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Ricavoli

Tipo : rudere
Altezza mt. : 585
Coordinate WGS84: 43 51' 22" N , 11 53' 29" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto e caratterizzato da una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica dagli opposti contrafforti sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementarne l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità. Tra essi, la dorsale che si stacca dal Monte Moricciona delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, e quella opposta, imponente, proveniente dal Monte Castelluccio, che mentre declina verso il Monte Casaccia andando a terminare con il Monte Riccio (dove, “opportunamente” collocato, il Castrum montis Riccioli, almeno già dal 1321 sorvegliava ogni transito; ne restano vaghe tracce), costituisce versante dx della valle del Bidente, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, convergono fin quasi a chiuderla (tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m) così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica. Per la diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

Tra le dorsali convergenti dalla sx idrografica, quella dove emerge il Monte Roncacci digrada ripida terminando con vari sproni puntati a raggiera verso le profonde incisioni fluviali che la delimitano. Qui, sul versante orientale di un ultimo poggio piramidale che mostra il biancore delle emergenti stratificazioni marnoso-arenacee, stretto tra il Fosso del Trogo, il Bidente e il (probabile) Rio Cavo (v. più avanti), si trovano i ruderi di Ricàvoli, insediamento di mezzacosta posto a circa 80 metri dal fondovalle, inserito in un paesaggio caratterizzato dall’alternanza di formazioni boschive, lande e cespuglieti. Classificato di pregio storico-culturale e testimoniale, nel Catasto Toscano del 1826-34 compare come Rio Cavola ed appare composto dal fabbricato principale della casa-stalla dalla planimetria irregolare e da due piccoli annessi, mentre nel catasto e nella cartografia moderna, come si può ancora riscontrare dai ruderi rimasti, la planimetria della casa risulta modificata e in luogo dei due piccoli annessi compare il grande annesso uso stalla-fienile ancora oggi sostanzialmente in piedi per quanto notevolmente dissestato. L’insediamento è posto in un ripido pendio sottostante una sella della dorsale che lo ospita, che ha comportato notevoli terrazzamenti e dislivelli tra i fabbricati, sfruttati per realizzare diversi accessi indipendenti ed una lunga scalinata di ingresso alla cucina, posta al livello più alto sull’angolo O della casa ed oggi appena riconoscibile come pure la loggia con forno. Nella mappa catastale del 1834 compaiono anche altri due piccoli annessi più distanziati, uno che pare posizionato sulla suddetta sella crinalizia, l’altro più a N accanto alla via che raggiunge il guado sul Fosso del Trogo. Dagli aggiornamenti del “Giornale di Campagna” allegato al Catasto Toscano, completato (in circa un ventennio) nel 1834, poi utilizzato ed aggiornato fino ai primi decenni del XX sec., risulta che nel 1816 ne è proprietario Giobatta Mosconi ma l’abbandonante negli scorsi anni ’30 è la famiglia Bergamaschi. Per il toponimo occorre fare riferimento a quello più antico, essendo poi evidente l’alterazione successiva, così, pensando alla morfologia del sottostante e profondo fosso, è facile immaginare una trasformazione da Rio Cavo, che si trova in Val Marecchia, dall’aggettivo latino cavus, a, um = cavo, profondo … «[…] e trovansi altre forme Rivus Cavus… Ricao… Ricavo… Ricò. Ma è rivus cavus (rivo profondo).» (A. Polloni, 1966-2004, p. 74, cit.). Lo stesso autore ricorda anche Pietracavola, a Macerata Feltria, derivante in sequenza da Petracaulaepetra cavulacava, con il significato di pietra o monte scavati. Così si trovano molte attinenze, laddove la morfologia del profondo fosso e del monte, con le sue pietre scavate, cavate, si sintetizzano in una brevissima espressione toponomastica frutto della profonda saggezza popolare.

