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Macchietta

Tipo : fabbricato non pių esistente
Altezza mt. : 560
Coordinate WGS84: 43 51' 42" N , 11 53' 23" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto e caratterizzato da una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica dagli opposti contrafforti sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementarne l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità. Tra essi, la dorsale che si stacca dal Monte Moricciona delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, e quella opposta, imponente, proveniente dal Monte Castelluccio, che mentre declina verso il Monte Casaccia andando a terminare con il Monte Riccio (dove, “opportunamente” collocato, il Castrum montis Riccioli, almeno già dal 1321 sorvegliava ogni transito; ne restano vaghe tracce), costituisce versante dx della valle del Bidente, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, convergono fin quasi a chiuderla (tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m) così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica. Per la diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

Tra le dorsali convergenti dalla sx idrografica, quella che si distacca tra il M. Moricciona e Casanova dell’Alpe separando la Valle del Trogo da quelle dei Fossi delle Palaine e di Trapisa variamente digradando termina con vari sproni e propaggini intercalate dalle incisioni fluviali di fossi e fossatelli. Qui, mentre il versante meridionale che si affaccia sul Trogo mostra il biancore delle emergenti stratificazioni marnoso-arenacee, sul boscoso versante orientale di un ultimo e poco caratterizzato poggio, si trova del pietrame scarsamente ordinato in corrispondenza del sito di Macchietta, insediamento di mezzacosta inserito in un paesaggio caratterizzato dall’alternanza di formazioni boschive, lande e cespuglieti. Quanto noto risulta esclusivamente dal Catasto Toscano del 1826-34 documentante ed evidenziante, a breve distanza dalla Mulattiera di Casanova e dall’insediamento de La Cortina, una corta bretella conducente ad un piccolo fabbricato rettangolare, in base al Giornale di Campagna del C.T. del 1829 di proprietà di Don A. Giannelli e già in rovina. L’identità toponomastica del fabbricato evidentemente riassume in sé e contempla si ensionale.

«Il luogo ameno non fu ignoto ai monaci antichi che vi fondarono un romitorio e dalla foresta di abeti che lo circondava, chiamarono questo luogo Strabatenza che può essere una corruzione della frase latina intra abietes (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 295): questa citazione porta a correlare questo insediamento con la storia dell’Eremo Nuovo, iniziata nel «[…] 1082, quando il priore di Camaldoli Rodolfo riceveva in dono, da un gruppo di uomini, un appezzamento di terra boschiva per costruirvi un romitorio. Il luogo, detto Cortina di Metato Vecchio, era situato all’estremo nord-ovest della valle bidentina, sulla riva destra del fiume Valbona, affluente del Bidente del Corniolo.» (E. Agnoletti, 1996, p. 187, cit.). Se la genericità di tale indicazione, con l’uso di tale antico idronimo esteso all’intero Bidente di Pietrapazza/Strabatenza, pare complicare la localizzazione (oggi il Fosso di Valbona, come affluente del Torrente Bidente Fiumicino, è posto a valle del promontorio de La Calonica e a Nord di Valbona, mentre un toponimo le Cortine si trova presso il Rio delle Valli sulle pendici NE del M. Verna e un sito “Cortina” si trova a Sud di Strabatenza presso la riva sx del Bidente di Pietrapazza), questa volta il contributo del Mambrini grazie alle ricerche svolte tra gli atti notarili conservati nelle pergamene di Camaldoli e negli Annali Camaldolesi, è decisivo per risolvere il rebus: «Nella parrocchia di Strabatenza, nella ripa sinistra del fiume c’è tuttora una casa colonica e più sotto un’altra casa di pigionali, chiamate entrambi Cortina. I muri dell’antico romitorio sono al di là di un piccolo torrente in un campo che si chiama Acquasarsa.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 296). Con evidenza si tratta delle case di Cortina di Sopra e di Sotto, poste in riva dx del Fosso di Strabatenza-Trapisa (benché a una certa distanza), da identificare con l’antico Fosso di Valbona, ed in particolare tra la confluenza del Fosso del Trogo nel Bidente, lato S, e del minore Fosso delle Cortine, lato N. Poco oltre il Trogo una mulattiera si inerpica verso Ricavoli mentre i campi tendono a scivolare verso il Bidente e il Catasto Toscano del 1826-34 ricorda l’esistenza un piccolo fabbricato senza nome posto lì accanto. Oltre il Fosso delle Cortine, lato N, il declivio è più impervio e lascia poco spazio verso il Bidente, ma è sempre grazie alla mappa antica che si focalizza l’attenzione sull’insediamento di Macchietta che pare corrispondere interamente ai requisiti indicati dal Mambrini, quindi ipoteticamente riutilizzante le antiche strutture. Per approfondimenti v. scheda toponomastica Eremo Nuovo (XI-XIX sec.).

