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Corniolino

Comune : Santa Sofia
Tipo : gruppo di case
Altezza mt. : 614
Coordinate WGS84: 43 54' 07" N , 11 46' 55" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (9/11/17 – Agg. 25/12/18)

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Campigna riguarda il ramo del Bidente delimitato: ad Ovest, dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che, staccandosi dal gruppo del M. Falco, si dirige verso Poggio Palaio e Costa Poggio dei Ronchi quindi con il crinale di Corniolino termina a Lago; ad Est, in parte dal contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali fino a Poggio Squilla dove si distacca un’altra dorsale che, declinando a Nord, dopo Poggio Aguzzo precipita verso Corniolo mentre uno sprone delimitato dall’incisione del Fosso delle Cerrete punta su Lago.

Il bacino idrografico appare vagamente deltoide, dai lati frastagliati e con un’ampia base impostata sullo spartiacque appenninico ed orientata secondo la struttura a pettine dell’assetto morfologico generale. Presso Lago raccoglie la confluenza del Bidente delle Celle dando poco dopo origine al Fiume Bidente di Corniolo sotto il borgo omonimo. L’asta fluviale principale non suddivide equamente i versanti. Se quello sx sottostante il crinale del Corniolino mostra dorsali perpendicolari di ridotta estensione e presenza limitati pendii più dolci a prato-pascolo tra tratti intensamente deformati e brecciati, le imponenti dorsali secondarie da Poggio Ricopri e da Poggio Squilla, nel convergere verso l’asta fluviale principale, delimitano aree di importante contributo idrografico e mostrano una continuità morfologica con il versante esposto a settentrione dove, specie nella parte a ridosso delle maggiori quote dello spartiacque appenninico (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), si manifestano fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Ripe di Scali, Canale del Pentolino, Ripe di Pian Tombesi). Nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, conseguono formazioni di gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello.

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle aree collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito discutibili trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Un antico percorso di fondovalle da Corniolo a Campigna, superava il Bidente con il Ponte dei Ladroni o del Ladrone o della Madonna, in muratura di pietrame ad arco a sesto ribassato, risalente al 1906 e sostituente quello precedente in legno (documentato fino dal ‘600 e cosiddetto a causa di un bandito noto come il ladrone che imperversava nella zona), poi (dopo un breve tratto ancora integro e percorribile fino al moderno Ponte Ilario, datato 1969) procedeva su un tracciato prossimo al fiume dirigendosi verso Fiumari dove, dopo il mulino, si ritrovano ancora tratti dell’antica mulattiera mentre prosegue verso Campigna, quindi diversamente dall’odierna strada forestale (risalente agli anni 1966-67) che presto risale a mezzacosta. La viabilità più antica interessante anche la valle di Campigna, di origine preromana, percorreva il crinale insediativo di Corniolino: ben infrastrutturata e conservante ancora notevoli tratti selciati discendeva a Tre Faggi, dove incrociava il controcrinale per Celle-S. Paolo in Alpe (che scende da un lato verso Casina/Case S.Francesco e Castagnoli e dall’altro verso il Poderone-Mandriacce), quindi risaliva verso il Monte Gabrendo, giungendovi dopo lunghe circonvoluzioni, o direttamente sfruttando le balze di Costa Poggio dei Ronchi e Omo Morto ed in ultimo insinuandosi verso Poggio Palaio per ridiscendere sul versante opposto verso Stia: si tratta dell’antica Stratam magistram, la strada maestra romagnola o Via Romagnola che iniziava a Galeata, l’antica Mevaniola; una diramazione da Tre Faggi proseguiva verso Campigna e il Passo della Calla mantenendosi a mezza costa: lunghi tratti corrono ancora sotto l’odierna provinciale e sono riutilizzati dai Sent. 259 e  247 CAI. L’inizio del tratto alto-bidentino di questo antico tracciato è facilmente individuabile presso Lago (almeno nello sviluppo posteriore alla fine del XVII sec., infatti la morfologia del luogo non è antichissima ma è dovuta ad una frana che nel 1681 creò un’ostruzione che effettivamente generò un lago -che sommerse il Mulino Vecchio risalente al XV secolo- poi colmato da sedimentazioni modellate dallo scorrimento delle acque), grazie ai resti del Ponte di Fiordilino (adiacente al ponte moderno), struttura dalla poetica denominazione sul Bidente delle Celle, ripresa dal nome del fabbricato distrutto dalla frana, di cui è documentato un rifacimento negli anni 1580-84 con travi lignee, dopo il quale si inerpicava subito sull’erta rocciosa senza deviazioni in allineamento al ponte stesso, come documentato dal Catasto Toscano del 1826-34, ma poi deviava fino a rasentare il Bidente quindi risaliva proseguendo a mezzacosta verso l’abitato di Corniolino, raggiungendolo presso la Chiesa/Hospitale di S. Maria delle Farnie. A 200 m dal ponte di Lago, poco sopra la provinciale, si notano evidenti resti della muratura di sostegno di quest’ultimo tratto dell’antica via che, attraversato il borghetto, prosegue abbastanza fedelmente a quello antico su rotabile, ritrovandolo sulla S.P. a circa 2 km da Lago quando (c.f.r. sent. 259 CAI) risale deciso verso il crinale ed il Castellaccio, in un tratto caratterizzato da un esteso affioramento roccioso dove sono evidenti le tipiche alternanze di arenarie e marne formanti cornicioni sporgenti fratturati a “denti di sega”. L’altro tratto di sentiero 259 CAI tabellato che si imbocca a circa 500 m da Lago corrisponde alla mulattiera che da Corniolino scendeva al Bidente di Campigna (oggi intercettata dalla S.P. del Bidente, dove è stata riutilizzata come accesso di un recente insediamento), superandolo grazie al Ponte dei Ladroni secondo il percorso sopraindicato.

