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Eremo Nuovo (XI-XIX sec.)

Tipo : rudere
Altezza mt. : 750
Coordinate WGS84: 43 49' 35" N , 11 53' 34" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (08/2017 – Agg. 6/12/2021) - Il bacino idrografico del Fosso dell’Eremo Nuovo ricade nell'area dove, in ere geologiche, si è verificato il fenomeno erosivo che ha determinato la formazione di quel terrazzamento orografico interglaciale della valle corrispondente ai dolci pendii dell’altopiano di Pian della Saporita e attraversa con le sue ramificazioni tutto il piano inclinato del versante orientale che lo sorregge, ma un suo ramo, lungo 1,5 km, spinge le sue origini fino a Poggio della Bertesca. Il bacino idrografico del fosso è costituito in prevalenza dai coltivi degli antichi poderi dell’Eremo Nuovo e de la Bertesca, oltre a diversi tratti del Castagneto dell’Eremo Nuovo, oggi abbandonato, tra cui spicca per interesse botanico un gruppo di quattro esemplari, probabilmente appartenente al nucleo più antico, stimato in 250 anni di età e 15 m di altezza. Ormai soffocata dal bosco circostante, nel 2011 l’area è stata interessata da un intervento di deforestazione mirato a ridare luce agli individui da frutto ancora vitali.

In base al Catasto Toscano del 1826-34 nell’area del Fosso dell’Eremo Nuovo compare anzitutto un nucleo di due fabbricati adiacenti denominati L’Eremo nuovo mentre più discosto compare un ulteriore fabbricato, anonimo ma segnato con la croce, relativo ai ruderi oggi noti come la Chiesina. Nella Pianta Geometrica della Regia Foresta Casentinese (1850, conservata presso il Nàrodni Archiv Praha) compare la dizione Eremonuovo P.e attribuita ad entrambi i siti. Di tale nucleo più antico è del tutto scomparso il fabbricato più a monte planimetricamente articolato (che, nel Catasto Toscano appare dotato di un resede graficamente evidenziato), mentre dell’altro, quadrangolare, sono ancora visibili pochi ruderi, tipologicamente attribuiti ad uso casa-stalla, infatti non si può escludere l’esclusivo uso poderale. Riguardo la Chiesina, di cui non si trovano notizie documentarie certe salvo la citata croce catastale, è concretamente ipotizzabile individuare i resti del nucleo eremitico comprendente l’Oratorio della Visitazione di Maria o della Beata Vergine e di S. Romualdo. In seguito alla presa in possesso delle terre da parte dell’Opera del Duomo di Firenze vennero stabiliti i nuovi confinamenti, raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” (che costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile relativamente agli anni dal 1545 al 1626) da cui si apprende anche dell’esistenza di un Mulino dell’Eremo Nuovo: «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1545 […] – Un’altra presa di terra in luogo detto le Bacie dell’Eremo Nuovo […] – Una presa di terra aggettata e boscata in luogo detto la Bertesca la quale comincia sopra l’Eremo Nuovo […] 1546 […] – Un pezzo di terra di some 3 in luogo Mulino dell’Eremo Nuovo.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 149-151, cit.). Altri insediamenti dell’area erano la Bertesca, abbandonato nel 1970, costituito dal fabbricato colonico principale e da due annessi adiacenti, una stalla-fienile posta circa 200 m più a monte nota come Mandria Vecchia, documentata ancora negli scorsi anni ‘70 ma oggi scomparsa, e le Capanne, posto in sx idrografica del Fosso del Rovino presso lo sbocco nel Bidente, sul bordo del sito anticamente detto Pian del Miglio, di cui si hanno notizie fin dal 1642 ma sarebbe stato abbandonato già dai primi del ‘700.

Per l’inquadramento territoriale e storico dell’Eremo Nuovo v. schede: Valle del Bidente di Pietrapazza, Fiume Bidente di Pietrapazza, Fosso dell’Eremo Nuovo e Eremo Nuovo XIX sec.