RIFERIMENTI   

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Strabatenza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale “Re Medello”, Forlì 1991;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.205;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri scala 1:25.000, Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

 

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

è raggiungibile dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km). A Pian del Ponte, circa 5 km prima di Pietrapazza, oltrepassato il Ponte del Faggio occorre raggiungere il Mulino delle Cortine sia attraversando subito il Bidente sull’antico Ponte Bottega in pietra e percorrendo la Mulattiera di Casanova (sent. 211 CAI) sia proseguendo sulla rotabile per 300 m fino al bivio per il mulino, dove si può sostare; sulla dx dell’insediamento molitorio, oltre la sbarra, riparte la mulattiera che risale per 900 m fino a Cortine di Sopra ma, circa 50 m prima di giungervi, si trova un’evidente traccia di mulattiera che risale la scarpata e presto spiana aggirando la vallecola di un fossatello; subito dopo occorre inoltrarsi nella selva sopra strada per individuare le poche pietre scarsamente ordinate e la memoria di un podere ormai tornato selva: in tutto 120 m. Il sentiero, non segnalato, compare solo nella particolareggiata CTR regionale.

foto/descrizione :

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001 – 002 – Dal contrafforte tra Casanova dell’Alpe e il Passo del Vinco, appare l’intero sviluppo vallivo dei Fossi delle Palaine e di Trapisa con la dorsale che si distacca tra il M. Moricciona e Casanova (oltre di essa si sviluppa la Valle del Trogo) sulle cui ultime propaggini affacciate sul Bidente si trovava Macchietta (27/06/12).

 

003 – Dal Monte Piano la visione panoramica consente di contestualizzare la dorsale che si distacca da Casanova dell’Alpe/M. Moricciona (sulla dx in asse con il P.so della Calla, seguito dalla evidente successione M. Gabrendo, prati – imbiancati – della Burraia, MM. Falterona e Falco) (1/01/12).

 

004 - Dalla sella del contrafforte alla testata della valle del Rio Salso si nota l’ultimo tratto della dorsale che congiunge il Monte Castelluccio al Monte Casaccia e poi digrada verso il fondovalle del Bidente, così costituendo elemento geomorfologico che consente di stabilire una separazione tra le valli di Pietrapazza e di Strabatenza. Qui il M. Moricciona risulta in asse con il M. Falco. Il fabbricato nel fondovalle è Valcitura (1/01/12).

 

005 – 006 - Dalla Colla dei Ripiani alle pendici del Monte Castelluccio e dal monte stesso sugli opposti versanti della valle del Bidente si notano la dorsale del Monte Càrpano, che delimita l’incisione del Fosso del Lastricheto, e le stratificazioni rocciose con i ruderi del Trogo che consentono di identificare la dorsale proveniente dal M. Moricciona, mentre il suo tratto terminale scompare dietro le ripide pendici del Castelluccio (27/11/11).

 

007 – 008 - Dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza, procedendo verso Cetoraio, mentre sulla sx sotto la dorsale del M. Roncacci si riesce appena a scorgere Cortine di Sopra, si ha uno scorcio frontale dell’ultima propaggine fittamente boscata della dorsale proveniente dal M. Moricciona che rivela la piega incisa dal fossatello che rasenta il sito di Macchietta, posto circa alla stessa quota di Cortine (29/10/16).

 

009 – 010 - Discendendo lungo quanto rimane della Mulattiera di Casanova, da Casanova dell’Alpe a Ponte Bottega, semidistrutta dalle erosioni, si raggiunge Cortine di Sopra (12/10/16).

 

011 - Schema neografico di confronto tra la rappresentazione della mappa ottocentesca e la cartografia moderna che evidenzia gli edifici presenti, la viabilità e l’idrografia.

 

012/020 – Viste di tratti della mulattiera che conduce a Macchietta e del fossatello che la attraversa, quindi viste del sito di Macchietta e di pietrame scarsamente ordinato presumibilmente attribuibile all’insediamento di Macchietta, già in rovina da 2 secoli (12/10/16).

021 – Confronto tra schemi neografici di mappa, derivati da cartografia storica e moderna e contenenti i principali elementi ambientali ed infrastrutturali, con le probabili localizzazioni del sito di Acquasarsa, come sede eremitica afferente a Strabatenza, individuate in base alle ricerche svolte dal Mambrini tra gli atti notarili conservati nelle pergamene di Camaldoli e negli Annali Camaldolesi, così sintetizzate a proposito: «Nella parrocchia di Strabatenza, nella ripa sinistra del fiume c’è tuttora una casa colonica e più sotto un’altra casa di pigionali, chiamate entrambi Cortina. I muri dell’antico romitorio sono al di là di un piccolo torrente in un campo che si chiama Acquasarsa.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 296). Tra le due localizzazioni indicate quella coincidente con Macchietta parrebbe la più coerente con tale descrizione, sia per la maggiore idoneità idro-geo-morfologica ed ambientale del sito, sia perché è da ritenere scontato un suo riutilizzo dopo l’abbandono, che comunque sarebbe perdurato non più di tre secoli.

Surprised