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Eremo Nuovo (XI-XIX sec.)

Tipo : rudere
Altezza mt. : 750
Coordinate WGS84: 43 49' 35" N , 11 53' 34" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco a Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

Dopo Pietrapazza ovviamente l’Eremo Nuovo costituiva un ulteriore baricentro e snodo viario. Uno dei vari tracciati che risalivano l’alta valle del Bidente di Pietrapazza, superato dalla fine del XIX sec. il Ponte delle Graticce, ancora oggi risale brevemente il Rio d’Olmo per poi superarlo e guadagnare il crinale sostando davanti alla Maestà del Raggio, ridiscende al Bidente superandolo sul Ponte della Chiesina. Oltrepassato l’Eremo Nuovo (oggi sostituito da una pista fino alla Bertesca e all’incrocio con la S.F. del Cancellino), mentre come sentiero 207 CAI si dirige verso l’omonimo Passo delle Bertesca ricongiungendosi con l’antica Via Maestra che vien dall’Eremo (di Camaldoli) per raggiungere il Passo della Crocina (anticamente Crocina di Bagno e Croce di Guagno o Guagnio, toponomastica che si ritrova in una mappa del 1637 allegata ad una relazione del 1710 del provveditore dell’Opera del Duomo di Firenze - riproduzioni della mappa si trovano in A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, in A. Bottacci, 2009, p. 31, cit. oltre che citata in una relazione del 1663:«[…] si venne per la strada del Poggio tra la Bertesca e Valdoria et il Pozzone et arrivati alla Croce di Guagnio e pigliato il Giogo tra il confino de reverendi padri di Camaldoli e l’Opera di Santa Maria del Fiore si seguitò detta giogana […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 315, cit.), una Via del Rovino di cui si trovano ancora ampie tracce costeggiava l’omonimo fosso dirigendosi verso lo spartiacque appenninico. Oggi riutilizzato da un interessante sentiero, un altro percorso (che collegava l’Eremo Nuovo con le Rivolte di Bagno valicando il crinale a Prato ai Grilli e discendendo a Campo del Rosso, nel catasto moderno corrispondente alla S. Vic.le Campo Rosso-Eremo Nuovo, oggi in parte Sent. 185 CAI) si distacca dalla Via del Rovino presso i ruderi del Poderuccio scendendo al fiume e superandolo tramite un ponte che, in rovina, pur mostrando la modesta tecnica costruttiva di una passerella costituita da tre travi accostate senza parapetto (ne resiste una) su robuste spalle in pietra piuttosto distanziate, certifica una certa importanza del tracciato non servito da un semplice guado. Tale ponte compare solamente nella cartografia storica I.G.M. del 1937 dove viene utilizzato il simbolo grafico detto “pedanca”, da cui si può assumere la denominazione Pedanca dell’Eremo Nuovo (similmente anche riguardo il P. della Chiesina, quindi ricostruito in epoca moderna). Risalendo il versante opposto vengono costeggiati i Fossi dell’Eremo e della Bocca. Appena valicato il ponte tracce di un’altra mulattiera risalgono invece in dx i versanti prima del Bidente poi del Fosso dei Segoni in direzione dello spartiacque appenninico. Presso tali antichi percorsi sorgevano due poderi noti come Poderuccio o Poderaccio o Podere dell'Eremo Nuovo e Buca o Bucaccia o le Casette o Fossa (il dispregiativo e l’oronimo sono particolarmente significativi, dato il contesto) che, distrutti causa incendio o abbandono già dal XIX sec. e dati per scomparsi «In questa zona sorgevano diverse case e capanni, poderi scomparsi per incendio (Poderaccio, Buca) […]» (AA.VV., 1989, pag.23, cit.), invece di essi ancora oggi si ritrovano (non essendo scomparsi per frana o per demolizione e rimozione) i rispettivi cumuli di pietrame mostranti il caratteristico 'ordine' del crollo perimetrale delle strutture di fabbrica, grazie anche al confronto con la cartografia ottocentesca utile per confrontare l’assetto dell’area, ovvero il Catasto Toscano del 1826-34 e la Pianta Geometrica della Regia Foresta Casentinese del 1850 (conservata presso il Nàrodni Archiv Praha e consultabile sul sito web www.imagotusciae.it, cit.).

