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Casina

Tipo : fabbricato non pių esistente
Altezza mt. : 860
Coordinate WGS84: 43 49' 46" N , 11 54' 41" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco a Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

A caratterizzare ulteriormente la geo-morfologia della valle nella continua sequenza di contrapposte giaciture “a franapoggio” e “a reggipoggio”, tra gli imponenti controcrinali che si distaccano dal contrafforte principale, specialmente nelle viste da O-SO, emerge il profilo a “dente di sega” delle due dorsali che dalle vette del Monte Càrpano e del Monte Castelluccio parallelamente convergono su Pietrapazza. Un’ulteriore controcrinale (delle Palestre, v. scheda toponomastica) si stacca da Cima del Termine creando la sella di Prato ai Grilli e partecipa al medesimo disegno ambientale. Caratterizzati sui versanti meridionali da vasti affioramenti di stratificazioni marnoso-arenacee, nel loro sviluppo essi danno origine principalmente alle Valli del Fosso delle Graticce e del Fosso di Rio d’Olmo, che confluiranno nel Bidente prima che entri nel tratto più angusto della valle. Quest’ultima, tra ampie aree in erosione che i moderni rimboschimenti prevalentemente di conifere ancora faticano a consolidare, conserva i resti o la memoria di quattro insediamenti che ne popolavano a mezza costa il versante esposto a meridione, come delimitato a monte dal Fosso della Capra, allineati e quasi equanimemente distribuiti lungo 1 km in linea d’aria su un dislivello totale di 80 m di un quasi omogeneo asse viario, in particolare tre di essi pressoché equidistanti e complanari, come in un probabile e non casuale disegno distributivo: Casaccia (780 m), Rio d’Olmo (842 m), Casina oggi Ridolmo (850 m) e Casina (860 m) sono i toponimi più ricorrenti che oggi li identificano o ricordano.

In questo contesto si trovava Casina, posto (non distante dal crocevia degli itinerari che infrastrutturavano la Valle del Rio d’Olmo, tra cui il principale era la Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli) presso l’itinerario secondario ma di rilievo che, quasi complanare, ancora percorre l’alta Valle del Fosso della Capra quindi raggiunge Susinello (892 m) per poi discendere dolcemente a guadare il Fosso di Rio d’Olmo presso la sua origine (850 m), dove confluisce una fitta ramificazione idrografica. Lungo il primo tratto di circa 500 m di questa Mulattiera Rio d’Olmo-Susinello, all’inizio visibile sotto la rotabile, si distribuivano come detto i tre insediamenti con Rio d’Olmo all’estremo Ovest, Ridolmo/Casina al centro e Casina posta all’estremo Est che si affaccia sulla profonda piega del versante dove scorre il Fosso della Capra (v. scheda toponomastica Rio dOlmo = Rio d’Olmo per la descrizione dell’infrastrutturazione viaria complessiva). L’insediamento è noto solo in quanto presente nel Catasto Toscano del 1826-34 dove compare, con il medesimo toponimo del fabbricato oggi più noto come Ridolmo, con una planimetria quadrangolare ma irregolare che descrive un edificio di una certa consistenza. Il confronto tra il catasto ottocentesco e la particolareggiata CTR regionale porta ad individuare, sotto la mulattiera e al margine di una fitta abetina impiantata su un falsopiano, un limitato cumulo di pietrame su cui si è sviluppato un contorto faggio, cui corrispondono le coordinate GPS sopraindicate: codesto è l’unico elemento dell’area rispondente ai parametri della rappresentazione catastale e riferibile ai resti di una costruzione.  Non essendo nota alcuna sua ulteriore trattazione, considerato che il sito: a) oggi si presenta come un falsopiano ben sistemato ricoperto da una fitta abetina di impianto, quasi un terrazzo morfologico delimitato dalla profonda incisione del Fosso della Capra, b) è rasentato a monte dal tracciato della mulattiera, in buone condizioni e molto simile tra quanto comparente sia nella cartografia storica sia in quella moderna (semmai il sentiero riportato nella CTR attraversa l’abetina anziché, come è in realtà, mantenersi più rettilineo sul suo bordo in direzione del Fosso della Capra per poi curvare a dx quindi compiere uno stretto tornantino a sx discendendo a guadare il medesimo fosso), è da ritenere che la sua definitiva scomparsa sia conseguente alla sistemazione dell’area anche a seguito di un limitato e non escludibile evento franoso.

