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Mandria Vecchia

Tipo : fabbricato non pių esistente
Altezza mt. : 998
Coordinate WGS84: 43 49' 25" N , 11 53' 6" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco a Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Uno dei vari tracciati che risalivano l’alta valle del Bidente di Pietrapazza, superato dalla fine del XIX sec. il Ponte delle Graticce, ancora oggi risale brevemente il Rio d’Olmo per poi superarlo e guadagnare il crinale sostando davanti alla Maestà del Raggio, ridiscende al Bidente superandolo sul Ponte della Chiesina. Oltrepassato l’Eremo Nuovo (oggi sostituito da una pista fino alla Bertesca e all’incrocio con la S.F. del Cancellino), mentre come sentiero 207 CAI si dirige verso l’omonimo Passo della Bertesca ricongiungendosi con l’antica Via Maestra che vien dall’Eremo (di Camaldoli) per raggiungere il Passo della Crocina (anticamente Crocina di Bagno e Croce di Guagno o Guagnio, toponomastica che si ritrova in una mappa del 1637 allegata ad una relazione del 1710 del provveditore dell’Opera del Duomo di Firenze - riproduzioni della mappa si trovano in A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, in A. Bottacci, 2009, p. 31, cit. oltre che citata in una relazione del 1663: «[…] si venne per la strada del Poggio tra la Bertesca e Valdoria et il Pozzone et arrivati alla Croce di Guagnio e pigliato il Giogo tra il confino de reverendi padri di Camaldoli e l’Opera di Santa Maria del Fiore si seguitò detta giogana […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 315, cit.). Un’ampia parte del versante dell’alta valle del Bidente sottostante il Crinale della Bertesca, con gli omonimi Poggio e Passo, presenta quasi insolitamente vasti declivi a dolce pendenza come Pian della Saporita: sotto il suo margine si trova l’appoderamento della Bertesca, insediamento di mezzacosta ma di quota medio-alta di notevole interesse ambientale inserito in un paesaggio caratterizzato dalla prevalenza di formazioni boschive, lande e cespuglieti, dove la dolcezza dei pendii dell’appoderamento contrasta con l’improvvisa verticalità dell’incombente crinale appenninico che evidenzia i tormentati precipizi di Poggio Rovino.

Per approfondimenti ambientali e storici generali e particolari si rimanda alle scheda toponomastiche Valle del Bidente di Pietrapazza e Bertesca.

Oltre l’edificio principale uso casa-stalla dell’appoderamento, erano presenti due annessi ad essa adiacenti (uno relativo all’ultima fase) ed una stalla-fienile posta circa 200 m più a monte nota come Mandria Vecchia, o anche la Mandra Vecchia o le Mandrie Vecchie, tali fabbricati sono documentati sia nella Pianta Geometrica della Regia Foresta Casentinese del 1850 (conservata presso il Nàrodni Archiv Praha) sia nel Catasto Toscano del 1826 e del 1840 sia nel NCT del 1935-39 con consistenza simile all’attuale, tranne uno laterale alla casa probabilmente posteriore. Se negli scorsi anni ‘70 è documentato che la stalla fosse ridotta allo stato di rudere (infatti come tale compare nella cartografia escursionistica odierna), evidentemente demolita con asportazione del materiale di costruzione, di cui forse rimane  scarso pietrame, oggi il sito, rasentato dalla pista poderale, si presenta ormai come un ampia radura incolta frequentata da bestiame brado e selvatico.

Il luogo rientrava tra i beni posseduti dall’Opera del Duomo di Firenze in Romagna e il relativo appezzamento boschivo è documentato fin dal 1545 nell’inventario eseguito dopo che l’Opera, avendo preso possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, dove desiderava evitare nuovi insediamenti, aveva costatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi che altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti e roncamenti non autorizzati; pertanto, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1545 […] – Una presa di terra aggettata e boscata in luogo detto la Bertesca la quale comincia sopra l’Eremo Nuovo […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 150, cit.). Nel 1789, da una relazione sui canoni da stabilirsi, risulta che i: «I poderi la Bertesca […] sono situati alle falde di vasto circondario delle selve d’abeti e sembra che sieno stati fabbricati in detti luoghi per servire di custodia e per far invigilare dai contadini di detti poderi […] non ardirei mai di far proposizione di alienarli ma […] come si rileva chiaramente dalla loro posizione servendo di cordone e custodia alle macchie medesime […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 441, 442, cit.). Dalla descrizione dei confini del Contratto livellario stipulato tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli nel 1840 si trova una estremamente precisa descrizione del podere e dei fabbricati quando, dal 1825-30 è di proprietà di Gio. Battista Amadori: «N° 14 - Podere della Bertesca […] lavorato dalla famiglia colonica di Giovan Battista Amadori. Fabbricati colonici. La casa colonica costruita per la massima parte di recente comprende a terreno una stanza ad uso caciaia con ingresso a levante ed una stalla per le pecore con ingresso a mezzogiorno e corredata di mangiatoia. Il piano superiore al livello del piazzale attesa l’inclinazione del suolo si compone di un portichetto ove corrisponde la bocchetta del forno il quale introduce in una stalla per le pecore e alla cucina corredata del camino e dell’acquaio e con la mossa di una scala di legno che monta superiormente avente l’accesso di una camera. Altro portichetto con un porcile contiguo dà ingresso ad una stalla per le vaccine munita di mangiatoia a contatto della quale altra ne esiste con ingresso esterno. Il secondo piano a tetto a cui si monta dalla nominata scala ha una stanza per vari usi la quale libera tra camere. E con ingresso esterno due stanze di seguito superiori alle stalle per le vaccine ad uso di capanna. Separata sull’aia una loggetta di recente costruzione. Ed in luogo detto la Mandra Vecchia una stalla a terreno ed una capanna superiore. Terreni […] Un tenimento di terra […] distinto per i vocaboli: […] le Mandrie Vecchie […]. Altro appezzamento di terra affatto separato dal sopra descritto già componente un piccolo podere detto il Poderaccio, ove esisteva una casa rusticale stata distrutta da un incendio e i cui avanzi esistono tuttora […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 498, 527-529, cit.). Nel 1864 è di proprietà di Pasquale Pettinari, nel 1914 è abitato e lavorato dalla famiglia Mosconi ed è stato abbandonato nel 1970 da Eraldo Ricci noto con il soprannome di Pachione.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, C.C.I.A.A., Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, Forlì 1984