La storia dell’Eremo Nuovo «[…] può iniziare dal 1082, quando il priore di Camaldoli Rodolfo riceveva in dono, da un gruppo di uomini, un appezzamento di terra boschiva per costruirvi un romitorio. Il luogo, detto Cortina di Metato Vecchio, era situato all’estremo nord-ovest della valle bidentina, sulla riva destra del fiume Valbona, affluente del Bidente del Corniolo. I Camaldolesi volevano impedire l’espansione dell’abbazia di Prataglia verso la pianura romagnola. L’eremo fu poi spostato nella prima metà del sec. XII alle falde del crinale tosco-romagnolo, e fu detto Eremo Nuovo. […] La villa di “Strabatenzoli” è menzionata in un privilegio del 1213. […] Strabatenza è ricordata come Villa, con tre focolari alla dipendenza di Selvatico e Carlo di Valbona. Più in alto vi era il suo castello, ricordato in moltissimi atti notarili dal 1000 fino al 1500. In questa zona aveva dei possessi la famiglia del papa Pasquale II [1050-1118, ndr]. Su uno di questi terreni fu fondato un eremo camaldolese con la sua chiesa. Nella diocesi ilariana, Strabatenza si trovava a nord, sulla sinistra del fiume di Valbona […]» (E. Agnoletti, 1996, pp. 187 e 285, cit.). Ulteriori precisazioni si devono al Mambrini: «[…] Pasquale II […] aveva 4 fratelli, cioè Vizo, Baldo, Tederico e Marchesello. Questi primi tre nomi ossia Guizo (che vale Vizo) Baldo e Tederico del fu Crescenzio sono ricordati in un atto del marzo 1082, stipulato dal notaro Arnolfo in Galeata, col quale essi vendono un pezzo di terra in Strabatenza, in vocabolo Cortina di Metato Vecchio, territorio della pieve di S. Pietro in Galeata, diocesi di Forlimpopoli, a Rodolfo priore di Camaldoli per costruirvi la chiesa e le celle (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 231, cit.). Il prezzo fu di 30 lire. In seguito, bolle papali del 1105 e del 1113 ed atti notarili documentano l’esistenza di un Eremo di S. Pietro de Faiolo o di S. Pietro in Cortina, pure documentato pochi anni dopo come le Celle del piano di Fazolo: «Nel 1122 Tancredi colla sua moglie […] donarono in perpetuo a Teuzone  priore e maggiore delle Celle del piano di Fazolo […] alcune terre […]» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 275). Dopo pochi anni, nel «1130 - è ricordato Vivenzo prete e priore del monastero di S. Pietro in Cortina […] e dal Regesto di Camaldoli […] sappiamo che nel novembre 1130 Farolfo ed Ermenengarda, nella corte di Valbona, nel teritorio della pieve di galeata, donarono a Vincenzo prete e priore del monastero di S. Pietro in Cortina […] una tornatura di terra […].» (D. Mambrini, 1935 – XIII, pp. 296, 303). Se nel 1242 pare aggiungersi il raro termine Cella  Nuova: «Nella Piazza di Corzano il notaro Manente del borgo di Bagno il 21 maggio stipula un atto di vendita di una pezza di terra […] data […] a D. Giovanni, priore della Cella Nuova del piano di Fazzolo […]» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 296), già dal 1174 inizia a comparire il termine Eremo Nuovo, poi spesso ripetuto: «In un atto notarile di ser Bruno di Galeata, rogato nel castello di Valbona […] il 18 febbraio 1174, sono ricordati i coniugi Pandolfo e Gualdrada […] che vendono 2 vigne ed una vacca a Donato, priore dell’Eremo Nuovo […].[…] 1177 - Nella villa di Strabatenza, Augustolo dona al monastero di S. Pietro e S. Benedetto dell’Eremo Nuovo, 8 tavole di vigna in Rivo d’Olmo. C’è ancora Ridolmo a Pietrapazza. […] In un atto del 1195 rogato da Martino notaro del sacro palazzo, Guido di Romena dà a Drudo, priore dell’Eremo Nuovo di Fazolo ciò che possiede […]. […] nel 19 luglio 1220 in Pleda, Palmiro dona ad Uguzione priore dell’Eremo Nuovo un pezzo di terra […]. […] 1251 – Un’altra enfiteusi compie il priore D. Angelo dello stesso monastero a mezzo del notaio Chiaramonte di Monteguidi il 4 settembre […]. Il notaro Guido da Riopetroso rogò il 27 agosto 1276, nell’Eremo Nuovo, l’atto di rielezione di Bendetto, sacrista dell’Eremo di Camaldoli, a priore dell’ospedale di S. Pietro di Rovereto […]. 1321 – Il 22 luglio Giovanni priore dell’Eremo Nuovo […]. 1322 […] donna Sapia, moglie di Superbo, converso dell’Eremo Nuovo, posto nella villa di Strabatenzole, territorio galeatese, dona al priore Giovanni tutti i suoi beni, per essere ricevuta come conversa dell’Eremo stesso. […] una chiesa chiamata la Cella di S. Maria di Sasseto […] fino dal 1405 […] fu unita al priorato dell’Eremo Nuovo di Pietrapazza […]. […] 1436 – il 4 settembre D. Andrea del fu Domenico di Pagnino da Strabatenza, monaco camaldolese, è eletto priore del monastero di S. Maria dell’Eremo Nuovo. […] nel 1462 […] il 27 agosto di detto anno D. Andrea […] priore dell’Eremo Nuovo rilasciò una quietanza […]. L’atto fu rogato nella chiesa del castello di Riopetroso dal notaro Bartolo del fu Giovanni Nobili di S. Sofia (Spogli delle pergamene di Camaldoli) […]. […] Nel 1476 Biagio da Poppi dell’Ordine Camaldolese, priore dell’Eremo Nuovo, si adoprò perché alla sua chiesa venisse unita quella di S. Martino in Villa […].