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Fosso dell’Abetìa

Comune : Santa Sofia
Tipo : torrente
Altezza mt. : 1610
Coordinate WGS84: 43 52' 37" N , 11 42' 59" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (4/12/2018)

ORIGINE (M. Falco) - 43° 52’ 37” N / 11° 42’ 59” E - Quota 1610 m

ORIGINE (P.gio Martino) - 43° 52’ 58” N / 11° 43’ 31” E - Quota 1325 m

SBOCCO (Confluenza Bidente) - 43° 52’ 15” N / 11° 44’ 25” E - Quota 1095 m

Sviluppo 2,8 km

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico. Una dorsale minore si dirama dal contrafforte principale e precisamente dal Monte Falco in direzione Est (mentre il contrafforte inizialmente va a Nord) scivolando poco riconoscibile con la conca di Pian dei Fangacci, ma evidenziando subito uno dei tratti più impervi del versante appenninico che comprende una caratteristica sequenza di 5 rilievi, di alcuni è nota la denominazione antica: Poggio Martino, Poggio di Zaccagnino, Poggio di Mezzo, Poggio del Palaio e Poggio delle Secchete, oggi Poggio Palaio. Successivamente la dorsale digrada con la Costa Poggio dei Ronchi verso Tre Faggi, come crinale di Corniolino risale verso il Monte della Maestà trovando gli insediamenti difensivi e residenziali-religioso-ospitalieri del Castellaccio e di Corniolino, quindi termina a Lago non prima di aver diviso le Valli del Bidente delle Celle e del Bidente di Campigna, attestate sulle maggiori quote dello spartiacque appenninico (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), dove si manifestano fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Ripe di Scali, Canale del Pentolino, Ripe di Pian Tombesi). Questo versante ovviamente rappresenta l’area sorgentifera principale della Valle del Bidente di Campigna, che vede l’asta fluviale principale, destino comune di ogni ramo bidentino, cambiare spesso identità e con differenze tra le varie cartografie, già da monte suddivisa in vari tratti dalla diversa denominazione: secondo la particolareggiata cartografia regionale, nasce alla quota di 1425 m da Poggio Lastraiolo a circa 40 m dal Rifugio CAI Città di Forlì come Fiume Bidente del Corniolo; successivamente, a quota 825 m, dopo alcuni contributi ricevuti nel sito un tempo detto I Tre Fossati, diviene Torrente Bidente; a valle di Fiumari è il Fosso del Bidente di Campigna, denominazione che mantiene fino ai pressi di Corniolo quando, sotto un strettissimo tornante stradale, ricevuti i contributi degli appena congiuntisi Fossi di Verghereto e dell’Alpicella, in coerenza con il sovrastante borgo, avrà origine il Fiume Bidente di Corniolo. Tra gli affluenti il più rilevante è il Fosso dell’Abetìa o dell’Abetìo, che ha autonoma origine dall’estremo versante di Poggio Martino, laddove crea una sella con il Poggio di Zaccagnino (rilievo di antica e forse trascorsa conoscenza), ma il ramo principale, altrimenti noto come Fosso dei Fangacci, piega verso lo spartiacque attraversando Pian dei Fangacci, così condividendo con il Fosso del Satanasso le maggiori quote sorgentifere, entrambe tra il M. Falco e P.gio Sodo dei Conti. Se la toponomastica della cartografia moderna indica la citata ed autonoma origine del Bidente di Campigna, dalla rappresentazione grafica della cartografia I.G.M. di impianto (1894) che, per la scala (1:50.000) riporta solo gli elementi principali, si nota invece che tra la ramificazione bidentina attestata sullo spartiacque l’asta torrentizia principale appare quella in continuità con il Fosso dell’Abetìa. Su questo aspetto concordava un noto studioso, però con altre particolarità: «Fiume Ronco: si potrebbe dire, considerando la cima più alta dalla quale prende origine uno dei fossi confluenti a costituirne l’alto corso, che il fiume Ronco nasce esso pure dal M. Falco ad una altezza che supera i 1500 metri; ma è forse più esatto ammettere, anche per il fatto che gli altri fossi confluenti hanno in parte origine ad altezza uguale o di poco inferiore, che le sorgenti del fiume coprono una estensione notevole dell’Appennino romagnolo, una ventina di chilometri, fra M. Falco e Poggio del Termine. Senza entrare in troppi dettagli, si può ricordare che il Ronco, il quale prende questo nome fra Meldola e Cusercoli e si chiama invece Bidente nel corso superiore, ha origine da tre torrenti che confluiscono sopra S. Sofia. Precisamente sono: il superiore, verso nord, il Bidente delle Celle che nasce sulle propaggini di Monte Falco; esso confluisce presso Corniolino col Bidente del Corniolo (che nasce a M. Guffone), dopo aver raccolto le acque del cosidetto Bidente di Campigna, che nasce nelle alte propaggini della foresta omonima col nome di fosso dell’Abetìa […]. Tutto il ventaglio dei rigagnoli, che scola il crinale fra M. Falco e Poggio Scali si congiunge nel già ricordato Bidente del Corniolo […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 21, cit.). Secondo questa illustre ipotesi l’asta principale del Bidente del Corniolo raggiunge la sua origine sul M. Guffone tramite i Fossi di Verghereto e di Valdonasso, mentre tutto il reticolo idrografico bidentino proveniente dallo spartiacque appenninico è costituito da “rigagnoli”; il disegno cartografico sia I.G.M. di impianto sia moderno mostra al contrario ampi alvei fluviali bidentini di fondovalle determinati dal reticolo proveniente dallo spartiacque e solo “rigagnoli” provenienti dal M. Guffone. Il Fosso dell’Abetìa termina alla confluenza nel Bidente, 4-500 m a monte di Campigna, ma molti ritengono prosegua fino ai Tre Fossati, forse considerata effettiva origine bidentina.

