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Eremo Nuovo (XIX sec.)

Tipo : fabbricato abbandonato
Altezza mt. : 734
Coordinate WGS84: 43 49' 30" N , 11 53' 35" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Da tali contrafforti si distaccano rispettivamente le seguenti dorsali. Una si stacca dal Monte Moricciona che, delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, converge verso l’altra, rilevante, proveniente dal Monte Castelluccio, che costituisce l’altro versante della valle verso il Monte Casaccia terminante con il Monte Riccio: qui, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco a Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

Dopo Pietrapazza ovviamente l’Eremo Nuovo costituiva un ulteriore baricentro e snodo viario. Uno dei vari tracciati che risalivano l’alta valle del Bidente di Pietrapazza, superato dalla fine del XIX sec. il Ponte delle Graticce, ancora oggi risale brevemente il Rio d’Olmo per poi superarlo e guadagnare il crinale sostando davanti alla Maestà del Raggio, ridiscende al Bidente superandolo sul Ponte della Chiesina. Oltrepassato l’Eremo Nuovo (oggi sostituito da una pista fino alla Bertesca e all’incrocio con la S.F. del Cancellino), mentre come sentiero 207 CAI si dirige verso l’omonimo Passo delle Bertesca ricongiungendosi con l’antica Via Maestra che vien dall’Eremo (di Camaldoli) per raggiungere il Passo della Crocina (anticamente Crocina di Bagno e Croce di Guagno o Guagnio, toponomastica che si ritrova in una mappa del 1637 allegata ad una relazione del 1710 del provveditore dell’Opera del Duomo di Firenze - riproduzioni della mappa si trovano in A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, in A. Bottacci, 2009, p. 31, cit. oltre che citata in una relazione del 1663:«[…] si venne per la strada del Poggio tra la Bertesca e Valdoria et il Pozzone et arrivati alla Croce di Guagnio e pigliato il Giogo tra il confino de reverendi padri di Camaldoli e l’Opera di Santa Maria del Fiore si seguitò detta giogana […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 315, cit.), una Via del Rovino di cui si trovano ancora ampie tracce costeggiava l’omonimo fosso dirigendosi verso lo spartiacque appenninico. Oggi riutilizzato da un interessante sentiero, un altro percorso (che collegava l’Eremo Nuovo con le Rivolte di Bagno valicando il crinale a Prato ai Grilli e discendendo a Campo del Rosso, nel catasto moderno corrispondente alla S. Vic.le Campo Rosso-Eremo Nuovo, oggi in parte Sent. 185 CAI) si distacca dalla Via del Rovino presso i ruderi del Poderuccio scendendo al fiume e superandolo tramite un ponte che, in rovina, pur mostrando la modesta tecnica costruttiva di una passerella costituita da tre travi accostate senza parapetto (ne resiste una) su robuste spalle in pietra piuttosto distanziate, certifica una certa importanza del tracciato non servito da un semplice guado. Tale ponte compare solamente nella cartografia storica I.G.M. del 1937 dove viene utilizzato il simbolo grafico detto “pedanca”, da cui si può assumere la denominazione Pedanca dell’Eremo Nuovo (similmente anche riguardo il P. della Chiesina, quindi ricostruito in epoca moderna). Risalendo il versante opposto vengono costeggiati i Fossi dell’Eremo e della Bocca. Appena valicato il ponte tracce di un’altra mulattiera risalgono invece in dx i versanti prima del Bidente poi del Fosso dei Segoni in direzione dello spartiacque appenninico. Presso tali antichi percorsi sorgevano due poderi noti come Poderuccio o Poderaccio o Podere dell’Eremo Nuovo e Buca o Bucaccia o le Casette o Fossa (i dispregiativi e gli oronimi sono particolarmente significativi) che, distrutti causa incendio o abbandono già dal XIX sec. e dati per scomparsi «In questa zona sorgevano diverse case e capanni, poderi scomparsi per incendio (Poderaccio, Buca) […]» (AA.VV., 1989, pag.23, cit.), invece di essi ancora oggi si ritrovano (non essendo scomparsi per frana o per demolizione e rimozione) i rispettivi cumuli di pietrame mostranti il caratteristico ordine del crollo perimetrale delle strutture di fabbrica, grazie anche al confronto con la cartografia ottocentesca utile per confrontare l’assetto dell’area, ovvero il Catasto Toscano del 1826-34 e la Pianta Geometrica della Regia Foresta Casentinese del 1850 (conservata presso il Nàrodni Archiv Praha e consultabile sul sito web www.imagotusciae.it, cit.). In origine appartenevano all’unico grandissimo appoderamento dell’Eremo Nuovo fino alla sua cessazione operativa, nel 1511, quando venne frammentato in unità poderali anche prive di abitazioni (oltre ai già citati: Bacie, Fondone, Il Finocchio, Melosa, Piani, Pian Capanno, Palestra o Rivolte, Segoni, e Spiaggia) assegnate a mezzadri dipendenti dai monaci.

