Utente non registrato

scheda n. 3487 letta 23 volte

Cortine di Sopra

Tipo : casa isolata
Altezza mt. : 548
Coordinate WGS84: 43 51' 36" N , 11 53' 27" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto e caratterizzato da una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica dagli opposti contrafforti sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementarne l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità. Tra essi, la dorsale che si stacca dal Monte Moricciona delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, e quella opposta, imponente, proveniente dal Monte Castelluccio, che mentre declina verso il Monte Casaccia andando a terminare con il Monte Riccio (dove, “opportunamente” collocato, il Castrum montis Riccioli, almeno già dal 1321 sorvegliava ogni transito; ne restano vaghe tracce), costituisce versante dx della valle del Bidente, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, convergono fin quasi a chiuderla (tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m) così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica. Per la diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

Tra le dorsali convergenti dalla sx idrografica, quella che si distacca tra il M. Moricciona e Casanova dell’Alpe e quella dove emerge il Monte Roncacci delimitano la Valle del Fosso del Trogo, nel suo versante sx mostrante il biancore delle emergenti stratificazioni marnoso-arenacee a differenza di quello opposto interamente boscato. Nel fondovalle, presso la confluenza del Trogo nel Bidente, al margine superiore di un terrazzo morfologico (o dolce pendio generato da scivolamento di materiale) sopralelevato fino a circa 75 metri rispetto all’alveo fluviale ed alla base di un poggio piramidale in forte erosione, tale da compromettere la traccia della Mulattiera di Casanova che ne attraversa la ripidissima parete, si trova Cortine di Sopra, già detto La Cortina, o Le Cortine quando poco più a valle registrava la presenza di un altro fabbricato prima anonimo ma oggi noto come Cortine di sotto. Il podere anticamente rientrava tra i beni posseduti dall’Opera del Duomo di Firenze in Romagna, come documentato nel 1547: «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1547 […] – Un podere con casa e terre lavorative roncate et altro, in luogo detto le Cortine […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 153, cit.). Non più documentato nei secoli successivi, probabilmente in quanto rientrante tra i beni ritenuti di scarso interesse per distanza o collocazione non strategica ai fini del presidio forestale, quindi oggetto di alienazione, Cortine (ri)compare nel Catasto Toscano del 1825-34, quando nell’allegato “Giornale di Campagna” risulta di proprietà di D. Angelo Giannelli e composto da 3 stalle, 2 stalletti, forno e capanna al piano terreno e da cucina, stanza e capanna al primo piano. Gli aggiornamenti catastali successivi registrano, nel 1864, che vi lavorava Luca Rossi e, nel 1968, come ultimo proprietario Andrea Bergamaschi. Oggi ben conservato e nuovamente utilizzato, il Piano Strutturale comunale (2004) ne registra le modifiche successivamente intervenute che hanno apportato notevoli modifiche planimetriche e, riconoscendone il pregio storico-culturale e testimoniale, prescrive il restauro e risanamento conservativo per gli edifici storici ora presenti, costituiti da una casa-stalla (costruita in luogo di alcuni dei suddetti fabbricati minori) e da due annessi, uno dei quali è un seccatoio con forno. Possiede un camino che evidenzia la scritta F.F. A.D. 1895 G.G. (Fece Fare Anno Domini 1895 G. Giannelli) che consentirebbe di far risalire a tale data la configurazione attuale del corpo di fabbrica, salvo limitate modifiche, mentre il forno-seccatoio planimetricamente e probabilmente per struttura corrisponde quella di inizio ‘800.  Il toponimo è piuttosto diffuso e può rappresentare una derivazione dal termine latino cohors = corte, cortile o tardo latino cortina(m) = tenda, cortina, difesa anche militare oltre a quanto si frappone impedendo la vista: tali ipotesi potrebbero trovare una coerente coesistenza di significato in attinenza alla morfologia di quella ridotta area prativa delimitata, incassata, occultata, in profonde incisioni vallive da tendaggi, cortine, di rocce stratificate.

N.B. - Quando l’Opera del Duomo di Firenze, prese possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, desiderava riservarsi ogni prelievo di legname ed evitare ulteriori insediamenti, oltre a quelli già esistenti, ma aveva costatato che, sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi che altrove, si manifestavano numerosi disboscamenti e roncamenti non autorizzati; pertanto, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. Pertanto venne eseguito l’inventario di tutti i confinamenti che vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, relativamente al periodo dal 1545 al 1626, costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile dei poderi esistenti nell’area.