Tra le due declinazioni quella di Fosso dell’Abetìa è da preferire in quanto storicamente derivante dalle rilevanti peculiarità vegetazionali del suo bacino idrografico, caratterizzato dalla netta contropendenza del versante destro, dovuta ad un evidente feonomeno di frattura e scivolamento di una colossale massa rocciosa in ambiente marnoso-arenaceo, da attribuire alla storia gologica appenninica recente, mantenente la precedente giacitura e così determinante la caratteristica asimmetria morfologica, delimitata dal Poggio di Zaccagnino e dalla geometrica sequenza di creste dei Poggi di Mezzo, del Palaio e delle Secchete, così come anticamente documentati (l’odierno Poggio Palaio sgronda direttamente nel Bidente). Il bacino, oggi ricoperto dalla rigogliosa Abetina di Campigna, costituiva infatti gran parte della Bandita di Campigna in Romagna essendo oggetto di particolare riguardo ed interesse commerciale da parte del principato mediceo per le bellissime piante che vi si trovavano. Dalla descrizione dei confini della Bandita contenuta nel bando istitutivo del 1645 si ricavano informazioni sull’area: «Cominciando dalla Calla di Giogo cioè dove per la strada della Fossa che viene da Pratovecchio in Campigna si passa di Toscana in Romagna sul giogo appennino, qui appunto dove si dice alla Calla a giogo e scendendo per le Macchie in Romagna giù addirittura per il Fosso della Corbaia fino nel fiume di Campigna detto l’Obbediente dove si chiama ai Tre Fossati, passare detto fiume e andare a dirittura della casa del podere della Vellaneta, oggi tenuto a livello dal Signor Balì Medici e di quivi a dirittura per il confino che è a piè dei Sodi di Campigna e divide detti sodi da detto podere, arrivare fin dove il poggio dei detti sodi volta verso Montaccesi e quivi rivolgendosi sulla man sinistra camminare su per la sommità di detti sodi fino all’abetio e tirando su per la cresta del poggio lasciando nella bandita tanto quanto acqua pende verso il fiume e case di Campigna attraversando la via che si dice Romagnuola e passare il Poggio del Palaio e il Poggio di Mezzo e arrivare al Passo di Giuntino e tirare sempre su la detta cresta per il Poggio di Zaccagnino e per il Prato dei Fangacci, e arrivare di nuovo al Giogo appennino e quivi ripigliando a man sinistra per la giogana su per la Stradella tornarsene, per il Piano della Fossa di Zampone, alla Calla a Giogo che fu nominata da principio per primo confine.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 124-125, cit.). Ulteriore descrizione dei luoghi si trova nei documenti relativi all’affidamento delle varie parti delle selve alle guardie. Nel 1655, p. es., si trova riportato: «[…] prima parte […] abetie dell’Opera in Romagna, le quali sono sopra la nuova bandita di Campigna verso ponente, cioè Mortai, Pianazzone, Raggio Grosso, Poggio Martino […]. Seconda parte sia quella della bandita di Campigna tale quale ella è di presente e nel bando di essa l’anno 1645. Aggiungetevi di più tutte quelle pendici che sono appresso a Campigna e sono il Poggio di Zaccagnino, Grifoglieta, Poggio di Mezzo, Poggio del Palaio, Seccheta […].» