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Fosso del Nespolo o Pian del Coltellino

inserita da Bruno Roba
Comune : Santa Sofia
Tipo : fabbricato non pių esistente
Altezza mt. : 748
Coordinate WGS84: 43 52' 36" N , 11 47' 11" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (11/04/2018)

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km. In quest’ambito, la Valle del Bidente di Campigna riguarda un ramo fluviale occidentale ed intermedio delimitato ad Ovest, dalla dorsale che, staccatasi dal gruppo del Monte Falco, da Poggio Palaio digrada con la Costa Poggio dei Ronchi verso i Tre Faggi per risalire subito evidenziando il Crinale di Corniolino ed il Monte della Maestà, termina  a Lago; ad Est, dal contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che, disegnata la sella di Pian del Pero ed evidenziata una sequenza di rilievi ( tra cui i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S. Paolo in Alpe, Poggio Squilla), termina digradando al ponte sul Fiume Bidente di Corniolo presso Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli. Da Poggio Squilla si distacca un’altra dorsale che, declinando a Nord, precipita verso Corniolo mentre un costone delimitato dall’incisione del Fosso delle Cerrete dopo Poggio Aguzzo punta anch’essa verso Lago.

Gli alti bacini idrografici bidentini mostrano in genere una morfologia nettamente differenziata dovuta alla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo; per il versante a ridosso delle maggiori quote dello spartiacque appenninico conseguono fortissime pendenze modellate dall’erosione con formazione di canaloni fortemente accidentati, i versanti orientali appaiono solitamente frastagliati mentre i versanti prevalentemente esposti a meridione mostrano pendii più dolci a prato-pascolo, spesso su terrazzi orografici, che si alternano a tratti intensamente deformati e brecciati.

In particolare, il bacino del Bidente di Campigna ha una conformazione vagamente deltoide e profondamente incisa da un reticolo idrografico maggiormente sviluppato in dx idrografica dell’asta fluviale principale, sulla quale si esauriscono le principali convergenze verso il termine del suo sviluppo con la confluenza del Fosso Fiumicino di S. Paolo, il cui bacino idrografico è separato da quello del quasi omonimo Fosso del Fiumicino da un’imponente dorsale che, distaccatasi da Poggio Capannina con orientamento SE-NO, poco dopo vede Poggio Ricopri svolgere la funzione di nodo montano in modo da assumere un perfetto orientamento Nord, caratterizzando la morfologia della valle per il suo profilo sempre più affilato verso il suo termine quando, concluso con il Poggio di Montali (toponimo in uso nel XIX secolo) il trittico dei suoi rilievi, punta verso il Bidente con una ramificazione di costoni e sproni finali che obbligano il fiume a tortuose circonvoluzioni. In dx il Fiumicino di S. Paolo è delimitato dal versante occidentale della dorsale che, costituendo la sua area idrografica principale, quando il contrafforte secondario superato l’Altopiano di S. Paolo in Alpe con Poggio Squilla declina brusco a Nord-Est, va a proiettarsi in direzione specularmente opposta ma al suo termine declinando a Nord, esponendo Poggio Aguzzo e precipita diramandosi verso Corniolo e Lago. Mentre i suoi principali affluenti, i Fossi del Perone o Perono e dell’Alberaccio e di Ristefani, incidono profondamente tale versante, il fosso principale ha origine da Poggio Capannina e si immette nel Bidente di Campigna nei pressi di Casa Moscoso, superato il Ponte Cesare, dopo aver percorso circa 4 km. Entrambe le dorsali possiedono una prevalente omogeneità dell’ambiente marnoso-arenaceo, con caratteristiche morfologiche e vegetazionali poco differenziate, e limitate e spettacolari aree brecciate e a forte pendenza con uno spettacolare terrazzo orografico, così da consentire alcuni insediamenti di mezzacosta (Campodonato, Campodonatino, Ristefani, Fiumari di sopra, Moscoso) e fondovalle (Pian del Coltellino/Fosso del Nespolo e Casa Perinaia), oltre gli alpeggi di S. Paolo.

