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Fonte delle Cavalle

Tipo : sorgente
Altezza mt. : 1054
Coordinate WGS84: 43 49' 25" N , 11 52' 54" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco a Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo).

Uno dei vari tracciati che risalivano l’alta valle del Bidente di Pietrapazza, superato dalla fine del XIX sec. il Ponte delle Graticce, ancora oggi risale brevemente il Rio d’Olmo per poi superarlo e guadagnare il crinale sostando davanti alla Maestà del Raggio, ridiscende al Bidente superandolo sul Ponte della Chiesina. Dall’Eremo Nuovo, mentre l’antico percorso affrontava un crinaletto transitando presto dalla Bertesca, attraversando Pian della Saporita fino al Fosso del Rovino, dove oggi interseca la S.F. del Cancellino presso il km 6/14 per poi ritrovare la traccia dell’odierno sentiero 205 CAI, oggi una pista poderale con un lungo e tortuoso termina all’incrocio con la S.F. del Cancellino al margine di Pian della Saporita tra la Fonte delle Cavalle e l’Abetina di Brasco. Il 205 raggiunge quindi il sentiero 207 CAI presso il Passo della Bertesca così ricongiungendosi con l’antica Via Maestra che vien dall’Eremo (di Camaldoli) per raggiungere il Passo della Crocina (anticamente Crocina di Bagno e Croce di Guagno o Guagnio, toponomastica che si ritrova in una mappa del 1637 allegata ad una relazione del 1710 del provveditore dell’Opera del Duomo di Firenze - riproduzioni della mappa si trovano in A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, in A. Bottacci, 2009, p. 31, cit. oltre che citata in una relazione del 1663: «[…] si venne per la strada del Poggio tra la Bertesca e Valdoria et il Pozzone et arrivati alla Croce di Guagnio e pigliato il Giogo tra il confino de reverendi padri di Camaldoli e l’Opera di Santa Maria del Fiore si seguitò detta giogana […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 315, cit.). L’odierna fonte è un rifacimento del 1983, a cura dell’ex Amm.re A.S.F.D. Michele Padula (il gatto inciso è il suo 'logo'), di un sito di approvvigionamento di cui non è nota la situazione preesistente ma, considerato che era antico luogo di transito, presumibilmente il suo utilizzo è precedente alla realizzazione della ferrovia Decauville a scartamento ridotto Lama-Cancellino dei primi anni del XX sec., che la sfruttava per il rifornimento delle piccole locomotive a vapore. Volendo trovare una collocazione nelle mappe antiche si può fare riferimento alla Pianta Geometrica della Regia Foresta Casentinese del 1850 (conservata presso il Nàrodni Archiv Praha), dove compaiono gli antichi insediamenti e tracciati viari ed è possibile posizionare i siti dell’Abetina di Brasco e di Pian della Saporita, tra i quali si viene a trovare la fonte, e nella “Foresta Regia” è indicata la distinzione tra “Macchia d’Abeto e Macchia di Faggio di proprietà dello Stato”. Accanto alla Fonte delle Cavalle scorre il ramo meridionale del Fosso dell’Eremo Nuovo, che grosso modo delimita a Nord Pian della Saporita, e che rasentando poi la Bertesca va a confluire nel suo ramo principale presso l’Eremo. Accanto alla fonte si trova il maestoso Faggio della Fonte (età 300 anni) e, al margine dell’Abetina di Brasco, il Maggiociondolo della Fonte, esemplare di pianta ceduata dalla particolare forma, ritenuto il più grande della specie rinvenuto nel Parco, alto 13 m, circonferenza fusto 3,7 m, stimato in 120 anni di età.

Per approfondimenti ambientali e storici generali e particolari si rimanda alle scheda toponomastiche Valle del Bidente di Pietrapazza, Abetina di Brasco e Pian della Saporita.