[…] 1510 – Sebastiano di Bagno , camaldolese, vescovo di Melitene e abate di S. Ellero, il 20 gennaio riscuote l’enfiteusi di tutti i poderi dell’Eremo Nuovo delle Alpi e dell’eremo posto nel mezzo della villa di Strabatenza […]» (D. Mambrini, 1935 – XIII, pp. 232, 296-298, 323). Gli atti citati accertano la compresenza di due eremi camaldolesi, entrambi frequentemente fregiati anche dell’appellativo 'Nuovo': una prima struttura documentata fino dal 1082 (data di donazione del terreno) posta in località Cortina o Cortine di Metato Vecchio, finora ampiamente documentata nei secoli successivi, e un secondo Eremo Nuovo di Pietrapazza che, come afferma l’Agnoletti, sarebbe sorto in conseguenza di uno spostamento risalente alla prima metà del XII sec. Anche l’Eremo Nuovo delle Alpi citato nel 1510 pare riconducibile al secondo sito; il seguente documento del XIII sec. non lascia dubbi localizzativi e inoltre informa riguardo un interessante particolare tipologico-architettonico delle sue strutture: «[…] D. Angelo, priore dell’Eremo Nuovo, […] con atto rogato nel chiostro di detto eremo dal notaro Chiaramonte da Monteguido, l’8 settembre 1251, dà in enfiteusi alcuni pezzi di terra a Benincasa di Marzo di Riosalso […]. Questo rogito fu stipulato nel chiostro del monastero dell’Eremo Nuovo di Pietrapazza.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 288, cit.). Se evidentemente non trova esplicita conferma né l’ipotesi dello spostamento né l’esclusività dell’appellativo “Nuovo”, ed anche l’appellativo “Alpi” è variamente utilizzato riguardo quei luoghi (v. p.es. Rio Salso descritto nel 1371 dal cardinale Anglico: «Il castello di Riosalso è nelle Alpi in una certa valle sopra un sasso forte.» - D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 288), sicuramente dal XIII al XVI secolo un Eremo Nuovo di Pietrapazza, dotato di un chiostro, coesisteva con un Eremo di S. Pietro de Faiolo posto nel mezzo della villa di Strabatenza. Purtroppo il Mambrini, probabilmente non interessato all’argomento riporta, o consecutivamente elencati o in diversi capitoli del suo testo, i riferimenti ai documenti sopracitati senza alcuna considerazione in merito a questa evidente compresenza eremitica. Le descrizioni documentali aiutano peraltro nel ricercare corrispondenze territoriali utili riguardo la localizzazione dell’eremo “cortinese”, finora genericamente indicato “sulla riva dx del c.d. Fiume di Valbona affluente del Bidente di Corniolo”: se l’uso di tale antico idronimo esteso all’intero Bidente di Pietrapazza/Strabatenza pare complicare la localizzazione (oggi il Fosso di Valbona, come affluente del Torrente Bidente Fiumicino, è posto a valle del promontorio de La Calonica e a Nord di Valbona, mentre un toponimo le Cortine si trova presso il Rio delle Valli sulle pendici NE del M. Verna e un sito “Cortina” si trova a Sud di Strabatenza presso la riva sx del Bidente di Pietrapazza), questa volta il contributo del Mambrini grazie alle ricerche svolte tra gli atti notarili conservati nelle pergamene di Camaldoli e negli Annali Camaldolesi, è decisivo per risolvere il rebus: «Nella parrocchia di Strabatenza, nella ripa sinistra del fiume c’è tuttora una casa colonica e più sotto un’altra casa di pigionali, chiamate entrambi Cortina. I muri dell’antico romitorio sono al di là di un piccolo torrente in un campo che si chiama Acquasarsa (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 296). Con evidenza si tratta delle case di Cortina di Sopra e di Sotto, poste in riva dx del Fosso di Strabatenza-Trapisa (benché a una certa distanza), da identificare con l’antico Fosso di Valbona, ed in particolare tra la confluenza del Fosso del Trogo nel Bidente, lato S, e del minore Fosso delle Cortine, lato N. Poco oltre il Trogo una mulattiera si inerpica verso Ricavoli mentre i campi tendono a scivolare verso il Bidente e il Catasto Toscano del 1826-34 ricorda l’esistenza di un piccolo fabbricato senza nome posto lì accanto. Oltre il Fosso delle Cortine, lato N, il declivio è più impervio e lascia poco spazio verso il Bidente, ma è sempre grazie all'analisi della mappa antica che si focalizza l’attenzione sull’insediamento di Macchietta, in base al Giornale di Campagna del C.T. del 1829 già in rovina, che pare corrispondere interamente ai requisiti indicati dal Mambrini: ipoteticamente riutilizzante le antiche strutture (da calcolare in non più di tre secoli), di esso rimangono scarsissime tracce e non sono noti ulteriori precedenti storici. In mancanza di alternative valide, è lecito supporre che qualche pietra nascosta in questi luoghi conservi la memoria dell’antico romitorio. A latere è interessante anche la seguente citazione: «Il luogo ameno non fu ignoto ai monaci antichi che vi fondarono un romitorio e dalla foresta di abeti che lo circondava, chiamarono questo luogo Strabatenza che può essere una corruzione della frase latina intra abietes (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 295). Sia l’ipotesi dello spostamento, al di là del lasso temporale nel quale si sarebbe concretato, sia la coesistenza di due strutture, possono essere da relazionare con i difficili rapporti intercorrenti tra i signori di Valbona, di etnia longobarda (che furono pure signori di Pietrapazza, Strabatenza, Poggio alla Lastra, Ridràcoli, etc.), le antiche e potenti Abbazie locali (con le quali furono sempre munifici), e l’Eremo di Camaldoli, con le cui proprietà forestali appenniniche confinavano ed una parte delle quali proprio da essi furono donate all’Eremo nel 1082, tra cui l’appezzamento di Metato Vecchio. Con il romitorio toscano pure erano munifici, considerato che dagli spogli delle pergamene di Camaldoli del XII sec. risulta che gli stessi signori dovevano per censo ogni anno 'grano, pecore, porco, vino , legna, albergarie', oltre alle terre e al mulino donati nel 1130 e per esecuzione testamentaria Guiduccio da Valbona lasciò ai camaldolesi le pasture dell’Alpe di Strabatenza e un mulino (Mambrini). Certamente un’influenza avranno poi avuto le lotte del 1277 tra Guelfi e Ghibellini che coinvolsero i Guidi e i Valbona. Così, se nel 