L’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio. Se in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantengono l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui i crinali diventano anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, sede di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, degli eremi e degli hospitales, mentre nei fondovalle si moltiplicano i mulini. Oggi, tramite gli antichi itinerari posti sui crinali insediativi, si raggiungono siti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi le loro memorie), prevalentemente di carattere religioso o difensivo, ovvero si attraversano piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale. Gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle aree collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana e/o derivanti dall’opera di abili artigiani anche di provenienza settentrionale. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito discutibili trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

La viabilità più antica interessante la valle di Campigna, di origine preromana, sul limite occidentale percorreva il crinale di Corniolino con l’antica Stratam magistram, la strada maestra romagnola o Via Romagnola che iniziava a Galeata, l’antica Mevaniola. Sul limite orientale un’altra via militare romana che, proveniente da Arezzo, risaliva lo spartiacque transitando da Bibbiena, Freggina e il Fosso Tellito (poi di Camaldoli), nel giungere sul versante orientale di Poggio Scali piegava a settentrione discendendo lungo la sella di Pian del Pero, sul sopracitato contrafforte secondario che, superato S. Paolo in Alpe, si sviluppa verso Forlì. «Un tracciato romano molto razionale è riconoscibile anche nel bacino dell’Archiano, per Partina, Camaldoli e la valle del Bidente, anche perché documenti dei secoli XI e XIV menzionano una “Via Romana” sul crinale a monte di Camaldoli, che sarebbe alquanto difficile da spiegare nel senso di Via Bizantina, o di via che conduce a Roma.» (A. Fatucchi, 1995, p. 27, cit.). Vi corrisponde un tratto di sentiero (vietato al transito per la parte interna alla Riserva di Sasso Fratino) in seguito noto come Via del Giogo di Scali, dalla cui ripidezza, quasi una scalata, è derivato il toponimo del rilievo (dal latino scala, -ae = scala), infatti nel 1791 si ritrova denominato Poggio della scala e, nella Carta Generale della Toscana della Litografia Militare Granducale del 1858, Poggio delle Ripebianche. Riguardo il percorso antico di fondovalle da Corniolo a Campigna, l’inizio è facilmente individuabile presso Lago (almeno nello sviluppo posteriore alla fine del XVII sec., infatti la morfologia del luogo non è antichissima ma è dovuta ad una frana che nel 1681 creò un’ostruzione che effettivamente generò un lago -che sommerse il Mulino Vecchio risalente al XV secolo- poi colmato da sedimentazioni modellate dallo scorrimento delle acque), grazie ai resti del Ponte di Fiordilino struttura dalla poetica denominazione sul Bidente delle Celle adiacente al ponte moderno, dopo il quale si inerpicava subito sull’erta rocciosa senza deviazioni in allineamento al ponte stesso, come documentato dal Catasto Toscano del 1826-34, quindi deviava fino a rasentare il Bidente di Campigna per poi risalire verso l’abitato di Corniolino, raggiungendolo presso la Chiesa/Hospitale di S. Maria delle Farnie. Da qui una deviazione discendeva verso il Bidente prima toccando Casina Corniolino quindi attraversando il fiume con il Ponte dei ladroni, in muratura di pietrame ad arco a sesto ribassato, risalente al 1906 e sostituente quello precedente in legno (documentato fino dal ‘600 e cosiddetto a causa di un bandito noto come il ladrone che imperversava nella zona). Dopo un brevissimo tratto ancora integro e percorribile fino al Ponte Ilario (1969), procedeva su un tracciato prossimo al fiume, riutilizzato dall’odierna strada forestale (risalente agli anni 1966-67), fino ai pressi della confluenza del Fosso Fiumicino di S. Paolo, che veniva attraversato da ponte ligneo in buona corrispondenza con il moderno Ponte Cesare, oltre il quale si inerpicava verso Casa Moscoso, ma rasentandola dal lato Est (praticamente dietro l’annesso posto accanto al suo attuale accesso stradale) e poco dopo, attraversato il sito oggi occupato della rotabile, calava di livello dirigendosi verso Case Fiumari e l’omonimo mulino. Ritrovata una corrispondenza di tracciato tra questi due ultimi insediamenti fino al moderno Ponte Giovannone, presso la Chiesa di S. Agostino, superato un breve e ripido tratto ricoperto da soletta in calcestruzzo, cessa ogni infrastruttura “moderna” e si riscopre l’antica mulattiera mentre prosegue verso Campigna. Presso i due edifici di Case Fiumari si innestava la via che, scavalcata la sella del crinale ed attraversato il Fosso Fiumicino di S. Paolo, si inerpicava fino all’alpeggio di S. Paolo, toccando Campodonatino e Campodonato. In base alla cartografia storica, Casa Perinaia e Pian del Coltellino, antica denominazione dell’odierno Fosso del Nespolo, facenti parte del Popolo di S. Paolo, all’inizio del XIX secolo risultano collegati solo con l’insediamento religioso di appartenenza tramite una ripida mulattiera che, tracciata sul crinale che discende tra i Fossi dell’Alberaccio e del Perono, guadava quest’ultimo alla confluenza nel Fiumicino di S. Paolo seguendolo brevemente in riva dx e a sua volta guadandolo fino a raggiungere Casa Perinaia, posta poco in alto sulla riva opposta. Occorre attendere la fine nel secolo, come documenta la cartografia I.G.M. di impianto del 1894, per vedere collegati i due insediamenti con il fondovalle tramite un sentiero la cui traccia verrà sostanzialmente confermata fin qui dall’odierna rotabile. Un tracciato secondario di crinale percorreva la dorsale Poggio di Montali-Poggio Ricopri-Poggio Capannina, con carattere spiccatamente insediativo grazie alla presenza di Moscoso e Fiumari di sopra, come detto posti sulla sottile cresta terminale, Ronco del Cianco e Val di Covile, posti sui suoi due opposti versanti con più ampi poderi, mentre una diramazione digradava lungo il versante occidentale di Poggio Capannina verso il Fosso di Ricopri, che poco dopo confluisce con il Fosso della Porta dando origine al Fiumicino, trovando a mezzacosta e presso l’alveo prima un ricovero ancora efficiente poi i resti di due piccoli edifici. Il primo che si incontra è una capannina a mezzacosta, in sintonia toponomastica con il poggio, che nel recente passato veniva descritta con il toponimo Casetta che fa presumere un utilizzo originario come ricovero per boscaioli. Il secondo edificio è posto sul bordo dell’alveo del Fosso di Ricopri e probabilmente in origine destinato a ospitare attrezzature di una sega ad acqua (Sega di Mezzo), peraltro strutture già documentate nel sito di Ricopri o Ricuopri, fino al XIX secolo rinomato per la presenza di numerosi abeti e faggi di pregio, che occorreva tagliare sul luogo.

