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Mandria Vecchia

Tipo : fabbricato non pi esistente
Altezza mt. : 998
Coordinate WGS84: 43 49' 25" N , 11 53' 06" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (05/2017 – Agg. 9/12/2021) - Il bacino idrografico del Fosso dell'Eremo Nuovo ricade nell’area dove, in ere geologiche, si è verificato il fenomeno erosivo che ha determinato la formazione di quel terrazzamento orografico interglaciale della valle corrispondente ai dolci pendii dell’altopiano di Pian della Saporita e attraversa con le sue ramificazioni tutto il piano inclinato del versante orientale che lo sorregge, ma un suo ramo, lungo 1,5 km, spinge le sue origini fino a Poggio della Bertesca. Il bacino idrografico del fosso è costituito in prevalenza dai coltivi degli antichi poderi dell’Eremo Nuovo e della Bertesca, oltre a diversi tratti del Castagneto dell’Eremo Nuovo, oggi abbandonato, tra cui spicca per interesse botanico un gruppo di quattro esemplari, probabilmente appartenente al nucleo più antico, stimato in 250 anni di età e 15 m di altezza. Ormai soffocata dal bosco circostante, nel 2011 l’area è stata interessata da un intervento di deforestazione mirato a ridare luce agli individui da frutto ancora vitali.

In base al Catasto Toscano del 1826-34 nell’area del Fosso dell’Eremo Nuovo compaiono anzitutto due fabbricati adiacenti denominati L’Eremo nuovo mentre più discosto compare un ulteriore fabbricato, anonimo ma segnato con la croce, relativo ai ruderi oggi noti come la Chiesina. Oltre a la Bertesca altri insediamenti dell’area erano, una stalla-fienile posta circa 200 m più a monte nota come Mandria Vecchia, documentata ancora negli scorsi anni ‘70 ma oggi scomparsa, e le Capanne, posto in sx idrografica del Fosso del Rovino presso lo sbocco nel Bidente, nel sito anticamente detto Pian del Miglio, di cui si hanno notizie fin dal 1642 ma sarebbe stato abbandonato già dai primi del ‘700. Nel 1963 l’Eremo Nuovo è stato abbandonano e ceduto all’E.R.S.A. che in seguito fece vari interventi di ristrutturazione con il rifacimento del tetto; la Bertesca è stata abbandonata nel 1970. L’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi ha annunciato (2013) la prospettiva dell’apertura di una fase di collaborazione con la Regione Emilia-Romagna verso intese finalizzate al recupero e conservazione di strutture pubbliche importanti per l’area protetta e con un’elevata valenza testimoniale, tra cui detti fabbricati, ma senza seguito.

Per l’inquadramento territoriale de la Bertesca v. schede Valle del Bidente di PietrapazzaFiume Bidente di Pietrapazza e Fosso dell’Eremo Nuovo.

Oltre l’edificio principale uso casa-stalla dell’appoderamento della Bertesca, erano presenti due annessi ad essa adiacenti (uno relativo all’ultima fase) ed una stalla-fienile posta circa 200 m più a monte nota come Mandria Vecchia, o anche la Mandra Vecchia o le Mandrie Vecchie, tali fabbricati sono documentati sia nella Pianta Geometrica della Regia Foresta Casentinese del 1850 (conservata presso il Nàrodni Archiv Praha) sia nel Catasto Toscano del 1826 e del 1840 sia nel NCT del 1935-39 con consistenza simile all’attuale, tranne uno laterale alla casa probabilmente posteriore. Se negli scorsi anni ‘70 è documentato che la stalla fosse ridotta allo stato di rudere (infatti come tale compare nella cartografia escursionistica odierna), evidentemente demolita con asportazione del materiale di costruzione, di cui forse rimane  scarso pietrame, oggi il sito, rasentato dalla pista poderale, si presenta ormai come un’ampia radura incolta frequentata da bestiame brado e selvatico. 