RIFERIMENTI   

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html;

Link:www.asforli.beniculturali.it.

 

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

Il sito è raggiungibile senza difficoltà dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza (sterrata non transitabile di circa 6,1 km) lungo la quale si trova, a circa 3,5 km dal bivio del Nocicchio (km 203+300 della S.P. 142 dei Mandrioli, ex S.S. 71 Umbro-Casentinese), a circa 2,6 km da Pietrapazza, qualora si giunga dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km) e a 5,9 km da Bagno di Romagna, qualora si percorra il Sent. GCR 189 CAI. Giunti a 100 m da Ridolmo sotto strada si scorge la mulattiera per Susinello, da percorrere per circa 200 m; prima della curva a dx sul margine dell’abetina occorre notare un limitato cumulo di pietrame, su cui si è sviluppato un contorto faggio che, almeno simbolicamente, con ottima approssimazione può rappresentare il sito dove sorgeva Casina. Il percorso non è riportato nella cartografia sentieristica ma solo nella CTR regionale. È interessante inserire nell’escursione i tratti superstiti delle vecchie mulattiere circostanti.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
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001a/001e – Dal Poggiaccio, varie viste del Monte Càrpano e della Valle del Fosso di Rio d’Olmo (3/10/11 - 18/10/11 – 15/11/11 - 16/02/17 – 8/03/17).

 

001f – Dalla S.F. del Cancellino si aprono scorci che consentono viste panoramiche e ravvicinate quasi frontali dello sviluppo della dorsale del Monte Càrpano. Legenda della foto: P Pietrapazza – 1 Casaccia – 2 Rio d’Olmo – 3 Ridolmo – 4 Casina; il puntinato segnala il tratto alto della Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli (11/05/11).

 

001g – 001h – 001i – Dalla quota più bassa di Casa San Giavolo l’allineamento non è molto differente rispetto al punto di ripresa della foto prec. 1f, ma consente un’interessante scorcio oltre il Crinale delle Palestre che evidenzia la parte più alta della valle. Legenda della foto 3g: 1 Casaccia – 2 Rio d’Olmo – 3 Ridolmo – 4 Casina (29/06/16).

 

 

001l – 001m - Dalla mulattiera che da Ridolmo reca a Susinello un ulteriore visuale panoramica consente di notare lo sviluppo del versante ricoperto dal rimboschimento di conifere con l’evidente incisione a “V” del Fosso della Capra (a dx) che delimita l’abetina ricoprente il sito di Casina (8/03/17).

 

002a - 002b – 002c - Schemi neografici di mappa sia generali, contenenti i principali elementi ambientali ed infrastrutturali, sia particolareggiati, derivati da cartografia storica e moderna.

 

003a/003f – L’agevole mulattiera che si stacca sotto strada a circa 100 m E da Ridolmo e subito prima del Fosso della Capra appena superato il sito di Casina piega verso il Fosso della Capra (27/02/17 - 8/03/17).

 

004a/004d – Il cumulo di pietrame su cui si è sviluppato un contorto faggio è l’unico elemento dell’area rispondente alla rappresentazione catastale che è riferibile ai resti di una costruzione quindi, almeno simbolicamente, riferibile a Casina (15/03/17).

 

005a/005f – La vasta abetina impiantata su un falsopiano delimitato a valle dalla profonda incisione del Fosso della Capra e almeno in parte evidentemente artificiale, che ha modificato il podere di Casina, non conserva altri resti attribuibili ad un fabbricato (8/03/17 - 15/03/17).

 

006a/006f – Il pendio interposto tra l’abetina e il Fosso della Capra, impiantato con conifere, oltre che eccedere rispetto ai parametri catastali non risulta conservare resti attribuibili ad un fabbricato (8/03/17 - 15/03/17).

 

007a/007f – Dopo uno stretto tornantino la mulattiera scende lievemente a guadare il Fosso della Capra; dall’altro versante si aprono scorci panoramici verso valle similari a quelli che un tempo erano possibili da Casina (8/03/17 - 15/03/17).

 

007g – 007h – La mulattiera prosegue complanare mantenendosi in quota e in gran parte ancora conservata verso Susinello per poi raggiungere il fondovalle del Fosso di Rio d’Olmo e risalire l’opposto versante del Crinale delle Palestre (v. scheda toponomastica) (8/03/17).

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