1355 un Valbona giunse ad affidare in usufrutto ai camaldolesi l’alpeggio e il mulino di Strabatenza, se nel XV secolo, prima del temporaneo subentro dei Guidi e prima della loro scomparsa dalle vicende appenniniche, i Valbona nel 1430, come ultimo atto, pretesero dai camaldolesi la restituzione di ogni beneficio loro concesso, con il passaggio di tutte le selve alla Repubblica Fiorentina quindi all’Opera del Duomo, sicuramente le vicende storiche e le questioni confinarie e gestionali forestali condizionarono nei secoli successivi, qui come altrove, il reciproco operato e i rapporti tra i nuovi confinanti monastici ed ecclesiali. Se presso l’Eremo Nuovo, nel 1510 è documentato l’ultimo priore e nel 1519 il suo impiego come rifugio dei monaci di Camaldoli da scorrerie belliche, esso cessò di operare nel 1511 quando venne frammentato in unità poderali (Bacie, Buca o le Casette, Casetta, Fondone, Il Finocchio, Melosa, Palestra o Rivolte, Piani, Pian Capanno, Poderuccio o Poderaccio o Podere dell’Eremo Nuovo, Segoni, e Spiaggia) assegnate a mezzadri dipendenti dai monaci. Nel XVI secolo, quando ormai è avviata la sua decadenza, appare citato in uno dei primi documenti dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze, risalente al 1512, relativi al taglio e trasporto di legname nelle selve, assegnato: «[…] a Luca di Giovanni da Serravalle traina 300 in Eremo Nuovo […]. A Francesco di Santi da Moggiona e a Cristofano suo compagno, traina 400 delle quali 200 dall’Eremo Nuovo […]. A piero di Luca da Moggiona traina 500 di cui 300 dall’Eremo Nuovo […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 77, cit.). Negli anni successivi alla presa in possesso delle terre da parte dell’Opera vennero stabiliti i nuovi confinamenti, raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile relativamente agli anni dal 1545 al 1626, da cui si apprende anche dell’esistenza di un Mulino dell’Eremo Nuovo: «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1545 […] – Un’altra presa di terra in luogo detto le Bacie dell’Eremo Nuovo […] – Una presa di terra aggettata e boscata in luogo detto la Bertesca la quale comincia sopra l’Eremo Nuovo […] 1546 […] – Un pezzo di terra di some 3 in luogo Mulino dell’Eremo Nuovo.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 149-151, cit.). In un accurato elenco relativo al 1637 dei beni dell’Opera compaiono alcuni dei poderi appartenuti all’Eremo: «1637 – Nota dei capi dei beni che l’opera è solita tenete al livellati in Romagna e Casentino e sono notati col medesimo ordine col quale fu di essi fatta menzione nella visita generale che ne fu fatta l’anno 1631: […] 61) Poderaccio o Podere dell’Eremo Nuovo, tenuto da redi di Lionardo Cascesi 62) Segoni, ronco tenuto da Giovanni Cascesi unito al Poderaccio 63) Legnameto, ronco tenuto da Giovanni Cascesi unito al Poderaccio […] 66) Spiaggia e Melosa, terre all’Eremo Nuovo sopra le Casette o Buca tenute da redi di Antonio Cordovano […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 412, cit.). Nel 1818, all’epoca del Contratto livellario tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli risulta proprietà Biozzi: «[…] da detto punto confina […] Signori Biozzi di Bagno col Podere dell’Eremo Nuovo […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 464, cit.). Alla consistenza dell’antico nucleo dell’Eremo Nuovo è da attribuire anche l’antico e poco noto Oratorio della Visitazione di Maria o della Beata Vergine e di S. Romualdo detto Eremo Nuovo, dedicato alla Madonna e a S. Romualdo, così documentato in occasione delle visite pastorali del 1688 e del 1705 quando, particolarmente trascurato dai camaldolesi, risultava fatiscente come la casa eremitica ad esso aderente che, in uso ad un colono, era in parte già diroccata ed in procinto di definitivo crollo: «La chiesa ha una capienza sufficiente ma è tutto indecoroso. […] La casa, aderente alla chiesa, in parte è già diroccata e il resto sta per crollare. […] Ciò visto, il Visitatore desidera dai Padri Camaldolesi, che abbondano di grandi rendite, maggiore diligenza e cura nella custodia delle chiese unite al loro Eremo.» (E. Agnoletti, 1996, p. 187, cit.). In occasione delle successive visite del 1720 e del 1731 solo l’oratorio, di cui venivano indicate le dimensioni pari a palmi 45x36 (fino a circa m 13x10, a seconda del valore unitario adottato nell’area), risultava in migliori condizioni anche se ancora esigente di manutenzione, provvisto di un dipinto raffigurante la Madonna e S. Romualdo oltre che di oggetti e arredi sacri. Dalla visita del 1746 si apprende che l’unico altare aveva delle parti in legno da sostituire con la pietra e che occorreva liberare una parete esterna parzialmente interrata per eliminare l’umidità. In questa visita ed in quelle successive del 1761 e del 1776 (nel 1773 risulta il patronato sia camaldolese che della famiglia Fanelli) non si accenna più alla casa eremitica, probabilmente non più esistente: «Il 31 agosto 1761 fu nuovamente visitato l’Eremo. […] Il visitatore trovò tutto bene […]. Da notare è che in queste due ultime visite non si fa cenno alcuno alla casa che era adiacente. Forse non esisteva più.» (E. Agnoletti, 1996, p. 188, cit.). Con la soppressione dell’Abbazia di S. Ellero, nel 1785, cessano le visite e le ultime notizie relative all’area risalgono alla frana del 1853 quando il podere venne venduto a Maurizio Paolo Milanesi mentre era condotto da Emiliano Rossi e i nuovi fabbricati che vennero costruiti poco distante (1855) ebbero trasferita la denominazione toponomastica antica.

