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Monte della Maestā

Comune : Santa Sofia
Tipo : monte
Altezza mt. : 977
Coordinate WGS84: 43 53' 31" N , 11 46' 02" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (22/02/2018)

LIMITI del geosito

NORD (SP 4 – Km 31,400) - 43° 53’ 36” N

EST (SP 4 – Km 31,400) - 11° 46’ 32” E 

SUD (SP 4 – C. Martinaccio) - 43° 53’ 18” N

OVEST (Crinale di Corniolino – Sent. 259 CAI) - 11° 45’ 44” E  

Superficie 26 ha – Perimetro 3 km Quota max 968 m (presso M. della Maestà) – Quota min 783 m

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine. In quest’ambito, la Valle del Fiume Bidente delle Celle e la Valle del Bidente di Campigna riguardano i due rami fluviali più occidentali delimitati ad Ovest, da un tratto del contrafforte principale dal Monte Falco fino al Monte dell’Avòrgnolo da cui si stacca la dorsale di Pian dell’Olmo, che separa la Valle del Fosso della Fontaccia dalla Val di Noce, disegnando quell’arco di rilievi che costringe il fiume a confluire con il Bidente di Campigna a Lago così contribuendo a generare poco più in là, sotto il borgo omonimo, il Fiume Bidente di Corniolo; ad Est, dal contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che, disegnata la sella di Pian del Pero ed evidenziata una sequenza di rilievi (tra cui i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S. Paolo in Alpe, Poggio Squilla), termina digradando al ponte sul Fiume Bidente di Corniolo presso Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli. Da Poggio Squilla si distacca un’altra dorsale che, declinando a Nord, dopo Poggio Aguzzo precipita verso Lago-Corniolo. Tra le due valli bidentine si interpone la dorsale che, staccatasi dal gruppo del Monte Falco, da Poggio Palaio digrada con la Costa Poggio dei Ronchi verso Tre Faggi per risalire subito evidenziando il Crinale di Corniolino ed il Monte della Maestà, termina anch’essa a Lago.

Gli alti bacini idrografici bidentini mostrano in genere una morfologia nettamente differenziata dovuta alla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo; per il versante a ridosso delle maggiori quote dello spartiacque appenninico conseguono fortissime pendenze modellate dall’erosione con formazione di canaloni fortemente accidentati, i versanti orientali appaiono solitamente frastagliati mentre i versanti prevalentemente esposti a meridione mostrano pendii più dolci a prato-pascolo, spesso su terrazzi orografici, che si alternano a tratti intensamente deformati e brecciati. Il versante in sx idrografica del Bidente di Campigna, esposto ad oriente con lieve declinazione Sud, conferma in parte tali caratteristiche morfologiche, con radi spianamenti limitati alle quote minori, anzi evidenziando il Crinale di Corniolino che, ad eccezione dei siti insediativi di Corniolino e C. Martinaccio, presenta prevalentemente aree di forte pendenza culminanti nel Monte della Maestà, anche se le pareti prossime alla verticale tale monte le riserva al versante Nord-occidentale, mentre l’intera dorsale riesce ad ospitare altri insediamenti come Faltroncella, arrampicata poco sotto il versante orientale della cresta, Val di Pavone, che invece colonizzò a mezzacosta l’opposto versante delle Celle che, benché piuttosto erto, presenta ancora le tracce di intense frequentazioni, interrotte da smottamenti e crolli strutturali importanti, e Pulita, nel fondovalle, che ha superato l’isolamento da quando è stata raggiunta dalla rotabile di servizio delle opere di presa idraulica afferenti l’invaso di Ridràcoli. In questo contesto alcuni aspetti geologici si evidenziano per rarità e unicità, restituendo informazioni fondamentali per la conoscenza del territorio e contribuendo a disegnare il paesaggio: catalogati come Geositi, essi sono le Ripe Toscane, esteso affioramento della Formazione Marnoso-arenacea prossimo al fondovalle lungo il basso versante del M. Cavallo sulla sx del Bidente delle Celle, parzialmente ricoperto dalla tipica vegetazione pioniera e rupicola e con alla base ben esposto lo spesso Strato Contessa cui, per circa 1 km lungo l’alveo, si accompagnano le morfologie erosive di pronunciati meandri incassati, il Fosso del Satanasso, che mostra un tratto vallivo profondamente incassato ed affiancato da ripide pareti rocciose, caratterizzato da morfologie da erosione come cascate e marmitte dei giganti su potenti stratificazioni marnoso-arenacee giacenti a reggipoggio, Le Mandriacce, esempio di come l’assetto tettonico possa determinare i caratteri del paesaggio, laddove la fascia di terreni intensamente deformati e brecciati si traduce in pendii ad acclività più dolce determinando un ambiente caratterizzato da prati-pascoli, in contrasto con le aree circostanti costituite da rocce non deformate ed affioranti, la Linea delle Mandriacce a Pian del Grado, quest’ultima costituita da affioramenti situati lungo la scarpata stradale della S.P. 4, presso il bivio della Pista di servizio SP 4 del Bidente-Poderone-Pian del Grado, in cui si osservano deformazioni tettoniche degli strati in conseguenza delle forti spinte cui sono state sottoposte le rocce evidenziate sia da inclinazioni opposte e divergenti sia da insiemi scomposti e intensamente fratturati di lembi di arenarie e marne spezzate in cui la stratificazione non è più riconoscibile, e il Monte della Maestà, area prevalentemente compresa tra il crinale e la SP 4, tranne un brano sotto strada che dal km 31 scende brevemente lungo il Fosso della Pietra. Il versante Sud del monte presenta affioramenti di interessa stratigrafico e strutturale paragonabili a quelli degli Scalacci, sulla SR 71 dei Mandrioli, che i rimodellamenti conseguenti alla costruzione delle scarpate stradali della SP 4 hanno contribuito ad evidenziare o, comunque, a rendere agevolmente fruibili percorrendo il tratto tra i km 30+700 e 32+400. Al km 33, esterna al geosito, un’area di ex-cava mostra inoltre un interessante affioramento dello Strato Contessa. Ulteriori informazioni si trovano sul sito della Regione Emilia-Romagna dedicato ai geositi.

