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Fosso della Ruota

inserita da Bruno Roba
Comune : Santa Sofia
Tipo : torrente
Altezza mt. : 695
Coordinate WGS84: 43 52' 32" N , 11 45' 52" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (25/04/2019 - 24/03/2024) -  Coordinate WGS84: Origine (Il Poggione) 43° 51’ 24” N / 11° 45’ 27” E - Sbocco (Bidente di Campigna) 43° 52’ 32” N / 11° 45’ 52” E - Quote: Origine 1410 m – Sbocco 695 m - Sviluppo 2,5 km

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celledi Campignadi Ridràcolidi Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

La Valle del Fiume Bidente di Campigna racchiude il bacino idrografico di quel ramo intermedio del Bidente delimitato ad Ovest dal primo tratto di una dorsale caratterizzata da uno dei tratti più impervi del versante appenninico. Alla morfologia piramidale di Poggio Martino, separata dal Monte Falco dalla sella di Pian dei Fangacci, fa seguito la geometrica sequenza di creste degli altri quattro rilievi, detti (alcuni secondo l’antico oronimo), Poggio di ZaccagninoPoggio di MezzoPoggio del Palaio e Poggio delle Secchete, oggi Poggio Palaio, che si sviluppa verso Est leggermente divaricandosi in un simil-parallelismo dallo Spartiacque Appenninico, secondo un evidente fenomeno di frattura e scivolamento di un colossale tratto di versante in ambiente marnoso-arenaceo, da attribuire alla storia geologica appenninica recente; lo scivolamento non ha modificato l’orientamento della giacitura stratigrafica originaria, caratterizzata dalla tipica asimmetria paesaggisticamente evidente. La depressione conseguente al fenomeno geomorfologico ha determinato la formazione della valle progressivamente incisa dal Fosso dell’Abetìa o Abetìo e la creazione dell'habitat favorevole allo sviluppo dell'Abetìa, rinomata quanto sfruttata specie tra il XV e il XIX secolo. Da Poggio Palaio la dorsale assume un orientamento a NE e digrada con la Costa Poggio dei Ronchi fino alla sella dei Tre Faggi, come crinale di Corniolino prima si innalza con il Monte della Maestà, poi digrada andando a concludersi presso Lago costretta dalla confluenza del Fiume Bidente delle Celle nel Fiume Bidente di Campigna. Ad Est il bacino idrografico è delimitato da parte del contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che subito precipita ripidissimo disegnando la sella di Pian del Pero, serpeggiante evidenzia una sequenza di rilievi (i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S.Paolo in AlpePoggio SquillaRonco dei Preti e Poggio Collina, per terminare con Poggio Castellina) fino a digradare presso il ponte sul Fiume Bidente di Corniolo a monte di Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli nel Fiume Bidente di Corniolo. Da Poggio Squilla si distacca una dorsale secondaria che, declinando a Nord, dopo il picco di Poggio Aguzzo precipita verso Corniolo con sproni puntati su Lago così completando la chiusura della valle. La sua testata si estende a ridosso delle maggiori quote dello Spartiacque Appenninico (quale parte della c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), caratterizzate dalle fortissime pendenze modellate dall’erosione, con formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati talvolta con roccia affiorante, come le Ripe di Scali, il Canale o Canalone del Pentolino, le Ripe della Porta e le Ripe di Pian Tombesi, oltre al distacco dello spessore detritico superficiale, conseguente crollo dei banchi arenacei e lacerazione della copertura forestale.