Insediamento di bassa mezzacosta prossimo al fondovalle inserito in un paesaggio caratterizzato dalla prevalenza di formazioni boschive e pascoli, dove l’orogenesi di un’ampia parte del versante sottostante il crinale della Bertesca con l’omonimo Poggio ha determinato vasti declivi a dolce pendenza come Pian della Saporita e l’appoderamento della Bertesca in contrasto con l’improvvisa verticalità delle stratificazioni marnoso-arenacee delle pareti crinalizie circostanti, dall’esame della documentazione catastale antica si possono trarre varie considerazioni. Nel Catasto Toscano del 1826-34 compaiono due fabbricati adiacenti denominati L’Eremo nuovo, posti a Sud del sito dove nel 1855 verranno costruiti i nuovi fabbricati, mentre più a Nord compare un ulteriore fabbricato anonimo ma segnato con la croce relativo ai resti oggi detti “della Chiesina”. Nella sopracitata Pianta Geometrica della Regia Foresta Casentinese del 1850 compare la dizione Eremonuovo P.e attribuita ad entrambi i siti. Nel Nuovo Catasto Terreni compaiono i tre fabbricati del 1855 e un solo fabbricato corrispondente ai ruderi del sito franato. Riguardo il nucleo più antico detto L’Eremo Nuovo, è del tutto scomparso il fabbricato più a monte planimetricamente articolato, mentre dell’altro, quadrangolare, sono ancora visibili pochi ruderi ritenuti di pregio storico-culturale e testimoniale, tipologicamente attribuiti ad uso casa-stalla, eventualmente come romitorio ma non si può escludere un esclusivo uso poderale mentre è più difficile attribuire all’edificio scomparso la funzione del documentato Mulino dell’Eremo Nuovo solo perché posto accanto ad un ramo del Fosso dell’Eremo Nuovo, salvo quanto detto più avanti. Secondo alcuni autori l’edificio in rovina assunse la denominazione di Poderuccio travisando le rappresentazioni del Catasto Toscano dove invece detto toponimo riguarda il sopracitato podere (detto anche Poderaccio o Podere dell’Eremo Nuovo) situato sull’altro versante del Bidente 900 m più a Sud. Nell’altro fabbricato, anonimo nel Catasto Toscano e riportato come Eremonuovo P.e nella Pianta Geometrica del 1850, oggi noto come la Chiesina, ma di cui non si trovano notizie documentarie certe salvo la citata croce del catasto antico, è concretamente ipotizzabile individuare i resti del nucleo religioso, anche se in contraddizione con la tradizione toponimica, come sopra detto corrispondente alla documentazione delle visite pastorali sia per le dimensioni dell’Oratorio della Visitazione sia per la possibile adiacenza alla scomparsa casa eremitica. Le sue rovine, ritenute di pregio storico-culturale e testimoniale, ospitano oggi un vigoroso Carpino.

