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Balzette

Comune : Santa Sofia
Tipo : rudere
Altezza mt. : 648
Coordinate WGS84: 43 53' 47" N , 11 46' 39" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo inserito da Bruno Roba.

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Campigna riguarda il ramo del Bidente delimitato: ad Ovest, dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che, staccandosi dal gruppo del M. Falco, si dirige verso Poggio Palaio e Costa Poggio dei Ronchi quindi con il crinale di Corniolino termina a Lago; ad Est, in parte dal contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali fino a Poggio Squilla dove si distacca un’altra dorsale che, declinando a Nord, dopo Poggio Aguzzo precipita verso Corniolo mentre uno sprone delimitato dall’incisione del Fosso delle Cerrete punta su Lago.

Il bacino idrografico appare vagamente triangolare, dai lati frastagliati e con un’ampia base impostata sullo spartiacque appenninico ed il vertice puntato su Lago, secondo l’orientamento prevalente della struttura a pettine dell’assetto morfologico generale, laddove raccoglie la confluenza del Bidente delle Celle dando poco dopo origine al Fiume Bidente di Corniolo sotto il borgo omonimo. L’asta fluviale principale non suddivide equamente i versanti. Se quello sx sottostante il crinale del Corniolino mostra dorsali perpendicolari di ridotta estensione e presenza limitati pendii più dolci a prato-pascolo tra tratti intensamente deformati e brecciati, le imponenti dorsali secondarie da Poggio Ricopri e da Poggio Squilla, nel convergere verso l’asta fluviale principale, delimitano aree di importante contributo idrografico e mostrano una continuità morfologica con il versante esposto a settentrione dove, specie nella parte a ridosso delle maggiori quote dello spartiacque appenninico (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), si manifestano fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Ripe di Scali, Canale del Pentolino, Ripe di Pian Tombesi). Nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, conseguono formazioni di gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello.

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle aree collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito discutibili trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alle schede toponomastiche Valle del Bidente di Campigna e Corniolino.

Un antico percorso di fondovalle da Corniolo a Campigna, superava il Bidente con il Ponte dei ladroni o del ladrone o della Madonna, in muratura di pietrame ad arco a sesto ribassato, risalente al 1906 e sostituente quello precedente in legno (documentato fino dal ‘600 e cosiddetto a causa di un bandito noto come il ladrone che imperversava nella zona), poi (dopo un breve tratto ancora integro e percorribile fino al moderno Ponte Ilario, datato 1969) procedeva su un tracciato prossimo al fiume dirigendosi verso Fiumari dove, dopo il mulino si ritrovano ancora tratti dell’antica mulattiera mentre prosegue verso Campigna, quindi diversamente dall’odierna strada forestale (risalente agli anni 1966-67) che presto risale a mezzacosta. La viabilità più antica interessante anche la valle di Campigna, di origine preromana, percorreva il crinale insediativo di Corniolino: ben infrastrutturata e conservante ancora notevoli tratti selciati discendeva ai Tre Faggi, dove incrociava il controcrinale per Celle-S. Paolo in Alpe (che scende da un lato verso Casina/Case S.Francesco e Castagnoli e dall’altro verso il Poderone-Mandriacce), quindi risaliva verso il Monte Gabrendo, giungendovi dopo lunghe circonvoluzioni sfruttando le coste di Costa Poggio dei Ronchi e Omo Morto ed affrontando il crinale del Poggio delle Secchete, ma in ultimo insinuandosi tra esso e Poggio Palaio poi ridiscendendo sul versante opposto verso Stia: si tratta dell’antica Stratam magistram, la strada maestra romagnola o Via Romagnola che iniziava a Galeata, l’antica Mevaniola; una diramazione dai Tre Faggi proseguiva verso Campigna e il Passo della Calla mantenendosi a mezza costa: lunghi tratti corrono ancora sotto l’odierna provinciale e sono riutilizzati dai Sent. 259 e  247 CAI. L’inizio del tratto alto-bidentino di questo antico tracciato è facilmente individuabile presso Lago (almeno nello sviluppo posteriore alla fine del XVII sec., infatti la morfologia del luogo non è antichissima ma è dovuta ad una frana che nel 1681 creò un’ostruzione che effettivamente generò un lago -che sommerse il Mulino Vecchio risalente al XV secolo- poi colmato da sedimentazioni modellate dallo scorrimento delle acque), grazie ai resti del Ponte di Fiordilino struttura dalla poetica denominazione sul Bidente delle Celle (adiacente al ponte moderno; per foto, v. toponimi Valle del Bidente delle Celle e Valle del Bidente di Campigna), dopo il quale si inerpicava subito sull’erta rocciosa senza deviazioni in allineamento al ponte stesso, come documentato dal Catasto Toscano del 1826-34, ma poi deviava fino a rasentare il Bidente quindi risaliva proseguendo a mezzacosta verso l’abitato di Corniolino, raggiungendolo presso la Chiesa/Hospitale di S. Maria delle Farnie.