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 52, 53, cit.). In una relazione del 1652 in particolare si ritrova l’utilizzo del termine Abetìa e si ha notizia riguardo la sega idraulica di Campigna, presumibilmente posizionata subito dopo la confluenza con il Bidente: «Le selve di detta Opera benché tutte contigue fra loro per maggiore chiarezza si distinguono in due parti principali […]. La superiore può suddividersi commodamente in tre parti […]. La prima dunque e la più occidentale di tutte diremo sopra Campigna; la seconda Campigna con alcune sue pendici; […]. Nella prima di queste otto parti […] contenendo in sé molti luoghi con diversi vocaboli come fra gli altri sono i Mortai, il Pianazzone, il Raggio Grosso, e il Poggio Martino che è il più vicino a Campigna da tutti gli uomini dell’Opera pratichi ci è stato concordemente affermato non esservi abeti buoni per alcun servizio delle galere producendoli quivi la natura tutti corti e pieni di nodi atti perciò solamente all’uso ordinario dell’opera per legni quadri […]. Campigna in ordine è la seconda ma per natura la prima e principalissima parte di tutte le selve dell’Opera. […] è anco per natura più feconda di bellissimi e lunghissimi abeti e propriamente Abetia: perciò bandita e riservata per le galere e altri pubblici servizi. […] ma per esservi ormai continuato come si crede cento anni a cavare tutti gli abeti […] ell’è veramente ridotta esausta[…]. Questa è stata visitata da noi con attenzione e diligenza per ogni parte […] i suoi luoghi particolari sono molti ell’è si può dire una valle stretta nella sommità verso ponente si viene allargando e calando verso levante. Un fosso che nasce in mezzo a sommo di essa sopra quel luogo che si dice la Stretta scorrendo a levante la divide in maniera che la parte a mezzo giorno resta molto minore e anco di sito e di copia di abeti inferiore all’altra. Nella maggiore e più bella ad alto son compresi il Poggio di Zaccagnino, di Mezzo, del Pianaccio, del Palaio, del Lastraio, e della Termine e verso il fondo vi sono la capanna dei Moggioni, la fonte di Bernardo e il Poggio della Casa Vecchia. Sopra la casa moderna e sopra i sodi evvi una posticcia di abetelle giovani e più su un’altra di più giovani sotto al detto Pianaccio. D’attorno alla sega e d’attorno ai prati da casa un’altra posticcia. […] Nell’altra parte minore di Campigna posta di là dal suo fosso verso mezzodì son compresi il Poggio de Fangacci a sommo la Stretta pieno di faggi, le Coste de Fangacci dove sono delle abetelle più giovani e più abbasso sopra il fosso della Stretta una posticcia.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 263-265, cit.). (N.B.: il Raggio Grosso è evidentemente l’odierna Costa Poggio dell’Aggio Grosso, dove una spianata era detta Pianellone o Pianazzone). Utile alla localizzazione dei toponimi è la Carta Geometrica della Regia Foresta Casentinese e adiacenze (datata 1850 e conservata presso il Nàrodni Archiv Praha).

