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Rio dOlmo = Rio d'Olmo

Tipo : rudere
Altezza mt. : 842
Coordinate WGS84: 43 49' 55" N , 11 54' 24" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco a Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

A caratterizzare ulteriormente la geo-morfologia della valle nella continua sequenza di contrapposte giaciture “a franapoggio” e “a reggipoggio”, tra gli imponenti controcrinali che si distaccano dal contrafforte principale, specialmente nelle viste da O-SO, emerge il profilo a “dente di sega” delle due dorsali che dalle vette del Monte Càrpano e del Monte Castelluccio parallelamente convergono su Pietrapazza. Un’ulteriore controcrinale (delle Palestre, v. scheda toponomastica) si stacca da Cima del Termine creando la sella di Prato ai Grilli e partecipa al medesimo disegno ambientale. Caratterizzati sui versanti meridionali da vasti affioramenti di stratificazioni marnoso-arenacee, nel loro sviluppo essi danno origine principalmente alle Valli del Fosso delle Graticce e del Fosso di Rio d’Olmo, che confluiranno nel Bidente prima che entri nel tratto più angusto della valle. Quest’ultima, tra ampie aree in erosione che i moderni rimboschimenti prevalentemente di conifere ancora faticano a consolidare, conserva i resti o la memoria di quattro insediamenti che ne popolavano a mezza costa il versante esposto a meridione, come delimitato a monte dal Fosso della Capra, allineati e quasi equanimemente distribuiti lungo 1 km in linea d’aria su un dislivello totale di 80 m di un quasi omogeneo asse viario, in particolare tre di essi pressoché equidistanti e complanari, come in un probabile e non casuale disegno distributivo: Casaccia (780 m), Rio d’Olmo (842 m), Casina oggi Ridolmo (850 m) e Casina (860 m) sono i toponimi più ricorrenti che oggi li identificano o ricordano.

In questo contesto si trovano gli scarsi resti di Rio d’Olmo, ormai interessante per essere collocato al crocevia degli itinerari che infrastrutturavano la sua valle. Il principale era la Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli che, pressoché integra nel tratto verso il Bidente, nonostante le modifiche apportate dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza mostra ancora consistenti tracce a monte di Rio d’Olmo tali da costituire una ripida ma possibile scorciatoia che consente di by-passare tutti i tornanti della rotabile. Il tratto finale verso la Colla di Càrpano è stato invece prevalentemente riutilizzato dalla nuova strada o modificato dalla scarpata salvo gli ultimi 400 m che sono ancora percorribili e riportati nella cartografia particolareggiata (CTR regionale). Il suo arrivo alla Colla (difficoltoso) è ancora segnalato dal cippo mai rimosso e visibile pochi metri sotto strada. Secondario ma di rilievo è l’itinerario che, quasi complanare, ancora raggiunge e percorre l’alta Valle del Fosso della Capra fino a Susinello (892 m) per poi discendere dolcemente a guadare il Fosso di Rio d’Olmo presso la sua origine (850 m), dove confluisce una fitta ramificazione idrografica. Lungo il suo primo tratto di circa 500 m, visibile sotto la rotabile, si distribuivano come detto i tre insediamenti, con Rio d’Olmo e Casina agli estremi e Ridolmo/Casina al centro. Un ultimo itinerario da un lato valicava il crinale verso la Valle del Graticce in corrispondenza della rotabile e dall’altro ancora oggi scende subito verso il Rio d’Olmo trovando un altro guado (850 m) a circa 600 m in linea d’aria dal precedente laddove confluisce il Fosso della Capra. Sia questo percorso (non rilevato però dal catasto ottocentesco) che il precedente risalivano l’altro versante o raggiungendo il Crinale delle Palestre per dirigersi verso le Rivolte di Bagno o alla ricerca del passaggio verso l’Eremo Nuovo.

Noto anche come Rivo d’Olmo, Cà Riodolmo, Ridolmo e Ridolmo Vecchio, il nostro podere era costituito da una casa-stalla oggi ritenuta di pregio storico-culturale e testimoniale, proprietà ex A.R.F., di cui rimangono scarsi ruderi; documentato almeno dal 1546 è presente nel Catasto Toscano del 1826-34 risultando composto da un fabbricato principale e tre annessi. Nella cartografia storica I.G.M. compare C. Rio d’Olmo mentre in alcuna escursionistica moderna compare come C. Ridolmo (N.B.: quando il toponimo compare con anteposta l’abbreviazione “C.” presumibilmente si è manifestata l’esigenza di precisarne la funzione abitativa; in base alle note tecniche dell’I.G.M., se viene preferito il troncamento Ca deve essere scritto senza accento: se ne deduce che se compare con l’accento significa che è entrato nella consuetudine quindi nella formazione integrale del toponimo). Nel 1782 è in proprietà a Giuseppe Mosconi, nel 1818, all’epoca del Contratto livellario tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli, nella descrizione dei confini viene nominato ancora un Giuseppe Mosconi di Ridolmo il cui podere presumibilmente si estende fino al crinale: «Una vasta tenuta di terre […] alla quale per la circonferenza confina: […]; secondo, da detto punto confina Giuseppe Mosconi di Ridolmo seguitando la strada che da Prato ai Grilli conduce al Poderaccio, lasciando la strada su prendere il crine che conduce alle Palestre; […]». (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 463-464, cit.), nel 1864 vi lavora Paolo Boattini; è abbandonato nei primi anni del XX sec., a seguito del quale il suo toponimo è stato assunto dal citato insediamento comparente nel Catasto Toscano come Casina.