L’orogenesi di un’ampia parte del versante sottostante il crinale della Bertesca con l’omonimo Poggio ha determinato vasti declivi a dolce pendenza come Pian della Saporita e i sottostanti appoderamenti della Bertesca e dell’Eremo Nuovo, insediamento di bassa mezzacosta prossimo al fondovalle inserito in un paesaggio caratterizzato dalla prevalenza di formazioni boschive e pascoli, dove la dolcezza dei pendii contrasta con l’improvvisa verticalità delle stratificazioni marnoso-arenacee delle pareti crinalizie circostanti. Realizzato nel 1855 (data sul frontone del camino su mensole sagomate, elemento di rilevo insieme al forno sotto una loggia adiacente all’ingresso) al fine di proseguire l’attività agricola svolta a mezzadria dal 1511 per conto dei monaci camaldolesi nei fabbricati che sorgevano poco distante (100 m), fino al loro abbandono per una frana nel 1853, ma insediamento esistente dall’XI sec. come romitorio camaldolese dipendente dall’èremo casentinese (precedente di pochi anni). Ai nuovi fabbricati venne attribuita la denominazione toponomastica antica mentre i resti dell’edificio primitivo compaiono ormai anonimi nel catasto odierno: secondo alcuni autori assunsero quella di Poderuccio travisando le rappresentazioni del Catasto Toscano del 1826-34 dove invece detto toponimo riguarda il sopracitato podere situato sull’altro versante del Bidente 900 m più a Sud. Tali trasformazioni risultano dal raffronto tra il Catasto Toscano del 1834 (dove compaiono due fabbricati denominati L’Eremo nuovo, forse relativi ai ruderi dell’antico éremo ma non si può escludere il loro esclusivo uso poderale e che uno di essi fosse il documentato Mulino dell’Eremo Nuovo, infatti posto accanto ad un ramo del Fosso dell’Eremo Nuovo, salvo quanto detto più avanti, oltre un fabbricato anonimo ma segnato con la croce relativo ai resti detti “della Chiesina”) e il Nuovo Catasto Terreni (dove compaiono i tre fabbricati ottocenteschi e un solo fabbricato sul sito più antico). Elimina ogni dubbio la descrizione riportata nell’accurata nota relativa al 1637 dei beni dell’Opera del Duomo di Firenze, raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile relativamente agli anni dal 1545 al 1626, dove compaiono alcuni dei poderi appartenuti all’Eremo: «1637 – Nota dei capi dei beni che l’opera è solita tenere allivellati in Romagna e Casentino e sono notati col medesimo ordine col quale fu di essi fatta menzione nella visita generale che ne fu fatta l’anno 1631: […] 61) Poderaccio o Podere dell’Eremo Nuovo, tenuto da redi di Lionardo Cascesi 62) Segoni, ronco tenuto da Giovanni Cascesi unito al Poderaccio 63) Legnameto, ronco tenuto da Giovanni Cascesi unito al Poderaccio […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 412, cit.). Il nucleo edilizio dell’Eremo Nuovo è costituito da tre fabbricati in cattivo stato di conservazione, identificati come casa-stalla, stalla-fienile ed annesso, tutti ritenuti di pregio storico-culturale e testimoniale. Ad uno di questi deve essere attribuita la funzione originaria di Oratorio della Visitazione di Maria o della Beata Vergine e di S. Romualdo, come documentato utilizzato fino al 1927 e costruito in luogo di quello aderente alla casa eremitica antica e sicuramente uso nel 1776. Con evidenza la stalla-fienile mostra esposizione ad Est, planivolumetria ed elementi costruttivi e tipologici quali la robusta struttura dotata di grosse pietre cantonali e l’accurata tessitura muraria della facciata con aperture poste in centro con resti di un portale dotato di grosse mensole, tipici dell’edilizia religiosa quindi riferibili alla suddetta funzione, mentre pare comunque da escludere la piccola costruzione accanto alla casa poderale, in origine separata dalla strada, anche se in base ad una foto storica degli Anni Settanta parrebbe assumere una dignità superiore rispetto a quella di un semplice annesso, in considerazione che gli oratori campestri solitamente possedevano dimensioni limitate (quello sopracitato misurava palmi 45x36, fino a circa m 13x10, a seconda del valore unitario adottato nell’area). Dell’eventuale oratorio da riconoscere nei resti esistenti più a Nord oggi noti come la Chiesina non si trovano notizie documentarie certe, salvo la citata croce del catasto antico e salvo che non si debbano individuare qui i resti del nucleo religioso, ormai privo della casa eremitica già da decenni pericolante come descritto dalle visite pastorali, ma in contraddizione con la tradizione toponimica, denotando che nella citata Pianta Geometrica del 1850 è ripetuta la denominazione Eremonuovo P.e per entrambi i fabbricati dell’area.

