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Pachino

Comune : Santa Sofia
Tipo : rudere
Altezza mt. : 762
Coordinate WGS84: 43 51' 40" N , 11 48' 18" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (26/08/2019)

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

In particolare, la Valle del Fiume Bidente di Ridràcoli riguarda quel ramo intermedio del Bidente delimitato, ad Ovest, dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che subito precipita ripidissimo disegnando la sella di Pian del Pero, serpeggiante evidenzia una sequenza di rilievi (i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S.Paolo in Alpe, Poggio Squilla, Ronco dei Preti e Poggio Collina, per terminare con Poggio Castellina) fino a digradare presso il ponte sul Fiume Bidente di Corniolo a monte di Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli. Ad Est la valle è delimitata dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si diparte da Poggio allo Spillo (collegando Poggio della Bertesca, Croce di Romiceto, i Monti Moricciona, La Rocca, Marino, Pezzoli e Carnovaletto) per concludersi sul promontorio della Rondinaia digradando a valle di Isola costretto dalla confluenza del Fiume Bidentino o Torrente Bidente di Fiumicino nel Fiume Bidente. La Rondinaia è nota per il castello con la sua torre «[…] baluardo di antica potenza, elevato fin dai tempi romani alla difesa contro le orde barbariche che dal nord d’Europa scendevano a depredare le belle contrade d’Italia.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 274).

Il bacino idrografico, di ampiezza molto superiore rispetto alle valli collaterali e che vede il lago occupare una posizione baricentrica con l’asta principale fluvio/lacustre f.so Lama/invaso/fiume posizionata su un asse mediano Nord-Sud, mostra una morfologia molto differenziata rispetto al suo baricentro. L’area sorgentifera, con la realizzazione dell’invaso artificiale, si differenzia tra quella che lo alimenta e quella a valle della diga che alimenta direttamente il fiume. A monte l’area imbrifera si amplia estendendosi da Poggio Scali fino al Passo della Crocina mostrando, specie nella parte a ridosso delle maggiori quote dello spartiacque appenninico (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Frana Vecchia, 1950, e Frana Nuova, 1983-1993, sempre attiva, di Sasso Fratino). Nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, conseguono formazioni di gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello. A valle dell’invaso il bacino si restringe specie in sx idrografica e, dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo è conseguita un’alternanza di pendii più dolci a prato-pascolo e di tratti intensamente deformati e brecciati, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata.

Il tratto di contrafforte che, come detto, si stacca da Poggio Scali, trova una serie di picchi tra cui emerge subito Poggio della Serra, quindi il Monte Grosso e l’Altopiano di S. Paolo in Alpe, in corrispondenza del quale comincia un’ampia rotazione, che volge al termine dopo aver superato Ronco dei Preti, quando precede una netta controcurva così riprendendo l’orientamento principale verso il suo termine. Detti rilievi costituiscono nodo montano da cui si diramano ulteriori dorsali di vario sviluppo e consistenza geomorfologica che delimitano il sistema vallivo del versante orientale del bacino idrografico di Ridràcoli che alimenta sia l’altra importante asta torrentizia afferente l’invaso ed incentrata sul Fosso del Molinuzzo sia quella del Rio Bacine. In particolare, dall’Altopiano di S. Paolo in Alpe si stacca una lunghissima, arcuata ed affilata dorsale caratterizzata dalle evidentissime stratificazioni marnoso-arenacee del suo versante meridionale, la cui sommità è nota come Crinale della Vacca, che termina contro l’ansa del Bidente tra la diga ed il Castello di Ridràcoli, affiancando il Lago. Questa dorsale costituisce il ripido versante esposto a settentrione della Valle del Rio Bacine mentre il versante meridionale dell’anfiteatro vallivo è disegnato dall’ampio arco del contrafforte, con testata che si sviluppa tra l’Altopiano di S. Paolo in Alpe, Poggio Squilla e Ronco dei Preti, dove hanno origine i due principali affluenti Rio del Castagno e Fosso del Castagno, alla cui confluenza pare doversi attribuire l’origine del Rio Bacine, mentre storicamente il Rio del Castagno costituiva il tratto torrentizio principale ed il Fosso delle Bacine era il tratto finale. L’origine del Rio Bacine può comunque essere fatta coincidere con quella del Rio del Castagno, nell’anfiteatro di Poggio Squilla, mentre il Fosso del Castagno ha origine dall’Altopiano di S. Paolo in Alpe. Dopo Ronco dei Preti, mentre il contrafforte compie una decisa deviazione verso l’allineamento finale Poggio Collina-Poggio Castellina, si origina però uno sfrangiamento di dorsali che prosegue verso Levante ed avvicinandosi al Crinale della Vacca completa la delimitazione della Valle del Rio Bacine verso il suo sbocco.