L’asta fluviale principale cambia spesso denominazione, destino comune di ogni ramo bidentino, con differenze tra le varie cartografie storiche o moderne. La Carta Tecnica Regionale, consultabile tramite il Geoportale e le applicazioni Moka (cit.) evidenzia l’idronimo dei vari tratti. Se nel suo sviluppo appare una maggiore omogeneità morfologica con l’incisione del Fosso dell’Abetìo, evidente anche nelle vedute panoramiche, in effetti l’origine fluviale principale viene individuata a Poggio Lastraiolo, alla quota di 1450-1425 m e a circa 40 m dal Rifugio CAI Città di Forlì, con ramificazioni che si spingono fino a Poggio Sodo dei Conti ed una intermedia originata dalle acque sorgive della scomparsa Fonte al Bicchiere. Questo primo tratto è detto Fiume Bidente del Corniolo; ricevuto il contributo del Fosso dell’Abetìo si sviluppa fino al sito un tempo detto I Tre Fossati oltre il quale viene detto Torrente Bidente, benché sia ormai prossimo a perdere le caratteristiche torrentizie. I Tre Fossati è il luogo posto sul versante oltre il fiume, dove si verifica la contemporanea confluenza del Bidente con il Fosso della Corbaia (che nasce dal Passo della Calla) e il Fosso dell'Antenna, che a sua volta ha appena raccolto le acque del Fosso delle Bruciate. Il tratto definito Torrente Bidente prosegue verso Fiumari ricevendo in dx idrografica il Fosso della Ghiraia, il Fosso della Ruota e il Fosso del Fiumicino, uno dei maggiori affluenti del Bidente di Campigna, alimentato da un’ampia ramificazione idrografica avente origine dallo Spartiacque Appenninico, ovvero i Fossi della Fonte del Raggio già della Fonte del Raggiomozzo, delle Cullacce, della Porta, mentre i Fossi di Ricopri e di Poggio Scali, già del Canale del Pentolino, costituiscono le sue sezioni più alte; alcuni sono interni alla Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino«I torrenti principali che attraversano la Riserva sono (da Ovest a Est): Sottobacino Bidente di Campigna - Fosso della Porta delle Cullacce, affluente di sinistra del F. di Ricopri - Fosso delle Cullacce, affluente di destra del F. d. Porta d. Cullacce - Fosso del Pentolino, affluente di sinistra del F. di Ricopri - Fosso di Ricopri - Fosso di Poggio Scali, costituente la sezione più alta del F. di Ricopri. […]» (A. Bottacci, P. Ciampelli, a cura di, 2018, p. 27, cit.). La profonda incisione del Canale del Pentolino oggi denota un ramo attestato presso le Ripe di Scali. I Fossi delle Cullacce e della Fonte del Raggio, insieme ai Fossi della Ghiraia e della Ruota, separano tre imponenti dorsali che si staccano dallo Spartiacque, la Costa di Poggio Termini, già Poggio alla Ghiraia, la Costa Poggio del Ballatoio, forse già Poggio Piano e la costa detta Le Cullacce, in particolare dalle varie cime e pieghe in cui si esso articola: Il Poggione, già Poggio Seghettino, il Crino delle Mandre (O. Bandini, G. Casadei, G. Merendi, 1986, p. 116, cit.) o Raggio Lungo, Poggio Pian Tombesi, le Ripe di Pian Tombesi, La Porta, le Ripe di Scali e Poggio Scali, già Poggio della scala o Poggio delle Ripebianche (alcuni sono toponimi in uso nel XIX sec.).

La ramificazione di origine del Fosso della Ruota si attesta sul Poggione, rilievo dello Spartiacque articolato in almeno tre cime riconoscibili (in una sequenza che si sviluppa verso Est per circa 500 m corrispondente alle quote 1407, 1432 e 1424 m. s.l.m. - la tabella della quota 1424, corrispondente alla cima più orientale di cui alla Carta d’Italia I.G.M., si trova erroneamente collocata sulla cima minore, più occidentale). Dalla cima minore del Poggione si stacca la Costa di Poggio Termini, dalla cima intermedia (1432) si stacca la Costa Poggio del Ballatoio e tra esse si insinuano i due rami di origine del fosso, a loro volta separati da uno sprone. Detti rami prima intersecano il Sentiero delle Cullacce, poi il sentiero 241 CAI nel punto in cui si riunificano, 200 m più a valle del crinale; il ramo ricomposto viene quindi attraversato dalla Strada delle Cullacce al km 3+350 e sbocca nel Bidente sotto Castagnoli, presso il fabbricato detto Capanna.