RIFERIMENTI   

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Strabatenza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale “Re Medello”, Forlì 1991;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.205, che contiene esauriente documentazione fotografica anche panoramica;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri scala 1:25.000, Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

 

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

è raggiungibile dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km). A Pian del Ponte, circa 5 km prima di Pietrapazza, oltrepassato il Ponte del Faggio occorre raggiungere il Mulino delle Cortine sia attraversando subito il Bidente sull’antico Ponte Bottega in pietra e percorrendo la Mulattiera di Casanova (sent. 211 CAI) sia proseguendo sulla rotabile per 300 m fino al bivio per il mulino, dove si può sostare; sulla dx dell’insediamento molitorio, oltre la sbarra, riparte la mulattiera che risale per 900 m fino a Cortine di Sopra. 

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
Nota - Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un'altra scheda

001a/001g – Dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza, procedendo verso Cetoraio, prima sulla sx sotto la dorsale del M. Roncacci si riesce appena a scorgere Cortine di Sopra mentre si ha una vista frontale dell’ultima propaggine fittamente boscata della dorsale proveniente dal M. Moricciona, poi si scorgono dall’alto entrambi i fabbricati di Cortine di Sopra e Cortine di Sotto oltre al precario tratto della Mulattiera di Casanova che prosegue verso il Trogo (29/10/16).

 

001h – 001i – Dalla mulattiera che risale le ultime pendici della dorsale del M. Roncacci verso Ricàvoli si ha uno scorcio della valle del Trogo dove la stratificazione rocciosa fortemente inclinata mostra in alto la traccia superstite della Mulattiera di Casanova, mentre Cortine di Sopra traspare sulla dx tra la vegetazione e il Trogo appena si nota in alto sulla sx (29/10/16).

 

001l – 001m - 001n – Il tratto della Mulattiera di Casanova, da Casanova dell’Alpe a Ponte Bottega, semidistrutta dalle erosioni, di cui alle precedenti foto (12/10/16).

 

002a/002f – Cortine di Sopra (12/10/16).

 

002g - Schema neografico di confronto tra la rappresentazione della mappa ottocentesca e la cartografia moderna che evidenzia gli edifici presenti, la viabilità e l’idrografia. La sentieristica odierna ricalca in gran parte i percorsi antichi; il guado sul Trogo conduce a Ricàvoli.

 

002h – 002i – Rispetto ai primi dell’Ottocento Cortine di Sopra è andata a rasentare la Mulattiera di Casanova, fino a modificarne l’assetto (12/10/16).

 

003a – 003b - Dal contrafforte tra Casanova dell’Alpe e il Passo del Vinco appare l’intero sviluppo vallivo dei Fossi delle Palaine e di Trapisa con la dorsale che si distacca tra il M. Moricciona e Casanova (oltre di essa si sviluppa la Valle del Trogo) sotto il temine della quale si trova Cortine (27/06/12 – 19/07/16).

 

003c - 003d – 003e - Discendendo lungo quanto rimane della Mulattiera di Casanova si notano la boscosa dorsale dove emerge il M. Roncacci e la profondità dell’incisione del Fosso del Trogo (12/10/16).

 

003f – 003g - 003h - Dal Monte Piano la visione panoramica consente di contestualizzare la valle del Fosso del Trogo. L’indice fotografico della 2a foto si può accompagnare alla segnalazione della valle del Fosso delle Fiurle, sulla sx di Casanova dell’Alpe, affluente del Trogo, mentre il fondovalle del Bidente con il terrazzo morfologico di Cortine è occultato alla vista. Il caratteristico catino alto-vallivo del Fosso delle Palaine, racchiuso tra le dorsali che si distaccano da Casanova e M. Moricciona, compare nella 3a foto (1/01/12).

 

003i – 003l – 003m - Dalla Colla dei Ripiani alle pendici del Monte Castelluccio e dal monte stesso si nota la dorsale del Monte Càrpano che delimita l’incisione del Fosso del Lastricheto: la successione di foto realizzata spostandosi sul Castelluccio consente di individuare il Trogo nell’omonima valle che dista, in linea d’aria, 250 m da Cortine (27/11/11 – 1/01/12).

Cool