In questo contesto si trova il citato insediamento di Corniolino, le cui abitazioni conservano scarse tracce del medievale villaggio di Corniolo, che sorgeva alle pendici del Castrum Cornioli, Castello di Corniolo (poi Castellaccio) attualmente composto da un edificio principale e due costruzioni di servizio afferenti casa Fabbri e, poco più a valle (dove transitava l’antica Stratam magistram), i ruderi della Chiesa della Presentazione di Maria SS. alle Farnie. Il diminutivo venne attribuito nel XIX sec. quando, nel sito più ameno di S. Pietro in Farfareta si sviluppò l’odierno borgo di Corniolo (come documentato dal Catasto Toscano del 1828), dove peraltro si era già spostato il centro amministrativo col decadere del potere feudale, anche a seguito dei violenti terremoti che avevano già colpito l’area e fino a Premilcuore tra il 1504 e il 1505 e nel 1584 provocarono il crollo della Casa del Comune, di cui è documentata la richiesta al Magistrato di Firenze per la sua ricostruzione a Farfareta. Altri forti eventi si registrarono in tutti i secoli successivi. Dopo un breve tratto ancora conservato dell’altra mulattiera verso il fondovalle diretta a Campigna attraverso il Ponte del Ladrone si trova il fabbricato rurale di Casina Corniolino.