L’area e i crinali circostanti in passato erano interessati da stretti ed impervi percorsi utilizzati a scopo militare, per transiti commerciali e per le attività boschive. La prima cartografia storica, ovvero il dettagliato Catasto Toscano (1826-34 – scala 1:5000), la schematica Carta della Romagna Toscana Pontificia (1830-40 – scala 1:40.000), le prime edizioni della Carta d’Italia dell’I.G.M. (1893-94 – scala 1:50.000; 1937 – scala 1:25.000), da integrare per la classificazione storica del Bidente con le Bozze di mappe catastali della Foresta Casentinese e Campigna (1808-1830 – scala 1:5000) e la Carta Geometrica della Regia Foresta Casentinese (1850 – scala 1:20.000), consente di conoscere, tra l’altro, il tracciato della viabilità antica che riguardava la Valle di Campigna. Tra le altre, le c.d. vie dei legni, o Strade dette dei legni per il trasporto dei medesimi (così riportate nella Carta Geometrica) utilizzate per il trasporto del legname fino al Porto di Badia a Poppiena a Pratovecchio, attraverso i valichi appenninici tosco-romagnoli. Oltre alla Strada delle Cullaccein effetti di epoca moderna, probabilmente risalente al 1938 (come farebbe ipotizzare la data incisa sotto la nicchia della Fonte alla Madonnina - la seconda cifra è poco leggibile) e rientrante nel piano di modernizzazione della viabilità forestale che in 25 anni - dal ‘14 al ‘39 - ha portato alla costruzione di 57,1 Km di strade rotabili, interrotto dal ’39 al ’48 ma ampiamente ripreso nel dopoguerra (F. Clauser, 1962, p.249, cit.), tra le vie che interessano i bacini idrografici in questione, specificamente elencate nel sopracitato contratto di vendita del 1857, con cui le foreste passarono dall’Opera del Duomo di Firenze alle Reali Possessioni, si trova la via che da Poggio Scali scende a Santa Sofia passando per S. Paolo in Alpe«Una vastissima possessione la quale […]. E’ intersecato da molti burroni, fosse e vie ed quella che percorre il crine, dall’altra che conduce dal Casentino a Campigna e prosegue per Santa Sofia, dalla cosidetta Stradella, dalla via delle Strette, dalla gran via dei Legni, dalla via che da Poggio Scali scende a Santa Sofia passando per S. Paolo in Alpe, dalla via della Seghettina, dalla via della Bertesca e più altre.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 163-164, cit.).

Tra le vie dei legni individuate all’inizio del XX secolo dal Direttore generale delle Foreste, al Ministero di Agricoltura, A. Sansone, nella relazione sullo stato delle foreste demaniali (cit.) è citata la via della Sega, che da Pian del Pero, pel fosso delle Culacce, porta alla Calla e da qui a Pratovecchio, funzionale all’utilizzo forestale del versante orientale del Corniolo, documentata anche nelle Bozze di mappa dove, nel tratto iniziale tra il Passo della Calla e il crinale di Costa Poggio Termini (dove si attestano i fossi sopracitati) viene descrittivamente denominata Antica via dei legni detta Via dei Muri ora inservibile, ed è confermata la via del Poggio, che da S. Sofia, per S. Paolo in Alpe e Pian del Pero, sale a Poggio Scali, nelle Bozze di mappa denominata nel tratto alto Strada del Poggio Scali.

Per essere particolarmente impervia e difficilmente raggiungibile l'area non fu interessata dall’infrastrutturazione turistica postbellica del comprensorio di Campigna, laddove fortunatamente fu evitato lo «[…] scempio urbanistico minacciato nelle due località di Campigna e Badia Prataglia.» (F. Clauser, 2016, p. 72, cit.), diretto «[…] ad ottenere una ben più alta e deleteria incidenza di strade, ville e negozi all’interno della foresta (richiesta della creazione di un villaggio turistico in Campigna).» (P. Bronchi, 1985, p. 109, cit.), con la costruzione della prima pista sciistica dal Monte Gabrendo ai Prati della Burraia, risalente agli anni 1952/55, cui seguirono l’impianto di risalita collegato alla prima stazione invernale del luogo, oggi Chalet Burraia, struttura nata negli Anni ’30 come servizio per escursioni appenniniche (impianto poi abbandonato e definitivamente smantellato nel 2016 con riqualificazione dell’area), e nel 1958 l’impianto Sodo dei Conti/Fangacci.