L'area dell’Eremo Nuovo, già Ermonovo, toponimo storicamente riguardante l’intera testata del Bidente di Pietrapazza, alla cessazione nel 1511 delle antiche funzioni eremitiche, risultava suddiviso in tre grandi porzioni. L’area centrale, Ermonovo o Ermo Novo, dotata di quattro case, di seguito distinte, oltre agli edifici monastici, un molino e vari capanni, di proprietà camaldolese: il Podere dell’Eremo Nuovo o Ermo novo podere de frati costituito da due case di cui una aderente ed una adiacente alla chiesa, un secondo Podere dell’Eremo Nuovo formatosi presso e/o in luogo dell’oratorio abbandonato, infine le Capanne o il Capanno dell’Eremo Nuovo. L’area più montana, Eremo nuovo di Sopra o Sommo Hermonovo, con due case: il Poderuccio o Poderaccio o Podere dell’Eremo Nuovo e La Buca o Bugaccia o le Casette o Fossa (i dispregiativi e i topo-oronimi sono particolarmente significativi), distrutti causa incendio o abbandono già dal XIX sec. e dati per scomparsi «In questa zona sorgevano diverse case e capanni, poderi scomparsi per incendio (Poderaccio, Buca) […]» (AA.VV., 1989, pag.23, cit.), il primo podere in origine dei camaldolesi poi passato in proprietà dell’Opera del Duomo di Firenze, il secondo derivato per suddivisione del primo per volontà dell’Opera stessa. L’area che si estendeva fino a Pietrapazza, Eremo nuovo di Sotto o Himo Lermonovo o l’Ermo Novo, con due case già dei camaldolesi ma presto di proprietà privata: la Casina del Raggio e Case di Sotto, oltre ad altre case anticamente di proprietà dell'Opera ma anch’esse ormai di proprietà privata, La Ciardella, Il Finocchio e Casa di Bastiano o Poderino del Finocchio. Nel corso del Cinquecento anche l’area centrale di proprietà camaldolese venne frammentato in appezzamenti poderali privi di abitazioni, noti come Bacie, Fondone, Melosa, Piani, Pian Capanno, Palestra o Rivolte, Segoni e Spiaggia, assegnati a mezzadri dipendenti dai monaci poi, come tutte le aree montane, sottoposti alla gestione diretta dell’Opera.