Alla chiesa, risalente al XII secolo, era annesso l’Ospedale di S. Maria delle Farnie di patronato degli abitanti di Corniolo da cui percepiva una rendita annuale, dagli studiosi tecnicamente definito Xenodòchium, letteralmente ricettacolo adibito ad ospizio per pellegrini e forestieri, riferibile più all’istituzione altomedievale delle Obbedienze (di tradizione longobarda, primo esempio di ospitalità religiosa più specifico del Nord Italia, erano dipendenti dai preti decumani ed organizzate lungo gli itinerari che discendevano dalla Alpi centrali) che degli Hospitales. La chiesa era di piccolissime dimensioni (m 5,00x6,90) con raddoppio in lunghezza (ulteriori m 6,60) dovuto alla struttura dell’ospedale, questo composto da due livelli con un vano per ogni piano non collegati tra loro e con accesso dall’esterno; in occasione della visita apostolica del 1573 risultava in corso di ristrutturazione e la sua funzione veniva provvisoriamente svolta nel poco distante fabbricato il cui portale (ingresso di casa Fabbri, v. poi) viene ancora comunemente indicato come ingresso dell’ospedale. Alle visite del 1623 e del 1625 tuttavia risultavano in stato precario sia la chiesa, giudicata costruita male, che la casa dell’ospedale, del tutto inutilizzabile; nell’ordinare i necessari ripristini fu richiesto anche che nella parte posteriore della chiesa ad uso ospedaliero fosse aperta una porta esterna. Non si conosce l’epoca di esecuzione degli interventi, che probabilmente riguardarono solo la chiesa che, nel 1681 e nel 1704, venne trovata in buone condizioni. Dalla visita del 1705 si apprende che «è fama che questo oratorio in antico fosse unito all’ospedale del castello di Corniolo, ma distrutta la casa per l’ingiuria del tempo, i pellegrini hanno perduto l’ospitalità. Oggi rimane solo l’Oratorio dedicato alla Presentazione della B. Maria Vergine. Si crede che sia stato eretto sui beni dell’ospedale il beneficio perpetuo di diritto della comunità di Corniolo, con lo stesso titolo. […] l’oratorio è piccolo ed ha un solo altare. Tutto da restaurare ed ornare […].» (E. Agnoletti, 1996, p. 117, cit.). La visita del 1720 è utile per accertare che già dal 1680 non spettavano più i redditi relativi all’ospedale non essendo più svolta tale funzione, tuttavia il cappellano aveva costruito un piccolo fabbricato per uso anche di ospitalità. A tale data la chiesa risultava dotata di un grande dipinto su tela rappresentante la Presentazione di Maria tra i SS. Antonio da Padova e Caterina. Da allora fu trovata sempre in buono stato fino al 1913, quando venne interdetta e poi abbandonata, rimanendo tuttavia ancora rappresentata nella cartografia storica I.G.M. del 1937. Nel 1979 veniva così descritta: «[…] la chiesetta era ancora tutta in piedi, con la porta che in qualche modo chiudeva ancora, con due finestrelle quadrate ai lati e un piccolo occhio in alto, sotto il vertice del tetto. Sulla fiancata sinistra c’era ancora il campanile a vela. La parete della facciata era parzialmente mancante di intonaco. Sul fondo della parete destra, che dava sull’abitazione, c’era il camino.» (E. Agnoletti, 1996, p. 118, cit.). Negli anni ’80 la struttura conservava ancora: 1) il piano dell’altare e nicchie laterali, il tutto ricavato da elementi lapidei monolitici, però riutilizzati come frontone e sostegni laterali del camino dell’ex ospedale riutilizzato come abitazione, posizionato al piano inferiore seminterrato adibito a cucina, (nelle foto d’epoca vi appare accanto una cucina elettrica in uso); 2) un affresco in rovina in stile neo-quattrocentesco fiorentino (inizio XVI sec., cm 200x200 c.) sulla parete dietro l’altare rappresentante una Madonna col Bambino in trono tra i SS. Pietro e Maria Maddalena: «Ai lati della Madonna si riconoscono, a sinistra S. Pietro […] e dall’altro lato la Maddalena che reca nella mano destra un vasetto da unguenti e nella sinistra un libro […]. Nel basamento del trono, a destra si legge una scritta frammentaria: un nome (G)IOVANNI.D(…), e una data, (.. T)BRE.15(3?...) (F. Faranda, 1982, p. 96, cit.); 3) il sopracitato dipinto su tela (XVII secolo, 180x155); 4) il campanile a vela con campana recante la scritta “Anno Domini 1257. Vox D.N.J.C.” (“Anno del Signore 1257. Voce di Nostro Signore Gesù Cristo”): si tratta della testimonianza più antica pervenuta da quel territorio. L’affresco, staccato e incollato su tela nell’ambito di una campagna di restauri svolta negli scorsi anni ’70 e donato al comune, si trova sulla parete sx dell’Oratorio di S. Maria della Crocetta di Corniolo, mentre la tela e la campana sono ancora probabilmente custoditi dal proprietario o donati alle istituzioni. Riproduzioni fotografiche dell’affresco e dello stemma Fabbri, inciso in un calice del 1729 appartenente alla Chiesa di S. Pietro a Corniolo, si trovano in F. Faranda, 1982, pp. 55, 59, cit., testo su cui, oltre ad una lunga descrizione di donazioni ed opere a favore degli edifici di culto di Corniolo attribuibili ai Fabbri ed oltre alla descrizione del restauro dell’affresco, si trova un’interessante nota sui due dipinti: «La committenza […] non è solo caratteristica della grande corte o dell’illuminato e attento mecenate. Essa si esplica e si dilata a dismisura nella grande Chiesa come nella modesta pieve. Sono questi i presupposti che ci convincono che lo studio di un territorio non sarà mai possibile fin quando lo storico non si degnerà di esercitare la propria intelligenza critica sull’esteticamente modesto affresco di Corniolino e allo stesso modo ci sfuggirà una grossa fetta di storia fin quando non riusciremo a tirar fuori dall’oblio i nomi dei tanti piccoli donatori che magari spinti da interessi diversi da quelli del grande mecenate hanno però permesso a ogni piccolo nostro centro, anche il più sperduto, di testimoniare la propria vita. Interessante sarà magari comparare le diverse forme di intervento e riuscire a capire sostanzialmente i diversi fini che si proponeva l’iconografo che sovraintende al grande ciclo decorativo e i suggerimenti dati dal pievano o dal rude committente al modesto frescante di Corniolino […]. Perché è certo che non è casuale la presenza di Pietro nell’affresco di Corniolino, Santo che è anche titolare della Chiesa parrocchiale […]. Le testimonianze che ci sono note sono di diversa natura […] oltre ai nomi e al ruolo avuto da questi abitanti […]. Uno dei nomi che più frequentemente emerge è quello dei Fabbri che sembra appartenere ad un nucleo piuttosto diffuso e dislocato a Corniolo. Ritroviamo notizie di questa famiglia […] fin dalla metà del Cinquecento […]. Il nucleo originario dei Fabbri doveva aver sede a Corniolino ove esiste ancora lo stemma in un portale di una casa, e lo stesso stemma lo ritroviamo ancora nella tela un tempo nella diruta chiesetta di S. Maria alle Farnie […]. La tela raffigura la Madonna tra i Santi Antonio e Caterina e in basso al centro è dipinto lo stemma costituito da una testa di toro tenuto da una mano per uno dei corni. Circonda lo stemma la scritta REV SILVEr DE FABBRIS. Anche nel 1573 quando la Chiesa fu visitata […] vi era rettore un altro Fabbri […] e parroci di S. Pietro a Corniolo furono Fabbri ininterrottamente almeno dal 1556 al 1711 e successivamente dal 1781 al 1832. Ritroveremo i Fabbri […] con incarichi […] nell’ambito della modesta comunità di Corniolo. È logico che […] un gruppo di famiglie tra loro imparentate che di fatto occupano le sedi più rappresentative del centro, mirino a serbare memoria di sé […]» (F. Faranda, 1982, pp. 32-33, cit.).

