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scheda n. 3011 letta 18 volte

Molino di Carpanone

Tipo : rudere
Altezza mt. : 693
Coordinate WGS84: 43 50' 55" N , 11 51' 14" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (Set. 2016 – Agg. 26/08/20)

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

In particolare, la Valle del Fiume Bidente di Ridràcoli riguarda quel ramo intermedio del Bidente delimitato, ad Ovest, dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che subito precipita ripidissimo disegnando la sella di Pian del Pero, serpeggiante evidenzia una sequenza di rilievi (i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S.Paolo in Alpe, Poggio Squilla, Ronco dei Preti e Poggio Collina, per terminare con Poggio Castellina) fino a digradare presso il ponte sul Fiume Bidente di Corniolo a monte di Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli. Ad Est la valle è delimitata dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si diparte da Poggio allo Spillo (collegando Poggio della Bertesca, Croce di Romiceto, i Monti Moricciona, La Rocca, Marino, Pezzoli e Carnovaletto) per concludersi con il promontorio della Rondinaia digradando a valle di Isola costretto dalla confluenza del Fiume Bidentino o Torrente Bidente di Fiumicino nel Fiume Bidente. La Rondinaia è nota per il castello con la sua torre «[…] baluardo di antica potenza, elevato fin dai tempi romani alla difesa contro le orde barbariche che dal nord d’Europa scendevano a depredare le belle contrade d’Italia.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 274).

Il bacino idrografico del Fiume Bidente di Ridràcoli, di ampiezza molto superiore rispetto alle valli collaterali e che vede il lago occupare una posizione baricentrica con l’asta principale fluvio/lacustre f.so Lama/invaso/fiume posizionata su un asse mediano Nord-Sud, mostra una morfologia molto differenziata rispetto al suo baricentro. L’area sorgentifera, con la realizzazione dell’invaso artificiale, si differenzia nettamente tra quella che lo alimenta e quella a valle della diga che alimenta direttamente il fiume. A monte del lago l’area imbrifera si amplia estendendosi da Poggio Scali fino al Passo della Crocina mostrando, specie nella parte a ridosso delle maggiori quote dello Spartiacque Appenninico (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), fortissime pendenze modellate dall’erosione con formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante, come le Ripe di Pian Tombesi, le Ripe della Porta, le Ripe di Scali e il Canale o Canalone del Pentolino, oltre che dal distacco dello spessore detritico superficiale, con conseguente crollo dei banchi arenacei e lacerazione della copertura forestale, come la Frana Vecchia, 1950, e la Frana Nuova, 1983-1993, sempre attiva, di Sasso Fratino. Il reticolo idrografico confluisce in cinque corsi d’acqua principali che costituiscono i corrispondenti bracci lacustri di cui si compone il lago. Essi sono il Fosso delle Macine, poi di Campo alla Sega, il Fosso degli Altari e il Fosso della Lama, tranne l’ultimo provenienti dal tratto di bastionata interna alla Riserva Integrale di Sasso Fratino. Quindi l’asta torrentizia costituita dalla sequenza dei Fossi del Ciriegiolone, dell’Aiaccia e del Molinuzzo, proveniente dall’anfiteatro generato dal contrafforte secondario nel distaccarsi dallo Spartiacque Appenninico a Poggio Scali. Infine il Fosso del Molino, che raccoglie il reticolo idrografico generato dal contrafforte secondario distaccatosi da Poggio allo Spillo. Esso è relativamente breve in relazione all’ampiezza del suo alveo ed è totalmente di fondovalle, infatti la sua estensione di circa 2 km vedeva un dislivello di soli 76 m tra il suo antico termine pre-lacustre (confluenza con il Fosso della Lama e conseguente origine del Bidente) e la sua origine, anch’essa dovuta alla confluenza tra il Fosso Rogheta, o della Rogheta e il Fosso di Romiceto.

Il bacino idrografico del Fosso di Romiceto è delimitato, a Levante, dal tratto del contrafforte secondario compreso tra Poggio della Bertesca e il poggio di Croce di Romiceto, a Settentrione dalle diramazioni che si staccano da Croce di Romiceto verso Ponente, mentre il limite sud-occidentale è determinato dalla dorsale di Poggio Fonte Murata che, proiettandosi verso Maestrale parallelamente allo Spartiacque Appenninico, nella piega creata con il contrafforte all’altezza del Passo della Bertesca vede l’origine del Fosso di Ponte Camera, già Fosso delle Grigiole, importante affluente del Fosso di Romiceto. I bacini dei due fossi sono separati da una diramazione del contrafforte secondario che, nel digradare, forma una sella (dove è sorto il fabbricato de Le Grigiole) prima di rialzarsi con il picco piramidale di Scaramuccia, omonimo e morfologicamente apparentabile a quello posto lungo la dorsale di Poggio Fonte Murata, sull’opposto versante vallivo, e con esso collegato da un’antica pista boschiva. Questa diramazione delimita il ramo di origine più elevato del Fosso di Romiceto, ripetutamente attraversato dai tornanti della S.F. del Cancellino; infossata accanto ad uno dei tornanti si trova la Fonte solforosa Le Grigiole.