La storia dell’Eremo Nuovo «[…] può iniziare dal 1082, quando il priore di Camaldoli Rodolfo riceveva in dono, da un gruppo di uomini, un appezzamento di terra boschiva per costruirvi un romitorio. Il luogo, detto Cortina di Metato Vecchio, era situato all’estremo nord-ovest della valle bidentina, sulla riva destra del fiume Valbona, affluente del Bidente del Corniolo. I Camaldolesi volevano impedire l’espansione dell’abbazia di Prataglia verso la pianura romagnola. L’eremo fu poi spostato nella prima metà del sec. XII alle falde del crinale tosco-romagnolo, e fu detto Eremo Nuovo. […] La villa di “Strabatenzoli” è menzionata in un privilegio del 1213. […] Strabatenza è ricordata come Villa, con tre focolari alla dipendenza di Selvatico e Carlo di Valbona. Più in alto vi era il suo castello, ricordato in moltissimi atti notarili dal 1000 fino al 1500. In questa zona aveva dei possessi la famiglia del papa Pasquale II [1050-1118, ndr]. Su uno di questi terreni fu fondato un eremo camaldolese con la sua chiesa. Nella diocesi ilariana, Strabatenza si trovava a nord, sulla sinistra del fiume di Valbona […]» (E. Agnoletti, 1996, pp. 187 e 285, cit.). Ulteriori precisazioni si devono al Mambrini: «[…] Pasquale II […] aveva 4 fratelli, cioè Vizo, Baldo, Tederico e Marchesello. Questi primi tre nomi ossia Guizo (che vale Vizo) Baldo e Tederico del fu Crescenzio sono ricordati in un atto del marzo 1082, stipulato dal notaro Arnolfo in Galeata, col quale essi vendono un pezzo di terra in Strabatenza, in vocabolo Cortina di Metato Vecchio, territorio della pieve di S. Pietro in Galeata, diocesi di Forlimpopoli, a Rodolfo priore di Camaldoli per costruirvi la chiesa e le celle (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 231, cit.). Il prezzo fu di 30 lire. In seguito, bolle papali del 1105 e del 1113 ed atti notarili documentano l’esistenza di un Eremo di S. Pietro de Faiolo o della Faggiola o di S. Pietro in Cortina o dell’Alpe di Cortina: «Quivi fu l’Eremo di San Pietro detto dell’Alpe di Cortina od anche Eremo nuovo di Fajolo o della Faggiola, le cui estese possessioni alpestri arrivavano fino alla sommità della Falterona e facevano parte della Faggiuola di Strabatenza e sulle quali, come sull’Eremo, godeva il giuspatronato l’Abbazia di Galeata.» (E. Rosetti, 1894, rist. anast. 1995, p. 229 cit.), pure documentato pochi anni dopo come le Celle del piano di Fazolo: «Nel 1122 Tancredi colla sua moglie […] donarono in perpetuo a Teuzone  priore e maggiore delle Celle del piano di Fazolo […] alcune terre […]» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 275). Dopo pochi anni, nel «1130 - è ricordato Vivenzo prete e priore del monastero di S. Pietro in Cortina […] e dal Regesto di Camaldoli […] sappiamo che nel novembre 1130 Farolfo ed Ermenengarda, nella corte di Valbona, nel teritorio della pieve di galeata, donarono a Vincenzo prete e priore del monastero di S. Pietro in Cortina […] una tornatura di terra […].» (D. Mambrini, 1935 – XIII, pp. 296, 303). Se nel 1242 pare aggiungersi il raro termine Cella Nuova: «Nella Piazza di Corzano il notaro Manente del borgo di Bagno il 21 maggio stipula un atto di vendita di una pezza di terra […] data […] a D. Giovanni, priore della Cella Nuova del piano di Fazzolo […]» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 296), già dal 1174 inizia a comparire il termine Eremo Nuovo, poi spesso ripetuto: «In un atto notarile di ser Bruno di Galeata, rogato nel castello di Valbona […] il 18 febbraio 1174, sono ricordati i coniugi Pandolfo e Gualdrada […] che vendono 2 vigne ed una vacca a Donato, priore dell’Eremo Nuovo […].[…] 1177 - Nella villa di Strabatenza, Augustolo dona al monastero di S. Pietro e S. Benedetto dell’Eremo Nuovo, 8 tavole di vigna in Rivo d’Olmo. C’è ancora Ridolmo a Pietrapazza. […] In un atto del 1195 rogato da Martino notaro del sacro palazzo, Guido di Romena dà a Drudo, priore dell’Eremo Nuovo di Fazolo ciò che possiede […]. […] nel 19 luglio 1220 in Pleda, Palmiro dona ad Uguzione priore dell’Eremo Nuovo un pezzo di terra […]. […] 1251 – Un’altra enfiteusi compie il priore D. Angelo dello stesso monastero a mezzo del notaio Chiaramonte di Monteguidi il 4 settembre […]. Il notaro Guido da Riopetroso rogò il 27 agosto 1276, nell’Eremo Nuovo, l’atto di rielezione di Bendetto, sacrista dell’Eremo di Camaldoli, a priore dell’ospedale di S. Pietro di Rovereto […]. 1321 – Il 22 luglio Giovanni priore dell’Eremo Nuovo […]. 1322 […] donna Sapia, moglie di Superbo, converso dell’Eremo Nuovo, posto nella villa di Strabatenzole, territorio galeatese, dona al priore Giovanni tutti i suoi beni, per essere ricevuta come conversa dell’Eremo stesso. […] una chiesa chiamata la Cella di S. Maria di Sasseto […] fino dal 1405 […] fu unita al priorato dell’Eremo Nuovo di Pietrapazza […]. […] 1436 – il 4 settembre D. Andrea del fu Domenico di Pagnino da Strabatenza, monaco camaldolese, è eletto priore del monastero di S. Maria dell’Eremo Nuovo. […] nel 1462 […] il 27 agosto di detto anno D. Andrea […] priore dell’Eremo Nuovo rilasciò una quietanza […]. L’atto fu rogato nella chiesa del castello di Riopetroso dal notaro Bartolo del fu Giovanni Nobili di S. Sofia (Spogli delle pergamene di Camaldoli) […]. […] Nel 1476 Biagio da Poppi dell’Ordine Camaldolese, priore dell’Eremo Nuovo, si adoprò perché alla sua chiesa venisse unita quella di S. Martino in Villa […].[…] 1510 – Sebastiano di Bagno , camaldolese, vescovo di Melitene e abate di S. Ellero, il 20 gennaio riscuote l’enfiteusi di tutti i poderi dell’Eremo Nuovo delle Alpi e dell’eremo posto nel mezzo della villa di Strabatenza […]» (D. Mambrini, 1935 – XIII, pp. 232, 296-298, 323). Gli atti citati accertano la compresenza di due eremi camaldolesi, entrambi frequentemente fregiati anche dell’appellativo Nuovo: una prima struttura documentata fino dal 1082 (data di donazione del terreno) posta in località Cortina o Cortine di Metato Vecchio, finora ampiamente documentata nei secoli successivi, e un secondo Eremo Nuovo di Pietrapazza che, come afferma l’Agnoletti, sarebbe sorto in conseguenza di uno spostamento risalente alla prima metà del XII sec. Anche l’Eremo Nuovo delle Alpi citato nel 1510 pare riconducibile al secondo sito; il seguente documento del XIII sec. non lascia dubbi localizzativi e inoltre informa riguardo un interessante particolare tipologico-architettonico delle sue strutture: «[…] D. Angelo, priore dell’Eremo Nuovo, […] con atto rogato nel chiostro di detto eremo dal notaro Chiaramonte da Monteguido, l’8 settembre 1251, dà in enfiteusi alcuni pezzi di terra a Benincasa di Marzo di Riosalso […]. Questo rogito fu stipulato nel chiostro del monastero dell’Eremo Nuovo di Pietrapazza.