La casa colonica Fabbri di Corniolino, come documentato dai verbali delle visite apostoliche sei-settecentesche, quindi svolse solo temporaneamente la funzione di ospitalità (aspetto che pare essere stato rilevato solo da Agnoletti) che non è pertanto riferibile ai particolari architettonici che conserva, come un portale in arenaria ad arco a tutto sesto con concio in chiave recante scolpito lo stemma della famiglia Fabbri raffigurante una mano umana stringente un corno di una testa di bue (tale stemma si trova anche in un portale del castello di Poggio Baldi) e, sul lato Nord, una lastra di arenaria recante incise scritte poco decifrabili; la scritta “A 1899 FO” si trova incisa sullo stipite della finestra del lato Sud di uno dei fabbricati adiacenti; fino agli anni ’80 a monte erano accumulati i resti della demolizione di un fabbricato ancora presente nel NCT tra cui un portale e dei gradini in arenaria. Approfondita documentazione, anche cartografica e fotografica, si trova in AA.VV., 1982, pp. 157-168, cit.; ulteriore documentazione si trova in AA.VV, Rocche e Castelli in Romagna, Forlì, Cesena e il Cervese, vol.2°, Edizioni ALFA, Bologna 1971, pp. 214-218 e in E. Agnoletti, 1997, p. 117, cit.

Casina Corniolino o Casina di Corniolino è anch’esso un insediamento rurale ancora utilizzato, composto da un edificio principale abbastanza modificato ed alcuni annessi variamente databili, due più prossimi impostati su un ampio affioramento roccioso a forte pendenza tra cui il forno, che ancora conserva la caratteristica pseudo-capriata di sostegno della copertura della loggetta antistante realizzata sfruttando la naturale curvatura di un grosso ramo, tipologia costruttiva diffusa ed utilizzata anche per le due “celle” di Pian del Grado e de La Fossa.

Il Castello di Corniolo (Castrum Cornioli) o Castellaccio di Corniolino è documentato una prima volta nel 1220, quando viene confermato da Federico II ai Guidi di Modigliana, ed è descritto nella Descriptio Romandiole del 1371 come composto da una rocca e da una robustissima torre, sopra un altissimo ed inespugnabile monte in una valle che reca verso le Alpi, vicino alla strada maestra che porta da Galeata alla Toscana, lungo la quale e più a monte, si trova un’altra robustissima torre in un luogo chiamato La Rovore, a un tiro di balestra, quindi fortificazione collocata in modo da controllare il transito in quel tratto di strada e nelle strette bocche vallive sottostanti di Campigna e delle Celle, mentre il castello dominava anche in lontananza tutte le valli circostanti, strategicamente posto alla loro convergenza. Nel 1379, in base alla Descriptio Romandiole, l’insediamento raggiungeva ben 100 focularia ed è documentata la vendita di un fabbricato interno al castello, ma considerata la ristrettezza ed asperità del sito è plausibile riguardasse la vasta area circostante che non si limitava al sottostante villaggio castellano, sebbene le ricerche storiografiche documentino una tipologia insediativa composta da un’estesa perimetrazione muraria quadrangolare che raggiungeva ed inglobava anche l’asse viario principale, quindi di ampiezza tale da poter cingere un eventuale borgo, di cui comunque non rimane alcun reperto. Già descritto come atto alla guerra ed inespugnabile, il castello tuttavia nel 1440 viene assediato e conquistato dai fiorentini, dopo di che nei primi anni del XV sec., persa importanza sia come feudo che come fortezza ne consegue l’abbandono ed il luogo diviene Il Castellaccio, come risulta dal documento più antico dell’Archivio di Premilcuore (1502) relativo alla morte di un giovane pastore. In quell’epoca permane solo l’utilizzo di una torre come sede della Campana della Comunità, posizione ottimale per la diffusione dei segnali sonori, pertanto unica struttura oggetto di manutenzione, come documentato nel 1588, in attesa del definitivo abbandono. Notizie demografiche si hanno solo in relazione all’intera frazione di Corniolo, che contava, nel 1595, 700 abitanti, nel 1746, 543, nel 1894, 1102 ma solo 99 nel borgo e 842 nel 1931. Negli scorsi Anni Trenta … «Dell’antico maniero rimane una grande porta a bozze che guarda verso Campigna: è alta m. 5 e larga 1,75. Il muro ha lo spessore di m. 1,80. Vi sono anche 2 stanze (m. 3x5) col soffitto a volta.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 269, cit.). Comparente nel Catasto Toscano del 1825-30 con il toponimo Castellaccio con planimetria trapezoidale di grandi dimensioni ma che pare estesa all’assetto perimetrale, oggi è ritenuto di interesse storico-architettonico e conserva alcuni consistenti tratti murari e parte del mastio centrale, secondo una tipologia muraria in elementi “da sbozzatore” e “da muratore”, squadrati tramite sbozzatura sommaria e non lavorati o al massimo spaccati, come la formazione marnoso-arenacea permette di ottenere quasi naturalmente senza particolari supplementi di lavorazione, in cui si riconoscono nicchie, feritoie e fori di scarico, oltre il grande portale d’ingresso in conci lavorati “da scalpellino”, tra cui la chiave d’arco decorata da stemma a rilievo oggi scomparso. Presso l’inopportuno traliccio antennifero si trova la cisterna. Della trecentesca Torre della Rovere invece non sono rinvenibili resti. Considerato che doveva trovarsi “a un tiro di balestra” (tra XIV-XVI sec. tali armi lanciavano palle di ferro, quadrelli e frecce dette bolzoni ad una distanza di circa 50 m) e che doveva essere posizionata in modo da controllare strettamente il transito fermando i viandanti, molto probabilmente era posta oltre quella sorta di “viadotto” della sella sottostante il castello, sopra una grossa sporgenza rocciosa aggettante verso il castello accanto ad un ripido tornate della mulattiera, ipotesi formulata anche da altri. Più improbabile il sito accanto alla sella dove si nota un probabile accumulo di materiale coperto da vegetazione. Da scartare l’ipotesi del poggetto fronteggiante il castello, per quanto panoramico, essendo isolato e lontano dal transito. 