N.B.

- Quando il toponimo compare con anteposta l’abbreviazione “C.” presumibilmente si è manifestata l’esigenza di precisarne la funzione abitativa; in base alle note tecniche dell’I.G.M., se viene preferito il troncamento Ca deve essere scritto senza accento: se ne deduce che se compare con l’accento significa che è entrato nella consuetudine quindi nella formazione integrale del toponimo.

- Negli scorsi anni ’70, seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, per Rio d’Olmo senza successo. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente (Rio d’Olmo, compreso nell’elenco, fu escluso dalla schedatura). Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

- Così come non è chiaro a quale dei due poderi si riferisca il sopracitato contratto ottocentesco, la comune identità toponomastica ha portato ripetutamente a confondere i due fabbricati, come è avvenuto sia nell’accostamento delle planimetrie catastali contenuta nella schedatura ex A.R.F. sia nell’editoria dedicata.

RIFERIMENTI   

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.659, completa di documentazione fotografica ma con planimetria degli interni tratta da M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), 1979, cit., errata in quanto di un altro fabbricato (Cà Murelli);

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html;

Link http://www.igmi.org/pdf/abbreviazioni.pdf;

Link:www.asforli.beniculturali.it.

Percorso/distanze :

I ruderi sono raggiungibili senza difficoltà dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza (sterrata non transitabile di circa 6,1 km) nella quale, sul lato Ovest, a circa 3,5 km dal bivio del Nocicchio (km 203+300 della S.P. 142 dei Mandrioli, ex S.S. 71 Umbro-Casentinese) e a circa 2,6 km da Pietrapazza, qualora si giunga dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si innesta la deviazione del sentiero GCR 209 CAI che, percorrendo l’antica mulattiera, conduce (100 m) sul luogo dei ruderi. Il percorso è riportato in tutta la cartografia sentieristica. È interessante inserire nell’escursione i tratti superstiti delle vecchie mulattiere circostanti.

foto/descrizione :

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001a/001i – Gli scarsi resti di Rio d’Olmo, con tratti di muratura, accumuli ordinati e scarsi accumuli sul sito del crollo che fanno presumere parziali demolizioni con prelievo di materiale (18/10/11 – 12/08/16).

 

002a/002d – Dal Poggiaccio, varie viste del Monte Càrpano e della Valle del Fosso di Rio d’Olmo (18/10/11 – 15/11/11 - 16/02/17 – 8/03/17).

 

003a/003f – Da vari punti della S.F. del Cancellino si aprono scorci che consentono viste panoramiche dello sviluppo della dorsale del Monte Càrpano e viste ravvicinate e quasi frontali di alcuni siti interessanti. Legenda della foto 3a: P Pietrapazza – 1 Casaccia – 2 Rio d’Olmo – 3 Ridolmo – 4 Casina; il puntinato segnala il tratto alto della mulattiera (11/05/11 – 24/08/11 - 17/09/12).

 

003g – 003h – 003i – Dalla quota più bassa di Casa San Giavolo l’allineamento non è molto differente rispetto al punto di ripresa della foto prec. 3a, ma consente un’interessante scorcio oltre il Crinale delle Palestre che evidenzia la parte più alta della valle. Legenda della foto 3g: 1 Casaccia – 2 Rio d’Olmo – 3 Ridolmo – 4 Casina (29/06/16).

004a/004e – Anche dal Poggiaccio le viste panoramiche e ravvicinate consentendo di notare aspetti interessanti e segni del territorio altrimenti invisibili o luoghi difficili da raggiungere (3/10/11).

 

004f – 004g - 004h – Dalla mulattiera che da Ridolmo reca a Susinello un ulteriore visuale panoramica consente di notare lo sviluppo del versante ricoperto dal rimboschimento di conifere dall’incisione a “V” del Fosso della Capra (a dx), con un tratto ancora esposto dove una sequenza regolare di linee orizzontali segnala opere di contenimento dell’erosione che favoriscono la vegetazione, sotto il quale si riconosce la rotabile e il sentiero presso Rio d’Olmo (8/03/17).

 

005a - 005b – 005c - Schemi neografici di mappa sia generali, contenenti i principali elementi ambientali ed infrastrutturali, sia particolareggiati, derivati da cartografia storica e moderna.

 

005d/005i – Il cippo visibile pochi metri sotto strada dalla Colla di Càrpano segnala l’arrivo della Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli di cui un tratto finale di circa 400 m è ancora percorribile (15/03/17).

 

006a/006m – Un ulteriore tratto superstite della mulattiera può costituire un’interessante scorciatoia tra il tornante più elevato della S.F. Nocicchio-Pietrapazza e l’innesto del Sent. GCR 209 CAI presso Rio d’Olmo. La scarpata in ombra ospita e occulta l’intersezione modificata dalla nuova strada (8/03/17).

 

006n – La prima linea della vegetazione occulta i resti di Rio d’Olmo (12/08/16).

 

006o/006r – L’erosione del versante sotto Rio d’Olmo ha cancellato la traccia della mulattiera verso il fosso, ma la si ritrova subito netta nel fitto del bosco proseguente poi fino al guado presso la confluenza del Fosso della Capra (12/08/16 - 26/08/16 - 8/03/17).

 

007a/007d – Il tratto di mulattiera tra Ridolmo e Susinello è pressoché integro e percorribile guadando il Fosso della Capra fino a raggiungere un altro guado più a monte del Rio d’Olmo (27/02/17 - 8/03/17).

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