RIFERIMENTI   

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Strabatenza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale “Re Medello”, Forlì 1991;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.225, che contiene fotografia panoramica errata;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri scala 1:25.000, Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

 

Percorso/distanze :

in sponda sinistra del Bidente di Pietrapazza, raggiungibile per sentiero CAI 211 da Molino delle Cortine direzione sud, poi nei pressi di Cortine per sentiero non segnato a sinistra

Testo di Bruno Roba

è raggiungibile dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km). A Pian del Ponte, circa 5 km prima di Pietrapazza, oltrepassato il Ponte del Faggio occorre raggiungere il Mulino delle Cortine sia attraversando subito il Bidente sull’antico Ponte Bottega in pietra e percorrendo la Mulattiera di Casanova (sent. 211 CAI) sia proseguendo sulla rotabile per 300 m fino al bivio per il mulino, dove si può sostare; sulla dx dell’insediamento molitorio, oltre la sbarra, riparte la mulattiera che risale per 900 m fino a Cortine di Sopra; si passa davanti ad essa scendendo nell’ampia prateria antistante da costeggiare verso Cortine di Sotto ripercorrendo l’antico tracciato viario, mentre appare meno praticabile il tratto che discende direttamente al Fosso del Trogo, in entrambi i casi in corrispondenza di strade vicinali; appena raggiunta la casa si scende brevemente sul lato opposto fino a guadare abbastanza facilmente il fosso, quindi si risale il costone fronteggiante su evidente traccia, da percorrere mantenendosi paralleli al Bidente e, dopo un inizio incerto, si trova un’ampia mulattiera che, in 700 m di percorso con un dislivello di 100 m, giunge ai ruderi cercati. Il sentiero, non segnalato, compare nella cartografia escursionistica e nella particolareggiata CTR regionale.

foto/descrizione :

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

001a – 001b – 001c – Dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza, procedendo verso Cetoraio, prima si hanno degli scorci in asse con la dorsale del M. Roncacci riuscendo a scorgere La Cortina di Sopra da cui si transita per raggiungere Ricavoli, posta sul versante sx (nella foto) della dorsale, poi si scorgono dall’alto entrambi i fabbricati di Cortine di Sopra e Cortine di Sotto, che indicano il percorso verso il guado sul Fosso del Trogo, utile per raggiungere Ricavoli (29/10/16).

 

001d/001h – Discendendo lungo quanto rimane della Mulattiera di Casanova, da Casanova dell’Alpe a Ponte Bottega, semidistrutta dalle erosioni nel giungere a Cortine di Sopra, prima si nota la dorsale dove emerge il M. Roncacci poi la profondità dell’incisione dell’ultimo tratto del Fosso del Trogo che separa dagli sproni della dorsale dietro i quali si nasconde Ricavoli (12/10/16).

 

001i/001n – Presso Cortine di Sopra si trova l’accesso al podere che di fatto costituisce strada vicinale ricalcante l’antico collegamento che discendeva a guadare il Fosso del Trogo sia direttamente sia deviando a toccare Cortine di Sotto, deviazione di agevole praticabilità salvo l’ultimo brevissimo tratto che attraversa ormai liberamente la macchia per discendere al guado oltre il quale si nota subito la traccia che risale il versante opposto (12/10/16 -29/10/16).

 

001o/001y – La mulattiera risale il versante orientale della dorsale del M. Roncacci parallela al Bidente (però nascosto dalla vegetazione), quasi sempre evidente, toccando un punto panoramico dove, verso N, l’incisione a “V” della valle segnala la casa di Cortine di Sotto da cui si proviene e, verso NO, la stratificazione rocciosa fortemente inclinata mostra in alto la traccia superstite della Mulattiera di Casanova, mentre Cortine di Sopra traspare sulla dx tra la vegetazione e il Trogo appena si nota in alto sulla sx (29/10/16).