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle aree collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito discutibili trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

La viabilità più antica interessante anche la valle di Campigna, di origine preromana, percorreva il crinale insediativo di Corniolino: ben infrastrutturata e conservante ancora notevoli tratti selciati discendeva ai Tre Faggi, dove incrociava il controcrinale per Celle-S. Paolo in Alpe (che scende da un lato verso Casina/Case S.Francesco e Castagnoli e dall’altro verso il Poderone-Mandriacce), quindi risaliva verso il Monte Gabrendo, giungendovi dopo lunghe circonvoluzioni sfruttando le coste di Costa Poggio dei Ronchi e Omo Morto ed affrontando il crinale del Poggio delle Secchete, ma in ultimo insinuandosi tra esso e Poggio Palaio poi ridiscendendo sul versante opposto verso Stia: si tratta dell’antica Stratam magistram, la strada maestra romagnola o Via Romagnola che iniziava a Galeata, l’antica Mevaniola; una diramazione dai Tre Faggi proseguiva verso Campigna e il Passo della Calla mantenendosi a mezza costa: lunghi tratti corrono ancora sotto l’odierna provinciale e sono riutilizzati dai Sent. 259 e 247 CAI. L’inizio del tratto alto-bidentino di questo antico tracciato è facilmente individuabile presso Lago (almeno nello sviluppo posteriore alla fine del XVII sec., infatti la morfologia del luogo non è antichissima ma è dovuta ad una frana che nel 1681 creò un’ostruzione che effettivamente generò un lago -che sommerse il Mulino Vecchio risalente al XV secolo- poi colmato da sedimentazioni modellate dallo scorrimento delle acque), grazie ai resti del Ponte di Fiordilino struttura dalla poetica denominazione sul Bidente delle Celle adiacente al ponte moderno, dopo il quale si inerpicava subito sull’erta rocciosa senza deviazioni in allineamento al ponte stesso, come documentato dal Catasto Toscano del 1826-34, quindi deviava fino a rasentare il Bidente per poi risalire verso l’abitato di Corniolino, raggiungendolo presso la Chiesa/Hospitale di S. Maria delle Farnie. Modificato dalla viabilità moderna, il tracciato antico si ritrova sulla S.P. a circa 2 km da Lago, in un tratto caratterizzato da un esteso affioramento roccioso dove sono evidenti le tipiche alternanze di arenarie e marne formanti cornicioni sporgenti fratturati a “denti di sega”, quando guadagna deciso il crinale presso il Castellaccio.