In questo contesto si trova il citato insediamento di Corniolino dal quale, mentre i tracciati descritti lo attraversano verso le direzioni descritte, subito a monte di Casina Corniolino si dirama una mulattiera, comparente nel catasto ottocentesco come Via delle Balzette, che mantenendosi a mezzacosta forse ancora conduce (salvo interruzioni dovute alla S.P. 4) all’insediamento delle Balzette, posto sul poggetto di una ripida dorsale che diramandosi dal crinale del Corniolino sovrasta il Ponte del Ladrone, al quale infatti da qui si giungeva solo ripercorrendo detta mulattiera. Nella cartografia storica I.G.M. il toponimo compare declinato C. le Balzette (N.B.: l’anteposizione dell’abbreviazione “C.” presumibilmente compare quando si manifesta l’esigenza di precisare la funzione abitativa, come nel caso specifico di plausibile oronimia; in base alle note tecniche dell’Istituto, se viene preferito il troncamento Ca deve essere scritto senza accento: se ne deduce che se compare con l’accento significa che è entrato nella consuetudine quindi nella formazione integrale del toponimo).

Il fabbricato, dove si notano portali in arenaria con stipiti sagomati e zigrinati sei-settecenteschi ed una pietra forata inserita a sbalzo nella muratura per legarvi gli animali, già proprietà ex A.R.F., nell’ambito dei programmi regionali di riutilizzo del patrimonio edilizio nel Demanio forestale venne sottoposto ad analisi storico-tipologica e metodologica. Grazie ad essa si apprende che si tratta di un fabbricato notevolmente diacronico in quanto articolato in corpi dovuti ad incrementi costruttivi successivi conseguenti a ben cinque fasi di ampliamento, che hanno visto inizialmente la realizzazione di una stalletta seminterrata sfruttante il pendio e sopra una piccola cucina con soppalco e utilizzo del sottotetto come stanza, per una superficie coperta di circa 26 mq. Nella 2^ fase avviene un raddoppio laterale comprendente una nuova stalletta collegata da una loggetta cui corrispondono superiormente una loggetta con forno adiacente alla cucina e un locale di servizio. L’incremento della 3^ fase è sul lato opposto con la creazione di una grande stalla e sopra una grande stanza, probabilmente suddivisa con tavole di legno, soppalcata anche qui con utilizzo del sottotetto. La 4^ fase vede la costruzione di un locale soppalcato a monte al livello superiore, infatti aderente alla grande stanza della fase 3, con ingresso da una grande loggia antistante la cucina. L’incremento della 5^ e ultima fase viene eseguito accanto a quello della fase 3 e vede uno stalletto accanto alla stalla e sopra una stanza soppalcata e ad un livello diverso da quella adiacente infatti collegata da alcuni gradini; viene così raggiunta una superficie coperta rettangolare di circa 150 mq. Rispetto al Catasto Toscano del 1826-30 non vi sono differenze planimetriche e vi è registrata la 4^ fase così descritta: «(837) Casa colonica. (838) Seccatoio. (839) Capanna ed aia. Composta di 12 stanze ad uso agrario.» (M. Foschi, P. Tamburini, 1979, p. 183, cit.). Il seccatoio e la capanna sono scomparsi.

N.B.

- Negli scorsi anni ’70, seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, per le Balzette senza successo. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto della citata pubblicazione specifica.

- Agevole l’analisi toponomastica per la derivazione dal latino baltea, balteus = passaggio in roccia scosceso, con la declinazione in gentile diminutivo nel tentativo di esorcizzare la difficoltosa vivibilità di un sito, comunque sempre più agevole rispetto a luoghi di maggiore asprezza meritanti infatti il toponimo-tipo “balze”.

 RIFERIMENTI   

 AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, Catalogo della mostra, C.C.I.A.A. Forlì, Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, 1984;

AA.VV., Indagine sulle caratteristiche ambientali suscettibili di valorizzazione turistico-culturale delle vallate forlivesi. Repertorio, C.C.I.A.A. Forlì, 1982;

F. Faranda (a cura di), La Romagna toscana, SANTA SOFIA E IL SUO TERRITORIO, Edizioni ALFA, Bologna 1982;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, A.R.F. Regione Emilia-Romagna, Bologna 1979;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

E. Rosetti, La Romagna. Geografia e Storia, Hoepli, Milano 1894;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Santa Sofia, Disciplina particolareggiata degli insediamenti e infrastrutture storici del territorio rurale, 2009, Scheda n.957, riguardante un vicino traliccio comunque interessante per gli stralci cartografici;

Carta dei sentieri, Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

Link http://www.igmi.org/pdf/abbreviazioni.pdf.

