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Maestà del Trogo

Tipo : maestà
Altezza mt. : 635
Coordinate WGS84: 43 51' 31" N , 11 53' 6" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, la Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto e caratterizzato da una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica dagli opposti contrafforti sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementarne l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità. Tra essi, la dorsale che si stacca dal Monte Moricciona delimitando la valle dei fossi Fiurle/Trogo, e quella opposta, imponente, proveniente dal Monte Castelluccio, che mentre declina verso il Monte Casaccia andando a terminare con il Monte Riccio (dove, “opportunamente” collocato, il Castrum montis Riccioli, almeno già dal 1321 sorvegliava ogni transito; ne restano vaghe tracce), costituisce versante dx della valle del Bidente, presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza/Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, convergono fin quasi a chiuderla (tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m) così creando una discontinuità con quella di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica. Per la diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino).

Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo).

Nel passato anche recente l’ambiente montano veniva visto soprattutto nelle sue asperità e difficoltà ed avvertito come ostile non solo riguardo gli  aspetti climatici o l’instabilità dei suoli ma anche per le potenze maligne che si riteneva si nascondessero nei luoghi più reconditi. Dovendoci vivere si operava per la santificazione del territorio con atteggiamenti devozionali nell’utilizzo delle immagini sacre che oltre che espressioni di fiducia esprimevano anche un bisogno di protezione con una componente esorcizzante. Così lungo i percorsi sorgevano manufatti (variamente classificabili a seconda della tipologia costruttiva come pilastrini, edicola, tabernacoli, capitelli, celletta, maestà) la cui realizzazione, oltre che costituire punti di riferimento scandendo i tempi di percorrenza (p.es., recitando un numero prestabilito di “rosari”), rispondeva non solo all’esigenza di ricordare al passante la presenza protettiva e costante della divinità ma svolgeva anche una funzione apotropaica. Spesso recanti epigrafi con preghiere, sollecitazioni o riferimenti ad avvenimenti accaduti, oggi hanno un valore legato al loro significato documentario.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza.

Tra le dorsali convergenti dalla sx idrografica, quella che si distacca tra Casanova dell’Alpe e il M. Moricciona e quella dove emerge il Monte Roncacci delimitano la Valle del Fosso del Trogo, nel suo versante sx mostrante il biancore delle emergenti stratificazioni marnoso-arenacee a differenza di quello opposto fittamente boscato. La ramificazione idrografica che alimenta il fosso principale incide i versanti vallivi caratterizzati da una successione di crinali e controcrinali su cui a volte si creano condizioni utili a fini insediativi. Due di essi, separati da un fossatello, ospitano e/o ospitarono due insediamenti anticamente entrambi noti come Il Trogo (v. scheda toponomastica), posti a mezzacosta ma non eccessivamente distanti dal fondovalle del Bidente. Mentre uno dei due insediamenti è completamente scomparso e quanto noto risulta esclusivamente dai riscontri con il Catasto Toscano del 1826-34, che consente di posizionarlo sul bivio della mulattiera che conduce a Palaino poi a Strabatenza, quest’ultima però riportata solo nel catasto moderno come strada vicinale, l’altro, già fatiscente all’inizio di questo secolo, dopo tre lustri è ormai ridotto a rudere tranne il forno, datato 1826, che appare di grande interesse per le caratteristiche distintive possedute quali la particolare tipologia, riferibile al modello di certe cappellette e/o “celle” che a volte si ritrovano certe valli bidentine se non addirittura conseguente ad un –anche- possibile riutilizzo di una struttura religiosa, e comunque per le particolari proporzioni architettoniche e la sensibilità compositiva, con quell’arcata monolitica a tutto sesto, cui aderiscono grandi conci cantonali, subito sormontata dalle lastre della copertura a capanna, il tutto perfettamente giustapposto e paragonabile alle caratteristiche tipologico-costruttive della vicina Maestà del Trogo. Il forno (saltuariamente riutilizzato) e la maestà sono le uniche costruzioni dell’insediamento che, in ottemperanza alle prescrizioni comunali, sono state sottoposto ad attento restauro, anche se pare che le eccessive stuccature cementizie sminuiscano per entrambi le citate caratteristiche tecnico-compositive originarie. In particolare la maestà, che compare improvvisa dopo 20-30 m dietro una curva della mulattiera e pare eseguita dalla medesima mano, si poteva considerare un eccezionale modello tipologico ma soprattutto artistico per i rapporti proporzionali del manufatto, l’accuratezza nella giustapposizione dei conci (in origine collocati a secco) in rapporto alle loro dimensioni, dove la grande sensibilità compositiva era dimostrata anche in relazione all’inserimento di una relativamente grande nicchia, scavata in un unico blocco di arenaria e modellata ad arco a tutto sesto. Poggiata su un banco arenaceo emergente e dotata di un avancorpo statico e/o uso mensola devozionale, negli scorsi Anni ’80 era documentata ancora in ottimo stato salvo qualche deficit nelle lastre di copertura della tronca sommità ma (come risulta dalla documentazione fotografica reperibile on-line), già nel 1999, la maestà appariva privata, amputata, della nicchia e, negli anni fino al 2002, in stato di progressiva fatiscenza, per arrivare al 2003 e ritrovarla “perfettamente” restaurata, con nuova interpretazione della nicchia e realizzazione di notevoli stuccature cementizie, tanto da perdere tutte le originarie qualità compositive. Il toponimo pare una derivazione dal latino medievale traugum = trogolo, conca, catino, a sua volta derivante dal longobardo ed ipotetico trog, dallo stesso significato.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Il luogo e la continuità. I percorsi, i nuclei, le case sparse nella Vallata del Bidente, Catalogo della mostra, C.C.I.A.A. Forlì, Amm. Prov. Forlì, E.P.T. Forlì, Forlì 1984;