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Campigna.

N.B.: Informazioni preziose riguardo luoghi e fabbricati si hanno grazie ai rapporti della Descriptio provinciae Romandiole e delle visite pastorali o apostoliche.

- La Descriptio è un rapporto geografico-statistico-censuario redatto dal legato pontificio cardinale Anglic de Grimoard (fratello di Urbano V) per l’area della Romandiola durante il periodo della Cattività avignonese (trasferimento del papato da Roma ad Avignone, 1305-1377). Grimoard aveva sostituito il cardinale Egidio de Albornoz (1310-1367) che era stato inviato da Innocenzo III con le truppe spagnole per ridurre i poteri giurisdizionali locali, vescovili, monastici, abbaziali e feudali, all’ubbidienza ed al fine di creare un nuovo sistema amministrativo e tributario. L’Albornoz, da un lato si trova di fronte ad una progressiva espansione militare e diplomatica nelle zone montane della Repubblica fiorentina che, più che all’unità politico-amministrativa della Provincia Florentina in partibus Romandiola demandata a capitanati, podesterie e vicariati retti da funzionari fiorentini, puntava soprattutto a un controllo territoriale per garantirsi il transito commerciale su un’area di confine già scarsamente integrata al resto della Toscana e insofferente rispetto alle pressioni esterne, tendendo semmai ad accentuarne i caratteri di zona-cuscinetto, cui era funzionale l’assenza di infrastrutture viarie specie nell’area romagnola; dall’altro lato assiste ad un progressivo indebolimento dello Stato Pontificio a causa dei conflitti e dei particolarismi locali, suddiviso in diocesi “romagnole” di diversa appartenenza areale, che disegna un territorio ben lontano da essere considerato organicamente unitario in senso storico-politico-amministrativo (“sogno” che peraltro non realizzeranno compiutamente nemmeno i Medici con l’istituzione nel 1542 della Provincia della Romagna fiorentina o i Lorena). Ne conseguì l’istituzione delle nuove divisioni dei Vicariati ecclesiastici, posti sotto il diretto controllo avignonese, che tuttavia non risposero al disagio della popolazione, comunque ancora priva di un centro di potere unitario cui fare riferimento. La descrizione dei luoghi contenuta nel rapporto dell’Anglic, che è pertanto inevitabilmente (ma approssimativamente) unitaria dal solo punto di vista geografico, è invece minuziosa riguardo i tributi cui era soggetta la popolazione. In tale documento si trova, tra l’altro, la classificazione degli insediamenti in ordine di importanza, tra cui i castra e le villae, distinti soprattutto in base alla presenza o meno di opere difensive, che vengono presi in considerazione solo se presenti i focularia, ovvero soggetti con capacità contributiva (di solito nuclei familiari non definiti per numero di componenti; ad aliquota fissa, il tributo della fumantaria era indipendente dal reddito e dai possedimenti). In particolare, nelle vallate del Montone, del Rabbi e del Bidente furono costituiti i Vicariati rurali delle Fiumane.