L’area e i crinali circostanti in passato erano interessati da stretti ed impervi percorsi utilizzati a scopo militare, per transiti commerciali e per le attività boschive. La Pista del Lupo, Sent. GEA SOFT 00 e confine regionale, ricalca l’antico tracciato della Via Flaminia Minor, realizzata «[…] sfruttando tratti di percorsi etruschi preesistenti […]» (A. Fatucchi, 1995, p. 27, cit.), utilizzata dalle legioni romane per valicare l’Appennino al fine di sottomettere Celti, Liguri e Galli Boj che stanziavano nella pianura padana: si ipotizza che provenendo da Montelleri, sopra Stia, transitasse dal Lago degli Idoli, dal Monte Falco e da Poggio Sodo dei Conti, superata la fonte discendeva lungo la Costa di Pian Cancelli transitando da Pian delle Fontanelle (così detta per la presenza di polle d’acqua) e dalla Costa Poggio Corsoio. Viabilità di origine preromana risaliva il Crinale di Corniolino, ben infrastrutturata e conservante oggi ancora notevoli tratti selciati, discendeva ai Tre Faggi quindi risaliva verso il Monte Gabrendo, giungendovi dopo lunghe circonvoluzioni sfruttando le dorsali di Costa Poggio dei Ronchi e Omo Morto ed affrontando il crinale del Poggio delle Secchete, ma in ultimo insinuandosi tra esso e Poggio Palaio (oggi in parte corrispondente al sentiero 289 CAI), poi ridiscendendo sul versante opposto verso Stia: si tratta dell’antica Stratam magistram, la strada maestra romagnola o Via Romagnola che iniziava a Galeata (l’antica Mevaniola). Stradella era la denominazione dell’antica via dei legni che scavalcava anch’essa i prati a fianco del Monte Gabrendo giungendo da Campigna per il trasporto dei lunghi tronchi da adibire ad alberi di maestra. Gli stretti ed impervi percorsi di crinale utilizzati per le attività boschive, prevalentemente scollegati tra loro nel raggiungere la viabilità barrocciabile, oggi sono spesso ampie strade forestali o piste ad uso turistico-ricreativo: Strade di Fonte al Bicchiere e Ponte al Bicchiere, Ponticino, La Stretta sono altri toponimi di antico utilizzo relativi alla viabilità che attraversa il bacino idrografico del Fosso dell’Abetìa. In particolare La Stretta è situata laddove la strada forestale compie un tornante nel risalire verso i Fangacci, venendo attraversata dal primo scolo del fosso, presso cui uno spiazzo sul bordo del ripido versante delle Celle veniva utilizzato come area di “imposto” dove accatastare provvisoriamente il legname. Presso il Passo di Giuntino, sella tra il Poggio di Zaccagnino e il Poggio di Mezzo (toponomastica di antica e forse trascorsa conoscenza) si trovava il Rifugio del Sano, in passato evidenziato nella cartografia escursionistica e ancora citato nelle guide degli scorsi Anni ‘80, poi evidentemente rimosso. Efficiente e noto, anch’esso di origini non remote (le stesse guide d’epoca non lo citano) e rinnovato nel 2013, è il Rifugio di Beppe, posto ai Fangacci presso lo Snowpark, utilizzatissimo in estate come barbecue al coperto. Lungo l’antico tracciato viario che ancora oggi dal Ponticino risale verso il valico della Burraia per ridiscendere sul versante toscano, la citata mappa del XIX sec. documenta la localizzazione delle fonti presenti, dimostrandone l’importanza. Sul versante romagnolo ne sono indicate due. La Fonte al Bicchiere è indicata nei pressi del tratto dell’omonima pista che oggi, anche sentiero 253, dalla SP di Castagno risale verso la Burraia e il Rifugio Città di Forlì; confronti cartografici e sopralluoghi conducono a localizzare il sito in corrispondenza della piazzola di sosta carrabile accanto alla sbarra: infatti mentre a monte non vi sono sorgenti, fossi o impluvi e conseguenti tombini sottostradali, subito a valle si nota un fossatello cospicuamente alimentato da un getto sgorgante da un tubo che fuoriesce dalla gabbionata di sostegno. Dalla piazzola si imbocca il sentiero che conduce sul crinale e ai rifugi che pare corrispondere all’antica viabilità. Purtroppo risulta evidente che con la realizzazione della piazzola, opera di limitata utilità, è stata ricoperta la storica fonte, che comunque ancora contribuisce ad alimentare il reticolo idrografico di origine del Bidente. La Fonte di Maldo è localizzabile con buona precisione sulla stessa pista, circa 500 m sotto la provinciale, accanto ad un affluente dell’Abetìa, dove un grosso masso erratico pare ricoprire le tracce di sistemazioni abbandonate di un effluvio d’acqua non perenne. Tratti dei sentieri 251 e 253 corrispondono al Sentiero Natura Campigna – L’abete bianco e le abetine dove, grazie alla specifica segnaletica ed all’opuscolo dedicato, tra l’altro è possibile notare la specificità dell’Abete bianco (Abies alba), specie autoctona e privilegiata fin dal Codice Forestale camaldolese risalente al 1080. Nell’area attraversata tale specie forma in prevalenza un bosco coetaneo ed artificiale poco più che centenario, con assenza di giovani piante di abete, il cui impianto non è più previsto ed il taglio avviene solo in caso schianti per avversità meteorologiche o essiccamento per parassiti o malattie. La gestione forestale naturalistica prevede però di aiutare il bosco a ritrovare il proprio equilibrio naturale, ovvero ad assumere i caratteri floristici e strutturali della fascia climatica di appartenenza, per cui con trasformazione in faggeta mista dove l’Abete bianco sarà solo una delle specie arboree presenti, ed eventualmente favorendo la penetrazione delle latifoglie o introducendo specie come il Tasso e l’Agrifoglio.