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 288, cit.). Se evidentemente non trova esplicita conferma né l’ipotesi dello spostamento né l’esclusività dell’appellativo “Nuovo”, ed anche l’appellativo “Alpi” è variamente utilizzato riguardo quei luoghi (v. p.es. Rio Salso descritto nel 1371 dal cardinale Anglico: «Il castello di Riosalso è nelle Alpi in una certa valle sopra un sasso forte.» - D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 288), sicuramente dal XIII al XVI secolo un Eremo Nuovo di Pietrapazza, dotato di un chiostro, coesisteva con un Eremo di S. Pietro de Faiolo 'posto nel mezzo della villa di Strabatenza'. Purtroppo il Mambrini, probabilmente non interessato all’argomento riporta, o consecutivamente elencati o in diversi capitoli del suo testo, i riferimenti ai documenti sopracitati senza alcuna considerazione in merito a questa evidente compresenza eremitica. Le descrizioni documentali aiutano peraltro nel ricercare corrispondenze territoriali utili riguardo la localizzazione dell’eremo “cortinese”, finora genericamente indicato “sulla riva dx del c.d. Fiume di Valbona affluente del Bidente di Corniolo”: se l’uso di tale antico idronimo esteso all’intero Bidente di Pietrapazza/Strabatenza pare complicare la localizzazione (oggi il Fosso di Valbona, come affluente del Torrente Bidente Fiumicino, è posto a valle del promontorio de La Calonica e a Nord di Valbona, mentre un toponimo le Cortine si trova presso il Rio delle Valli sulle pendici NE del M. Verna e un sito “Cortina” si trova a Sud di Strabatenza presso la riva sx del Bidente di Pietrapazza), questa volta il contributo del Mambrini grazie alle ricerche svolte tra gli atti notarili conservati nelle pergamene di Camaldoli e negli Annali Camaldolesi, è decisivo per risolvere il rebus: «Nella parrocchia di Strabatenza, nella ripa sinistra del fiume c’è tuttora una casa colonica e più sotto un’altra casa di pigionali, chiamate entrambi Cortina. I muri dell’antico romitorio sono al di là di un piccolo torrente in un campo che si chiama Acquasarsa.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 296). Con evidenza si tratta delle case di Cortina di Sopra e di Sotto, poste in riva dx del Fosso di Strabatenza-Trappisa (benché a una certa distanza), da identificare con l’antico Fosso di Valbona, ed in particolare tra la confluenza del Fosso del Trogo nel Bidente, lato S, e del minore Fosso delle Cortine, lato N. Poco oltre il Trogo una mulattiera si inerpica verso Ricavoli mentre i campi tendono a scivolare verso il Bidente e il Catasto Toscano ricorda l’esistenza di un piccolo fabbricato senza nome posto lì accanto. Oltre il Fosso delle Cortine, lato N, il declivio è più impervio e lascia poco spazio verso il Bidente, ma è sempre grazie all'analisi della mappa antica che si focalizza l’attenzione sull’insediamento di Macchietta, in base al Giornale di Campagna del C.T. del 1829 già in rovina, che pare corrispondere interamente ai requisiti indicati dal Mambrini: ipoteticamente riutilizzante le antiche strutture (da calcolare in non più di tre secoli), di esso rimangono scarsissime tracce e non sono noti ulteriori precedenti storici. In mancanza di alternative valide, è lecito supporre che qualche pietra nascosta in questi luoghi conservi la memoria dell’antico romitorio. A latere è interessante anche la seguente citazione: «Il luogo ameno non fu ignoto ai monaci antichi che vi fondarono un romitorio e dalla foresta di abeti che lo circondava, chiamarono questo luogo Strabatenza che può essere una corruzione della frase latina intra abietes (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 295). Sia l’ipotesi dello spostamento, al di là del lasso temporale nel quale si sarebbe concretato, sia la coesistenza di due strutture, possono essere da relazionare con i difficili rapporti intercorrenti tra i signori di Valbona, di etnia longobarda (che furono pure signori di Pietrapazza, Strabatenza, Poggio alla Lastra, Ridràcoli, etc.), le antiche e potenti Abbazie locali (con le quali furono sempre munifici), e l’Eremo di Camaldoli, con le cui proprietà forestali appenniniche confinavano ed una parte delle quali proprio da essi furono donate all’Eremo nel 1082, tra cui l’appezzamento di Metato Vecchio. Con il romitorio toscano pure erano munifici, considerato che dagli spogli delle pergamene di Camaldoli del XII sec. risulta che gli stessi signori dovevano per censo ogni anno 'grano, pecore, porco, vino , legna, albergarie', oltre alle terre e al mulino donati nel 1130 e per esecuzione testamentaria Guiduccio da Valbona lasciò ai camaldolesi le pasture dell’Alpe di Strabatenza e un mulino (Mambrini). Certamente un’influenza avranno poi avuto le lotte del 1277 tra Guelfi e Ghibellini che coinvolsero i Guidi e i Valbona. Così, se nel 1355 un Valbona giunse ad affidare in usufrutto ai camaldolesi l’alpeggio e il mulino di Strabatenza, se nel XV secolo, prima del temporaneo subentro dei Guidi e prima della loro scomparsa dalle vicende appenniniche, i Valbona nel 1430, come ultimo atto, pretesero dai camaldolesi la restituzione di ogni beneficio loro concesso, con il passaggio di tutte le selve alla Repubblica Fiorentina quindi all’Opera del Duomo, sicuramente le vicende storiche e le questioni confinarie e gestionali forestali condizionarono nei secoli successivi, qui come altrove, il reciproco operato e i rapporti tra i nuovi confinanti monastici ed ecclesiali. Se presso l’Eremo Nuovo, nel 1510 è documentato l’ultimo priore e nel 1519 il suo impiego come rifugio dei monaci di Camaldoli da scorrerie belliche, come detto cessò di operare nel 1511. Nel XVI secolo, quando ormai è avviata la sua decadenza, appare citato in uno dei primi documenti dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze, risalente al 1512, relativi al taglio e trasporto di legname nelle selve, assegnato: «[…] a Luca di Giovanni da Serravalle traina 300 in Eremo Nuovo […]. A Francesco di Santi da Moggiona e a Cristofano suo compagno, traina 400 delle quali 200 dall’Eremo Nuovo […]. A piero di Luca da Moggiona traina 500 di cui 300 dall’Eremo Nuovo […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 77, cit.). Da un elenco relativo al 1637 dei beni dell’Opera compaiono alcuni dei poderi appartenuti all’Eremo: «1637 – Nota dei capi dei beni che l’opera è solita tenete al livellati in Romagna e Casentino e sono notati col medesimo ordine col quale fu di essi fatta menzione nella visita generale che ne fu fatta l’anno 1631: […] 61) Poderaccio o Podere dell’Eremo Nuovo, tenuto da redi di Lionardo Cascesi 62) Segoni, ronco tenuto da Giovanni Cascesi unito al Poderaccio 63) Legnameto, ronco tenuto da Giovanni Cascesi unito al Poderaccio […] 66) Spiaggia e Melosa, terre all’Eremo Nuovo sopra le Casette o Buca tenute da redi di Antonio Cordovano […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 412, cit.). Nel 1818, all’epoca del Contratto livellario tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli risulta proprietà Biozzi: «[…] da detto punto confina […] Signori Biozzi di Bagno col Podere dell’Eremo Nuovo […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 464, cit.).