Procedendo verso il Ponte della Chiesina il Bidente presenta un notevole salto che ha creato una marmitta dei giganti; l’energia idraulica fu sfruttata per la creazione di una piccola centrale elettrica a disposizione dell’Eremo Nuovo, di cui restano avanzi di un piccolo capanno in pietra. Occorre tuttavia tenere presente la documentata esistenza nell’area di un Mulino dell’Eremo Nuovo per cui, salvo la coerenza della collocazione sopraindicata, non si può escludere che la centrale ne abbia riutilizzato le strutture. Al momento della costruzione il podere dell’Eremo Nuovo è condotto da Emiliano Rossi, che prima abitava l’edificio rovinato e che partecipò al nuovo intervento edilizio. Nel 1870 nei suoi locali viene aperta da Filippo Mazzi l’Osteria dell’Ermonovo. Nel 1908 tutti i possedimenti confinanti (7 poderi) vengono ceduti dai camaldolesi a Maurizio e Paolo Milanesi che li detengono per intero fino al 1914 quando i 26 componenti della famiglia Rossi ne divengono comproprietari acquistandone la metà. Nel 1963 Orlando Rossi e Maurizio Milanesi lo abbandonano cedendolo all’E.R.S.A. che in seguito fece vari interventi di ristrutturazione con il rifacimento del tetto. L’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi ha annunciato (2013) la prospettiva dell’apertura di una fase di collaborazione con la Regione Emilia Romagna verso intese finalizzate al recupero e conservazione di strutture pubbliche importanti per l’area protetta e con un’elevata valenza testimoniale, tra cui l’Eremo Nuovo. Per approfondimenti riguardo l’antico Eremo Nuovo v. schede toponomastiche Eremo nuovo (XI-XIX sec.) e Chiesina; riguardo Poderuccio e Buca v. rispettive schede.