Il tratto di sentiero 259 CAI che si imbocca a circa 500 m da Lago corrisponde all’altro tracciato antico della mulattiera più prossima al fondovalle che da Corniolino scendeva al Bidente, oggi intercettata dalla S.P. del Bidente dove è stata riutilizzata come accesso di un recente insediamento, superandolo grazie al Ponte dei Ladroni.

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche Valle del Bidente delle Celle e/o relative a monti e insediamenti citati.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

S. Bassi, N. Agostini, A Piedi nel Parco, Escursioni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ComunicAzione, Forlì 2010;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Alpe di S. Benedetto, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2014;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Itinerari Geologico-Ambientali, Carta Geologica del Parco, Regione Emilia-Romagna, Parco delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link http://www.igmi.org/pdf/abbreviazioni.pdf;

Link:http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/geositi/scheda.jsp?id=1621.

Percorso/distanze :

sul sentiero CAI 259  Lago di Corniolo - Campigna

Testo di Bruno Roba

La vetta del M. della Maestà è facilmente raggiungibile dalla S.P. 4 del Bidente seguendo il sentiero 259 sia dal lato del Castellaccio (km 1,9 - dislivello 300 m) sia dai Tre Faggi, al bivio per il Poderone (km 1,3 - dislivello 30 m). Un’alternativa rapida e ripida (560 m - dislivello 200 m) è offerta da una pista che si stacca dal km 32+700 della S.P. sotto Faltroncella.

foto/descrizione :

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

001a/001o – L’ampio panorama che si gode da Poggio Scali consente, tra l’altro, di seguire l’intero Crinale del Corniolino benché il suo sviluppo tenda a mimetizzarsi nel tormentato intrecciarsi di rilievi che lo attorniano e lo sormontano. Nella sua zona centrale si riesce comunque a distinguere il picco principale del Monte della Maestà, tendenzialmente piramidale, ed anche l’intera area dell’omonimo Geosito, favorevolmente esposta verso il punto di osservazione. Nell’ultima foto si vede il tratto del monte compreso tra le due vette (quella con gli affioramenti è di fatto superiore di m 10,5 rispetto alla principale che qui deborda sulla dx) che sovrasta gli insediamenti di C. Martinaccio, sopra strada, e La Casaccia, sotto strada (5/02/11 – 15/05/14 – 4/08/16 – 16/02/18).

 

002a/002d - Dalla vetta di Poggio Capannina, costituita da un verdeggiante crinaletto che si interrompe bruscamente agli estremi, mentre in p.p. si vede svilupparsi la dorsale di appartenenza, con i Poggi Ricopri e di Montali, e l’orizzonte da maestrale è costituito dallo skyline del contrafforte principale, nel mezzo si mimetizza il crinale di Corniolino ed il Monte della Maestà quasi scompare sovrastato dal Monte Cavallo, con le sue due case separate dalla lunga cresta (ma dietro spunta Monte Ritoio); sotto la vetta secondaria del Monte della Maestà si notano Casa Martinaccio e Casaccia (2/06/18).

002e/002m – Viste progressive del Monte della Maestà si hanno dalla S. Vic.le Corniolino-S. Paolo in Alpe presso Case Fiumari e dal ripido sentiero 255 per Campodonato-S.Paolo in Alpe, che evidenziano gli affioramenti dello scosceso versante del monte, caratteristica specifica del Geosito (12/03/12 - 26/03/12 – 18/11/15 - 24/01/18).

002ma/002mp – Deviando dal sent. 288 CAI si percorre il crinale che si sviluppa verso Poggio Aguzzo delimitando la valle del Fosso di Ristèfani ed offrendo progressive ed ottimali viste del Monte della Maestà e dei luoghi dei suoi insediamenti, Faltroncella e Casa Martinaccio, ma anche Casaccia, che può ritenersi ricadente nel generale versante orientale del complesso montano, il cui limite effettivo è il Bidente (25/04/18).

002n - 002o – Alcuni scorci visuali del Monte della Maestà sono possibili da siti più scomodi da raggiungere; tra essi il Sentiero del Satanasso, poco distante dall’innesto sulla S.P.del Bidente, nel tratto che sovrasta gli insediamenti del Poderone e di Mandriacce, consente di traguardare il monte da Sud, così risultando evidenziata la morfologia piramidale della vetta (8/04/17).