Alla consistenza dell’antico nucleo dell’Eremo Nuovo è da attribuire anche l’antico e poco noto Oratorio della Visitazione di Maria o della Beata Vergine e di S. Romualdo detto Eremo Nuovo, così documentato in occasione delle visite pastorali del 1688 e del 1705 quando, particolarmente trascurato dai camaldolesi, risultava fatiscente come la casa eremitica ad esso aderente che, in uso ad un colono, era in parte già diroccata ed in procinto di definitivo crollo: «La chiesa ha una capienza sufficiente ma è tutto indecoroso. […] La casa, aderente alla chiesa, in parte è già diroccata e il resto sta per crollare. […] Ciò visto, il Visitatore desidera dai Padri Camaldolesi, che abbondano di grandi rendite, maggiore diligenza e cura nella custodia delle chiese unite al loro Eremo.» (E. Agnoletti, 1996, p. 187, cit.). In occasione delle successive visite del 1720 e del 1731 solo l’oratorio, di cui venivano indicate le dimensioni pari a palmi 45x36 (fino a circa m 13x10, a seconda del valore unitario adottato nell’area), risultava in migliori condizioni anche se ancora esigente di manutenzione, provvisto di un dipinto raffigurante la Madonna e S. Romualdo oltre che di oggetti e arredi sacri. Dalla visita del 1746 si apprende che l’unico altare aveva delle parti in legno da sostituire con la pietra e che occorreva liberare una parete esterna parzialmente interrata per eliminare l’umidità. In questa visita ed in quelle successive del 1761 e del 1776 (nel 1773 risulta il patronato sia camaldolese che della famiglia Fanelli) non si accenna più alla casa eremitica, probabilmente non più esistente: «Il 31 agosto 1761 fu nuovamente visitato l’Eremo. […] Il visitatore trovò tutto bene […]. Da notare è che in queste due ultime visite non si fa cenno alcuno alla casa che era adiacente. Forse non esisteva più.» (E. Agnoletti, 1996, p. 188, cit.). Con la soppressione dell’Abbazia di S. Ellero, nel 1785, cessano le visite e le ultime notizie relative all’area risalgono alla frana del 1853 quando i nuovi fabbricati vennero costruiti poco distante (1855, data sul frontone del camino su mensole sagomate), con trasferimento della denominazione toponomastica antica, al fine di proseguire l’attività agricola svolta a mezzadria per conto dei monaci camaldolesi. Nel 1870 nei suoi locali viene aperta da Filippo Mazzi l’Osteria dell’Ermonovo. Il nucleo edilizio dell’Eremo Nuovo è oggi costituito da tre fabbricati in cattivo stato di conservazione, identificati come casa-stalla (tra cui una finestrella che riutilizza rovesciata una cornice monolitica arcuata di probabile recupero dall’antico insediamento), stalla-fienile ed annesso. Le trasformazioni sono documentate dal raffronto tra cartografia moderna, dove resti dell’edificio primitivo compaiono ormai anonimi, e il Catasto Toscano, dove compare un nucleo di due fabbricati denominato L’Eremo nuovo, di cui uno, corrispondente a quello scomparso, appare adiacente al ramo del Fosso dell’Eremo Nuovo proveniente da Poggio della Bertesca e affiancato da un ampio resede campito dello stesso colore del fosso, tanto da poter corrispondente alla gora del documentato Mulino dell’Eremo Nuovo. In tale fabbricato, discretamente dimensionato, potevano pure essere coesistiti sia una casa colonica sia il molino mentre pare documentato l’uso colonico del fabbricato adiacente. Il catasto antico rappresenta più distante anche il terzo fabbricato, anonimo ma con coloritura diversa e segnato con la croce, corrispondente ai resti detti della Chiesina, che non possono essere messi in relazione con il successivo evento franoso, quindi da riferirsi al sopracitato oratorio, superstite delle visite pastorali ma ormai privo della casa eremitica, infatti a pianta nettamente rettangolare.

