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Maestà della Casaccia

Tipo : maestà
Altezza mt. : 780
Coordinate WGS84: 43 50' 0" N , 11 54' 10" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo).

Nel passato anche recente l’ambiente montano veniva visto soprattutto nelle sue asperità e difficoltà ed avvertito come ostile non solo riguardo gli  aspetti climatici o l’instabilità dei suoli ma anche per le potenze maligne che si riteneva si nascondessero nei luoghi più reconditi. Dovendoci vivere si operava per la santificazione del territorio con atteggiamenti devozionali nell’utilizzo delle immagini sacre che oltre che espressioni di fiducia esprimevano anche un bisogno di protezione con una componente esorcizzante. Così lungo i percorsi sorgevano manufatti (variamente classificabili a seconda della tipologia costruttiva come pilastrini, edicola, tabernacoli, capitelli, celletta, maestà) la cui realizzazione, oltre che costituire punti di riferimento scandendo i tempi di percorrenza (p.es., recitando un numero prestabilito di “rosari”), rispondeva non solo all’esigenza di ricordare al passante la presenza protettiva e costante della divinità ma svolgeva anche una funzione apotropaica. Spesso recanti epigrafi con preghiere, sollecitazioni o riferimenti ad avvenimenti accaduti, oggi hanno un valore legato al loro significato documentario.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

A caratterizzare ulteriormente la geo-morfologia della valle nella continua sequenza di contrapposte giaciture “a franapoggio” e “a reggipoggio”, tra gli imponenti controcrinali che si distaccano dal contrafforte principale, specialmente nelle viste da O-SO, emerge il profilo a “dente di sega” delle due dorsali che dalle vette del Monte Càrpano e del Monte Castelluccio parallelamente convergono su Pietrapazza. Un’ulteriore controcrinale (delle Palestre, v. scheda toponomastica) si stacca da Cima del Termine creando la sella di Prato ai Grilli e partecipa al medesimo disegno ambientale. Caratterizzati sui versanti meridionali da vasti affioramenti di stratificazioni marnoso-arenacee, nel loro sviluppo essi danno origine principalmente alle Valli del Fosso delle Graticce e del Fosso di Rio d’Olmo, che confluiranno nel Bidente prima che entri nel tratto più angusto della valle. Quest’ultima, tra ampie aree in erosione che i moderni rimboschimenti prevalentemente di conifere ancora faticano a consolidare, conserva i resti o la memoria di quattro insediamenti che ne popolavano a mezza costa il versante esposto a meridione, come delimitato a monte dal Fosso della Capra, allineati e quasi equanimemente distribuiti lungo 1 km in linea d’aria su un dislivello totale di 80 m di un quasi omogeneo asse viario, in particolare tre di essi pressoché equidistanti e complanari, come in un probabile e non casuale disegno distributivo: Casaccia (780 m), Rio d’Olmo (842 m), Casina oggi Ridolmo (850 m) e Casina (860 m) sono i toponimi più ricorrenti che oggi li identificano o ricordano.

In questo contesto, a circa 50 m E dal sito dove sorgeva Casaccia fino alla sua scomparsa per frana, sulla Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli si trova la Maestà della Casaccia, o Madonna del Sentiero (così come recita una targhetta apposta nel 2013 quando è stata sostituita l’icona), in linea d’aria a 450 m a valle del crocevia degli itinerari che infrastrutturavano la Valle di Rio d’Olmo (v. schede toponomastiche Rio d’Olmo e Casaccia per la descrizione dell’infrastrutturazione viaria e approfondimenti sul sito). Recava la data 1858 ma solo ad un attento esame si nota una illeggibile iscrizione mentre ancora sono evidenti i residui della rifinitura in celeste della nicchia.

RIFERIMENTI   

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

F. Zaghini, Chiesa e religiosità, in N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

Il sito dove sorgeva è raggiungibile senza difficoltà dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza (sterrata non transitabile di circa 6,1 km) nella quale, sul lato Ovest, a circa 3,6 km dal bivio del Nocicchio (km 203+300 della S.P. 142 dei Mandrioli, ex S.S. 71 Umbro-Casentinese) e a circa 2,5 km da Pietrapazza, qualora si giunga dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si innesta la deviazione del sentiero GCR 209 CAI che, percorrendo l’antica mulattiera, poco prima di giungere sul luogo della frana che distrusse Casaccia, transita (450 m) dinanzi alla Maestà omonima. Il sito è altresì raggiungibile più faticosamente comunque con facilità e maggiore interesse, anche perché si ripercorrono i resti della mulattiera, partendo da Pietrapazza e risalendo per circa 1,4 km il sentiero 209. Il percorso è riportato in tutta la cartografia sentieristica. È inoltre interessante proseguire l’escursione sui tratti superstiti delle vecchie mulattiere circostanti.

foto/descrizione :

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001a/001i – Varie viste della Maestà della Casaccia con particolari dei cromatismi, della targhetta Madonna del Sentiero e dell’iscrizione ormai illeggibile, salvo conoscerne il testo (18/10/11 – 12/08/16 – 28/08/16).

 

002a/002d – Transitando sulla mulattiera verso Pietrapazza prima subito si incontra un tratto sconnesso preludio del successivo sito ancora instabile di Casaccia (12/08/16).

 

002e – 002f – 002g – Transitando dalla maestà verso monte, dopo tratti di mulattiera più o meno conservati, superati i resti di Rio d’Olmo, si raggiunge l’incrocio con la moderna rotabile (12/08/16).

 

003a - 003b – 003c - Schemi neografici di mappa sia generali, contenenti i principali elementi ambientali ed infrastrutturali, sia particolareggiati, derivati da cartografia storica e moderna. 

Innocent