- La visita apostolica o pastorale, che veniva effettuata dal vescovo o suo rappresentante, era una prassi della Chiesa antica e medievale riportata in auge dal Concilio di Trento che ne stabilì la cadenza annuale o biennale, che tuttavia fu raramente rispettata. La definizione di apostolica può essere impropria in quanto derivante dalla peculiarità di sede papale della diocesi di Roma, alla cui organizzazione era predisposta una specifica Congregazione della visita apostolica. Scopo della visita pastorale è quello di ispezione e di rilievo di eventuali abusi. I verbali delle visite, cui era chiamata a partecipare anche la popolazione e che avvenivano secondo specifiche modalità di preparazione e svolgimento che prevedevano l'esame dei luoghi sacri, degli oggetti e degli arredi destinati al culto (vasi, arredi, reliquie, altari), sono conservati negli archivi diocesani; da essi derivano documentate informazioni spesso fondamentali per conoscere l’esistenza nell’antichità degli edifici sacri, per assegnare una datazione certa alle diverse fasi delle loro strutture oltre che per averne una descrizione a volte abbastanza accurata.

- Agevole l’analisi toponomastica per la derivazione dal latino corneolus, (corneus), cornus, –i, = corniolo, (terra) ricca di cornioli, con la declinazione in gentile diminutivo a segnalare la dipendenza non solo dimensionale dal vicino e principale borgo ma così anche marcando la distanza rispetto al dispregiativo utilizzato per la soprastante struttura militare che diveniva sempre più ostile a seguito dell’abbandono. L’utilizzo toponomastico del termine farnia è legato all’esistenza di boschi di tale essenza nell’area.

RIFERIMENTI

AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, Catalogo della mostra, C.C.I.A.A. Forlì, Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, 1984;

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N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

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Pro Loco Corniolo-Campigna (a cura di), Corniolo, storia di una comunità, Grafiche Marzocchi Editrice, Forlì 2004;

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P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Santa Sofia, Disciplina particolareggiata degli insediamenti e infrastrutture storici del territorio rurale, 2009, Schede n.58-60-232-234, che contengono esauriente documentazione fotografica;

Carta dei sentieri, Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta Geologica del Parco, Itinerari Geologico-Ambientali, Regione Emilia-Romagna, Parco delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html;

Link https://sites.google.com/site/labarcheoarchibo/materiali/articoli

Percorso/distanze :

Percorrere la SS 310 verso il passo Calla.
Superare gli abitati di Santa Sofia, Isola, Berleta, Corniolo, Lago.
Pochi chilometri dopo Lago di Corniolo troviamo un tornante sulla destra, poi percorsi alcune centinaia di metri un ulteriore tornante sulla sinistra.
Qui prendere breve deviazione sulla destra

Testo inserito da Bruno Roba.

Corniolino è conveniente raggiungerlo dalla S.P. 4 del Bidente sostando a 2 km da Lago in un’ampia piazzola accanto ad un tornante sottostante il castello, luogo utile pertanto sia per salirvi che per scendere al borghetto tramite un breve tratto rotabile. Giunti a Casa Fabbri occorre superarla (avendo cura di richiudere i passaggi provvisori nella rete di custodia degli animali da cortile; gentilissimi gli abitanti) poi attraversando il campo sulla sx in assenza di tracce dell’antico tracciato giungendo subito presso i resti della chiesa. Casina Corniolino si vede poco oltre.

foto/descrizione :

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

001a – 001ab – 001ac – Dalla S.F. di Giogo di Castagno (vi si giunge tramite la S.P. n.94 del Castagno dal Passo della Calla), tagliata sotto Pian delle Fontanelle, gli scorci panoramici che si aprono alcuni scorci panoramici verso Nord consentono di notare il crinale del Corniolino nel suo digradare ricco di creste appuntite, accentuato dalla deformazione prospettica. Nell’ultima punta si scorge appena il Castellaccio e, nella valle, il borgo di Corniolo (7/10/17). 

 

001ba – 001bb – 001bc - Dalla cresta di Costa Poggio dell’Aggio Grosso, l’asse visuale è limitatamente spostato rispetto alle foto precedenti ma, la quota inferiore consente uno scorcio della Valle delle Celle tormentata dalle dorsali che vi penetrano e mentre va a chiudersi costretta dalle pendici di Monte Cavallo terminanti con l’affioramento delle Ripe Toscane, da un lato, e dal Crinale del Corniolino, dall’altro lato, culminante con il poggio del Castellaccio (31/10/17).