Procedendo verso il Ponte della Chiesina il Bidente presenta un notevole salto che ha creato una marmitta dei giganti; l’energia idraulica fu sfruttata per la creazione di una piccola centrale elettrica a disposizione dell’Eremo Nuovo, di cui restano avanzi di un piccolo capanno in pietra. Occorre tuttavia tenere presente la documentata esistenza nell’area di un Mulino dell’Eremo Nuovo per cui, salvo la coerenza della collocazione sopraindicata, non si può escludere che la centrale ne abbia riutilizzato le strutture.

Per approfondimenti v. anche schede toponomastiche MacchiettaEremo Nuovo (XIX sec.) e la Chiesina.

N.B.: Informazioni preziose riguardo luoghi e fabbricati si hanno grazie ai rapporti delle visite pastorali o apostoliche. La visita, che veniva effettuata dal vescovo o suo rappresentante, era una prassi della Chiesa antica e medievale riportata in auge dal Concilio di Trento che ne stabilì la cadenza annuale o biennale, che tuttavia fu raramente rispettata. La definizione di apostolica può essere impropria in quanto derivante dalla peculiarità di sede papale della diocesi di Roma, alla cui organizzazione era predisposta una specifica Congregazione della visita apostolica. Scopo della visita pastorale è quello di ispezione e di rilievo di eventuali abusi. I verbali delle visite, cui era chiamata a partecipare anche la popolazione e che avvenivano secondo specifiche modalità di preparazione e svolgimento che prevedevano l'esame dei luoghi sacri, degli oggetti e degli arredi destinati al culto (vasi, arredi, reliquie, altari), sono conservati negli archivi diocesani; da essi derivano documentate informazioni spesso fondamentali per conoscere l’esistenza nell’antichità degli edifici sacri, per assegnare una datazione certa alle diverse fasi delle loro strutture oltre che per averne una descrizione a volte abbastanza accurata.

