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Casaccia

Tipo : fabbricato non pi esistente
Altezza mt. : 790
Coordinate WGS84: 43 50' 2" N , 11 54' 7" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco a Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

A caratterizzare ulteriormente la geo-morfologia della valle nella continua sequenza di contrapposte giaciture “a franapoggio” e “a reggipoggio”, tra gli imponenti controcrinali che si distaccano dal contrafforte principale, specialmente nelle viste da O-SO, emerge il profilo a “dente di sega” delle due dorsali che dalle vette del Monte Càrpano e del Monte Castelluccio parallelamente convergono su Pietrapazza. Un’ulteriore controcrinale (delle Palestre, v. scheda toponomastica) si stacca da Cima del Termine creando la sella di Prato ai Grilli e partecipa al medesimo disegno ambientale. Caratterizzati sui versanti meridionali da vasti affioramenti di stratificazioni marnoso-arenacee, nel loro sviluppo essi danno origine principalmente alle Valli del Fosso delle Graticce e del Fosso di Rio d’Olmo, che confluiranno nel Bidente prima che entri nel tratto più angusto della valle. Quest’ultima, tra ampie aree in erosione che i moderni rimboschimenti prevalentemente di conifere ancora faticano a consolidare, conserva i resti o la memoria di quattro insediamenti che ne popolavano a mezza costa il versante esposto a meridione, come delimitato a monte dal Fosso della Capra, allineati e quasi equanimemente distribuiti lungo 1 km in linea d’aria su un dislivello totale di 80 m di un quasi omogeneo asse viario, in particolare tre di essi pressoché equidistanti e complanari, come in un probabile e non casuale disegno distributivo: Casaccia (780 m), Rio d’Olmo (842 m), Casina oggi Ridolmo (850 m) e Casina (860 m) sono i toponimi più ricorrenti che oggi li identificano o ricordano.

In questo contesto si trovava Casaccia, accanto alla Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli e, in linea d’aria, a 500 m a valle del crocevia degli itinerari che infrastrutturavano la Valle di Rio d’Olmo (v. scheda toponomastica Rio dOlmo = Rio d'Olmo per la descrizione dell’infrastrutturazione viaria). Noto anche come La Casaccia e Le Casaccie, nel Catasto Toscano del 1826-34 compare un unico fabbricato con planimetria quadrangolare ma non regolare comunque non molto differente da quella che il catasto moderno rappresentò prima della sua distruzione, nel 1962, a causa di una frana che ancora rende instabile il sito nonostante le opere di consolidamento e rimboschimento effettuate, quando era proprietà ex A.R.F. È documentata già dal 1782 quando viene registrata la proprietà di Maria Francesca Lombardi; in seguito viene registrata la presenza, come lavoranti, nel 1816 di Paolo Buscherini e nel 1864 di Giuseppe e Filippo Fabbri; nel 1914 è in affitto alla famiglia Martinetti ma negli Anni Trenta risulta abbandonata probabilmente in quanto già manifestava problemi di stabilità. «La muntâgna la è bëla da vdē. … La montagna è bella solo a vedersi, detta un proverbio romagnolo … , mentre è brutta per chi la vive e chi la pratica, testimoniano tanti toponimi peggiorativi … » (E. Casali, 2001, vol. I, pp. 137, 405, cit.).

N.B.: Negli scorsi anni ’70, seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, per Casaccia senza successo. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente (Casaccia, pure compreso nell’elenco, fu ovviamente escluso dalla schedatura in quanto già distrutto). Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

RIFERIMENTI   

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

E. Casali, Aspetti e forme della cultura folclorica, in N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.684;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html;

Link:www.asforli.beniculturali.it.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

Il sito dove sorgeva è raggiungibile senza difficoltà dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza (sterrata non transitabile di circa 6,1 km) nella quale, sul lato Ovest, a circa 3,6 km dal bivio del Nocicchio (km 203+300 della S.P. 142 dei Mandrioli, ex S.S. 71 Umbro-Casentinese) e a circa 2,5 km da Pietrapazza, qualora si giunga dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si innesta la deviazione del sentiero GCR 209 CAI che, percorrendo l’antica mulattiera, conduce (500 m) sul luogo della frana, subito dopo aver oltrepassato la Maestà omonima. Il sito è altresì raggiungibile più faticosamente comunque con facilità e maggiore interesse, anche perché si ripercorrono i resti della mulattiera, partendo da Pietrapazza e risalendo per circa 1,4 km il sentiero 209. Il percorso è riportato in tutta la cartografia sentieristica. È inoltre interessante proseguire l’escursione sui tratti superstiti delle vecchie mulattiere circostanti.

foto/descrizione :

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001a/001g – Dal Poggiaccio, varie viste del Monte Càrpano e della Valle del Fosso di Rio d’Olmo. Viste ravvicinate consentono di riconoscere l’ampio pendio denudato che sovrasta il sito di Casaccia; sullo sfrondo si nota il nucleo di Casetta che sovrasta Pietrapazza (3/10/11 - 18/10/11 – 15/11/11 - 16/02/17 – 8/03/17 – 15/03/17).

 

001h – 001i – 001l – Da vari punti della S.F. del Cancellino si aprono scorci che consentono viste panoramiche e ravvicinate quasi frontali dello sviluppo della dorsale del Monte Càrpano. Legenda della foto 2a: P Pietrapazza – 1 Casaccia – 2 Rio d’Olmo – 3 Ridolmo – 4 Casina; il puntinato segnala il tratto alto della Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli. Nella 3^ foto, oltre il primo tratto del crinale verso le Palestre, emerge l’ampio pendio denudato che sovrasta il sito di Casaccia (11/05/11 – 16/07/12 - 17/09/12).

 

002a - 002b – 002c - Schemi neografici di mappa sia generali, contenenti i principali elementi ambientali ed infrastrutturali, sia particolareggiati, derivati da cartografia storica e moderna.

 

003a/003d – Risalendo la Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli da Pietrapazza prima si trovano interessanti tratti selciati poi la presenza di conifere segnala l’attraversamento di aree instabili (12/08/16).

 

004a/ 004e – L’ampio pendio in forte erosione sovrastante il sito di Casaccia da cui ebbe origine il distruttivo evento franoso del 1962, ma probabilmente instabile da alcuni decenni tanto da causare l’abbandono del fabbricato già dagli Anni ’30 (18/10/11 – 12/08/16).

 

004f – 004g – A seguito della frana è scomparso sia un tratto di mulattiera, creando lo sbalzo visibile nella 1^ foto, sia il fabbricato di Casaccia che, essendo collocata sul bordo della mulattiera, doveva trovarsi tra i pini della 2^ foto (12/08/16).

 

005a/ 005e – Proseguendo sulla mulattiera si trova dopo circa 50 m la Maestà della Casaccia che, non travolta da frane, consente di conservare la memoria del sito, quindi, dopo tratti di mulattiera più o meno conservati, superati i sassi di Rio d’Olmo, si raggiunge l’incrocio con la moderna rotabile (12/08/16 – 8/03/17).

005f – 005g – Fiori della Valle di Rio d’Olmo: Centaurea scabiosa, Fiordaliso vedovino (5/08/11).

Surprised