Dal Monte Grosso si distacca verso SE un lungo costone di pendenza modesta che raggiunge il fondovalle del Fosso dell’Aiaccia, delimitando la Valle delle Pozzacchere da NE (ma panoramicamente risalta l’ampia Valle del Ciriegiolone), mentre il versante opposto del costone delimita la Valle del Rio Fossati o Fosso del Raggio.

Dal Poggio della Serra si stacca verso Levante una lunga ed affilata dorsale di pendenza modesta che completa la delimitazione meridionale del bacino idrografico del Fosso del Ciriegiolone.

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle aree collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito discutibili trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

La confluenza del Fosso del Ciriegiolone con il Fosso delle Pozzacchere origina il Fosso dell’Aiaccia, il quale confluendo con il Rio Fossati dà origine al Fosso del Molinuzzo: di fatto, (mentre la valle del Fossati mantiene una propria autonomia morfologica) l’insieme dei fossi evidenziati costituisce la ramificazione più elevata di un bacino idrografico omogeneo convergente nel Fosso del Molinuzzo e, come accennato, importante sistema torrentizio afferente l’invaso, che storicamente si univa con il Fiume Bidente di Ridràcoli proprio sul sito della diga. L’ampio complesso vallivo, rispetto al suo asse di fondovalle costituito dalla sequenza Ciriegiolone-Aiaccia-Molinuzzo, appare asimmetrico nell’estensione superficiale, più sviluppata ed aperta a ventaglio nel versante in sx idrografica, di ampiezza costante in quello opposto costituito dai versanti N e NO di quella lunga ed arcuata dorsale che si stacca da Poggio della Serra per concludersi con Poggio della Gallona, quando precipita verso la diga con un appuntito sprone. L’asimmetria è confermata anche dall’aspetto geomorfologico e vegetazionale, con vasti prati-pascoli e sparse aree denudate ed in erosione di là, pendii più  ripidi e boscosi di qua. La convergenza della dorsale Serra-Gallona con quella del Crinale della Vacca conforma infine i ripidissimi versanti dello stretto sbocco vallivo del Fosso del Molinuzzo. Un ramo del Fosso delle Pozzacchere alimenta la Fonte del Rospo.

L’ampio ventaglio vallivo in sx idrografica è quello che ospitava gli insediamenti maggiormente collegati al pascolo brado, ancora oggi praticato stagionalmente nei suo vasti e dolci pendii, Le Pozzacchere o Pozzacchere, il Fosso, Ciriegiolino e Ciriegiolone. Nei versanti del Fosso dell’Aiaccia, benché più ripidi e boscosi, si trovavano comunque gli insediamenti di Pachino, la Casetta o le Casette o Casetta, la Poderina o Poderina e Val di Rubbiana o Valdubiana. Sul crinale presso Poggio della Gallona, costituente anche confine amministrativo, si trovava il duplice insediamento di Pratovecchio, per la precisione da distinguersi tra quello posto appena sul lato occidentale e quello oggi più noto e posto sul lato orientale, però storicamente detto Poggio a Pratovecchio, appartenente al sistema vallivo del Fosso di Campo alla Sega. Il Molinuzzo o Mulinuzzo, posto pressoché all’inizio dell’omonimo fosso, le Celluzze o Le Colluzze, posto su un’ampia stratificazione rocciosa di bassa mezzacosta oggi raggiunta dalle acque dell’invaso, e Ridondone o Rindondone o Ritondone, posto su un ristretto terrazzo morfologico del ripido versante che risale verso il Crinale della Vacca presso un vecchio percorso di scavalcamento, sono gli insediamenti che si trovavano presso lo sbocco vallivo ormai braccio lacustre. Il Fosso è scomparso mentre degli altri insediamenti spesso oggi si ritrovano ruderi sempre più inconsistenti. Pachino pare fosse un insediamento relativamente recente, infatti compare (anonimo) per la prima volta nella tavoletta di impianto (1894) della Carta d’Italia I.G.M.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Ridràcoli e/o relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.: Negli scorsi anni ’70, a seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, tra cui Casetta, Ciriegiolone, Le Celluzze, Poderina, Pozzacchere, Ridondone e Val di Rubbiana, divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, senza successo. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Pochi ruderi su sentiero con vecchi segni blu che da Val di Rubbiana conduce verso Ciriegiolone