RIFERIMENTI   

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

S. Cian, S. Cavagna (a cura di), il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, dove gli alberi toccano il cielo, Giunti, Firenze 2003;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link: https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

Link: http://www.lunaboscosa.net/alberimon/ScAlberoR.php?numpia=112;

Link:www.imagotusciae.it.

Percorso/distanze :

Fonte sulla strada che dal Cancellino conduce alla Lama, presso l'incrocio con il sentiero CAI 205 per Eremo Nuovo

Testo di Bruno Roba

È raggiungibile senza difficoltà da Pietrapazza, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si percorre prima un breve tratto (300 m) del Sent. 209 CAI quindi fin dall’inizio il Sent. 205 CAI per ulteriori circa 4,3 km, alcuni in cresta, fino a raggiungere la S.F. del Cancellino (sterrata non transitabile di 20 km che si distacca al km 198+500 della S.R. 71 Umbro-Casentinese) lungo la quale la Fonte delle Cavalle si trova presso il km 7/13. Alla S.F. del Cancellino si può giungere agevolmente o dalla S.P. dei Mandrioli ma anche tramite il Sent. 207 CAI dal Paretaio, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Grigiole, percorrendo in tutto 2,3 km fino all’innesto del Sent. 205. Il percorso è riportato in tutta la cartografia sentieristica. Vi si può giungere anche da Prato ai Grilli: per l’itinerario v. schede toponomastiche Poderaccio e Buca.

foto/descrizione :

Foto della primavera del 2013 - Toponimo e foto inviati da Andrea Becherini e qui riprodotti su segnalazione dell'autore

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

001a/001f – La S.F. Nocicchio-Pietrapazza presso il Poggiaccio è il luogo più agevole per osservare il contesto generale del versante sottostante il Crinale della Bertesca dove ricadono emergenze ed insediamenti di interesse storico ed ambientale. La linea netta determinata dalla S.F del Cancellino separa la zona delle abetine dalla faggeta e rende possibile immaginare la localizzazione della Fonte delle Cavalle: la piccola macchia scura dell’Abetina di Brasco, come una punta di freccia, indica con precisione il sito. Frequentando il luogo nelle diverse stagioni e in vari momenti della giornata, oltre ad ulteriori aspetti di interesse, è possibile distinguere bene le caratteristiche dell’ampio pendio che ospita Pian della Saporita e i campi di Bertesca e Mandria Vecchia, che contrastano con l’asprezza dei rilievi appenninici. Da notare sulla sx anche la profonda incisione del Fosso del Rovino. Legenda foto 1f: A – Abetina di Brasco; B – Bertesca – M – Mandria Vecchia; P – Pian della Saporita (3/10/11 – 18/10/11 - 16/02/17 - 27/02/17).

 

002a/002g – La Fonte delle Cavalle in varie stagioni. Il gatto è il “logo” dell’ex Amm.re A.S.F.D. Michele Padula, curatore del ripristino di questa e di molte altre fonti, ugualmente identificabili (5/11/10 – 11/05/11 – 24/08/11 - 16/07/12).

 

002h/002p - Presso la Fonte delle Cavalle, dove sotto un’imponente banco roccioso scorre un ramo (uno scolo!) del Fosso dell’Eremo Nuovo, si trovano 2 alberi segnalati e schedati per le loro caratteristiche particolari, oltre all’Abetina di Brasco, svettante ad oltre 35 m di altezza. Sono il Faggio della Fonte (delle Cavalle) e, al margine dell’Abetina di Brasco, il Maggiociondolo della Fonte, esemplare di pianta ceduata dalla particolare forma, ritenuto il più grande della specie rinvenuto nel Parco, alto 13 m, circonferenza fusto 3,7 m, stimato in 120 anni di età. (24/08/11 - 16/07/12).

 

002q/002t – Alcune Erbacee allignano su un masso accanto alla fonte, tra esse il Geranium purpureum, Geranio purpureo (11/05/11 – 30/04/17).

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