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche Valle del Bidente di Campigna e/o relative ad acque, monti e insediamenti citati.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

N. Agostini (a cura di), Campigna – L’abete bianco e le abetine, Sentiero Natura, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Pratovecchio-Stia;

N. Agostini, G. Assirelli, I SENTIERI NATURA – Camminare per conoscere e tutelare, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Pratovecchio-Stia;

S. Bassi, N. Agostini, A Piedi nel Parco, Escursioni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ComunicAzione, Forlì 2010;

S. Bassi, A Piedi nel Parco 2, Escursioni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ComunicAzione, Forlì 2016;

O. Bandini, G. Casadei, G. Merendi, L’alto Bidente e le sue valli, Maggioli Editore, Guide Verdi, Rimini 1986;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Fatucchi, La viabilità storica, in: AA. VV., Il Casentino, Octavo Franco Cantini Editore – Comunità Montana del Casentino, Firenze – Ponte a Poppi 1995;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

F. Padovan (a cura di), Atlante illustrato dei funghi del Parco, 845 specie di funghi nel …, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, 2009;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Carta Escursionistica, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze;

Foreste Casentinesi, Campigna – Camaldoli – Chiusi della Verna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2012;

Link https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/appFlex/sentieriweb.html.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

I tratti iniziali del Fosso dei Fangacci (ramo di origine del Fosso dell’Abetìa) sono agevolmente visibili dalla SP del Castagno presso il parcheggio dei Fangacci, dal quale, seguendo il sentiero 251 (km 1,4, dislivello 150 m), si raggiunge La Stretta e si attraversa la cunetta/guado del ramo del Fosso dell’Abetìa nascente da Poggio Martino. Da una piazzola subito a monte di Campigna si discende agevolmente a ritrovare la confluenza Abetìa-Bidente. Tramite i sentieri CAI 251 e 253 da Campigna si può seguire il Sentiero Natura Campigna – L’abete bianco e le abetine.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
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001a/001d - Dal Monte Piano (sul contrafforte principale, ad oltre 5 km da Cima del Termine) si può avere una delle più ampie viste dell’intero spartiacque appenninico, che si innalza oltre il contrafforte secondario che separa le Valli del Bidente di Pietrapazza (in p.p.) e di Ridràcoli. Mentre nel suo sviluppo è abbastanza agevole riconoscere le due vette maggiori dei Monti Falterona e Falco, si riesce a distinguere anche il verde intenso del “piano inclinato” in contropendenza del versante meridionale di Poggio Palaio, appartenente al bacino del Fosso dell’Abetìa infatti ricoperto dall’Abetina di Campigna (01/01/12).

