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Monte Verna

Comune : Santa Sofia
Tipo : monte
Altezza mt. : 937
Coordinate WGS84: 43 53' 30" N , 11 52' 29" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (15/08/2021)

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

In particolare, le valli del Fiume Bidente di Ridràcoli e dei Fiumi Bidente di Pietrapazza e Bidente di Strabatenza – rispettivamente poste sul versante occidentale e su quello orientale - sono separate dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si diparte da Poggio allo Spillo (collegando Poggio della Bertesca, Croce di Romiceto, i Monti Moricciona, Marino e Pezzoli, quindi Poggio Busca e il Monte Carnovaletto) per concludersi con il promontorio della Rondinaia digradando a valle di Isola costretto dalla confluenza del Fiume Bidentino o Torrente Bidente di Fiumicino nel Fiume Bidente. La Rondinaia è nota per il castello con la sua torre «[…] baluardo di antica potenza, elevato fin dai tempi romani alla difesa contro le orde barbariche che dal nord d’Europa scendevano a depredare le belle contrade d’Italia.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 274).

Il suo crinale non discende con regolarità tendendo anzi a rialzarsi in coincidenza con i nodi montani: questo aspetto si ripete con notevole parallelismo in tutti i contrafforti ed è significante tettonicamente, ovvero nella disposizione delle rocce e loro modalità di corrugamento e assestamento. Il Monte Marino è un complesso geomorfologico dove avviene una duplice deviazione del contrafforte, prima E poi NE, inoltre costituisce nodo montano dell’assetto tettonico, da cui si diramano varie dorsali, principalmente quelle che evidenziano il Poggio delle Stolle e il Monte Verna, ma, indirettamente, anche quella di Poggio La Vecchia, conseguentemente separando plurimi anfiteatri vallivi quali (in senso orario) quelli dei Fossi di Ronco Vecchio, di Val Spugna e/o Rio delle Valli, affluenti del Bidente di Ridràcoli e dei Fossi delle Pescaie, delle Caselle, delle Capanne e delle Cannetole, affluenti del Bidente di Strabatenza; si può considerare anche il Fosso della Valle, ramo del Fosso Corneta, affluente del Bidente di Ridràcoli. «È singolare il contesto di Monte Marino, aereo massiccio nero di boschi precipiti verso nord, appoggiato invece sul lato opposto su larghi versanti assolati, con curiose formazioni marnoso-pelitiche calanchiformi al margine delle quali occhieggia la Voragine di Monte Marino, profondo abisso impostato su spaccatura in arenaria. […] Ventidue habitat di interesse comunitario, dei quali sei prioritari, coprono circa un quarto della superficie del sito, con prevalenza di tipi forestali, di prateria-arbusteto e rocce in un contesto ricco di situazioni ripariali collinari e montani che riassume tutto ciò che la natura appenninica nordadriatica propone su questo tema.» (IT4080011 - ZSC - Rami del Bidente, Monte Marino – Descrizione e caratteristiche, Link cit.). Nel contesto del sopracitato “aereo massiccio nero di boschi precipiti verso nord” si trova il Monte Verna, che costituisce lo stacco della dorsale interposta tra le valli dei Fossi di Ronco Vecchio e Val Spugna, dorsale in parte tettonicamente similare, benché minore, di quella di Poggio delle Stolle. Riguardo quale sia la radice del nome del monte gli studiosi di toponomastica si domandano (A. Polloni, 1966-2004, p.331, cit.) se sia da trovare nel latino gallico verna, -ae, ontano (alnus glutinosa), infatti albero appenninico nel francese popolare è detto verne o vergne, o se derivi dal latino vernus, -a, -um, con le sue derivazioni, pure latine, ver, primavera e hibernus, invernale.

