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Maestà del Raggio

Tipo : maestà
Altezza mt. : 697
Coordinate WGS84: 43 50' 10" N , 11 53' 46" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (08/2020 – Agg. 6/02/2021)

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

La Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente e il bacino idrografico dei suoi affluenti principali si sviluppa a monte del capoluogo e centro religioso e si estende tra il Passo della Crocina e la vetta minore di Cima del Termine, comprendendo, ad Ovest, il tratto del contrafforte secondario compreso tra Poggio allo Spillo e Poggio della Bertesca, ad Est, il tratto del contrafforte principale compreso tra Cima del Termine ed il Crinale o Raggio del Finocchio o delle Palestre, che converge verso l’Eremo Nuovo staccandosi presso la sella di Prato ai Grilli, posta prima del Poggiaccio, separando le valli del Fosso della Bocca e del Fosso di Rio d’Olmo.

L’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio. Già nel paleolitico (tra un milione e centomila anni fa) garantiva un’ampia rete di percorsi naturali che permetteva ai primi frequentatori di muoversi e di orientarsi con sicurezza senza richiedere opere artificiali. In epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae, l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, come per l’intero Appennino, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales.

Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Nel passato anche recente l’ambiente montano veniva visto soprattutto nelle sue asperità e difficoltà ed avvertito come ostile non solo riguardo gli aspetti climatici o l’instabilità dei suoli ma anche per le potenze maligne che si riteneva si nascondessero nei luoghi più reconditi. Dovendoci vivere si operava per la santificazione del territorio con atteggiamenti devozionali nell’utilizzo delle immagini sacre che oltre che espressioni di fiducia esprimevano anche un bisogno di protezione con una componente esorcizzante. Così lungo i percorsi sorgevano manufatti (variamente classificabili a seconda della tipologia costruttiva come pilastrini, edicole, tabernacoli, capitelli, cellette, maestà) la cui realizzazione, oltre che costituire punti di riferimento scandendo i tempi di percorrenza (p.es., recitando un numero prestabilito di “rosari”), rispondeva non solo all’esigenza di ricordare al passante la presenza protettiva e costante della divinità ma svolgeva anche una funzione apotropaica. Spesso recanti epigrafi con preghiere, sollecitazioni o riferimenti ad avvenimenti accaduti, oggi hanno un valore legato al loro significato documentario.

Gli antichi percorsi da Pietrapazza risalivano la valle correndo a mezzacosta e/o dirigendosi verso la sommità dei crinali, assumendo varie denominazioni nel tempo e secondo i vari tratti, dalla fine del XIX secolo attraversando i corsi d’acqua sul Ponte al cimitero o sul Ponte delle Graticce. Il principale era la Strada che dall’Eremonuovo va a Pietrapazza che, dall’Eremo Nuovo, con la Strada che da Camaldoli va alla Bertesca raggiungeva il Passo della Crocina (anticamente Crocina di Bagno o Croce di Guagno) tramite il Passo della Bertesca, da cui era detta anche Via Maestra che vien dall’Eremo o Strada che dal Sacro Eremo va a Romiceto (a monte della Bertesca oggi incrocia la S.F. del Cancellino) o, verso Casanova dell’Alpe, Strada Maestra di S. Sofia, che divenne Mulattiera di Pietrapazza fino alla prima metà del XX secolo (i cippi stradali risalgono alla classificazione degli Anni ’50). Una derivazione della celebre Mulattiera di Ridràcoli collegava trasversalmente le valli scendendo da Casanova dell’Alpe nella valle del Trogo fino a Pietrapazza (come Strada che va alla Casanuova, poi Mulattiera di Casanova) attraversando il Bidente al Ponte del cimitero; da qui tramite il Ponte delle Graticce, entrava nella valle del Rio d’Olmo, proseguendo anche come Strada che da Pietrapazza va a Bagno. Una trama di dorsali minori di vario impatto morfologico si intercala alle incisioni vallive del reticolo idrografico, alcune delle quali si proiettano più evidenti verso il fondovalle concentrandosi verso il sito dell’Eremo Nuovo, con pendenze mediamente ripide ma alcune non tali da impedire la percorribilità di crinale.

