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Poderuccio

Tipo : rudere
Altezza mt. : 828
Coordinate WGS84: 43 49' 02" N , 11 53' 38" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco a Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla schede toponomastiche Valle del Bidente di Pietrapazza e Eremo Nuovo (XI-XIX sec.).

Uno dei vari tracciati viari che risalivano l’alta valle del Bidente di Pietrapazza, superato dalla fine del XIX sec. il Ponte delle Graticce, ancora oggi risale brevemente il Rio d’Olmo per poi superarlo e guadagnare il crinale sostando davanti alla Maestà del Raggio, ridiscende al Bidente verso l’Eremo Nuovo superandolo sul Ponte della Chiesina. Oltrepassato l’Eremo Nuovo (oggi sostituito da una pista fino alla Bertesca e all’incrocio con la S.F. del Cancellino), mentre come sentiero 207 CAI si dirige verso l’omonimo Passo delle Bertesca ricongiungendosi con l’antica Via Maestra che vien dall’Eremo (di Camaldoli) per raggiungere il Passo della Crocina (anticamente Crocina di Bagno e Croce di Guagno o Guagnio, toponomastica che si ritrova in una mappa del 1637 allegata ad una relazione del 1710 del provveditore dell’Opera del Duomo di Firenze - riproduzioni della mappa si trovano in A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, in A. Bottacci, 2009, p. 31, cit. oltre che citata in una relazione del 1663: «[…] si venne per la strada del Poggio tra la Bertesca e Valdoria et il Pozzone et arrivati alla Croce di Guagnio e pigliato il Giogo tra il confino de reverendi padri di Camaldoli e l’Opera di Santa Maria del Fiore si seguitò detta giogana […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 315, cit.), una Via del Rovino di cui si trovano ancora ampie tracce costeggiava l’omonimo fosso in sx idrografica. Oggi riutilizzato da un interessante sentiero, un altro percorso (che collegava l’Eremo Nuovo con le Rivolte di Bagno valicando il crinale a Prato ai Grilli e discendendo a Campo del Rosso, nel catasto moderno corrispondente alla S. Vic.le Campo Rosso-Eremo Nuovo, oggi in parte Sent. 185 CAI) si distacca dalla Via del Rovino presso i ruderi del Poderuccio scendendo al fiume e superandolo tramite un ponte che, in rovina, pur mostrando la modesta tecnica costruttiva di una passerella costituita da tre travi accostate senza parapetto (ne resiste una) su robuste spalle in pietra piuttosto distanziate, certifica una certa importanza del tracciato non servito da un semplice guado. Tale ponte compare solamente nella cartografia storica I.G.M. del 1937 dove viene utilizzato il simbolo grafico detto “pedanca”, da cui si può derivare la denominazione Pedanca dell’Eremo Nuovo. Il versante opposto viene risalito costeggiando i Fossi dell’Eremo e della Bocca. Appena valicato il ponte tracce di un’altra mulattiera risalgono invece in dx i versanti prima del Bidente poi del Fosso dei Segoni in direzione dello spartiacque appenninico. Presso tali antichi percorsi sorgevano due poderi noti come Poderuccio o Poderaccio o Podere dell’Eremo Nuovo e Buca o La Buca o Bucaccia o le Casette o Fossa (il dispregiativo e l’oronimo sono particolarmente significativi) che, distrutti causa incendio o abbandono già dal XIX sec. e dati per scomparsi «In questa zona sorgevano diverse case e capanni, poderi scomparsi per incendio (Poderaccio, Buca) […]» (AA.VV., 1989, pag.23, cit.), invece di essi ancora oggi si ritrovano (non essendo scomparsi per frana o per demolizione e rimozione) i rispettivi cumuli di pietrame mostranti il caratteristico ordine del crollo perimetrale delle strutture di fabbrica, grazie anche al confronto con la cartografia ottocentesca ovvero il Catasto Toscano del 1826-34 e la Pianta Geometrica della Regia Foresta Casentinese del 1850 (conservata presso il Nàrodni Archiv Praha e consultabile sul sito web www.imagotusciae.it, cit.). Alcuni autori hanno attribuito la denominazione di Poderuccio ai resti presenti presso il nucleo del 1855 dell’Eremo Nuovo, travisando le evidenti rappresentazioni del Catasto Toscano del 1834 benché gli edifici si trovino a 900 m di distanza e su versanti opposti del Bidente.