Nel confluire vicini nel Fiumicino di S. Paolo, i Fossi del Perono e dell’Alberaccio delimitano uno strettissimo costone terminale di una delle dorsali che articolano il versante meridionale dell’Altopiano di S. Paolo in Alpe dove, su uno spianamento apparentemente artificiale, era insediato il podere di Pian di Coltellino, toponimo antico forse dovuto a tali aspetti morfologici, declinato anche in Pian Coltellino e Pian del Coltellino poi mutato in Fosso del Nespolo forse solo in epoca recente. Rappresentato nella cartografia anche recente come esistente o come rudere sia nel Catasto Toscano del 1826-34 sia nel Nuovo Catasto Terreni con il toponimo antico, nel primo compaiono due fabbricati adiacenti e paralleli mentre nel secondo il fabbricato maggiore è accompagnato da un piccolo annesso spostato verso monte. Nel catasto digitale odierno il toponimo Fosso del Nespolo riguarda un’area subito a Sud del sito di Casa Perinaia, della quale compare ancora la particella del resede (in corrispondenza del bordo dell’odierna rotabile, non mappata) mentre il toponimo Pian di Coltellino corrisponde alla vicina Area Attrezzata di Fonte Miseria fino al tornante stradale a Nord ed alla riva del Bidente, da cui un odierno possibile equivoco toponomastico. Oggi il sito dell’insediamento, in fase di ri-colonizzazione arbustiva, presenta un parziale rimboschimento restaurativo di conifere che delimita un relativamente ampio spiazzo, da cui si deduce che il fabbricato è stato demolito con totale asportazione del pietrame, forse in occasione della sistemazione del sito, che avrebbe riguardato anche le briglie dei fossi adiacenti, dal moderno aspetto. Documentazione certa della sua ultima consistenza è costituita da una fotografia che venne esposta nella mostra Paesaggi d’Appennino, promossa dall’Associazione Ambientalista “L’Umana Dimora” e dal GAL “L’Altra Romagna” e tenutasi a Tredozio nel 2007, pubblicata nel relativo catalogo con la didascalia «Pian di Coltellino, Santa Sofia (foto Piero Rossi Marchese, 1984)» (R. Carnaccini, F.L. Montanari, M. Milandri, R. Tani, 2008, p cit.). Grazie ad essa, precisato che la foto al momento della stampa è stata ribaltata per refuso tipografico, ricavandone un’immagine corretta è possibile fare un esaustivo confronto riconoscitivo con la mappa di inizio ‘800, deducendone che al 1984 l’edificio, pur fatiscente, manteneva la sua consistenza, tranne l’annesso antistante, come detto già diversamente rappresentato nel catasto moderno. Il fabbricato rientrava tra le proprietà ex A.R.F., infatti compariva nel relativo elenco con utilizzo del toponimo antico, però senza ulteriori informazioni riguardo consistenza ed utilizzo, quindi da ritenere già abbandonato.