Nel contesto geomorfologico descritto, come accennato, una dorsale si biforca dal contrafforte principale all’altezza di Prato ai Grilli (ma appare in diretta continuità con Cima del Termine) convergendo e arcuandosi verso il fondovalle del Bidente, mostrando soprattutto nel versante SO notevoli e suggestive stratificazioni marnoso-arenacee ed un crinale affilato. Nel tratto più a valle la dorsale ospita un tratto della Strada che dall’Eremonuovo va a Pietrapazza, mentre il tratto più elevato era utilizzato come rapido tragitto (Raggio) diretto verso le Rivolte di Bagno. Parte dell’area compresa tra questa dorsale e lo Spartiacque Appenninico ricadeva nella gestione dell’Opera del Duomo di Firenze confinante con l’unico grandissimo appoderamento camaldolese dell’Eremo Nuovo fino alla sua cessazione operativa, nel 1511, quando venne frammentato in unità poderali (Buca o Bucaccia o Fossa, Casa di Bastiano o Poderino (del Finocchio), Casina, Casette, Il Finocchio, Piani, Poderuccio, Poderaccio, Pian Capanno, Fondone, Segoni, Palestra o Rivolte, Spiaggia e Melosa) assegnate a mezzadri dipendenti dai monaci. Dalla documentazione conservata presso l’Archivio dell’Opera è possibile così individuare interessanti riferimenti descrittivi/cartografici/toponomastici antichi, forse oggi desueti, che riportano per questa dorsale l’appropriato oronimo di Palestre, termine infatti oggi utilizzato anche per definire un’area geografica caratterizzata da un sito idoneo per praticare l’arrampicata alpinistica, derivato dal greco palàistra, da palàiein = lottare, presso gli antichi greci e romani luogo, specialmente all’aperto, destinato agli esercizi ginnici. Conseguentemente questa dorsale, per la parte superiore, potrebbe essere detta Crinale delle Palestre, ma (forse l’intero suo sviluppo) è ricordato come Crinale del Finocchio o, più anticamente e anche semplicemente, Raggio, come lo certificherebbe la Maestà del Raggio, che vi si trova, o della Cialdella, ma detta anche di Pietrapazza benché, rivolta verso il viandante, mostri le spalle a questo nucleo religioso. Reca la data 1901 ma probabilmente è una ricostruzione di una più antica considerato che è riportata dalla Carta d’Italia di impianto dell’I.G.M. (1893-94).

- Il termine radium, come sostantivo, era utilizzato nei documenti storici per descrivere crinali costituenti elementi morfologici evidenti del territorio, lineari (come quello di luce), allorquando erano parte di un itinerario (che consentiva collegamenti più diretti e rapidi tra luoghi altrimenti raggiungibili tramite lunghi tragitti) e/o costituenti confine di un’area e/o di una proprietà. Per rilevanza o consuetudine a volte il termine diviene esso stesso toponimo o ne fa parte (Il Raggio, Raggio del Finocchio, Maestà del Raggio, Raggio alle Secche, Raggio dei Picchi, Raggio Grosso, Raggio Lungo, Raggio Mozzo, Fosso del Raggio, Raggio di Sopra, etc.).

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

C. Bignami, A. Boattini, La Gente di Pietrapazza, Monti editore, Cesena 2018;

S. Bassi, N. Agostini, A Piedi nel Parco, Escursioni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ComunicAzione, Forlì 2010;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

È raggiungibile senza difficoltà da Pietrapazza, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si percorre prima un breve tratto (300 m) del Sent. 209 CAI quindi fin dall’inizio il Sent. 205 CAI in tutto 800 m, circa la metà in cresta fino a destinazione. Il percorso è riportato in tutta la cartografia escursionistica.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore.
Nota - Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un'altra scheda.

01/011 – Vedute della Maestà del Raggio in rapporto al percorso di crinale (18/10/11 – 3/10/12 - 12/07/16 - 1/09/16 - 12/08/16).

012 – 013 – 014 – Documentata già nel XIX secolo, la datazione 1901 e la finitura evidente frutto di lavorazione meccanizzata fanno presumere un completo rifacimento (1/09/16 - 12/07/16).

 

015/019 – Nell’ambito temporale Ottobre 2011/Ottobre 2012/Luglio 2016 rari “pellegrini” hanno meditato bene di apporre sulla maestà “adeguati segnali” del loro passaggio (18/10/11 - 3/10/12 - 12/07/16).

 

 

020 – 021 – 022 - Dal sent. 209, nella valle del Rio d’Olmo, vedute del tratto terminale del Crinale o Raggio del Finocchio dove si scorge la Maestà del Raggio (18/10/11 – 26/08/16). 

023 - Schema cartografico dello sviluppo del Crinale del Finocchio.

024/027 – Ulteriori vedute della maestà nel contesto del crinale (19/04/18).

Innocent