 

001e - Dalla Colla dei Ripiani, alle pendici del Monte Castelluccio (altra cima del contrafforte principale più prossima allo spartiacque), per la lieve modifica dell’asse visivo e della quota rispetto alle viste precedenti la vista differisce di poco; il bacino del Fosso dell’Abetìa delimitato dal Palaio emerge solo in parte oltre la sequenza dei crinali di Casanova dell’Alpe e di Poggio Capannina, sul contrafforte che si distacca da Poggio Scali (27/11/11).

 

001f – Dalla dorsale Poggio Capannina-Poggio Ricopri, si può cogliere uno scorcio dell’area di Campigna e del tratto del Fosso dell’Abetìa mentre diviene Bidente (16/11/16).

 

001g/001l – La vetta di Poggio Capannina costituisce il migliore punto di osservazione dell’inconfondibile “piano inclinato” di Poggio Palaio e dell’intero bacino del Fosso dell’Abetìa (2/06/18).

 

001la/001ld – Da S. Paolo in Alpe il leggero innevamento evidenzia il profilo del “piano inclinato” di Poggio Palaio e del bacino del Fosso dell’Abetìa (21/11/18).

001m – 001n – Elaborazioni da cartografia del 1850: nella prima, nell’ambito dello sviluppo del contrafforti dell’Appennino forlivese delimitanti le Valli del Bidente e all’inizio della dorsale che si stacca dal M. Falco per concludersi con il crinale del Corniolino, è evidenziato il bacino del Fosso dell’Abetìa; la seconda, riguarda la parte delle Regie Foreste Casentinesi relativa al bacino del Fosso dell’Abetìa. La scrittura della toponomastica riprende quella originale.

 

001o – Ricostruzione dell’area della Bandita di Campigna in base al bando del 1645 che recita: Cominciando dalla Calla di Giogo cioè dove per la strada della Fossa che viene da Pratovecchio in Campigna si passa di Toscana in Romagna sul giogo appennino, qui appunto dove si dice alla Calla a giogo e scendendo per le Macchie in Romagna giù addirittura per il Fosso della Corbaia fino nel fiume di Campigna detto l’Obbediente dove si chiama ai Tre Fossati, passare detto fiume e andare a dirittura della casa del podere della Vellaneta, oggi tenuto a livello dal Signor Balì Medici e di quivi a dirittura per il confino che è a piè dei Sodi di Campigna e divide detti sodi da detto podere, arrivare fin dove il poggio dei detti sodi volta verso Montaccesi e quivi rivolgendosi sulla man sinistra camminare su per la sommità di detti sodi fino all’abetio e tirando su per la cresta del poggio lasciando nella bandita tanto quanto acqua pende verso il fiume e case di Campigna attraversando la via che si dice Romagnuola e passare il Poggio del Palaio e il Poggio di Mezzo e arrivare al Passo di Giuntino e tirare sempre su la detta cresta per il Poggio di Zaccagnino e per il Prato dei Fangacci, e arrivare di nuovo al Giogo appennino e quivi ripigliando a man sinistra per la giogana su per la Stradella tornarsene, per il Piano della Fossa di Zampone, alla Calla a Giogo che fu nominata da principio per primo confine.

 

001p – Il bacino idrografico del Fosso dell’Abetìa; elaborazione da cartografia moderna integrata con localizzazione di luoghi di antica documentazione.

 

001q - Il bacino idrografico del Fosso dell’Abetìo gode di caratteristiche geo-morfologiche inconfondibili, specie se osservate da viste privilegiate come questa rielaborazione da un manifesto del Parco delle Foreste Casentinesi esposto presso il Centro Visite di Campigna (particolare su Poggio Martino), con un bacino idrografico caratterizzato dalla netta contropendenza del versante sx, dovuta ad un evidente fenomeno di frattura e scivolamento di una colossale massa rocciosa in ambiente marnoso-arenaceo, da attribuire alla storia geologica appenninica recente, infatti mantenente la precedente giacitura e così determinante la caratteristica asimmetria morfologica.