001c – 001d - Da Poggio Scali nella sequenza del sistema di dorsali del sistema appenninico, evidenziata dall’innevamento delle creste, si distingue il crinale del Corniolino segnato dal nastro d’asfalto della provinciale, anch’esso imbiancato. Al centro esatto della successiva vista estiva ravvicinata si può distinguere il Castellaccio mentre la sottostante incisione stradale guida verso il rimboschimento sulla dx che occulta Corniolino (5/02/11 – 4/08/16).

 

001e – Dall’inizio della mulattiera per Lavacchio, vista della parte finale del crinale di Corniolino da cui emergono i ruderi del castello (10/12/16).

 

001f – Dalla SP 4 del Bidente, scorcio della perfetta sezione a “V” del tratto finale della valle dove e ben visibile il sito di Corniolino mentre compare sulla dx il borgo di Corniolo (27/09/16).

 

001g/001l – Dal crinale presso Poggio Aguzzo sono possibili le vedute dall’alto maggiormente ravvicinate di Corniolino anche in relazione al poggio castellano; si distinguono bene anche Casa Fabbri e Casina Corniolino, mentre i ruderi della chiesa/ospedale sono nascosti dall’abetina posta tra i due fabbricati (25/04/18).

 

001m/001p – Spostandosi sul crinale di Poggio Aguzzo le diverse vedute consentono di intravedere i ruderi della chiesa/ospedale e di immaginare il percorso dell’antica via risalente tra gli abeti (25/04/18).

001q/001t - Il crinale di Poggio Aguzzo e la parte finale di quello del Corniolino sono prospicienti, permettendo vedute particolareggiate sulla zona del castello e sulla sporgenza dove si ritiene sorgesse la Torre della Rovere (25/04/18).

001u - Confronto schematico dedotto dalla mappa del Catasto Toscano del 1826-34 e dalla cartografia aerofotogrammetrica moderna dove, con tratteggio in rosso, sono indicati i tracciati dei percorsi antichi, solo in parte ancora esistenti al momento del rilievo cartografico che, in confronto con i lunghi tragitti della viabilità moderna, superavano i dislivelli più brevemente sebbene con maggiori pendenze. Da notare il tracciato della via antica che in partenza allineata al Ponte di Fiordilino poi scartava verso il Bidente fin quasi a toccarlo, quindi seguiva un tratto della nuova strada ma presto affrontando la balza verso la chiesa di Corniolino.

001v – Dal crinale di Poggio Aguzzo si può ricostruire dall’alto l’intero tracciato della via antica che partendo allineata al Ponte di Fiordilino poi scartava verso il Bidente fin quasi toccarlo, quindi seguire un tratto della nuova strada per poi affrontare la balza oggi ricoperta dall’abetina verso la chiesa di Corniolino: i resti della muratura di sostegno di quest’ultimo tratto sono visibili dalla provinciale a 200 m dal ponte di Lago; dopo casa Fabbri la rotabile esistente pare ricalcare perfettamente l’antico tracciato fino al tornante della provinciale; il sentiero finale al castello conserva le caratteristiche originarie (25/04/18).

001za/001zd – Scorci dal sito della SP 4, a circa 200 m dal ponte di Lago, dove il pendio si abbassa e si notano resti di terrazzamenti che, per corrispondenza con il catasto ottocentesco, sono da ritenere di sostegno dell’antica Via Romagnola; oltre la curva successiva, dalla piazzola con pannello turistico, alzando lo sguardo verso la sommità di un’alta banconata rocciosa, si vede un altro tratto della strada antica, riconoscibile per il classico pietrame della bordatura (29/12/18) 

002a – Schema di mappa dove, tra l’altro, è approssimativamente indicato il sito più probabile della scomparsa Torre della Rovere.

 

002b/002f – Dalla mulattiera che risale il crinale del Corniolino, viste ravvicinate dell’insediamento con particolari degli edifici; nell’ordine, Casa Fabbri, Chiesa di S.Maria delle Farnie e Casina Corniolino (27/09/16 – 30/11/16).

 

003a – Raggiunto il terrazzo morfologico dove insite l’insediamento di Corniolino, si trova un relativamente vasto falso piano nel quale, parzialmente nascosti dalla vegetazione, quasi si perdono i consistenti ruderi della piccola ex Chiesa/Hospitale di S. Maria delle Farnie, che offrono alla vista principalmente la porzione ospitaliera meglio mantenuta per un uso protratto nel tempo. Sulla dx si intravede Casina Corniolino (16/11/16).

 

003b/003g – Viste dell’ex Chiesa/Hospitale di S. Maria delle Farnie, purtroppo abbandonata alla consunzione; nella porzione ospitaliera si vede la finestra del locale al piano inferiore dotato di camino (16/11/16).

 

003h – 003i – Il crollo della parete consente viste dell’interno dell’ex chiesa, con la parete interna di ingresso con la porta inutilmente chiusa e i resti dell’altare spogliato negli ultimi decenni del XX sec. del piano ed altri elementi decorativi, mentre negli anni ’70 erano già stati staccati i dipinti (16/11/16).