Il sito di Romiceto rientrava tra i beni posseduti dall’Opera del Duomo di Firenze in Romagna e il relativo appezzamento boschivo è documentato fin dal 1545 nell’inventario eseguito dopo che l’Opera, avendo preso possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, dove desiderava evitare nuovi insediamenti, aveva costatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi che altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti e roncamenti non autorizzati; pertanto, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile. La citazione più antica relativa a questo luogo, ripresa da detto elenco, come accennato risale al 1545: «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1545 […] – Una presa di terra cerretata detta le Mandriacce e Romiceto confina con i beni censuati di Valbona dell’Opera e scende giù fino alla testa del raggio di Valdora e sono some 19 e 1 staio […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 150, cit.). Premesso che già il toponimo del sito, dal latino «rumicetum = “terra a rovi” (rombici), dal lat. rumex –icis, romice lapazio […].» (A. Polloni, 1966-2004, p. 265, cit.), non è promettente, a dimostrare il tipo di interesse per il legname di questi boschi fa fede una lunga relazione del 1652 presentata direttamente al granduca contenente una molto precisa descrizione dei luoghi e della qualità delle piante presenti a fini economici e da cui si ricava un interessante elenco dei numerosi “vocaboli” che identificano i vari siti, tra cui la Macchia di Romiceto e quella delle Grigiole. Essa è interessante leggerla confrontando la descrizione del percorso per raggiungere tali luoghi con la rappresentazione grafica antica contenuta in una interessante mappa del 1637 conservata nell’Archivio dell’Opera del Duomo: «La […] Valdoria si trova passando dal Comignolo nel Felcetino al dirimpetto del quale sono le Fontanacce, più alto la Canapaia, poi la Lecceta, e i Balzoni, e quella balza che propriamente si chiama Valdoria. In questi luoghi l’Opera di presente fa fare parte dei suoi legni quadri e son più abbondanti di faggi che di abeti e gli abeti sono per lo più inutili per le galere. Nella spiaggia solamente di Valdoria, verso il fondo quanto acqua pende verso il fosso del Romiceto, vi si trovano alcuni abeti buoni per legni tondi barca e alberi di trinchetto e antenne di maestra di galeazza […], perché se alcune ve n’è a grossezza d’alberi di maestra sono torti o nodosi o altrimenti infetti e fuori detto fondo non vi è legni buoni per galere perché verso la Cresta del Poggio non allungano. Di questo luogo dunque non è da far capitale […]. Però non è da pensare a farvi strade quando fussero peraltro fattibili che non sono, atteso che conviene cavar legni o per Giogo o per la Lama. Per Giogo si reputa impossibile non solo in riguardo de sassi svolte e dirupi che vi sono ma ancora perché per Giogo i buoi non vi avrebbero ne acque ne pasture e per la Lama si vede qualmente essere impossibile o più giacchè oltre alle difficoltà simili che per condurli nella Lama si incontrerebbero poi quell’altre che per cavarli dalla Lama si sono quivi accennate. Con la detta parte di Valdoria comprendesi la Macchia di Romiceto, quella delle Grigiole, le coste della Penna, e di Giogo, Pian di Sambuco, e Siepe dell’Orso, e il Pianazzone. Luoghi di la di Valdoria verso levante e sopra di essa verso Giogo ma che piuttosto debbonsi chiamare faggete invece che abetie essendovi fra cento faggi dieci abeti e questi brutti.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 270-271, cit.). La mappa del 1637 si trova riprodotta in A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, in A. Bottacci, 2009, p. 31, cit.