Il luogo si trova documentato tra i possedimenti già di proprietà dell’Opera del Duomo di Firenze in Romagna, rientrava infatti tra i beni sottratti ai conti Guidi dalla Repubblica fiorentina ed “assegnati in perpetuo” all’Opera di S. Maria del Fiore. Tra i documenti conservati presso l’Archivio dell’Opera si trovano due verbali relativi ad un’ispezione eseguita nel 1677 da cui si traggono sia una prima datazione dell’insediamento sia alcune scarne notizie a riguardo: «Relazione della gita e visita generale fatta dall’Ill.mo Sig.re Alessandro Segni Operaio […]. La mattina di mercoledì andammo a visitare le macchie che si domandano di Ricopri luogo di grandissima tenuta dove vi sono grandissimi e grossissimi abeti ma molto difficili a cavarsi di quivi. In codesto luogo si considerò due posti dove altre volte erano state due seghe ad acqua conforme a quelle di Campigna […]. Dopo aver considerato la sopra nominata selva ci fermammo a fare colazione in luogo chiamato Pian Coltellino dove sta un nostro soccio il quale tiene alcune poche bestie. Di poco riconobbamo uno dei nostri poderi allivellati per ducati 50 a Francesco Santi da Fiumara che si chiama il Ronco del Cianco.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 320, 321, cit.) - ndr: “soccio” nel senso di soccidario. Riguardo la stessa visita anche il cancelliere scrisse un verbale che contiene alcune precisazioni: «[…] arrivammo alla via di Scali che divide la provincia dell’Opera di sopra da quella di sotto e si riconobbe esser per tutto buonissima quantità e qualità d’abeti d’ogni sorte benché danneggiati dalli abeti troppo ingrossati che soffogano le abetelle venienti, e scendendo per l’abetio dell’Albereta arrivammo al Pian del Coltellino dove è una soccita dell’Opera consistente in pecore e capre; di poi salimmo al podere del Ronco del Cianco che è grandissimo […].» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 325, 328, cit.). Nel 1699 si ha notizia di una certa Ginevra di Raffaello da Pian Coltellino all’epoca convoluta a nozze (cfr.: C. Bignami, A. Boattini, 2022, cit., p. 462).