L’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio. Già nel paleolitico (tra un milione e centomila anni fa) garantiva un’ampia rete di percorsi naturali che permetteva ai primi frequentatori di muoversi e di orientarsi con sicurezza senza richiedere opere artificiali. Nell’eneolitico (che perdura fino al 1900-1800 a.C.) i ritrovamenti di armi di offesa (accette, punte di freccia, martelli, asce) attestano una frequentazione a scopo di caccia o di conflitto tra popolazioni di agricoltori già insediati (tra i siti, Campigna, con ritrovamenti isolati di epoca umbro-etrusca, Rio Salso e S. Paolo in Alpe, anche con ritrovamenti di sepolture). In epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae, l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, come per l’intero Appennino, il diffondersi di una serie di strutture difensive (scarsissimi resti di una rocca sono presenti sull’omonimo monte), anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Successivamente, sul finire del periodo, si ha una rinascita delle aree di fondovalle con un recupero ed una gerarchizzazione infrastrutturale con l’individuazione delle vie Maestre, pur mantenendo grande vitalità le grandi traversate appenniniche ed i brevi percorsi di crinale. Il quadro territoriale più omogeneo conseguente al consolidarsi del nuovo assetto politico-amministrativo cinquecentesco vede gli assi viari principali, di fondovalle e transappenninici, sottoposti ad intensi interventi di costruzione o ripristino delle opere artificiali cui segue, nei secoli successivi, l’utilizzo integrale del territorio a fini agronomici alla progressiva conquista delle zone boscate ed al diffondersi dell’appoderamento si accompagna un fitto reticolo di mulattiere di servizio locale, ma p. es., nel Settecento, chi voleva salire l’Appennino da S. Sofia, giunto a Isola su un’arteria selciata larga sui 2 m trovava tre rami che venivano così descritti: per il Corniolo «[…] è una strada molto frequentata ma in pessimo grado di modo che non vi si passa senza grave pericolo di precipizio […] larga a luoghi in modo che appena vi può passare un pedone […]», per Ridràcoli «[…] composto di viottoli appena praticabili […]» e per S. Paolo in Alpe «[…] largo in modo che appena si può passarvi […].(Archivio di Stato di Firenze, Capitani di Parte Guelfa, citato da: L. Rombai, M. Sorelli, La Romagna Toscana e il Casentino nei tempi granducali. Assetto paesistico-agrario, viabilità e contrabbando, in: G.L. Corradi e N. Graziani - a cura di, 1997, p. 82, cit.). Tale descrizione era del tutto generalizzabile: «[…] a fine Settecento […] risalivano […] i contrafforti montuosi verso la Toscana ardue mulattiere, tutte equivalenti in un sistema viario non gerarchizzato e di semplice, sia pur malagevole, attraversamento.» (M. Sorelli, L. Rombai, Il territorio. Lineamenti di geografia fisica e umana, in: G.L. Corradi - a cura di, 1992, p. 32, cit.). Nel XIX secolo il panorama certamente non migliorò: «Cavalcando […] vidi […]. La foresta dell’Opera sulla pendice precipitosa verso Romagna era manto a molte pieghe dell’Appennino, al lembo di quel manto apparivano le coste nude del monte […]. Sugli spigoli acuti delle propaggini del monte si vedevano miseri paeselli con le chiese: San Paolo in Alpe, Casanuova, Pietrapazza, Strabatenza; impercettibili sentieri conducevano a quelli, e lì dissero le guide i pericoli del verno, la gente caduta e persa nelle nevi, […] i morti posti sui tetti per non poterli portare al cimitero, e nelle foreste i legatori del legname sepolti nelle capanne […]» (Leopoldo II di Lorena, Le memorie, 1824-1859, citato da: G.L. Corradi, O. Bandini, “Fin che lo sguardo consenta di spaziare”. Scelta di testi dal XIV al XIX secolo, in: G.L. Corradi - a cura di, 1992, p.78, cit.). Un breve elenco della viabilità ritenuta probabilmente più importante nel XIX secolo all’interno dei possedimenti già dell’Opera del Duomo di Firenze è contenuto nell’atto con cui Leopoldo II nel 1857 acquistò dal granducato le foreste demaniali: «[…] avendo riconosciuto […] rendersi indispensabile trattare quel possesso con modi affatto eccezionali ed incompatibili con le forme cui sono ordinariamente vincolate le Pubbliche Amministrazioni […] vendono […] la tenuta forestale denominata ‘dell’Opera’ composta […] come qui si descrive: […]. È intersecato da molti burroni, fosse e vie ed oltre quella che percorre il crine, dall’altra che conduce dal Casentino a Campigna e prosegue per Santa Sofia, dalla cosiddetta Stradella, dalla via delle Strette, dalla gran via dei legni, dalla via che da Poggio Scali scende a Santa Sofia passando per S. Paolo in Alpe, dalla via della Seghettina, dalla via della Bertesca e più altre.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 163-164, cit.). La prima cartografia storica, ovvero il dettagliato Catasto Toscano (1826-34 – scala 1:5000), la schematica Carta della Romagna Toscana Pontificia (1830-40 – scala 1:40.000), le prime edizioni della Carta d’Italia dell’I.G.M. (1893-94 – scala 1:50.000; 1937 – scala 1:25.000), consente di conoscere il tracciato della viabilità antica che si inoltrava nelle vallate bidentine e/o percorreva i crinali diretta verso i passi principali.