 

002a – 002b – 002c – Il primo tratto del Fosso dell’Abetìa già detto dei Fangacci, subito sotto strada presso il parcheggio ai Fangacci, visto dallo snowpark (24/01/18 - 27/06/18).

 

002d/002h – Il ramo del Fosso dell’Abetìa già detto dei Fangacci attraversa la parte alta e anticamente più rinomata dell’abetina di Campigna e si ricongiunge con il ramo proveniente da P.gio Martino poco prima del Ponticino (27/06/18).

 

002i – 002l – 002m – Il ramo che ha origine da P.gio Martino inizialmente scorre su un canalone che bordeggia il versante quasi ricongiungendosi con i primi impluvi del Fosso delle Capanne, che sgronda nel bacino delle Celle, quindi attraversa la pista tramite un guado appositamente predisposto presso La Stretta (27/06/18).

 

002n/002z – Alla Stretta una selletta sull’orlo del precipizio tra i Poggi Martino e di Zaccagnino fungeva da area di “imposto” del legname. Il fosso scorre nei pressi della pista, che mostra tracce dell’antico selciato, fino al Ponticino (27/06/18).

 

003a/003e – Dopo il Ponticino il fosso si incassa tra emergenze rocciose che ne condizionano il corso fino al Ponte degli Orti (27/06/18).

 

003f/003p – Superato il Ponte degli Orti e un tratto caratterizzato da caotici massi, il fosso acquista maggiore regolarità fino alla confluenza con il Bidente, subito oltre la provinciale, dopo aver rasentato una piantata centenaria di Abete bianco segnalata dal Sentiero Natura (27/06/18).

 

003q/003v – L’antico Poggio del Palaio, oggi forse rilievo anonimo, era anch’esso ricoperto da abeti pregiati, di cui non rimane traccia, mentre il Pycnoporellus fulgens, appariscente specie fungina abeticola molto rara ma piuttosto diffusa nel Parco e in particolare nella Riserva di Sasso Fratino, fruttifica dopo la loro caduta (27/06/18).

 

004a/004g – Essendo gemello, l’antico Poggio di Mezzo appare molto simile al precedente, salvo la presenza di numerosi nidi di Formica rufa sul versante meridionale (27/06/18).

 

004h – La sella tra Poggio di Mezzo e Poggio di Zaccagnino in passato era nota come Passo di Giuntino (27/06/18).

 

004i/004n – Dal versante orientale di Poggio di Zaccagnino si aprono scorci panoramici sulla Valle delle Celle (27/06/18).

 

004o/004z – La Strada di Fonte al Bicchiere, sentiero 253, in gran parte corrisponde ad un antico percorso diretto verso lo scavalco della Burraia che, lungo il tragitto, attraversa varia affluenti del Fosso dell’Abetìa; presso uno di essi (a 500 m dalla SP di Castagno) si trovava la Fonte di Maldo, di cui pare di riconoscere traccia sotto il grosso macigno o tra le vicine sistemazioni. Invece la Fonte al Bicchiere (ultime tre foto) è purtroppo localizzabile sotto la piazzola-parcheggio posta accanto alla sbarra (27/06/18 – 29/11/18).

 

005a/005e – Da una piazzola presso Campigna si scende agevolmente sul greto del Bidente e si raggiunge la confluenza con il Fosso dell’Abetìa, che è quello dall’alveo più ampio, sulla dx (27/06/18).

 

005f – Presso la sella tra Poggio di Mezzo e Poggio di Zaccagnino vecchie edizioni della cartografia escursionistica segnalavano la presenza del Rifugio Sano, forse una vecchia capanna riadattata, ora scomparsa (27/06/18).

 

005g – 005h – Sempre nel bacino del Fosso dell’Abetià, ai Fangacci, si trova il Rifugio di Beppe, restaurato nel 2013 (27/06/18).

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