N.B.: Negli scorsi anni ’70, seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, spesso senza successo. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto della citata pubblicazione specifica.

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche Valle del Bidente delle Celle e/o relative a monti e insediamenti citati.

RIFERIMENTI

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, Catalogo della mostra, C.C.I.A.A. Forlì, Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, 1984;

C. Bignami, A. Boattini, La gente di Ridràcoli, Monti editore, Cesena 2022;

R. Carnaccini, F.L. Montanari, M. Milandri, R. Tani, Paesaggi d’Appennino, Il Ponte Vecchio, Cesena 2008;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Fatucchi, La viabilità storica, in: AA. VV., Il Casentino, Octavo Franco Cantini Editore – Comunità Montana del Casentino, Firenze – Ponte a Poppi 1995;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Schede di analisi e indicazioni operative relative agli edifici del territorio rurale, Piano Strutturale del Comune di Santa Sofia, 2009, Scheda n.697;

Comune di Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Foreste Casentinesi, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link http://www.fc.camcom.it;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

Il sito di Pian del Coltellino/Fosso del Nespolo è raggiungibile dalla S.P. 4 del Bidente seguendo la rotabile S.Vic.le Corniolino-S. Paolo in Alpe, bivio per S.Agostino al km 35+100, fin quasi all’Area attrezzata di Fonte Miseria; dalla strada si distacca un sentiero ripido ma breve, agevole e ben tracciato, che conduce all’alveo del Fosso del Fiumicino di S. Paolo. Il rilievo dove si collocava il fabbricato si trova sul lato opposto del fosso si può raggiungere solo se possibile il guado lasciando sulla dx il Fiumicino e il Fosso dell’Alberaccia e risalendo il pendio; potendo percorrere l’alveo verso valle fino al Fosso del Perone si trovano tracce della mulattiera che vi risale. Da Fonte Miseria 350 m.

foto/descrizione :

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

001a – 001b - 001c – Dal Sentiero degli Alpini (SA 301 CAI), sul contrafforte principale dai pressi del M. dell’Avòrgnolo, anche le giornate più nuvolose consentono di avere una vista dall’alto dei rilievi che delimitano l’ultimo tratto del Bidente di Campigna; oltre il Crinale del Corniolino si nota bene anche la parte del fondovalle dove l’arcuata dorsale distaccatasi da Poggio Capannina separa il Fosso Fiumicino di S. Paolo mentre converge sul Bidente, segnata dalla rotabile che risale verso S. Paolo in Alpe, particolarmente evidente in assenza di interventi di mitigazione paesaggistica nel tratto tra Case Fiumari e Moscoso, quest’ultimo nascosto appena dietro il crinale. Mentre la strada scompare si può seguire l’incisione valliva che in fondo curva mentre da sx discende una dorsale che delimita la profonda incisione dei Fossi dell’Alberaccio e del Perono al cui termine si trova Pian del Coltellino (23/11/16).

 

001d/001g – Risalendo sul Crinale del Corniolino e percorrendo il sentiero 259 si può notare la penetrazione nella valle della dorsale Poggio Capannina-Poggio Ricopri-Fiumari e il condizionamento morfologico alla confluenza del Fosso Fiumicino di S. Paolo nel Bidente, ma da qui non è individuabile il sito di Pian del Coltellino (30/11/16 - 13/12/16).