 

002a/002p – Mentre l’asprezza del luogo disgrega la storia materiale di un pezzo di disperata umanità, dell’edificio principale di Ricavoli restano solo parti delle murature che comunque consentono di apprezzare l’articolazione del corpo di fabbrica. Nella foto 2i pare di individuare i resti di una rampa o gradonata di accesso alla parte abitativa, posta a monte, rappresentata nelle successive 2l-2m-2n, con scarsi resti dell’ingresso e della loggia con forno, mentre invece è del tutto irreperibile il camino posto al centro della cucina ancora descritto negli scorsi Anni ’90 (C. Bignami, 1991, cit.) (29/10/16).

 

002q/002z – Il grande annesso uso stalla-fienile sfrutta il pendio per il disimpegno dei locali mostrando a valle la porzione su due livelli ed evidenziando il distacco strutturale dell’ampliamento, realizzato probabilmente in aderenza ad uno dei due annessi presenti nella mappa ottocentesca (v. foto 004), questo su un unico livello e differente anche per tessitura muraria. Benché pericolante le sue murature ancora resistono (forza edera!!!) mentre hanno ceduto la copertura e il solaio. (29/10/16).

 

003a/003f – Osservando la valle del Bidente da posizioni in quota e da occidente si nota bene la “convergenza parallela” delle dorsali sull’asse fluviale bidentino. Foto 3a: dalla Mulattiera di Casanova si vede la sella della dorsale del M. Roncacci dietro cui si nasconde Ricavoli mentre sulla stessa sella è probabilmente da situare un annesso presente nella mappa del 1834. Foto 3b-3c: percorrendo la citata dorsale del M. Roncacci si nota l’incisione del Fosso di Cà dei Maestri mentre i ruderi che vi si affacciano sono quelli di Cà di Giorgio e sull’altro versante emergono le imponenti dorsali provenienti dai MM. Càrpano e Castelluccio. Foto 3d-3e-3f: dal contrafforte tra Casanova dell’Alpe e il Passo del Vinco, prima appare l’intero sviluppo vallivo dei Fossi delle Palaine e di Trapisa con la dorsale che si distacca tra il M. Moricciona e Casanova (oltre di essa si sviluppa la Valle del Trogo), poi quella del Fosso di Strabatenza (27/06/12 – 5/10/16 - 12/10/16 – 29/10/16).

 

003g/003l – Dal Monte Piano la visione panoramica consente di contestualizzare la dorsale con il M. Roncacci alla cui estremità si trova Ricavoli che, con viste ravvicinate e grazie al confronto con la sovrapposizione tra cartografia e vista satellitare, è possibile localizzarlo subito sotto la selletta posta al temine della dorsale, anche se il sito dell’insediamento rimane coperto dal rilievo antistante. La vestizione arborea invernale consente invece di scorgere la traccia della mulattiera (1/01/12).

 

003m - Dalla sella del contrafforte alla testata della valle del Rio Salso si nota l’ultimo tratto della dorsale che congiunge il Monte Castelluccio al Monte Casaccia e poi digrada verso il fondovalle del Bidente, così costituendo elemento geomorfologico che consente di stabilire una separazione tra le valli di Pietrapazza e di Strabatenza. La visione panoramica è meno utile per contestualizzare la dorsale con il M. Roncacci, che rimane sulla sx a ¼ di foto mentre il monte si può individuare sulla verticale del lontano Poggio Scali. Il fabbricato nel fondovalle è Valcitura (1/01/12).

 

003n/003s - Dalla Colla dei Ripiani alle pendici del Monte Castelluccio e dal monte stesso si nota la dorsale del Monte Càrpano che delimita l’incisione del Fosso del Lastricheto: sulla verticale delle convergenze sta il M. Roncacci. La successione di foto realizzata spostandosi sul Castelluccio consente anzitutto di individuare il Trogo davanti al quale sta la selletta sovrastante Ricavoli, che evidenzia le stratificazioni rocciose già viste nelle foto 3i-3l (3/10/11 - 27/11/11 – 1/01/12).

 

004 – Schema neografico derivato dalle mappe ottocentesche che evidenzia gli edifici presenti, la viabilità e l’idrografia.

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