Nel 1908 tutti i possedimenti confinanti (7 poderi) vengono ceduti dai camaldolesi a privati che li detengono fino all’abbandono, nel 1963, con cessione all’E.R.S.A. e conseguenti vari interventi di ristrutturazione. L’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi ha annunciato (2013) la prospettiva dell’apertura di una fase di collaborazione con la Regione Emilia-Romagna verso intese finalizzate al recupero e conservazione di strutture pubbliche importanti per l’area protetta e con un’elevata valenza testimoniale, tra cui l’Eremo Nuovo e la Bertesca, ma senza seguito. L’oratorio, utilizzato fino al 1927 pochi anni dopo venne privato del tetto e costretto alla definitiva rovina.

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche relative ad acque, rilievi e insediamenti citati. 

N.B.: Informazioni preziose riguardo luoghi e fabbricati si hanno grazie ai rapporti delle visite pastorali o apostoliche. La visita, che veniva effettuata dal vescovo o suo rappresentante, era una prassi della Chiesa antica e medievale riportata in auge dal Concilio di Trento che ne stabilì la cadenza annuale o biennale, che tuttavia fu raramente rispettata. La definizione di apostolica può essere impropria in quanto derivante dalla peculiarità di sede papale della diocesi di Roma, alla cui organizzazione era predisposta una specifica Congregazione della visita apostolica. Scopo della visita pastorale è quello di ispezione e di rilievo di eventuali abusi. I verbali delle visite, cui era chiamata a partecipare anche la popolazione e che avvenivano secondo specifiche modalità di preparazione e svolgimento che prevedevano l'esame dei luoghi sacri, degli oggetti e degli arredi destinati al culto (vasi, arredi, reliquie, altari), sono conservati negli archivi diocesani; da essi derivano documentate informazioni spesso fondamentali per conoscere l’esistenza nell’antichità degli edifici sacri, per assegnare una datazione certa alle diverse fasi delle loro strutture oltre che per averne una descrizione a volte abbastanza accurata.