Alla descrizione seicentesca di luoghi tanto remoti e irraggiungibili fanno riscontro confermativo le approssimative rappresentazioni sopracitate ma, ancora nell’Ottocento, le innovative modalità di restituzione cartografica appena introdotte. Il Catasto geometrico particellare toscano (Catasto Toscano -1826-34), al Foglio Quarto della Sezione K della Lama (datato 19 Luglio1826), rappresenta la vastissima area compresa tra i Fossi della Lama e Romiceto, lo Spartiacque e la dorsale della Bertesca suddividendola sostanzialmente in sole tre grandissime particelle perfettamente quadrangolari (salvo alcune marginali), mancando qualsiasi elemento identificativo del territorio che non siano, appunto, detti fossi, la viabilità di crinale (Strada che dal Sacroeremo va a Romiceto) e alcuni tratti viari presso Romiceto. Nella Carta Geometrica della Regia Foresta Casentinese (1850) per la prima volta viene rappresentata più compiutamente anche l’area corrispondente al sito de Le Grigiole con il Fosso delle Grigiole, oggi Fosso di Ponte Camera, e la relativa viabilità, in attesa delle prime ed esaustive mappe topografiche della Carta d’Italia dell’I.G.M., che giungeranno però solo nell’ultimo scorcio del secolo. A tale approssimazione rappresentativa faceva peraltro riscontro una ridottissima presenza di insediamenti. Nel bacino idrografico del Fosso di Romiceto e del suo affluente Fosso di Ponte Camera o delle Grigiole gli insediamenti storici sono rari. Il Podere Romiceto, di cui nel 1636 si dà conto per la prima volta dell’esistenza di una casa, è tutt’ora utilizzato. Del Molino di Carpanone o del Carpanone o di Carpinone non si conosce la datazione (pare di inizio ‘800), ma è noto che serviva la zona di Casanova dell’Alpe, il mugnaio che lo conduceva nel 1816 ed un contratto di acquisto del 1819 (S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, 1987, p.177, cit.). Esso compare nella mappa del Catasto Toscano del 1826 ed è documentato nel contratto del 1840 tra l’Opera del Duomo e i Monaci di Camaldoli tra i tenimenti del Podere di Valdoria (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 523, cit.); compare inoltre nella Carta d’Italia dell’I.G.M. del 1894, ma già allo stato di rudere nella successiva e più particolareggiata mappa I.G.M. del 1937. Il sempre più fatiscente fabbricato de Le Grigiole, che pare sia sorto per servizio degli operai dell’Opera del Duomo di Firenze prima e dell’A.S.F.D. poi (M. Gasperi, 2006, p. 235, cit.), appare però per la prima volta nella cartografia I.G.M. del 1937 e, il Piano Strutturale Comunale (PSC) del 2004, ne segnala la destinazione d’uso originaria di casa-stalla. Dalla documentazione fotografica del PSC risulta un fabbricato abbandonato ma ancora strutturalmente integro e dalla tipologia non remota. Risulta pure l’esistenza di una maestà ancora integra, tuttavia oggi scomparsa: nella cartografia moderna (Anni ’90) compariva un piccolo manufatto probabilmente corrispondente ad essa. Nella citata Carta Geometrica, lungo l’antica via per Valdora, comparivano inoltre due fabbricati detti Capanna e La Capannella (scomparsi). Fabbricati geograficamente confinanti ma evidentemente afferenti alla stessa area erano il Paretaio e Siepe dell’Orso, tutt’ora utilizzati, mentre de Il Poderino e di Valdora non rimane praticamente traccia.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Ridràcoli e/o relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

P. Bronchi, Alberi, boschi e foreste nella Provincia di Forlì e note di politica forestale e montana, C.C.I.A.A. di Forlì (a cura di), Nuova Cappelli, Rocca S. Casciano 1985;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Link http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/geositi/scheda.jsp?id=1633;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

sul fosso del Mulino, affluente di destra del lago di Ridracoli

Testo di Bruno Roba

Il Mulino di Carpanone è raggiungibile tramite le carrabili che transitano da Casanova dell’Alpe fino alla sbarra del Paretaio, quindi tramite la bretella che in 600 m raggiunge la S.F. del Cancellino nei pressi del km 11. Di essa se ne percorre 5,1 km fino al tornante di Croce Fabbri da cui si stacca un evidente sentiero in gran parte di crinale che poi declina, con qualche dissesto, nel fondovalle del Fosso di Romiceto fino al mulino (600 m). Più breve e ripido è il percorso dal Pod. Romiceto che transita da Valdora e segue il corso del Fosso dei Bruciaticci, 3,2 km; ancora più breve e ripido è il percorso da Casanova dell’Alpe, 2,6 km; (tracciati segnati con bolli rossi, v. cartografia escursionistica).

foto/descrizione :

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

00a1 – 00a2 – 00a3 - Dal Belvedere Bocab, sulla S.F. S.Paolo in Alpe-La Lama, oltre la valle del Fosso delle Macine ancora in ombra e la dorsale che si stacca da Poggio Scali, il primo sole illumina il contrafforte della Bertesca e, delimitate dai vari rilievi, il sistema vallivo del Fosso di Romiceto, che va a terminare il suo corso poco a valle del Molino di Carpanone, riunendosi con il Fosso Rogheta laddove si dirige la dorsale che si dirama da Croce di Romiceto e confluisce il Fosso dei Bruciaticci (18/12/16).