Se per la realizzazione delle prime grandi strade carrozzabili transappenniniche occorrerà attendere tra la metà del XIX secolo e l’inizio del XX, il crinale che dal Passo della Crocina si svolge fino alla Rondinaia (in parte anticamente detto Strada che dal Sacroeremo va a Romiceto) - fino alla costruzione dell’odierna strada sterrata (1959-69, inizialmente con deviazione dalla S.F. del Cancellino al Paretaio, poi collegata alla S.F. Grigiole-Poggio alla Lastra) - in gran parte venne fortunatamente salvaguardato dal distruttivo progetto dell’ingegnere granducale Ferroni che, tra le ipotesi di “strada dei due mari” che doveva unire la Toscana e la Romagna, indicava il tracciato montano Moggiona-Eremo di Camaldoli-Passo della Crocina-Casanova in Alpe-Santa Sofia (essendo ritenuto idrogeologicamente valido). Nelle varie epoche (fino alla demanializzazione delle foreste) detto crinale era frequentato dagli operatori del settore del legname, lavoratori e commercianti ed incrociava altri itinerari di collegamento alle vallate laterali, in particolare nel baricentro economico-religioso di Casanova dell’Alpe. Tra essi la Mulattiera Ridràcoli-Bagno (su una pietra cantonale della chiesa sono ancora leggibili le distanze chilometriche – evidentemente non più valide - km 12,358 per Bagno e km 5,933 per Ridràcoli), che era una deviazione della Mulattiera di Ridràcoli diretta a Santa Sofia (nel Catasto Toscano detta Strada che da Ridracoli va a Poggio alla Lastra); essa valicava il crinale tramite il Passo della Colla, posto nella sella tra il Monte La Rocca e il Monte Marino, quindi scendeva a Strabatenza, dove a la Bottega un tratto risaliva la valle del Trogo come Mulattiera di Casanova. Da ricordare pure la Mulattiera di Pietrapazza, che collegava anch’essa Ridràcoli con Bagno di Romagna. La Mulattiera della Colla risaliva invece il Marino da Poggio alla Lastra riunendosi a quella risalente da Strabatenza. Da essa, in corrispondenza della sella del contrafforte posta tra i Monti Marino e Pezzoli, già il Catasto Toscano e ancora la mappa I.G.M. di fine XIX sec. documentano l’innesto della Strada di Ronco Vecchio, ancora esistente, che si dirigeva verso il Monte Verna per poi discendere verso Ronco Vecchio seguendo il corrispondente fondovalle. Il tracciato viario sul contrafforte, prevalentemente di crinale - nel Catasto Toscano detto Strada Maestra di S. Sofia da Casanova dell’Alpe verso Sud – era detto Strada che dalla Casanova va a Santa Sofia in riferimento al tratto che correva sul lungo tratto di dorsale compreso tra la Ripa di Ripastretta e il Passo del Vinco: esso tagliava parte del crinale e del versante orientale del Monte La Rocca, proseguendo verso Nord tramite il suddetto Passo della Colla (rimangono resti), quindi aggirava i Monti Marino e Pezzoli sul versante SE (ma toccava brevemente la sella tra essi) per riguadagnare il crinale a Poggio Busca mantenendolo fino alla Rondinaia.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alle schede toponomastiche relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

RIFERIMENTI

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

G.L. Corradi e N. Graziani (a cura di), Il bosco e lo schioppo. Vicende di una terra di confine tra Romagna e Toscana, Le Lettere, Firenze 1997;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Link https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/parchi-natura2000/rete-natura-2000/siti/it4080011;

Link https://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/geositi/scheda.jsp?id=1648;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

raggiungibile per sentiero non segnato dalla sterrata (chiusa con sbarra) che da Poggio alla Lastra passando per Fonte del Cinghiale porta a Spugna