In origine appartenenti all’unico grandissimo appoderamento dell’Eremo Nuovo fino alla sua cessazione operativa, nel 1511, quando venne frammentato in unità poderali (Poderuccio o Poderaccio o Podere dell’Eremo Nuovo, Buca o Bucaccia o le Casette o Fossa, Il Finocchio, Piani, Pian Capanno, Fondone, Segoni, Palestra o Rivolte, Spiaggia e Melosa) assegnate a mezzadri dipendenti dai monaci, compaiono spesso citati insieme. Nel 1637 sono documentati in un accurato elenco relativo ai beni dell’Opera: «1637 – Nota dei capi dei beni che l’opera è solita tenete al livellati in Romagna e Casentino e sono notati col medesimo ordine col quale fu di essi fatta menzione nella visita generale che ne fu fatta l’anno 1631: […] 61) Poderaccio o Podere dell’Eremo Nuovo, tenuto da redi di Lionardo Cascesi 62) Segoni, ronco tenuto da Giovanni Cascesi unito al Poderaccio 63) Legnameto, ronco tenuto da Giovanni Cascesi unito al Poderaccio 64) Buca o Fossa, podere tenuto da redi di Riccardo Lollini 65) Palestra o Rivolte, ronco tenuto da redi di Antonio detto Cordovano fu unito al podere della Buca 66) Spiaggia e Melosa, terre all’Eremo Nuovo sopra le Casette o Buca tenute da redi di Antonio Cordovano […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 412, cit.). A dimostrare l’interesse per il legname di questi boschi fa fede una lunga relazione del 1652, presentata direttamente al granduca, contenente una molto precisa descrizione dei luoghi e della qualità delle piante presenti a fini economici; tra gli interessanti riferimenti ai numerosi “vocaboli” che identificano i vari siti si ritrovano anche alcune delle aree citate. La relazione inizia individuando una suddivisione delle selve dell’Opera in 8 parti omogenee, tra cui si trova la descrizione dell’ottava, posta al confine orientale: «L’ottava e ultima parte delle selve dell’Opera viene separata dalla precedente col Poggio della Bertesca  e resta fra esso poggio e il Poggio delle Rivolte di Bagno ultimo termine di dette selve. Questa parte contiene le macchie della Bertesca, dei Segoni, e delle Rivolte di Bagno […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 271, cit.). Successivamente compaiono documentati in una relazione del 1677: «[…] siccome li poderi di Romagna appresso notati cioè la Buca che tiene il Malvisi e il Salvetti a linea, […] Poderaccio […] che tiene a livello Pier Soldini […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977 , p. 329, cit.). Da una relazione del 1763 sullo stato dei poderi dell’Opera, si apprende: «[…] 2) PODERACCIO e BUCA – Nella casa della Buca non v’abita alcuno et è annessa al Poderaccio per cui stando così succederà come la rovina della capanna del podere della Forca che è annesso al podere della Seghettina come fu fatta menzione nella precedente relazione. Nel Poderaccio fu riscontrato essere in questo presente anno stato rifondato da fondamenti una muraglia di casa lunga braccia 12 e alta braccia 4 e parimenti quella della stalla e fu detto esservi dal lavoratore le appresso bestie cioè: Pecore 27 Agnelle da rilevare 5 Capre dell’Opera 20 Vacche da frutto 4 Buoi vitelli lattonzoli 2 Tori e birracchi 2. Semina grano staia 32 e rimette l’anno per relazione del lavoratore staia 64 e 28 di biade. Questo podere frutterebbe assai meglio se i contadini invece di attendere ai lavori della macchia con egual premura in quelli del podere si esercitassero. La raccolta del presente anno dà poco segno di essere buona.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977 , p. 440, cit.). Nel 1789, da una relazione sui canoni da stabilirsi, si comprende quale interesse rivesta per l’Opera il mantenimento di tali poderi: «I poderi […] Poderaccio, Buca […] sono situati alle falde di vasto circondario delle selve d’abeti e sembra che sieno stati fabbricati in detti luoghi per servire di custodia e per far invigilare dai contadini di detti poderi […] non ardirei mai di far proposizione di alienarli ma […] come si rileva chiaramente dalla loro posizione servendo di cordone e custodia alle macchie medesime […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 441, 442, cit.). Nell’Archivio dell’Opera si trova una documentazione non datata, comunque di fine ‘700, contenente una descrizione delle case rurali dei poderi di appartenenza, tra cui la «[…] Casa del Podere della Buca: Piano a terra – contiene una sola stalla per le vacche. Piano a palco – Per mezzo di una loggetta sulla quale corrisponde il forno si passa ad una sola stanza a tetto con il camino. Casa del Poderaccio: Piano a terreno – Vien composto da una stalla per le capre una per le vacche » (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 447, cit.). Ma nel 1818, nella descrizione dei confini del Contratto livellario tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli le case del Poderaccio e di Buca risultano già distrutte: «Tutta questa tenuta  […] è composta dai seguenti terreni cioè […] 9° Un podere denominato il Poderaccio […] con casa da lavoratore stata bruciata di recente non esistendovi attualmente che le mura fracassate. Questo podere è composto dei seguenti terreni […] III° un tenimento di terre denominate la Buca […] nel detto luogo ci era una casetta oggi rovinata […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 466-468, cit.). Sciolto d’imperio il contratto del 1818 per inadempienze nell’applicazione di un rigoroso regime forestale ai possedimenti dell’Opera, nel 1840 il Granduca fece stipulare un nuovo Contratto livellario con il Monastero di Camaldoli, così si trova un’ulteriore, ed ora estremamente precisa, descrizione del podere e dei fabbricati dove si ritrova citato il distrutto Poderaccio e i suoi confini: «N° 14 - Podere della Bertesca […]. Terreni […] Altro appezzamento di terra affatto separato dal sopra descritto già componente un piccolo podere detto il Poderaccio, ove esisteva una casa rusticale stata distrutta da un incendio e i cui avanzi esistono tuttora […]. Vi confinano a 1° Fosso detto della Buca dei Preti e del Poderaccio al di là del quale terreno compresi nella Tenuta forestale, 2° terreni compresi come sopra, 3° detti mediante il Fosso della Spiaggia, 4°, 5°, 6°, e 7° Monaci di Camaldoli con terre addette al podere dell’Eremo Nuovo […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 498, 527-529, cit.).