 

003l – Neografia dedotta da composizione di foto d’epoca (per originali, cfr.: AA.VV., 1982, pp. 167-168, cit., e E. Agnoletti, 1996, p. 117, cit.) documentanti la facciata della chiesa ancora in piedi mentre il piano dell’altare e le nicchie laterali, il tutto ricavato da elementi lapidei monolitici, si trovavano riutilizzati come frontone e sostegni laterali del camino posto nel locale dell’ex ospedale, allora ancora adibito a cucina dell’abitazione ma oggi apparentemente destinato ad uso agricolo insieme al locale superiore (nessuna notizia riguardo i particolari del camino) (16/11/16).

003m/003r – L’affresco in stile neo-quattrocentesco fiorentino (inizio XVI sec., 200x200 c.) che si trovava sulla parete dietro l’altare della Chiesa di S. Maria delle Farnie, rappresentante una Madonna col Bambino in trono tra i SS. Pietro e Maria Maddalena: «Ai lati della Madonna si riconoscono, a sinistra S. Pietro […] e dall’altro lato la Maddalena che reca nella mano destra un vasetto da unguenti e nella sinistra un libro […]. Nel basamento del trono, a destra si legge una scritta frammentaria: un nome (G)IOVANNI.D(…), e una data, (.. T)BRE.15(3?...) (F. Faranda, 1982, p. 96, cit.); staccato e incollato su tela nell’ambito di una campagna di restauri svolta negli scorsi anni ’70 e donato al comune, si trova sulla parete sx dell’Oratorio di S. Maria della Crocetta di Corniolo (3/06/17). 

004a/004e – L’insediamento di Casina Corniolino, ancora utilizzato, possiede alcuni annessi due dei quali evidenziano l’impostazione su un ampio affioramento roccioso a forte pendenza; tra essi il forno che ancora conserva la caratteristica pseudo-capriata di sostegno della copertura della loggetta antistante realizzata sfruttando la naturale curvatura di un grosso ramo, tipologia costruttiva diffusa ed utilizzata anche per le due “celle” di Pian del Grado e de La Fossa (11/09/16 - 16/11/16).

 

005a – 005b – La mulattiera risale verso il crinale ed il Castellaccio in un tratto caratterizzato da un esteso affioramento roccioso dove sono evidenti le tipiche alternanze di arenarie e marne formanti cornicioni sporgenti fratturati a “denti di sega”. Nella 2a foto si può notare come il dilavamento, in assenza di manutenzione, ha “canalizzato” il percorso. (30/11/16).

 

005c/005f – Sequenza di viste relative al rapporto tra il castello e il suo panorama (30/11/16).

 

006a/006m – Tratti murari del mastio centrale, evidenzianti la tipologia muraria in elementi “da sbozzatore” e “da muratore” (squadrati tramite sbozzatura sommaria e non lavorati o al massimo spaccati, come la formazione marnoso-arenacea permette di ottenere quasi naturalmente senza particolari supplementi di lavorazione) in cui si riconoscono nicchie, feritoie e fori di scarico, ad eccezione del grande portale d’ingresso rifinito in conci lavorati “da scalpellino”, tra cui la chiave d’arco decorata da stemma a rilievo oggi scomparso, che evidenzia anche i fori passanti per lo scorrimento dei pali-chiavistello (11/09/16 - 30/11/16).

 

006n/006q – Lateralmente sussistono resti di cerchia muraria evidenzianti feritoie a strombo (30/11/16).

 

006r – In cima al poggetto retrostante il castello, accanto a un traliccio per telecomunicazioni posizionato come i tralicci elettrici di tutto il crinale senza riconoscenza dei valori territoriali (v. anche sito del castello di Ridràcoli), si apre un pozzetto (o una buca) sulla volta della cisterna castellana (30/11/16).

 

006s – Schema della tipologia insediativa del castello, derivato da studi archeologici, da cui si rileva l’esistenza di una cerchia muraria secondaria che si estendeva fino a comprendere l’asse viario principale della mulattiera.

 

007a – 007b – 007c –Il tratto dal castello al “viadotto” che ha consolidato la sella del crinale, fino al sito dove è ipotizzabile che sorgesse la Torre della Rovere, posta “a un tiro di balestra (30/11/16). 

 

007d/007i – Il sito adiacente un tratto ripido della mulattiera dove pare fosse collocata la Torre della Rovere su una sporgenza rocciosa aggettante verso il castello (30/11/16).

 

007l – 007m - Per la collocazione della Torre della Rovere pare da escludere la cima del poggetto che, pur panoramico ma fuori mano, fronteggia il castello (30/11/16).

 

008a/008g – Rassegna di viste simboliche e progressivamente ravvicinate del Castellaccio, le prime quattro dalla mulattiera di Lavacchio, le ultime dallo stesso crinale di Corniolino (6/12/16 – 8/12/16 – 10/12/16).

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