 

Percorso/distanze :

Balzette si raggiunge agevolmente dalla S.P. 4 del Bidente sostando a 250 m dal bivio per S. Agostino di Fiumari e a 900 m da Lago in una piazzola accanto ad un tornante, sull’esterno del quale, superati il guard-rail e la cunetta (WGS84  43° 53’ 49.01” N / 11° 46’ 39.84” E ), oltre qualche arbusto si apre improvvisamente l’ampia e più recente mulattiera che porta in meno di 100 m a Balzette, tranquillizzati subito da una vecchia targa lignea. Giunti sul posto può essere interessante ricercare le tracce dell’antica mulattiera che risaliva la dorsale. 

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
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001a – 001b - Confronti schematici dedotti dalla mappa del Catasto Toscano del 1826-34 e dalla cartografia aerofotogrammetrica moderna dove, con tratteggio in rosso, sono indicati i tracciati dei percorsi antichi, solo in parte ancora esistenti al momento del rilievo cartografico che, in confronto con i lunghi tragitti della viabilità moderna, superavano i dislivelli più brevemente sebbene con maggiori pendenze.

 

002a - 002b – 002c – Dalla S.P. 4 del Bidente, scorci della dorsale che si distacca dal crinale del Corniolino dove a fatica si individua Balzette non solo per i contrasti di luce ma in quanto ricoperta dalla vegetazione (30/11/16 – 27/12/16).

 

002d/002h – Dal crinale del Corniolino, scorcio della Valle del Bidente (ramo del Fosso del Fiumicino di S. Paolo) che fa da fondale al sito di Balzette, ricoperto dalla vegetazione. Di seguito viste progressivamente ravvicinate che consentono di individuarne i ruderi sullo stretto costone dell’insediamento (30/11/16 – 24/01/18).

 

003a/003e – Da Balzette, viste panoramiche dei dintorni. In particolare, verso la dorsale da Poggio Squilla a Poggio Aguzzo, verso Corniolo e verso il crinale del Corniolino. nell’ultima foto si vede la stretta dorsale su cui si insedia Balzette (16/11/16).

 

003f – Schema delle piante del fabbricato con individuazione delle fasi di crescita e della destinazione d’uso dei locali.

 

004a/004g – La zona di ingresso di Balzette (aveva il civico 66; notare il portale in arenaria con stipiti sagomati e zigrinati sei-settecenteschi) con il nucleo di primo impianto dove si riconosce la cucina con i resti del camino e del lavello. Si individua pure il vuoto della stalla al piano inferiore e l’impostazione del sottotetto ad uso stanza. Si riconosce anche la profonda loggia antistante la cucina, realizzata nella 4^ fase e la piccola stanza in alto a sx dell’ultima fase. Alcuni resti di intonaco conservano ancora la tinteggiatura in azzurro intenso o in rosa di alcuni interni (16/11/16).

 

005a/005f – Nella 4^ fase, insieme alla loggia antistante la cucina viene realizzata questo ampliamento su due livelli con ingresso dalla stessa loggia, dove si nota una nicchia attrezzata con ripiani, probabilmente ad uso di servizio senza escludere quello abitativo (16/11/16).

 

006a/006e – L’appendice realizzata nella 5^ ed ultima fase, già vista sulla sx nella prima foto, mostra all’interno l’impronta di un camino (asportato) e le tracce di un soppalco collegato da una porta con il locale adiacente, aspetti che fanno presumere la formazione di una nuova abitazione (16/11/16).

 

007a/007l– L’ampliamento della 2^ fase vede la costruzione di un locale di servizio collegato al corpo della cucina da una loggetta e retrostante forno, sorretti al livello sottostante da una loggetta ed uno stalletto, ormai diruti, tranne la parete di testata che si vede nella foto 007g (16/11/16).

 

008a/006d – I segni della tessitura muraria dell’ampia facciata Sud consentono di distinguere il nucleo originario, sulla sx, la grande stalla al centro (interno con tracce dei due solai dei locali abitativi) e l’ampliamento su tre livelli dell’ultima fase (16/11/16).

 

008e – 008f – 008g – Da Est si nota l’impostazione del fabbricato nella ristrettezza della cresta che, se a Sud può essere compensata da un terrazzamento, a Nord vede una cantonata rasentare il ciglio della balza (16/11/16).

 

009a – 009b – 009c – Il podere necessariamente si estendeva verso Ovest dove rimangono tracce dell’insediamento, con terrazzamenti e basamenti di annessi, e traccia della mulattiera che proseguiva a mezzacosta (16/11/16).

 

009d/009i – Viste di una mulattiera che collega con la S.P. 4, probabilmente realizzata contestualmente in quanto più comoda e non presente nel catasto storico. L’innesto è ostacolato da un guard-rail stradale tuttavia al suo inizio si viene ancora accolti da una vecchia targa lignea (16/11/16).

 

010 – Neografia da una foto degli scorsi anni ’70, quando il podere era ancora utilizzato o abbandonato di recente (per originale v. M. Foschi, P. Tamburini, 1979, p. 182, cit.).