Gli unici fabbricati dell’area orientale del Corniolo consistono pertanto in ricoveri per boscaioli. Sul crinale che separa i bacini idrografici dei Fossi di Poggio Scali e delle Macine si trovano i resti dell’ex­-rifugio di Pian del Pero, nella Carta d’Italia I.G.M. di impianto (1894), comparente con il toponimo C. Pian del Pero (Casa Pian del Pero), mentre una recente edizione di cartografia escursionistica riporta il toponimo dell’ex rifugio accanto al simbolo dei ruderi, abbandonato per essersi trovato all’interno della Riserva di Sasso Fratino: «All’interno della Riserva non sono presenti manufatti, ad eccezione dell’ex rifugio di Pian del Pero, attualmente inutilizzato, e di alcune strutture viarie nelle aree di ampliamento.»  (A. Bottacci, P. Ciampelli, a cura di, 2018, p. 28, cit.). Sul versante di Poggio Capannina appartenente al versante del bacino del Fosso di Ricopri esterno alla Riserva si trovano i resti di un ridottissimo ricovero (monoposto) ancora efficiente poi i resti di un ricovero maggiore, che nel recente passato veniva ricordato come Casetta, entrambi descritti nell’ambito del medesimo percorso: «[…] lasciando il crinale, si evita la diramazione che sale a Poggio Capannina per continuare su un largo sentiero che taglia il pendio sotto il Poggio medesimo a mezza costa. […] dopo aver superato una capanna in sasso, ad una biforcazione. Lasciato a destra il sentiero che scende alla Casetta ci si immette in un sentierino che risale […] sulla strada Corniolo-Lama […]» (O. Bandini, G. Casadei, G. Merendi, 1986, p. 127-128, cit.). Quest’ultimo, perfettamente riconoscibile nella sua consistenza mostra (incoerenti) tracce di un suo moderno riutilizzo consistenti in lastre ondulate di copertura poste ad integrazione delle fatiscenze. Un altro rudere è posto sull’argine del Fosso di Ricopri, poco prima della confluenza con il Fosso delle Cullacce da cui nasce il Fosso del Fiumicino, probabilmente in origine destinato a ospitare il ricovero di una sega idraulica (Sega di Mezzo). Si tratta di impianti documentati nel sito di Ricopri o Ricuopri, fino al XIX secolo rinomato per la presenza di numerosi abeti e faggi di pregio. Una lettera dei funzionari dell’Opera del Duomo di Firenze del 1664 prescrive: «[…] che andassero a cercare nella nuova bandita di Campigna quei faggi grossi per il servizio dell’Arte della Lana […] e mi dicono di aver veduto quei faggi grossi in Campigna e molti altri ancora per Ricopri […] e quelli si potrebbero vendere ai madiai e simili artefici con qualche utile presente e pulire la macchia in molti luoghi ove i faggi danneggiano l’abetio […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p.70, cit.). Da un verbale del 1677: «[…] andammo a visitare le macchie che si domandano di Ricopri luogo di grandissima tenuta dove vi sono grandissimi e grossissimi abeti ma molto difficili da cavarsi di quivi.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 320, 321, cit.). È noto che le difficoltà di trasporto del legname per morfologia dei luoghi e/o assenza di vie di smacchio portarono nei secoli ad autorizzare la costruzione di seghe idrauliche, anche a servizio dell’Opera: «Si sa che nel febbraio 1444 fu concessa una sega sul fosso di Ridracoli verso Valbona […], un’altra fu concessa nel 1482 sul fiume di Ricopri […] utile a detta selva per la località e la via inaccessibile che è a circa quattro miglia […]. Una terza ancora […] sempre sul fiume di Ridracoli nel 1484, ed una quarta nello stesso anno sul fiume di Ricopri in luogo detto i Diaccioni; una quinta nel Pianazzone nel 1490 ed una sesta nel 1503 […], con tanto di edificio, […] sul fiume dell’Asticciola.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 63-64, cit.). Alcuni di tali impianti erano documentati come Sega di Sotto, di Mezzo e di Sopra per essere collocate presso il “fiume di Ricopri”. Da un verbale di un’ispezione del 1652: «La terza parte delle selve dell’Opera succede sotto Campigna a levante e contiene […] Sega di Mezzo, Sega di sotto, Ricuopri […].» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 267, cit.). Da una relazione del 1672: «[…] e scendendo per Ricopri dalla Via di Scali verso la Docciola in quelle coste calando alla sega di sopra sino alla sega di mezzo per la via verso Vellaneta.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 388, cit.). Dalle corrispondenze tra quanto documentato, la Carta Geometrica ed il Catasto toscano si rileva l’esistenza di una Via della Sega di Mezzo parallela a detto tratto del fosso ed i sopracitati resti possono essere quantomeno attribuiti ad una ricostruzione sei-settecentesca della Sega di Mezzo, risalente al 1482, eventualmente costituente la «casetta o capanna […] che serve per comodità del condurre i legni […].» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 326, cit.), mentre sull’argine rimangono i probabili resti del basamento di appoggio dell’impianto. Inoltre, si può stabilire con notevole certezza come nel sito sopracitato di Diaccioni, identificabile subito a valle di Val di Covile in riva del Fiumicino, doveva trovarsi la Sega di Sotto risalente al 1484. La posizione della Sega di Sopra doveva trovarsi presso gli attraversamenti del Fosso di Poggio Scali, già del Canale del Pentolino, raggiunti dalla Via della Sega di Mezzo “scendendo per Ricopri dalla Via di Scali verso la Docciola”, oggi in parte interni alla Riserva.