RIFERIMENTI   

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

S. Bassi, N. Agostini, A Piedi nel Parco, Escursioni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ComunicAzione, Forlì 2010;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Crinali, speciale inverno 2013, n.42, Dicembre 2013, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Schede n.662-679-880, complete di documentazione fotografica;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri, Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Carta dei sentieri, Comune di Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html;

Link:www.asforli.beniculturali.it;

Link:www.imagotusciae.it.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

Il sito dell’eremo Nuovo è raggiungibile solo tramite sentieristica o pista ciclabile dalla S.F. del Cancellino (sterrata non transitabile di 20 km che si distacca al km 198+500 della S.R. 71 Umbro-Casentinese) lungo la quale si trova, poco più a Sud del km 7/13, l’innesto del Sent. 205 CAI che conduce alla meta, su 2,4 km di pista poderale. Alla S.F. del Cancellino si può giungere agevolmente anche tramite il Sent. 207 CAI dal Paretaio, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Grigiole, percorrendo in tutto 2,3 km fino all’innesto del Sent. 205. Qualora si giunga da Pietrapazza, dove si perviene dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km), si percorre prima un breve tratto (200 m) del Sent. 209 CAI quindi fin dall’inizio il Sent. 205 CAI per ulteriori 2,1 km fino a destinazione, seguendo un antico ed oggi interessante tragitto che inizialmente si sviluppa sulla cresta del crinale che separa il Bidente di Pietrapazza dal Rio d’Olmo, quindi scende ad attraversare il Bidente poi risale fino al nucleo cercato. Il percorso è riportato in tutta la cartografia sentieristica. Un ulteriore sentiero non numerato (bolli rossi) ma comparente nella cartografia dedicata corrisponde alla dimenticata S.Vic.le Eremo Nuovo-Campo Rosso in parte corrispondente al Sent. 185 CAI che da Prato ai Grilli in circa 2 km scende al guado sul Bidente accanto al ponte c.d. Pedanca dell’Eremo Nuovo posto a 400 m dal romitorio.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
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001a/001e – Le spoglie fronde arboree dello spartiacque subito sopra il Passo dei Lupatti consentono di scorgere l’incisione del Bidente tra la Cialdella e l’Eremo Nuovo mentre le ombre invernali avanzano già nel primo pomeriggio (7/01/12).

001f – 001g – Anche dalle Palestre (v. scheda topononomastica Palestre) le spoglie fronde arboree consentono un particolare scorcio dell’Eremo Nuovo (19/02/17).

 

002a/002d– Percorrendo il Crinale delle Palestre, mentre il Bidente si insinua verso le imponenti vette del Monte Cucco e di Poggio Rovino, la vista spazia sull’intero anfiteatro i cui luoghi anticamente erano significativamente denominati Palestre, Spiagge, Lastrone, Ripabianca, Capannacce, dove confinavano gli antichi possedimenti dell’Eremo Nuovo con i poderi di Buca e Poderuccio o Poderaccio   (12/07/16 - 1/09/16).

 

002e/002n – Procedendo sul crinale fino ad oltrepassarne la cresta piramidale si gode della vista dell’intero insediamento dell’Eremo Nuovo, compresi i ruderi più antichi della Chiesina e del primitivo podere dell’Eremo nuovo, erroneamente noti come Poderuccio, dai quali un antico itinerario discendeva verso il fiume per superarlo tramite la c.d. Pedanca dell’Eremo Nuovo e risalire verso le Rivolte di Bagno, attraversando il podere della Buca (12/07/16 – 1/09/16)

 

002o – 002p – Poco prima di attraversare il Bidente, scendendo da Prato ai Grilli lungo la S. Vic.le Eremo Nuovo-Campo Rosso, uno scorcio si apre sul versante opposto dell’insediamento eremitico (19/02/17).

 

003a – 003b – 003c – Ancora oggi le ampie praterie pascolive del podere dell’Eremo consentono molteplici visuali opposte rispetto alle precedenti dai rilievi circostanti (3/10/12).

 

003d/003h – La casa-stalla ha mantenuto il toponimo antico di Eremo Nuovo pur essendo sorta per esclusive funzioni agricole, mentre la piccola costruzione antistante, che in origine era separata dalla strada, con molti dubbi potrebbe essere sorta come oratorio in funzione fino al 1927 (24/08/11 - 3/10/12).