RIFERIMENTI   

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html;

Link:www.asforli.beniculturali.it;

Link:www.imagotusciae.it.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

Il sentiero tra Prato ai Grilli e i resti del ponte c.d. Pedanca dell’Eremo Nuovo, sul Bidente sotto l’Eremo, corrispondente alla S. Vic.le Campo Rosso-Eremo Nuovo, è segnalato nella cartografia escursionistica (come tracce di sentiero è invece segnalato il breve tratto che risale all’Eremo ma, vicino al ponte, è evidente); in 10’ si giunge a un primo bivio (Coordinate WGS84 43° 49’ 13.85” N / 11° 54’ 26.51” E) tra il sentiero sul Crinale delle Palestre e il ns verso sx; altri 5’ si trova un secondo bivio (Coordinate WGS84 43° 49’ 9.13” N / 11° 54’ 27.43” E) dove, lasciato a sx il sentiero per il Passo dei Lupatti, si scende a dx in un serpeggiante e ripidissimo canalone lungo circa 600 m per 200 m di dislivello (bolli rossi visibili in salita e rade strisce gialle accompagnano il percorso quasi sempre evidente, occorre comunque seguire lo stesso ramo del Fosso della Bocca o della Neve) che dalle Palestre conduce ai resti della Buca, posta accanto alla via tra rovi e liane di vitalba, sul bordo di un avvallamento tra la confluenza del Fosso della Spiaggia nel Fosso della Bocca o della Neve (Coordinate WGS84 43° 49’ 8.39” N / 11° 54’ 3.91” E), in meno di 1 h e dopo circa 1,2 km. Dopo un ulteriore km si giunge ai resti del ponticello c.d. Pedanca dell’Eremo Nuovo, poco prima del quale un’evidente traccia sulla sx risale il pendio e agevolmente costeggia i corsi d’acqua per circa 700 m fino al Poderaccio, posto su un promontorio che si affaccia alto sulla confluenza del Fosso dei Segoni nel Bidente, ben visibile tra radi alberi tra cui un maestoso faggio centenario (Coordinate WGS84 43° 49’ 2.52” N / 11° 53’ 38.03” E).