Testo di Bruno Roba

Da Poggio alla Lastra si percorre prima la S.Vic.le Pratolino-Rio Petroso (carrabile) per 2,5 km fino alla Fonte del Cinghiale, poi la S.Vic.le Montepezzolo-Poggio Stefano per km 1,6, da abbandonare a Montepezzolo per intraprendere la mulattiera che raggiunge il crinale tra i Monti Marino e Pezzoli, m 600, che scavalca mantenendosi sempre sul crinale per 400 m fino a quando la mulattiera lo lascia diretta al Monte Verna scendendo sul versante settentrionale del Marino, per ulteriori 800 m. In tutto circa km 6.

foto/descrizione :

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

00a1/00a5 – Dai pressi di Poggio Castellina, vedute del versante settentrionale del Monte Marino, pressoché frontalmente alle valli dei Fossi delle Stolle e del Catinaio, con particolari del Monte Verna, poco distinguibile (28/08/18).

00b1 – 00b2 – 00b3 - Dal Castello di Biserno, panoramica del contrafforte opposto dove si evidenziano, collegati da una sella, i Monti Marino - da cui si distacca principalmente la dorsale di Poggio delle Stolle - e Pezzuoli, da cui si distacca la dorsale del Monte Dragone, mentre il contrafforte prosegue fino al Monte Carnovaletto; l’indice cartografico aiuta anche per localizzare il Monte Verna (7/10/17).

 

00c1 – 00c2 - Dai pressi del Monte Carnovaletto appare lo skyline del complesso del Monte Marino, con la vetta tondeggiante e il lungo crinale orizzontale che prepara lo stacco della dorsale di Poggio delle Stolle, mentre la sella orientale collega con il Monte Pezzoli ed il Monte Verna si mimetizza davanti, anch’esso collegato da una sella (24/07/18).

00d1/00d5 – Dalle pendici occidentali del Monte Pezzoli è possibile una visione complessiva del Monte Marino (con il Monte Verna sempre in ombra), della sella verso il Pezzoli e dello stacco del crinale di Poggio delle Stolle, anticipato dallo stacco -tettonicamente similare benché minore- del crinale cui appartiene il Verna (20/08/18).

00d6 – 00d7 – Solo da Ciel dell’Allocco si distingue bene il profilo laterale del Monte Verna e la sella che lo collega al Marino (20/08/18).

00e1 – 00e2 – Dal versante NE della dorsale di Poggio delle Stolle, scendendo verso Ronco Vecchio, scorcio frontale del Monte Verna che appare come un picco (6/08/18).

00f1 - Elaborazione da mappa ottocentesca evidenziante la morfologia del contrafforte secondario che ospita il Monte Marino nell’ambito dei contrafforti che si distaccano dallo Spartiacque Appenninico.

00f2 - Schema cartografico da mappa del XIX sec. che, nella sua essenzialità, evidenziava i tracciati viari principali che da S. Sofia si dirigevano verso i valichi appenninici. Il tracciato diretto al Passo della Crocina transitava da Rondinaia o Poggio alla Lastra e risaliva a Casanova dell’Alpe percorrendo il versante sud-orientale del Monte Marino senza toccare Strabatenza. Il tracciato diretto al Passo La Scossa transitava da Isola, quindi risaliva a mezzacosta da Biserno ridiscendendo a Ridràcoli. La toponomastica riprende, anche nella grafica, quella originale, integrata a fini orientativi con utilizzo di grassetto nero.

00f3 – Schema cartografico di fine XIX sec. dove si evidenzia l’assetto infrastrutturale principale dell’epoca relativo all’area del Monte Marino. La toponomastica riprende quella originale.

00f4 – Schema cartografico della prima metà del Novecento, precedente la realizzazione delle strade forestali, comprendente il tratto finale del contrafforte. La toponomastica riprende quella originale.

00f5 - Schema cartografico odierno del tratto di contrafforte incentrato sul Monte Marino.

00g1/00g9 - Tratti alti dell’antica Strada di Ronco Vecchio che dalla sella tra i Monti Marino e Pezzoli scivola verso il Monte Verna (20/08/18).

00h1/00h7 – La sommità del Monte Verna, stretta e lunga, ha la morfologia di un breve crinale; da essa, scorcio del Monte Marino (20/08/18).

00i1/00i4 – Dalla sella che precede la sommità del Monte Verna la Strada di Ronco Vecchio prosegue verso valle (20/08/18).

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