RIFERIMENTI   

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

E. Agnoletti, Viaggio per le valli bidentine, Tipografia Poggiali, Rufina 1996;

S. Bassi, N. Agostini, A Piedi nel Parco, Escursioni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ComunicAzione, Forlì 2010;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Crinali, speciale inverno 2013, n.42, Dicembre 2013, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Schede n.662-679-880, complete di documentazione fotografica;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html;

Link:www.asforli.beniculturali.it;

Link:www.imagotusciae.it.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

Il sito dell’eremo Nuovo è raggiungibile solo tramite sentieristica o pista ciclabile dalla S.F. del Cancellino (sterrata non transitabile di 20 km che si distacca al km 198+500 della S.R. 71 Umbro-Casentinese) lungo la quale si trova, poco più a Sud del km 7/13, l’innesto del Sent. 205 CAI che conduce alla meta, su 2,4 km di pista poderale. Alla S.F. del Cancellino si può giungere agevolmente anche tramite il Sent. 207 CAI dal Paretaio, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Grigiole, percorrendo in tutto 2,3 km fino all’innesto del Sent. 205. Qualora si giunga da Pietrapazza, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si percorre prima un breve tratto (200 m) del Sent. 209 CAI quindi fin dall’inizio il Sent. 205 CAI per ulteriori 2,1 km fino a destinazione, seguendo un antico ed oggi interessante tragitto che inizialmente si sviluppa sulla cresta del crinale che separa il Bidente di Pietrapazza dal Rio d’Olmo, quindi scende ad attraversare il Bidente poi risale fino al nucleo cercato. Il percorso è riportato in tutta la cartografia sentieristica. Un ulteriore tracciato sentieristico non numerato (bolli rossi) ma comparente nella cartografia dedicata corrisponde alla dimenticata S.Vic.le Eremo Nuovo-Campo Rosso in parte corrispondente al Sent. 185 CAI che, da Prato ai Grilli in circa 2 km scende ad un guado sul Bidente accanto al ponte c.d. Pedanca dell’Eremo Nuovo posto a 400 m dal romitorio.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
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001a/001e – Le spoglie fronde arboree dello spartiacque subito sopra il Passo dei Lupatti consentono di scorgere l’incisione del Bidente tra la Cialdella e l’Eremo Nuovo mentre le ombre invernali avanzano già nel primo pomeriggio (7/01/12).

 

001f – 001g – Anche dalle Palestre (v. scheda topononomastica Palestre) le spoglie fronde arboree consentono un particolare scorcio dell’Eremo Nuovo (19/02/17).

 

002e/002l – Procedendo sul crinale fino ad oltrepassarne la cresta piramidale si gode della vista dell’intero insediamento dell’Eremo Nuovo, compresi i ruderi più antichi della Chiesina e del primitivo podere dell’Eremo Nuovo, erroneamente noti come Poderuccio, dai quali un antico itinerario discendeva verso il fiume per superarlo tramite la c.d. Pedanca dell’Eremo Nuovo e risalire verso le Rivolte di Bagno, attraversando il podere della Buca (12/07/16 – 1/09/16)

 

002m – Poco prima di attraversare il Bidente, scendendo da Prato ai Grilli lungo la S. Vic.le Eremo Nuovo-Campo Rosso, uno scorcio si apre sul versante opposto dell’insediamento eremitico (19/02/17).