Sulla Costa Poggio del Ballatoio si trova il Rifugio Ballatoio, nella Carta d’Italia I.G.M. (1937) comparente con il toponimo Casetta: oggetto di attento restauro a scopo escursionistico, è posto presso l’incrocio tra il sentiero di crinale ed uno degli importanti itinerari trasversali di antico utilizzo forestale in parte corrispondente al Sent. 243 CAI, che mettevano in comunicazione Campigna con l’area di Ricopri.

Per approfondimenti si rimanda alle schede toponomastiche Valle del Bidente di Campigna, Fiume Bidente di Campigna e/o relative a monti e insediamenti citati.

N.B.: - Dopo la confisca del vasto feudo forestale da parte della Repubblica di Firenze a danno dei conti Guidi, l’alpe del Corniolo, la selva del Castagno e la selva di Casentino ovvero di Romagna che si chiama la selva di Strabatenzoli e Radiracoli tra il 1380 e il 1442 furono donate (il termine contenuto in atti è “assegnato in perpetuo”; A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 15-16, cit.) all’Opera del Duomo di Firenze in Romagna che, per oltre quattro secoli si riservò il prelievo del legname da costruzione e per le forniture degli arsenali di Pisa e Livorno, di quelli della Francia meridionale oltre che per l’ordine dei Cavalieri di Malta. Dopo la presa in possesso l’Opera aveva costatato che sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi sia altrove si manifestavano numerosi disboscamenti (roncamenti) non autorizzati. Desiderando evitare nuovi insediamenti, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile. Altri elenchi e documenti utili si sono susseguiti nei secoli seguenti, fino ai contratti enfiteutici del 1818 e del 1840 con il Monastero di Camaldoli, contenenti una precisa descrizione dei confini e delle proprietà dell’Opera.

- Le “vie dei legni” indicano i percorsi in cui il legname, tagliato nella foresta, tronchi interi o pezzato, dal XV° al XIX° secolo veniva condotto prima per terra tramite traini di plurime pariglie di buoi o di cavalli, a valicare i crinali appenninici fino ai porti di Pratovecchio e Poppi sull’Arno, quindi fluitato per acqua, a Firenze e fino ai porti di Pisa e Livorno. Per approfondimenti, v. M. Ducci, G. Maggi, B. Roba, 2024, cit.

RIFERIMENTI    

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

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A. Bottacci, P. Ciampelli (a cura di), La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, Reparto Carabinieri Biodiversità RCCB Pratovecchio, Pratovecchio-Stia 2018;

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M. Ducci, G. Maggi, B. Roba, “Le vive travi” e i loro cammini nel Parco e nella storia, Monti editore, Cesena 2024;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

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F. Pesendorfer (a cura di), IL GOVERNO DI FAMIGLIA IN TOSCANA. Le memorie del granduca Leopoldo II di Lorena (1824-1859), Sansoni Editore, Firenze 1987;

A. Sansone, Relazione sulla Azienda del Demanio Forestale di Stato – 1° luglio 1910/30 luglio 1914, Roma 1915;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Parco nazionale delle foreste casentinesi. Carta dei sentieri 1:25.000, N.20, Monti editore, 2019;

Regione Toscana – Progetto CASTORE – CAtasti STOrici REgionali;