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
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001a –I contrasti di luci e ombre evidenziano l’anfiteatro naturale compreso tra lo spartiacque appenninico e il Crinale delle Palestre (v. scheda toponomastica) che custodisce i resti degli insediamenti di Buca e Poderaccio. Vista dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza pressi Ridolmo (18/10/11).

 

001b – Lo stesso anfiteatro visto dalla posizione più elevata del Monte Càrpano (3/10/11).

 

001c – 001d – Sul lato opposto, dai varchi tra la vegetazione dello spartiacque subito sopra il Passo dei Lupatti, si scorge l’incisione del Bidente che penetra nell’anfiteatro tra la Cialdella e l’Eremo Nuovo (7/01/12).

 

002a – 002b – L’innesto del sentiero sulla S.F. Nocicchio-Pietrapazza a pochi metri dal Sent. 201 che giunge da Cima del Termine (tratto detto Rivolte di Bagno in quanto al passo si svolta in tale direzione) è lo stesso che conduce al Crinale delle Palestre, al bivio a dx (12/07/16 – 19/02/17).

 

002c/002g – Dal Crinale delle Palestre la vista spazia sull’intero anfiteatro i cui luoghi anticamente erano significativamente denominati Palestre, Spiagge, Lastrone, Ripabianca, Capannacce (12/07/16).

 

002h/002m – Procedendo sul crinale si domina la valle mentre il Bidente si insinua verso le imponenti vette del Monte Cucco e di Poggio Rovino indicando la direzione per giungere al Poderaccio dall’Eremo Nuovo tramite la deviazione che discende verso il fiume transitando davanti ai ruderi del primitivo Eremo, oggi più noti come Poderuccio. Osservando la 1^ foto e tracciando una verticale dal Monte Cucco fino a scendere dietro la dorsale in 1° p. si ha la posizione del Poderaccio (12/07/16 – 1/09/16).

 

002n – Dall’Eremo Nuovo si vedono i ruderi del primitivo Eremo/Poderuccio dinanzi i quali passa l’antico tracciato che scendeva al fiume dove si trovano notevoli resti del ponte c.d. Pedanca dell’Eremo Nuovo (24/08/11).

 

003a – Terminata la visita panoramica dalle Palestre si ritorna al bivio della foto 002b da cui dopo un breve tratto si trova un altro bivio che a sx conduce al Passo dei Lupatti correndo alto a mezza costa, mentre a dx si scende nel fondovalle (19/02/17).

 

003b/003f – Un serpeggiante e ripidissimo canalone lungo circa 600 m per 200 m di dislivello (bolli rossi visibili in salita e rade strisce gialle accompagnano il percorso conduce rapidamente verso il fondovalle che troverà inciso da numerosi fossi (19/02/17).

 

003g - 003h- 003i – Il sentiero prima attraversa un affluente del Fosso della Neve o della Bocca proseguendo sul suo versante sx, poi sul fondovalle lo guada nuovamente presso la sua confluenza nel fosso principale (19/02/17).