Testo di Bruno Roba

Le Valli del Fosso del Ciriegiolone (e in lontananza quella del Fosso del Molinuzzo) e delle Pozzacchere sono facilmente osservabili panoramicamente dalla viabilità di crinale del contrafforte presso Poggio Capannina e dalla S. Vic.le San Paolo in Alpe-La Lama. Si può raggiungere Pachino raggiungendo Campominacci tramite detta Vic.le quindi deviando sul sentiero di crinale per Poggio della Gallona fino al quadrivio che, lato Ovest, scende a Val di Rubbiana e Pachino, in tutto circa 5 km dalla sbarra.

foto/descrizione :

toponimo segnalato e foto del 2013 inviata da Andrea Becherini e qui riprodotta su consenso dell'autore

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Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

001a – 001b – 001c - Dal Monte Penna, veduta panoramica sulla Valle di Ridràcoli, dove il contrafforte costituisce testata da cui si staccano le dorsali che delimitano il sistema vallivo afferente all’invaso (7/02/11 – 13/01/16).

001d/001g - Dal varco del Canale del Pentolino, sulla Giogana presso Poggio Scali, vedute del contrafforte e del sistema vallivo Ciriegiolone/Pozzacchere/Aiaccia/Molinuzzo in varie stagioni (15/06/11 - 11/12/14 - 30/09/18 – 31/07/19).

001h – 001i – 001l - Da Poggio Capannina, vedute del sistema vallivo delimitato in dx idrografica dalla lunga ed arcuata dorsale che termina a Poggio della Gallona e nel basso versante ospita Pachino (2/06/18).

001m/001t -  Dalla S.Vic.le S. Paolo in Alpe-La Lama, vedute della parte del sistema vallivo relativa al Fosso dell’Aiaccia; nelle ultime si nota la parte di dorsale di Poggio della Gallona dove spiccano i prati di Pratovecchio, sul crinale e le abetine restaurative di Poderina. Nell’ultima foto, in basso a dx, si vedono appena le punte dei pini di Pachino (31/03/12 - 15/06/12).

001u – 001v - 001z – Dai pressi delle Pozzacchere, vedute della valle corrispondente al Fosso dell’Aiaccia. Nell’ultima, quasi al centro, si distinguono tre costoni protesi verso il fondovalle: su quello più basso si vedono appena le punte dei pini di Pachino (27/04/12).

001za – 001zb – Dal crinale nei pressi di Casa Nuova, vedute del contrafforte tormentato da una sequenza di dorsali trasversali che, sul rispettivo crinale, ospitavano gli insediamenti di Pachino e Val di Rubbiana. I resti di Pachino si trovano alla base della macchia boscata più chiara sul crinale che devia verso sx (16/09/19).

002a – 002b – Mappe schematiche dedotte da cartografia storica di inizio XX e fine XIX secolo (dove compare per la prima volta Pachino anonimo) evidenzianti reticolo idrografico, infrastrutture e insediamenti; la toponomastica riprende anche nella scrittura quella originale.

002c - Schema da cartografia moderna con individuazione del bacino idrografico complessivo.

002d/002p – Pachino (18/12/16).

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