Il luogo rientrava tra i beni posseduti dall’Opera del Duomo di Firenze in Romagna e il relativo appezzamento boschivo è documentato fin dal 1545 nell’inventario eseguito dopo che l’Opera, avendo preso possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, dove desiderava evitare nuovi insediamenti, aveva costatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi che altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti e roncamenti non autorizzati; pertanto, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1545 […] – Una presa di terra aggettata e boscata in luogo detto la Bertesca la quale comincia sopra l’Eremo Nuovo […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 150, cit.). Nel 1789, da una relazione sui canoni da stabilirsi, risulta che i: «I poderi la Bertesca […] sono situati alle falde di vasto circondario delle selve d’abeti e sembra che sieno stati fabbricati in detti luoghi per servire di custodia e per far invigilare dai contadini di detti poderi […] non ardirei mai di far proposizione di alienarli ma […] come si rileva chiaramente dalla loro posizione servendo di cordone e custodia alle macchie medesime […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 441, 442, cit.). Dalla descrizione dei confini del Contratto livellario tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli nel 1840 si trova una estremamente precisa, descrizione del podere e dei fabbricati quando, dal 1825-30 è di proprietà di Gio. Battista Amadori: «N° 14 - Podere della Bertesca […] lavorato dalla famiglia colonica di Giovan Battista Amadori. Fabbricati colonici. La casa colonica costruita per la massima parte di recente comprende a terreno una stanza ad uso caciaia con ingresso a levante ed una stalla per le pecore con ingresso a mezzogiorno e corredata di mangiatoia. Il piano superiore al livello del piazzale attesa l’inclinazione del suolo si compone di un portichetto ove corrisponde la bocchetta del forno il quale introduce in una stalla per le pecore e alla cucina corredata del camino e dell’acquaio e con la mossa di una scala di legno che monta superiormente avente l’accesso di una camera. Altro portichetto con un porcile contiguo dà ingresso ad una stalla per le vaccine munita di mangiatoia a contatto della quale altra ne esiste con ingresso esterno. Il secondo piano a tetto a cui si monta dalla nominata scala ha una stanza per vari usi la quale libera tre camere. E con ingresso esterno due stanze di seguito superiori alle stalle per le vaccine ad uso di capanna. Separata sull’aia una loggetta di recente costruzione. Ed in luogo detto la Mandra Vecchia una stalla a terreno ed una capanna superiore. Terreni […] Un tenimento di terra […] distinto per i vocaboli: […] le Mandrie Vecchie […]. Altro appezzamento di terra affatto separato dal sopra descritto già componente un piccolo podere detto il Poderaccio, ove esisteva una casa rusticale stata distrutta da un incendio e i cui avanzi esistono tuttora […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 498, 527-529, cit.). Nel 1864 è di proprietà di Pasquale Pettinari, nel 1914 è abitato e lavorato dalla famiglia Mosconi (21 componenti) ed è stato abbandonato nel 1970 da Eraldo Ricci noto con il soprannome di Pachione. 

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, C.C.I.A.A., Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, Forlì 1984

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

S. Bassi, N. Agostini, A Piedi nel Parco, Escursioni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ComunicAzione, Forlì 2010;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba - Il sito della Mandria Vecchia è raggiungibile senza difficoltà da Pietrapazza, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si percorre prima un breve tratto (300 m) del Sent. 209 CAI quindi fin dall’inizio il Sent. 205 CAI per ulteriori circa 3,8 km, alcuni in cresta, fino a trovare, circa 300 m sopra la Bertesca, dopo il 2° tornante, sulla dx della strada, l’ampia prateria del sito. È raggiungibile pure dalla S.F. del Cancellino (sterrata non transitabile di 20 km che si distacca al km 198+500 della S.R. 71 Umbro-Casentinese) lungo la quale si trova presso il km 7/13, tra la Fonte delle Cavalle e l’Abetina di Brasco, l’innesto del Sent. 205 CAI che, su sterrata non transitabile conduce, in 500 m al sito. Alla S.F. del Cancellino si può giungere agevolmente anche tramite il Sent. 207 CAI dal Paretaio, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Grigiole, percorrendo in tutto 2,3 km fino all’innesto del Sent. 205. Il percorso è riportato in tutta la cartografia sentieristica, compreso il luogo del fabbricato. Vi si può giungere anche da Prato ai Grilli.

foto/descrizione :

Le seguenti foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell’autore.

Nota – Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un’altra scheda.