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Strabatenza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale “Re Medello”, Forlì 1991;

S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, I sentieri dei passi perduti. Territorio e mulattiere tra alta Val Savio e alta Val Bidente nel Comune di Bagno di Romagna. Storia e Guida, Coop. Culturale “Re Medello”, C.M. dell’Appennino Cesenate, S. Piero in Bagno 1987;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

F. Zaghini, Chiesa e religiosità, in N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Firenze, Le Lettere 2001;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anastatica Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Bagno di Romagna, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Scheda n.205, che contiene esauriente documentazione fotografica anche panoramica;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Carta dei sentieri scala 1:25.000, Bagno di Romagna, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

è raggiungibile dalla S.F. Poggio alla Lastra-Pietrapazza (sterrata di circa 10 km). A Pian del Ponte, circa 5 km prima di Pietrapazza, oltrepassato il Ponte del Faggio occorre raggiungere il Mulino delle Cortine sia attraversando subito il Bidente sull’antico Ponte Bottega in pietra e percorrendo la Mulattiera di Casanova (sent. 211 CAI) sia proseguendo sulla rotabile per 300 m fino al bivio per il mulino, dove si può sostare; sulla dx dell’insediamento molitorio, oltre la sbarra, riparte la mulattiera che risale superando, dopo 800-900 m, Cortine di Sopra per raggiungere il Trogo dopo ulteriori 800 m. Percorrendo all’inverso la mulattiera si può giungere da Casanova dell’Alpe in 3 km.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
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001a – 001b – 001c - Spostandosi sul contrafforte secondario tra Casanova dell’Alpe e il Passo del Vinco prima appare l’intero sviluppo vallivo dei Fossi delle Palaine e di Trapisa con la dorsale che si distacca tra il M. Moricciona e Casanova (oltre di essa si sviluppa la Valle del Trogo) poi la Valle del Fosso di Strabatenza (27/06/12 – 19/07/16 – 12/10/16).

 

001d – La coerenza morfologica della valle del Bidente si apprezza anche dalla citata dorsale del M. Roncacci, dove si nota l’incisione del Fosso di Cà dei Maestri mentre i ruderi che vi si affacciano sono quelli di Cà di Giorgio e sull’altro versante emergono le imponenti dorsali provenienti dai MM. Càrpano e Castelluccio (5/10/16).

 

001e/001m – Dalla Colla dei Ripiani alle pendici del Monte Castelluccio e dal monte stesso si nota la dorsale del Monte Càrpano che delimita l’incisione del Fosso del Lastricheto: la successione di foto realizzata spostandosi sul Castelluccio consente di contestualizzare e di individuare anche la piccola Maestà del Trogo accanto al grande fabbricato poderale (3/10/11 - 27/11/11 – 1/01/12).

 

001n/001r - Dal Monte Piano la visione panoramica consente di contestualizzare la valle del Fosso del Trogo in cui confluisce quella del Fosso delle Fiurle, affluente del Trogo, sulla sx di Casanova dell’Alpe, oltre che di individuare sia il Trogo sia la Maestà da un’altra angolatura. Da notare il caratteristico catino alto-vallivo del Fosso delle Palaine, racchiuso tra le dorsali che si distaccano da Casanova e M. Moricciona (la casa in basso a dx della penultima foto, presso il campo innevato, è Frassineta) (1/01/12).

 

002a/002p – Vari scorci della Mulattiera di Casanova, da Casanova dell’Alpe a Ponte Bottega. Discendendo si notano la boscosa dorsale dove emerge il M. Roncacci e la profondità dell’incisione del Fosso del Trogo, la parete dalle stratificazioni fortemente inclinate ed attraversate dal tracciato semidistrutto dalle erosioni (le foto f-g-h sono riprese dal sentiero che risale le prime pendici della dorsale del M. Roncacci verso Ricàvoli; la Maestà del Trogo si nota appena in alto sulla sx accanto al fabbricato e Cortine di Sopra traspare sulla dx tra la vegetazione). In ultimo la mulattiera rasenta Cortine di Sopra, drasticamente modificata già a seguito della traslazione di fine Ottocento del fabbricato, fino alla probabile e necessitata realizzazione (moderna) di alcuni gradini. (12/10/16 – 29/10/16).

 

002q - Schema neografico di confronto tra la rappresentazione della mappa ottocentesca e la cartografia moderna che evidenzia gli edifici presenti, la viabilità e l’idrografia. Mentre l’insediamento del Trogo NE è completamente scomparso (il riscontro tra mappe consente di posizionarlo sul bivio della mulattiera che conduce a Palaino poi a Strabatenza, quest’ultima però riportata solo nel catasto moderno come strada vicinale) pare rappresentata la maestà, anche se priva di simbologia religiosa.

 

003a/003e – La Maestà del Trogo, “restaurata” salvo quanto riguarda sia la modifica della nicchia sia le stuccature cementizie eccessive, improprie in rapporto alle caratteristiche costruttive e compositive originarie (a secco) e inopportune in quanto in parte mascheranti l’originalità delle stesse, come si può rilevare dal confronto con la neografia documentante lo stato dell’arte negli scorsi Anni ‘80. (12/10/16).

 

003f – 003g – Viste del forno datato, curiosamente restaurato e apparentemente utilizzato, a differenza del notevole fabbricato principale che, nonostante fosse stato censito dall’A.R.F. e giudicato di interesse storico-architettonico, è stato abbandonato (12/10/16). 

Innocent