RIFERIMENTI   

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Link:www.asforli.beniculturali.it.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba - Il sito dell’eremo Nuovo è raggiungibile solo tramite sentieristica o pista ciclabile dalla S.F. del Cancellino (sterrata non transitabile di 20 km che si distacca al km 198+500 della S.R. 71 Umbro-Casentinese) lungo la quale si trova, poco più a Sud del km 7/13, l’innesto del Sent. 205 CAI che conduce alla meta, su 2,4 km di pista poderale. Alla S.F. del Cancellino si può giungere agevolmente anche tramite il Sent. 207 CAI dal Paretaio, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Grigiole, percorrendo in tutto 2,3 km fino all’innesto del Sent. 205. Qualora si giunga da Pietrapazza, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si percorre prima un breve tratto (200 m) del Sent. 209 CAI quindi fin dall’inizio il Sent. 205 CAI per ulteriori 2,1 km fino a destinazione, seguendo un antico ed oggi interessante tragitto che inizialmente si sviluppa sulla cresta del crinale che separa il Bidente di Pietrapazza dal Rio d’Olmo, quindi scende ad attraversare il Bidente poi risale fino al nucleo cercato. Il percorso è riportato in tutta la cartografia sentieristica. Vi si può giungere anche da Prato ai Grilli.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore.
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00a1/00a5 – Le spoglie fronde arboree dello spartiacque subito sopra il Passo dei Lupatti consentono di scorgere la valle del Bidente e la Cialdella, mentre le ombre invernali avanzano già nel primo pomeriggio (7/01/12).

00b1/00b4 – Percorrendo il Crinale del Finocchio, mentre il Bidente si insinua verso le imponenti vette del Monte Cucco e di Poggio Rovino, la vista spazia sull’intero anfiteatro i cui luoghi anticamente erano significativamente denominati Palestre, Spiagge, Lastrone, Ripabianca, Capannacce, dove confinavano gli antichi possedimenti dell’Eremo Nuovo con i poderi di Buca e Poderaccio (12/07/16 – 1/09/16).

00b5/00b10 – Procedendo sul crinale fino ad oltrepassarne la cresta piramidale si gode della vista dell’intero insediamento dell’Eremo Nuovo, compresi i ruderi più antichi della Chiesina e del primitivo podere dell’Eremo Nuovo, dai quali un antico itinerario discendeva verso il fiume per superarlo tramite Ponte dell’Eremo e risalire verso le Rivolte di Bagno, attraversando il podere della Buca (12/07/16 – 1/09/16)

00c1/00c12 – Dal versante occidentale del Crinale del Finocchio, pressi dell’insediamento topico, la limitata distanza consente la vista dall’alto più ravvicinata dei resti dell’antico insediamento dell’Eremo Nuovo (è segnalato l’ingombro del fabbricato scomparso che forse aveva anche la funzione di molino); il bosco ancora spoglio consente inoltre di individuare il nucleo più antico del castagneto (7/04/18).  

00d1/00d4 – Le ampie praterie pascolive del podere dell’Eremo, abbandonate e in corso di rinaturalizzazione, consentono molteplici panoramiche dei rilievi circostanti (3/10/12 – 1/03/17 - 7/04/18 – 28/10/20).

00d5/00d10 – I ruderi superstiti del nucleo di due fabbricati del primitivo podere dell’Eremo Nuovo, in parte rimossi forse in occasione delle varie sistemazioni agrarie successive al crollo e all’abbandono (24/08/11 – 7/04/18).

00d11/00d19 – Il sito e i ruderi superstiti dell’antico oratorio, poi detto la Chiesina (24/08/11 - 3/10/12 – 7/04/18).

 

00d20 – 00d21 - Particolare esterno della casa colonica del 1855 dove si nota una finestrella che riutilizza rovesciata una cornice monolitica arcuata di probabile recupero dall’antico insediamento (3/10/12).

00e1 – Schema cartografico del bacino idrografico del Fosso dell’Eremo Nuovo e adiacenze.

00e2 - Schema cartografico da mappa del XIX sec. che, nella sua essenzialità, evidenziava esclusivamente i tracciati viari di crinale che da S.Sofia raggiungevano lo Spartiacque Appenninico, il tracciato di fondovalle S.Sofia-Poggio alla Lastra che poi si riconnetteva al tracciato di crinale ed il tracciato trasversale che collegava i Passi della Bertesca e di Monte Càrpano transitando da Pietrapazza. La toponomastica riprende, anche nella grafica, quella originale; integrazioni in neretto a fini orientativi.

00e3 – Schema di mappa dedotto da cartografia del XVII secolo (disegnata con ribaltamento dell’orientamento, come a ribadire sia dove stava l’osservatore sia l’autonomia della Romagna Toscana rispetto all’incombente frontiera appenninica) dove L’Ermo Novo compare sul confine delle aree forestali gestite dall’Opera del Duomo di Firenze; si nota tra l’altro il tracciato viario che discende dal Passo della Crocina (Croce di Guagno), allora detto Via Maestra che vien dall’Eremo, e una Via del Rovino, presumibilmente percorrente la dorsale che si distacca da Poggio Rovino fino al fondovalle del Bidente presso l’Eremo (cfr.: A. Bottacci, 2009, cit.).

