Utente non registrato

scheda n. 3479 letta 14 volte

Mulino Milanesi a Pietrapazza

Tipo : rudere
Altezza mt. : 580
Coordinate WGS84: 43 50' 23" N , 11 53' 48" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco a Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

Nel contesto morfologico del Bidente, dove la valle si restringe e si appresta ad iniziare il suo tratto più angusto, di particolare interesse è un lembo di fondovalle che strapiomba sull’ultima ansa quasi circolare del Fosso di Rio d’Olmo, dove si è appena aggiunto il Fosso delle Graticce e si manifesta la presenza del forte spessore dello Strato Contessa, così  mostrando profondi e contorti meandri dovuti all’azione erosiva esercitata dalle confluenze torrentizie concentrate in un’area limitata su quelle stratificazioni marnoso-arenacee variamente giacenti: mentre l’irruenza fluviale viene deviata fino ad aggirare un “protettivo” poggetto sovrastante, su quel terrazzo morfologico si adagia Pietrapazza. Spostandosi verso il cimitero è osservabile il tratto del Rio d’Olmo prossimo allo sbocco, dove la costante azione erosiva dell’acqua sui notevoli sbalzi delle stratificazioni marnoso-arenacee ha creato una sorta di colossale “marmitta dei giganti”. Qui si percorre un tratto restaurato della Mulattiera Ridràcoli-Bagno, che da questo lato conduceva a Ridràcoli tramite il baricentro civile e religioso di Casanova dell’Alpe attraversando il Bidente sul Ponte al cimitero di Pietrapazza (restaurato) in muratura di pietrame ad un’arcata circolare a tutto sesto pavimentato con pietra arenaria posta di taglio costruito,  nel 1895 dai Milanesi, rinomati scalpellini di Cà di Pasquino di una localmente nota stirpe familiare di origine comacina, in luogo di una struttura in legno ormai pericolante e già a fine ‘700 ridotta a «[…] una trave d’abeto coi mantingoli […]» (S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, 1987, p. 105, cit.), quindi dalla modesta tecnica costruttiva di una passerella costituita da una trave su robuste spalle in pietra che qui dovevano essere piuttosto distanziate; nella cartografia storica I.G.M. del 1937 non compare né il corrispondente simbolo grafico della “pedanca” ne quello del ponte mentre parrebbe esistere un attraversamento a guado poco più a valle verso l’ansa fluviale, così come in un foglio del Catasto Toscano del XIX sec. mentre nel foglio adiacente la grafia incerta pare riportare il segno di una struttura, forse conseguente ad un aggiornamento di fine secolo. Poco oltre il lato Ovest del ponte si trova il Mulino di Pietrapazza, situato in sx idrografica del Bidente. Il fabbricato, a differenza del cimitero e del ponte, è presente nel Catasto Toscano del 1826, dove è rappresentato sia il berignale o gora di alimentazione del bottaccio, che prelevava l’acqua dal Bidente prima della confluenza del Fosso di Ridolmo, sia l’ampia area di stramazzo o scarico idrico antistante il doppio androne che ospitava i due ritrecini, ruote idrauliche, di cui era dotato. Ritenuto di pregio storico-architettonico, proprietà ex A.R.F., è noto anche come Molino Milanesi dal proprietario, Maurizio, che nel 1920 risulta assoggettato al pagamento di tasse dovute da una legge del 1877; nel 1914 risulta abitato dalla famiglia Mengoni. Abbandonato prima della 2^ guerra mondiale, mostra ancora consistenti ruderi invasi dalla vegetazione che non impediscono di vedere i due androni, ormai parzialmente interrati, mentre sono scomparse o irriconoscibili le altre strutture. Una foto storica degli Anni ’70-’80 ripresa dai rilievi verso le Graticce mostra il ponte ed il mulino già in stato di forte fatiscenza e privo della copertura, immerso in un ambiente scarsamente boscato e ormai degradato segnato dai tornanti della mulattiera Bagno-Pietrapazza-Casanova-Ridràcoli che si inerpica tra le stratificazioni rocciose.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, Catalogo della mostra, C.C.I.A.A. Forlì, Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, 1984A.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.867, completa di documentazione fotografica;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

È raggiungibile senza difficoltà da Pietrapazza, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), percorrendo un breve tratto (300 m) del Sent. 221 CAI fino ad oltrepassare il ponte sul Bidente, oltre il quale occorre cercare il sentierino sulla dx che porta al mulino da monte, oppure si può scendere nell’alveo sulla sx del ponte passando sotto la sua arcata e risalire la sponda in corrispondenza del mulino.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
Nota - Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un'altra scheda

001a – 001b – 001c – Viste del ponte e della zona del mulino nascosta dalla folta vegetazione e vista dal ponte  dell’alveo in corrispondenza del mulino (9/05/13 – 1/09/16).

 

001d/001g – Dall’alveo viste del mulino nascosto tra la folta vegetazione e viste del ponte e del Bidente che prosegue verso la successiva ansa, prima della quale, in base al catasto ottocentesco, esisteva un guado (probabilmente utilizzato causa la citata fatiscenza dell’allora precaria struttura pontiva) che consentiva di risalire il versante dopo il mulino per recarsi sia allo stesso per poi ricongiungersi con la Mulattiera Ridràcoli-Bagno verso La Casetta o, in direzione opposta, verso Cà dei Conti (18/10/11 – 12/07/16).

 

001h/001v – Varie viste del mulino, dal sentiero che vi giunge da monte e prevalentemente dalla zone di stramazzo o scarico delle acque utilizzate con particolare dei due androni, di differenti dimensioni, che ospitavano i ritrecini o ruote idrauliche (12/07/16).

 

001x – 001y – Neografie da una foto storica degli Anni ’70-’80 ripresa dai rilievi verso le Graticce mostra il ponte ed il mulino già in stato di forte fatiscenza e privo della copertura, immerso in un ambiente scarsamente boscato e ormai degradato segnato dai tornanti della mulattiera Bagno-Pietrapazza-Casanova-Ridràcoli che si inerpica tra le stratificazioni rocciose.

 

001z – Confronto tra schemi di mappa derivati dal catasto ottocentesco e da cartografia moderna che consentono di apprezzare alcune modifiche del territorio. Nella mappa del XIX sec. compaiono sia il guado del Bidente che l’aggiornamento con il nuovo ponte in pietra, apportato a fine secolo quando il catasto antico era ancora in uso in quanto unico disponibile. Per quanto riguarda gli edifici di Pietrapazza v. scheda toponomastica citata.

Cool