 

001h – 001i – 001l - Spostandosi sulla S.P. 4 si hanno viste ottimali dell’ultimo tratto della dorsale che proviene da Poggio Capannina che consentono di coglierne vari aspetti morfologici; oltre all’assenza di interventi di mitigazione determinanti il forte impatto paesaggistico della rotabile, sulla sx si nota l’incisione del Fosso del Fiumicino di S. Paolo all’altezza del Ponte Cesare e, nell’ultimo ingrandimento, il tratto dell’antica mulattiera che si addentrava nella valle transitando da Moscoso sul bordo sx della cresta, interrotto dalla nuova scarpata stradale, di cui si può comprendere la difficoltà del tracciato che si accompagnava ad un insignificante impatto paesaggistico (12/03/12 - 30/11/16 – 24/01/18).

 

002m/001p - Dal sentiero 255 che da Fiumari risale verso S. Paolo in Alpe toccando Campodonato, si hanno viste del tratto di versante dove si distingue bene il profilo dei Poggi Capannina e Ricopri ed il Poggio di Montale (toponimo in uso nel XIX secolo), inciso dalla rotabile per S. Paolo; nelle ultime due foto si nota l’impianto restaurativo di conifere di Ronco del Cianco: sulla sua verticale, nel versante opposto del fondovalle, si trova Pian del Coltellino (18/11/15).

 

001q/001u - Schemi di mappa da cartografia storica (1826/34 - 1850 - 1937), che consente di localizzare i luoghi della documentazione dell’epoca ed in particolare le aree di Fontanelle e del Pianaccione, da cui prendevano il nome il nostro fosso ed il Fiumicino (le aree scure corrispondono alle faggete) e da cui si possono notare i tracciati delle antiche Via della Sega di Mezzo, che consente l'attribuzione toponomastica ai resti dell'impianto, e Via del Giogo di Scali, come gli altri ancora utilizzato fino alla realizzazione dell’odierna rotabile; schema da cartografia moderna, con evidenziati gli assetti insediativi, idrografici ed infrastrutturali e l’area della dorsale Poggio Capannina-Poggio Ricopri-Poggio di Montale. In ultimo schema da mappa particolareggiata di inizio XIX secolo (1826-34) da cui si nota la mulattiera che giungendo da S.Paolo in Alpe guada il Fosso del Perono sotto Pian del Coltellino quindi segue il Fiumicino in dx idrografica per poi attraversarlo terminando a Casa Perinaia. La toponomastica riprende anche come scrittura quella originale, tranne Perinaia che trovava trascritto il toponimo solo nella mappa del ‘37.

001v - Sentieristica e principali elementi morfologici e costitutivi del luogo.

002a – 002b – 002c – Un breve tratto di mulattiera porta dalla rotabile al Fiumicino di S. Paolo (18/11/15).

 

002d/002h – Dalla sponda del Fiumicino si fronteggia un costone delimitato dal Fosso dell’Alberaccio; potendo seguire l’alveo a guado verso valle si notano i tratti di mulattiera che risalgono verso Pian del Coltellino (18/11/15 – 11/02/16).

 

002i/002q – Avendo potuto guadare il Fiumicino si risale verso Pian del Coltellino trovando un reimpianto restaurativo di conifere ed aree di ri-conolizzazione arbustiva che delimitano il pianoro ben livellato dove si trovava l’insediamento scomparso e lo stretto costone che risale verso S. Paolo in Alpe, un tempo percorso dalla mulattiera, unico collegamento esistente (18/11/15 – 11/02/16).

 

002r – 002s – La confluenza del Fosso del Perono, a sx, nel Fiumicino vista da valle e da monte; nella 2^ foto, si vede il Fiumicino proseguire la sua corsa e si può solo immaginare il prosiegui della mulattiera in sua dx idrografica (11/02/16).

 

002t – 002u – 002v – Resti di sistemazione antica sul Fiumicino e briglie moderne sul Fosso dell’Alberaccio e sul Perono (11/02/16).

 

002z – Collage con elaborazione foto-cartografica, di ripresa eseguita nel 1984 (cit.) da monte del costone di Pian del Coltellino, che permette di trovare perfetta corrispondenza tra la planimetria rappresentata nel 1826-34 e il fabbricato principale ancora ben riconoscibile. 

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