00e4 – Schema da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento, evidenziante il sistema insediativo, con utilizzo della toponomastica originale. Qui compare anche la toponomastica della viabilità principale di fondovalle e di crinale.

00e5 – 00e6 – Confronti schematici tra cartografia antica e moderna, con indice cartografico e parziale utilizzo della toponomastica originale.

00e7 – Schema del sistema viario storico principale al XIX secolo, che nella prima metà del XX secolo venne integrato con il sistema delle mulattiere, su base cartografica dei primi decenni del XX secolo, prima della realizzazione dell’invaso di Ridràcoli e della viabilità provinciale interna.  

00e8 - Schema da cartografia della prima metà del ‘900, corrispondente alla situazione odierna.

00f1 – 00f2 – Dal poggetto dove è insediata la Cialdella, vedute dell’insediamento eremitico sia antico sia ottocentesco (3/10/12).

00g1 - 00g2 -00g3 – Dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza presso il Poggiaccio è possibile distinguere bene l’ampio pendio che sorregge Pian della Saporita e, grazie alle radure, i campi di Bertesca e Mandria Vecchia, che contrastano con l’asprezza dei rilievi appenninici. Legenda indice fotografico: A – Abetina di Brasco; B – Bertesca – M – Mandria Vecchia; P – Pian della Saporita (3/10/11 - 1/01/12 - 16/02/17 - 27/02/17).

00h1 – 00h2 – 00h3 – L’amplissimo podere dell’Eremo Nuovo simbolicamente inizia dal funzionante e ricostruito Ponte della Chiesina (7/04/18).

00h4/00h9 – Nei pressi del Ponte della Chiesina il Bidente compie un notevole salto che alimentava una centrale elettrica funzionale all’Eremo; salvo quanto detto nel testo riguardo il Mulino dell’Eremo Nuovo, non si può escludere che la centrale abbia riutilizzato parte delle strutture molitorie antiche (3/10/12 - 7/04/18).

00h10/00h15 – Il Ponte dell’Eremo attraversa (attraversava) il Bidente all’estremo Sud del podere eremitico utilizzando (pare) 3 travi affiancate, di cui ne resiste una che ha l’aspetto di un tronco appena sbozzato; l’area poderale si spingeva fino a Pian del Miglio, dove iniziava l’antica Via del Rovino, diretta verso il crinale appenninico (19/02/17 - 7/04/18).

00i1/00i4 – Tratti superstiti dell’antica Strada che da Camaldoli va alla Bertesca tra la Bertesca e l’Eremo Nuovo (28/10/20).

00l1/00l6 – Nel bacino idrografico del fosso si trovano gli esemplari superstiti dell’antico Castagneto dell’Eremo Nuovo; lungo la strada giacciono le cataste abbandonate degli ultimi tagli (28/10/20).

00m1 – Confronto tra schemi neografici di mappa, derivati da cartografia storica e moderna e contenenti i principali elementi ambientali ed infrastrutturali, con le probabili localizzazioni del sito di Acquasarsa, come sede eremitica afferente a Strabatenza, individuate in base alle ricerche svolte dal Mambrini tra gli atti notarili conservati nelle pergamene di Camaldoli e negli Annali Camaldolesi, così sintetizzate a proposito: «Nella parrocchia di Strabatenza, nella ripa sinistra del fiume c’è tuttora una casa colonica e più sotto un’altra casa di pigionali, chiamate entrambi Cortina. I muri dell’antico romitorio sono al di là di un piccolo torrente in un campo che si chiama Acquasarsa.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 296). Tra le due localizzazioni indicate quella coincidente con Macchietta parrebbe la più coerente con tale descrizione, sia per la maggiore idoneità idro-geo-morfologica ed ambientale del sito, sia perché è da ritenere scontato un suo riutilizzo dopo l’abbandono, che comunque sarebbe perdurato non più di tre secoli.

00m2 – Un tratto superstite di muratura in pietra visibile nel sito di Macchietta, documentato già in rovina da 2 secoli (12/10/16).

00m3 – 00m4 - Dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza, procedendo verso Cetoraio, mentre sulla sx sotto la dorsale del M. Roncacci si riesce appena a scorgere Cortine di Sopra, si ha uno scorcio frontale dell’ultima propaggine fittamente boscata della dorsale proveniente dal M. Moricciona che rivela la piega incisa dal fossatello che rasenta il sito di Macchietta (a dx), posto circa alla stessa quota di Cortine (29/10/16).

00m5 - Panoramica dal Monte Piano corredata di indice fotografico. Il fondovalle del Bidente e il terrazzo morfologico di Cortine sono occultati alla vista mentre compare lo sviluppo della valle del Fosso del Trogo nel discendere dalla dorsale di Casanova dell’Alpe (1/01/12).

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