 

003i/003o – La loggia con forno (ormai distrutto), un’immagine sacra (mai asportata) in cornice datata M.D. e l’interno fatiscente della cucina con il camino ancora integro (come raramente accade) datato 1855 (24/08/11 - 3/10/12).

 

003p – 003q – Il grande annesso agricolo, classificato stalla-fienile, non ne possiede alcuna caratteristica tipica mentre esposizione ad Est, planivolumetria ed elementi costruttivi e tipologici quali la robusta struttura dotata di grosse pietre cantonali e l’accurata tessitura muraria della facciata con aperture poste in centro con resti di un portale dotato di grosse mensole, essenzialmente tipici dell’edilizia religiosa, portano a riconoscervi le strutture dell’ultimo Oratorio della Visitazione (24/08/11).

 

003r/003v – I ruderi di uno dei due fabbricati del primitivo podere dell’Eremo Nuovo (i resti dell’altro, a cui con molti dubbi potrebbe essere attribuita la funzione di mulino quando qui ancora scorreva una ramo del Fosso dell’Eremo Nuovo, sono stati evidentemente rimossi nell’ambito della ristrutturazione dell’area) e del fabbricato noto come la Chiesina, forse perché anch’esso sede di oratorio e dell’adiacente primitivo eremo, che oggi ospitano un vigoroso carpino (3/10/12).

 

003x – Neografia di una foto storica presumibilmente anni ’60/’70, eseguita quando l’area era scarsamente boscata tanto da consentire la ripresa ed il viottolo passava tra i fabbricati, dove l’aspetto del piccolo annesso suscita un vago dubbio sulla sua originaria funzione di piccolo oratorio.

 

003y – 003z – Schemi neografici di mappa sia relativi all’area dell’insediamento, contenenti i principali elementi ambientali ed infrastrutturali, sia particolareggiati, derivati da cartografia storica e moderna.

 

003za – 003zb - Schemi di mappa desunti dal catasto ottocentesco (in corsivo antico i toponimi originali, in corsivo moderno gli edifici anonimi); da notare nel particolare il simbolo della croce apposto nell’edificio a destinazione religiosa.

004a – 004b – 004c – Dall’Eremo Nuovo la pista ricalca l’antico percorso per la Bertesca, gli omonimi Poggio e Passo ed il Passo della Crocina, ricongiungendosi con la già detta Via Maestra che vien dall’Eremo. Dal poggetto dove è insediata la Cialdella già si vede (si vedeva, copertura arborea permettendo) l’insediamento eremitico sia antico sia ottocentesco (3/10/12).

 

004d – 004e - 004f – L’amplissimo podere dell’Eremo Nuovo è simbolicamente compreso tra il funzionante e ricostruito Ponte della Chiesina e la Pedanca dell’Eremo Nuovo (c.d. in base alle norme tecniche dell’I.G.M., che nel 1937 graficizzava egualmente i due ponti – v. 003y – quindi in origine entrambi “pedanche”) (3/10/12).

 

004g/004l – Nei pressi del Ponte della Chiesina il Bidente compie un notevole salto che alimentava una centrale elettrica funzionale all’Eremo; in attesa di trovare diversi resti del documentato Mulino dell’Eremo Nuovo, niente fa escludere che la centrale abbia riutilizzato parte delle strutture molitorie antiche (3/10/12).

 

004m/004p – La Pedanca dell’Eremo Nuovo attraversa (attraversava) il Bidente all’estremo S del podere eremitico utilizzando (pare) 3 travi affiancate, di cui ne resiste una che ha l’aspetto di un tronco appena sbozzato  (19/02/17).

 

 

005 – Tra la folta vegetazione dell’Eremo Nuovo spicca un Azaruolo (Crataegus laevigata, Azaruolo levigato, Biancospino levigato, Cratego levigato) (3/10/12).

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