00b1/00b4 – Dalla sommità del Monte Cerviaia si ha la veduta più elevata verso il sistema di dorsali che delimitano la valle del Fosso di Romiceto. L’indice fotografico agevola nel riconoscimento dei luoghi; è evidenziata la traccia della S.F. del Cancellino; la croce segnala il sito di Croce Fabbri, dove si stacca il sentiero di crinale per il Molino di Carpanone (28/08/18).

00b5/00b8 – Dal crinaletto che risale sul Monte Palestrina si intravede il sito di fondovalle dove il Fosso di Romiceto e il Fosso Rogheta si riuniscono diventando il Fosso del Molino; nel sito confluisce pure il Fosso dei Bruciaticci, affluente del Rogheta proveniente dalla sella di Maestà di Valdora: è facile indicare poco a monte il sito del Molino di Carpanone (28/08/18).

00b9/00b12 – Dal sent. 235 CAI sulla sella tra i Monti Cerviaia e Palestrina si ha una delle vedute più elevate verso le dorsali che delimitano il bacino idrografico del Fosso del Romiceto e verso la parte del suo fondo vallivo che non rimane occultato dalla dorsale che si dirama dal poggio di Croce di Romiceto (28/08/18).

 

00b13/00b16 – Nel risalire e percorrere la valle del Fosso Rogheta si aprono scorci sia verso l’ultimo tratto del fondovalle del Fosso di Romiceto sia verso le pendici di Poggio La Guardia, laddove convergono il Fosso del Molino e il Fosso della Lama in prossimità dei primi bracci lacustri (7/08/20).

00b17/00b20 – Dal sentiero tra Croce Fabbri e il Molino di Carpanone, vedute verso il fondovalle laddove si ricongiungono i Fossi Rogheta e Romiceto dando origine al Fosso del Molino, le cui acque aggirano le pendici di Poggio La Guardia andando a confondersi con quelle del Fosso della Lama nel corrispondente braccio lacustre (5/05/15).

00c1 - Schema cartografico esteso al bacino idrografico del Fosso di Romiceto.

00c2 – Schema da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento evidenziante il sistema insediativo-infrastrutturale ed idrografico, con utilizzo della toponomastica originale, integrata a fini orientativi con i principali rilievi (identificati da utilizzo di corsivo moderno). Costituisce integrazione anche il reticolo idrografico del Fosso di Ponte Camera, infatti nella mappa originale l’area tra il Fosso di Romiceto e lo Spartiacque Appenninico è totalmente priva di riferimenti geografici. Nel particolare relativo al mulino si nota la rappresentazione dell’ampio bacino di raccolta detto bottaccio, oltre all’area di caduta dell’acqua verso il mulino ed al canale di derivazione detto gora o berignale.

00c3 – Schema da mappa di metà Ottocento; mentre si registra una maggiore completezza di riferimenti geografici si nota la macroscopica approssimazione nell’estendere il Bidente a gran parte del Fosso di Romiceto, peraltro ignorando il tratto già allora attribuito al Fosso del Molino (v. mappa precedente), mentre compare il Fosso delle Grigiole, oggi di Ponte Camera.

00c4 – 00c5 – Schemi molto differenti per scala di rappresentazione: la prima da mappa di fine Ottocento immediatamente precedente la costruzione della ferrovia Decauville destinata all’esbosco del legname, la seconda della prima metà del Novecento, dove compare già realizzata la Strada del Cancellino in sostituzione della ferrovia.

00d1/00d4 – Il tornante dove Croce Fabbri segnala l’innesto del sentiero che reca al Molino di Carpanone (5/05/15 ).

00d5 – 00d6 – 00d7 – Il sentiero prevalentemente di crinale che reca al Molino di Carpanone (5/05/15 –

00d8 – 00d9 – 00d10 – Il tratto iniziale dell’antica strada che dal mulino risaliva in direzione della valle del Fosso Rogheta verso la viabilità di crinale toccando Il Castelluccio, Cà di Rombolo e La Casina (

00e1/00e8 – Gli sbalzi di quota del tratto del Fosso di Romiceto che furono funzionali all’insediamento molitorio in regime idraulico modesto creano un effetto “bucolico” difficilmente percepibile dall’antico mugnaio

00e9/00e18 – I resti del mulino

00e19/00e25 – Incombente (pericolosamente) sul mulino si riconosce l’area del bottaccio (rappresentata nel catasto antico), il punto della caduta idraulica e il percorso del berignale verso il punto di derivazione dove giace il pietrame della struttura (23/10/15 – 8/07/20).

00e26 – Veduta dall’alto dove si nota l’area del bottaccio (23/10/15).

00e27/00e32 – Il tratto del Fosso di Romiceto compreso tra il punto di derivazione e la cascata (23/10/15 – 8/07/20).

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