 

003a – 003b – 003c – Ancora oggi le ampie praterie pascolive del podere dell’Eremo consentono molteplici visuali opposte rispetto alle precedenti dai rilievi circostanti (3/10/12).

 

003d/003g – Sono ancora riconoscibili i ruderi superstiti di uno dei due fabbricati del primitivo podere dell'Eremo Nuovo mentre i resti dell’altro, situati sul luogo della pista poderale, sono stati evidentemente rimossi forse in occasione delle varie sistemazioni agrarie successive al crollo e all’abbandono (3/10/12).

 

003h - 003i – Schemi neografici di mappa sia relativi all’area dell’insediamento, contenenti i principali elementi ambientali ed infrastrutturali, sia particolareggiati, derivati da cartografia storica e moderna.

 

003l – 003m - Schemi di mappa desunti dal catasto ottocentesco (in corsivo antico i toponimi originali, in corsivo moderno gli edifici anonimi); da notare nel particolare il simbolo della croce apposto nell’edificio a destinazione religiosa.

004a – 004b – 004c – Dall’Eremo Nuovo la pista ricalca l’antico percorso per la Bertesca, gli omonimi Poggio e Passo ed il Passo della Crocina, ricongiungendosi con la citata Via Maestra che vien dall’Eremo. Dal poggetto dove è insediata la Cialdella già si vede (si vedeva, copertura arborea permettendo) l’insediamento eremitico sia antico sia ottocentesco (3/10/12).

 

004d – 004e - 004f – L’amplissimo podere dell’Eremo Nuovo è simbolicamente compreso tra il funzionante e ricostruito Ponte della Chiesina e la Pedanca dell’Eremo Nuovo (c.d. in base alle norme tecniche dell’I.G.M., che nel 1937 graficizzava egualmente i due ponti – v. 003y – quindi in origine entrambi “pedanche”) (3/10/12).

 

004g/004l – Nei pressi del Ponte della Chiesina il Bidente compie un notevole salto che alimentava una centrale elettrica funzionale all’Eremo; in attesa di trovare diversi resti del documentato Mulino dell’Eremo Nuovo, niente fa escludere che la centrale abbia riutilizzato parte delle strutture molitorie antiche (3/10/12).

 

004m/004p – La Pedanca dell’Eremo Nuovo attraversa (attraversava) il Bidente all’estremo S del podere eremitico utilizzando (pare) 3 travi affiancate, di cui ne resiste una che ha l’aspetto di un tronco appena sbozzato  (19/02/17).

004q – Confronto tra schemi neografici di mappa, derivati da cartografia storica e moderna e contenenti i principali elementi ambientali ed infrastrutturali, con le probabili localizzazioni del sito di Acquasarsa, come sede eremitica afferente a Strabatenza, individuate in base alle ricerche svolte dal Mambrini tra gli atti notarili conservati nelle pergamene di Camaldoli e negli Annali Camaldolesi, così sintetizzate a proposito: «Nella parrocchia di Strabatenza, nella ripa sinistra del fiume c’è tuttora una casa colonica e più sotto un’altra casa di pigionali, chiamate entrambi Cortina. I muri dell’antico romitorio sono al di là di un piccolo torrente in un campo che si chiama Acquasarsa.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 296). Tra le due localizzazioni indicate quella coincidente con Macchietta parrebbe la più coerente con tale descrizione, sia per la maggiore idoneità idro-geo-morfologica ed ambientale del sito, sia perché è da ritenere scontato un suo riutilizzo dopo l’abbandono, che comunque sarebbe perdurato non più di tre secoli.

 

004r – Un tratto superstite di muratura in pietra visibile nel sito di Macchietta, documentato già in rovina da 2 secoli (12/10/16).

 

004s - 004t - Dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza, procedendo verso Cetoraio, mentre sulla sx sotto la dorsale del M. Roncacci si riesce appena a scorgere Cortine di Sopra, si ha uno scorcio frontale dell’ultima propaggine fittamente boscata della dorsale proveniente dal M. Moricciona che rivela la piega incisa dal fossatello che rasenta il sito di Macchietta (a dx), posto circa alla stessa quota di Cortine (29/10/16).

 

 

004u - Panoramica dal Monte Piano corredata di indice fotografico. Il fondovalle del Bidente e il terrazzo morfologico di Cortine sono occultati alla vista mentre compare lo sviluppo della valle del Fosso del Trogo nel discendere dalla dorsale di Casanova dell’Alpe (1/01/12).

Surprised