00a1 - 00a2 – 00a3 - Le spoglie fronde arboree dello spartiacque subito sopra il Passo dei Lupatti consentono di scorgere l’incisione del Bidente tra la Cialdella e l’Eremo Nuovo e i campi incolti della Bertesca mentre le ombre invernali avanzano già nel primo pomeriggio (7/01/12).

 

00b1 – 00b2 – 00b3 – Dal Monte Càrpano si ha la vista più elevata del declivio sottostante il Crinale della Bertesca (3/10/11).

 

00c1/00c5 – Dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza presso il Poggiaccio è possibile distinguere bene l’ampio pendio che sorregge Pian della Saporita e, grazie alle radure, i campi di Bertesca e Mandria Vecchia, che contrastano con l’asprezza dei rilievi appenninici. Legenda indice fotografico: A – Abetina di Brasco; B – Bertesca – M – Mandria Vecchia; P – Pian della Saporita (3/10/11 - 1/01/12 - 16/02/17 - 27/02/17).

00d1 – 00d2 – Dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza presso Ridolmo, lo spostamento dell’asse visivo consente una visione del profilo del terrazzo interglaciale di Pian della Saporita-Bertesca (18/10/11).

00e1 – 00e2 – Dal sito delle Palestre, allo stacco del Crinale del Finocchio, scorcio della Bertesca e della sovrastante radura della Mandria Vecchia (19/01/17).

00f1/00f5 - Dal Crinale del Finocchio, proiettato nella Valle di Pietrapazza, vedute panoramiche e vedute ravvicinate sui siti dell’Eremo Nuovo e della Bertesca (12/07/16 – 19/01/17).

 

00g1/00g5 – Dalla S.F. del Cancellino e dalla pista poderale che vi si distacca scendendo verso la Bertesca e l’Eremo Nuovo, scorci e viste del campo dove sorgeva Mandria Vecchia (24/08/11 – 16/07/12).

00g6/00g9 – Dalla pista poderale che si distacca dalla S.F. del Cancellino, panorama verso la Bertesca e viste della pista poderale che scende fino all’Eremo Nuovo dove, presso l’accesso all’insediamento, si trovano il pozzo e un abbeveratoio, ancora in uso per il bestiame brado (24/08/11 – 3/10/12 – 16/07/12 – 3/07/14).

00h1 – Schema cartografico del bacino idrografico del Fosso dell’Eremo Nuovo e adiacenze.

00h2 - Schema cartografico da mappa del XIX sec. che, nella sua essenzialità, evidenziava esclusivamente i tracciati viari di crinale che da S.Sofia raggiungevano lo Spartiacque Appenninico, il tracciato di fondovalle S.Sofia-Poggio alla Lastra che poi si riconnetteva al tracciato di crinale ed il tracciato trasversale che collegava i Passi della Bertesca e di Monte Càrpano transitando da Pietrapazza. La toponomastica riprende, anche nella grafica, quella originale; integrazioni in neretto a fini orientativi.

00h3 – Schema da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento, evidenziante il sistema insediativo, con utilizzo della toponomastica originale. Qui compare anche la toponomastica della viabilità principale di fondovalle e di crinale.

00h4 – 00h5 – Schemi di mappa dedotti da cartografia dei secoli XIX e XVII. Oltre all’individuazione generale e particolareggiata del sito dove compaiono entrambi gli insediamenti, nello schema più ampio sulla sx compare il tracciato viario che discende dal Passo della Crocina, nel ‘600 detto Via Maestra che vien dall’Eremo, come si può vedere nell’estratto successivo, che venne disegnato con ribaltamento dell’orientamento, come a ribadire sia dove stava l’osservatore sia l’autonomia della Romagna Toscana rispetto rispetto all’incombente frontiera appenninica (cfr.: A. Bottacci, 2009, cit.).

00h6 – Schema del sistema viario storico principale al XIX secolo, che nella prima metà del XX secolo venne integrato con il sistema delle mulattiere, su base cartografica dei primi decenni del XX secolo, prima della realizzazione dell’invaso di Ridràcoli e della viabilità provinciale interna.  

00h7 - Schema da cartografia della prima metà del ‘900, corrispondente alla situazione odierna.

00i1/00i5 – Il campo dove sorgeva Mandria Vecchia anziché dal bestiame brado è frequentato da quello selvatico, se non viene disturbato (17/09/12).

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