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

S. Bassi, N. Agostini, A Piedi nel Parco, Escursioni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ComunicAzione, Forlì 2010;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.678, completa di documentazione fotografica;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

Link:www.imagotusciae.it.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

È raggiungibile senza difficoltà da Pietrapazza, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si percorre prima un breve tratto (300 m) del Sent. 209 CAI quindi fin dall’inizio il Sent. 205 CAI per ulteriori circa 3,8 km, alcuni in cresta, fino a trovare, circa 300 m sopra la Bertesca, dopo il 2° tornante, sulla dx della strada, l’ampia prateria del sito. È raggiungibile pure dalla S.F. del Cancellino (sterrata non transitabile di 20 km che si distacca al km 198+500 della S.R. 71 Umbro-Casentinese) lungo la quale si trova presso il km 7/13, tra la Fonte delle Cavalle e l’Abetina di Brasco, l’innesto del Sent. 205 CAI che, su sterrata non transitabile conduce, in 500 m al sito. Alla S.F. del Cancellino si può giungere agevolmente anche tramite il Sent. 207 CAI dal Paretaio, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Grigiole, percorrendo in tutto 2,3 km fino all’innesto del Sent. 205. Il percorso è riportato in tutta la cartografia sentieristica, compreso il luogo del fabbricato. Vi si può giungere anche da Prato ai Grilli: per l’itinerario v. schede toponomastiche Poderaccio e Buca.

foto/descrizione :

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001a - Le spoglie fronde arboree dello spartiacque subito sopra il Passo dei Lupatti consentono di scorgere i campi incolti della Bertesca (in alto sorgeva la stalla di Mandria Vecchia) mentre le ombre invernali avanzano già nel primo pomeriggio (7/01/12).

 

001b – 001c – Dal Monte Càrpano si ha la vista più elevata del declivio sottostante il Crinale della Bertesca (3/10/11).

 

001d - 001e - 001f – La S.F. Nocicchio-Pietrapazza presso il Poggiaccio è il luogo più agevole per osservare il contesto generale di inserimento; è facilmente riconoscibile la linea netta dove corre la S.F del Cancellino che separa la zona delle abetine dalla sottostante faggeta. Frequentando il luogo nelle diverse stagioni e in vari momenti della giornata, oltre ad ulteriori aspetti di interesse, è possibile distinguere bene le caratteristiche dell’ampio pendio che ospita Pian della Saporita e i campi di Bertesca e Mandria Vecchia, che contrastano con l’asprezza dei rilievi appenninici (3/10/11 - 16/02/17 - 27/02/17).

 

001g – 001h – Dalla S.F. Nocicchio-Pietrapazza presso Ridolmo, lo spostamento dell’asse visivo consente nuovamente di individuare i siti degli insediamenti (18/10/11).

 

001l/001q – Dalle Palestre (v. scheda toponomastica) e dalla sua dorsale proiettata nella Valle di Pietrapazza, si hanno vari scorci visuali e viste panoramiche, con possibilità di osservazioni ravvicinate dei siti (12/07/16 – 19/01/17).

 

001r – 001s – L’innevamento evidenzia luoghi e percorsi (della Bertesca si vede appena il tetto innevato). Legenda A – Abetina di Brasco; B – Bertesca – M – Mandria Vecchia; P – Pian della Saporita (1/01/12).

 

002a/002d – Dalla S.F. del Cancellino e dalla pista poderale che vi si distacca scendendo verso la Bertesca e l’Eremo Nuovo, scorci e viste del campo dove sorgeva Mandria Vecchia (24/08/11 – 16/07/12).

 

002e – 002f – Viste della pista poderale dall’Eremo Nuovo verso la Bertesca e da monte della stessa, con Dipsacus fullonum, Cardo falso, Dipsaco selvatico, Scardaccione selvatico (3/10/12 – 16/07/12).

 

002g – 002h – Schemi di mappa dedotti da cartografia dei secoli XIX e XVII. Oltre all’individuazione generale e particolareggiata del sito dove compaiono entrambi gli insediamenti, nello schema più ampio sulla sx compare il tracciato viario che discende dal Passo della Crocina, nel ‘600 detto Via Maestra che vien dall’Eremo, come si può vedere nell’estratto successivo, che venne disegnato con ribaltamento dell’orientamento, come a ribadire sia dove stava l’osservatore sia l’autonomia della Romagna Toscana rispetto rispetto all’incombente frontiera appenninica.

 

002i/002p – Il campo dove sorgeva Mandria Vecchia in estate è frequentato dal bestiame brado (v. foto 1a), tutto l’anno dai daini, se non vengono disturbati (17/09/12).

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