 

002p – 002q – 002r – L’interesse può superare la scomodità di raggiungere la Costa Poggio dell’Aggio Grosso, ancora tramite il Sentiero del Satanasso ma imboccandolo dalla S.F. di Giogo di Castagno, spostandosi in fondo al sito laddove spiana (il Pianellone, 1200 m), da cui si aprono scorci panoramici sullo sviluppo della Valle del Bidente delle Celle, dove si notano le Ripe Toscane ed il versante occidentale del Crinale del Corniolino, particolarmente tormentato da sproni e canaloni a ridosso del Monte della Maestà (31/10/17).

 

002s – 002t - Dal Sentiero degli Alpini (SA 301 CAI), sul contrafforte principale a SO di P.gio Bini, si abbraccia il versante vallivo dai pressi dell’origine del F.so Bidente delle Celle e, benché da remoto, si fronteggia il versante occidentale del Crinale del Corniolino, apprezzandone la morfologia dove spicca appena la vetta del Monte della Maestà, da cui si stacca un’imponente dorsale che precipita nella valle (16/04/16).

 

002u/002y – Il Sentiero degli Alpini consente ancora ampie viste panoramiche verso Sud-Est; in particolare, dai pressi del M. dell’Avòrgnolo, anche le giornate più nuvolose consentono di avere una vista del che restituisce una certa imponenza al Crinale del Corniolino, mettendone in diverso rilievo il rapporto con il Monte della Maestà (23/11/16 – 26/11/16).

 

003a/003p – Per osservare dal basso il versante occidentale del Crinale del Corniolino occorre percorrere il sentiero 261 tra Celle e Lago: dai pressi delle Ripe Toscane già si nota la vetta del Monte della Maestà (prima foto) ma, per andarvi a ridosso, di là dal Bidente, occorre lasciare il sentiero nei pressi della Fonte di Fossacupa e raggiungere Filettino di Sotto, che fronteggia l’imponente dorsale che prima si è notata staccarsi dal monte. Il sentiero 261 riporta a fronteggiare il versante del monte subito a Nord di detta dorsale, che mostra vasti affioramenti corrispondenti a crolli di parete che hanno interrotto l’antico collegamento che percorreva l’intero versante (come riportato dalla cartografia escursionistica), infatti a fatica utilizzabile solo fin qui da entrambi i lati. Nel restante tratto di versante verso Nord compaiono alcuni rimboschimenti di conifere, già corrispondenti a ronchi e insediamenti come Val di Pavone ed un capanno poco distante. Le ultime viste traguardano la valle, prima dai pressi dello sbarramento con tubone di gronda a favore dell’invaso di Ridràcoli, poi dai pressi del fabbricato di Pulita (11/09/16 – 12/12/16 - 4/01/18 – 30/01/18).

 

003q – 003r – 003s – Scorci particolari del Crinale del Corniolino, al suo termine, si hanno nel risalire la Valle del Fosso delle Fontacce, tra Cà d’Orso e Pian dell’Olmo o nel percorrere la mulattiera che penetra nella Valle di Lavacchio, a un certo punto attraversando la cresta che fa allineare i tetti di Capria di Sopra e Pulita: da qui il Monte della Maestà si distingue appena (8/12/16 – 10/12/16).

 

004a - 004b – Schemi di mappa, con l’individuazione del Geosito del Monte della Maestà nel contesto generale di inizio XX secolo, moderno con particolare della perimetrazione.

 

004c/004s – Il portale del Castellaccio di Corniolino dà idealmente inizio al percorso di crinale che conduce alla vetta del Monte della Maestà, di cui si osservano i versanti settentrionale, occidentale e meridionale (11/09/16 – 30/11/16 - 13/12/16 – 24/01/18).

005a/005i – Il geosito del versante Sud del monte presenta affioramenti di interessa stratigrafico e strutturale paragonabili a quelli degli Scalacci, sulla SR 71 dei Mandrioli, che i rimodellamenti conseguenti alla costruzione delle scarpate stradali della ex SS 310 del Bidente hanno contribuito ad evidenziare nel tratto tra i km 30+700 e 32+400. Al km 33, un’area di ex-cava esterna al geosito mostra inoltre un interessante affioramento dello Strato Contessa (21/04/18).

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