 

003l/003o – Superato il guado il sentiero, trovati subito tre grossi frammenti di roccia stratiforme che lo delimitano, segue pianeggiante il Fosso della Neve in riva sx raggiungendo in un paio di minuti il sito dell’insediamento di Buca posto alla confluenza del Fosso della Spiaggia, di cui appena si scorge tra arbusti, rovi e liane di vitalbe il cumulo di sassi crollati su se stessi (v. scheda toponomastica Buca). Fin qui si sono percorsi circa 1,2 km (19/02/17).

 

004a/004d – Superata Buca si segue da vicino il Fosso della Neve (foto a-b) dopo aver guadato il Fosso della Spiaggia (foto c-d) ( (19/02/17).

 

005a/005e – Dopo circa 300 m il fosso sprofonda in un sequenza di anse mentre il sentiero risale aggirandone i promontori mentre tra la vegetazione in vestizione invernale si aprono scorci sul Crinale delle Palestre dove spicca la sua cresta piramidale, oltre la quale proviene il Fosso dell’Eremo dove il Neve confluisce senza che se ne abbia contezza (19/02/17).

 

005f – 005g – Dopo circa 2 km da Prato ai Grilli il sentiero piega decisamente di 90° verso S aggirando la base della dorsale che di cui alla serie di foto 002h/002m, senza apprezzare la confluenza del Fosso dell’Eremo nel Bidente oltre il quale invece si sorge l’Eremo Nuovo. Spostandosi di poco si apre un’ampia vista sull’insediamento (19/02/17).

 

005h/005m – Il sentiero, che fin qui ha spesso trovato una comoda mulattiera, in pochi minuti scende verso il Bidente e si accinge ad attraversarlo sulla Pedanca dell’Eremo Nuovo (resiste una delle tre travi su forti spalle in pietra) ma poco prima una evidente traccia sulla sx guida verso il Poderaccio risalendo brevemente un promontorio che consente la vista dall’alto del ponte. Volendo proseguire verso l’Eremo, al guado si può trovare forte afflusso idrico (19/02/17).

005n/005u – Risalendo sulla sponda del Bidente prima si nota sul versante opposto il Fosso del Rovino (foto o - p), proseguendo si trova il Fosso delle Ranocchie con in 1° p. il Bidente (foto q - r) poi si vede lo stesso Bidente nei pressi della confluenza del Fosso dei Segoni, sotto il terrazzo di Poderaccio (foto s). In ultimo un tratto della mulattiera ed il terrazzo morfologico che si affaccia sul Fosso dei Segoni (19/02/17).

 

006a/006m – Il terrazzo morfologico che si affaccia sul Fosso dei Segoni, a circa 600 m dal ponte, ospita evidenti resti dell’insediamento del Poderaccio, costituiti dall’accumulo di pietrame crollato su se stesso: un faggio secolare forse conserva il ricordo della sua integrità (19/02/17).

 

006n – 006o – Vedute del sito di Poderaccio dalla sponda opposta del fosso (6/10/20).

007a - 007b - 007c - Schemi neografici di mappa relativi derivanti da cartografia storica e moderna che evidenziano la toponomastica e i tracciati viari antichi oltre alle emergenze ambientali dell’area. N.B.: i toponimi Eremonuovo e L’Eremo nuovo sono quelli utilizzati nelle mappe ottocentesche e corrispondono ai resti dei fabbricati oggi uno noto come la Chiesina l’altro anonimo -ma da tempo già abbandonati dai monaci e trasformati in poderi v. schede toponomastiche Eremo Nuovo (XI sec.), Eremo Nuovo (XIX sec.) e Chiesina- e riportano la situazione immediatamente precedente al 1853, epoca della frana che distrusse il primitivo podere dell’èremo, quindi precedente all’epoca di costruzione dei nuovi edifici rurali (ma un oratorio vi ebbe vita fino al 1927) che vennero posizionati tra i due precedenti riprendendo la denominazione antica. Nel terzo schema, in corsivo antico i toponimi originali, in corsivo moderno gli edifici anonimi.

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