lo stesso ristrutturato a servizio dell’Area Attrezzata (12/10/16).

00f8/00f15 – Vedute dell’area degli insediamenti di Pian del Ponte presso il Ponte della Bottega (1857), dove ufficialmente iniziava la Mulattiera del Bidente, come da cippo stradale, e la viabilità si stabilizzava in dx idrografica (12/10/16 – 19/04/18).

00g1 – Elaborazione di una foto degli anni ’80 dove si nota la nuova carrabile per Pietrapazza in dx idrografica, con segnalazione del tratto antico.

00h1/00h4 – Anche tra l’attraversamento carrabile del Bidente presso il Mulino delle Cortine (forse realizzato in luogo di un antico guado) e Il Ponte delle Fontanine sul Fosso di Strabatenza probabilmente si trova sul percorso dell’antico tratto viario in sx idrografica; accanto al ponte rimane, seminascosto, il cippo stradale che segnalava la Mulattiera di Casanova (12/10/16).

00i1/00i4 – L’area della Pomina anticamente interessata dalla viabilità principale (12/10/16).

00l1/00l4 - Il Ponte della Cortina, presso il Molino delle Cortine, rifatto nel 1920 e 1950 in luogo di una pedanca o palancola già in rovina nel 1816, è prossimo al sito dove la viabilità antica attraversava definitivamente il Bidente, in attesa della mulattiera di metà del XIX sec. (10/12/16).

00l1/00l6 – Vedute del tratto superstite di Mulattiera del Bidente che raggiunge Cetoraio, dove, su una pietra cantonale, era incisa la distanza in km intercorrente in direzione Pietrapazza, ovvero km 0+610 fino a Campo di Sopra (29/10/16).

00m7 – Veduta di Cetoraia da monte (27/05/17).

00m8 – Elaborazione pittorica da foto degli scorsi anni ’70, dove si può notare la presenza del forno non ancora demolito, probabilmente successivo alla riconfigurazione e rialzamento del fabbricato.

00m9 - Schema tipologico delle fasi di ampliamento e della destinazione d’uso dei vani.

00m10/00m16 – Vedute progressive del fabbricato dalla strada forestale (29/10/16).

00m17 - 00m18 – 00m19 – Vedute della facciata con particolari dei resti della loggia inglobati nel paramento murario (29/10/16).

00m20 – Elaborazione pittorica da foto degli scorsi anni ’70 quale esempio tipologico del possibile aspetto della loggia di Cetoraia poi inglobata nel fabbricato.

00n1 – 00n2 – La mulattiera a Campo di Sopra (29/10/16).

00o1/00o8 – Il tratto più antico di mulattiera attraversa l’insediamento di Frassine; mentre lo stretto tracciato viario più antico attraversa l’insediamento, con l’ammodernamento la mulattiera viene spostata a monte, come evidenzia il grosso pietrame addossato all’annesso preesistente; la risalita prosegue quindi verso Cà Micheloni (4/11/16).

00p1 – La S.F. taglia la mulattiera tra Frassine e Cà Micheloni, compromettendone la visibilità e l’utilizzo (4/11/16).

00p2 – 00p3 - 00p4 – La mulattiera risale fino a Cà Micheloni (4/11/16).

00q1 – 00q2 – La S.F. aggira lo sprone dove sorge Cà Micheloni proseguendo verso Pietrapazza riprendendo il tracciato dell’antica mulattiera (4/11/16).

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