Carta della Romagna Toscana e Pontificia: URL http://www502.regione.toscana.it/searcherlite/cartografia_storica_regionale_scheda_dettaglio.jsp?imgid=10910;

G. Inghirami, Carta Geometrica della Toscana, 1830;

Carta Geometrica della Regia Foresta Casentinese: URL http://www502.regione.toscana.it/searcherlite/cartografia_storica_regionale_scheda_dettaglio.jsp?imgid=11479;

Bozze di mappe catastali della Foresta Casentinese e Campigna: URL http://www502.regione.toscana.it/searcherlite/cartografia_storica_regionale_scheda_dettaglio.jsp?imgid=11644;

URL http://www.popolidelparco.it/media/archivio-pietro-zangheri-zan098/;

URL www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba - Sulla Giogana, presso il Poggione, è possibile notare i primi impluvi dei due rami elevati del Fosso della Ruota, poi, da Pian delle Carbonaie con evidente traccia il Sentiero delle Cullacce (bolli rossi) consente di attraversare gli stessi rami. Il sentiero 241 CAI interseca il Fosso della Ruota nel punto in cui i suoi due rami superiori si riuniscono. La Strada delle Cullacce conduce da Campigna ad intersecare il fosso al km 3+350. Da Castagnoli di Sotto occorrono circa 300 m per raggiungere il sito della confluenza del fosso nel Bidente, presso Capanna.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore.

00A – Ubicazione della Valle del Fosso della Ruota nell’ambito dei bacini idrografici dell’Alta Valle del Bidente.

001a – 001b – La S.P. 4 del Bidente offre molteplici panoramiche e scorci del versante dx della valle del Bidente e delle dorsali che la compenetrano, così ben distinguendo le Coste delle Cullacce e di P.gio del Ballatoio nel distaccarsi dalla biforcazione della vetta principale del Poggione, sullo spartiacque appenninico, e di P.gio Termini dalla vetta minore. Le tre coste sono separate dalle profonde incisioni dove scorrono i Fossi della Fonte del Raggio e della Ruota (20/05/18).

001c/001g - Prima da monte di S. Paolo in Alpe poi dal crinale che delimita la valle del Fosso di Ristèfani, si nota lo sviluppo dallo spartiacque appenninico delle Coste di P.gio Termini, di P.gio del Ballatoio e delle Cullacce, in parte occultato dalla dorsale Poggio Capannina-Poggio Ricopri-Poggio di Montali; in particolare, nella 3^ foto si nota la valle del Fosso della Ruota, nell’ultima veduta affiancata da quella del Fosso della Fonte del Raggio (25/04/18).

001h – 001i – 001l - Viste con indice fotografico evidenziante rilievi e corsi d’acqua in questione.

001m – 001n - 001o – Da Poggio Capannina si aprono viste panoramiche verso lo spartiacque tosco-romagnolo mentre lo sviluppo delle valli dei Fossi della Fonte del Raggio e della Ruota si vedono di profilo (16/11/16).

001p – Schema da cartografia moderna del bacino idrografico dei Fossi della Ruota e del Fosso del Fiumicino, con i suoi tratti alti di Ricopri e di Poggio Scali ed i suoi affluenti della Fonte del Raggio, delle Cullacce, della Porta e Canale del Pentolino.

001q – Mappa schematica dedotta da cartografia storica di inizio XX sec. evidenziante reticolo viario e idrografico precedente al completamento della viabilità provinciale.

001r – 001s - Vista dell’origine del ramo occidentale del Fosso della Ruota, dal versante levantino della cima minore del Poggione (19/06/18).

001t/001z – Alcune creste movimentano lo spartiacque adiacente al lato orientale della cima minore del Poggione: tra esse e la sua cima maggiore trova origine, il ramo orientale del Fosso della Ruota (19/06/18).

002a – 002b – 002c - Il ramo superiore occidentale del Fosso della Ruota alla quota 1377 viene intersecato dal Sentiero delle Cullacce mentre separa la Costa di Poggio Termini dalla Costa Poggio del Ballatoio (19/06/18).

002d/002h – Poco dopo il Sentiero delle Cullacce interseca il ramo superiore orientale del Fosso della Ruota alla quota 1375 (19/06/18).

002i/002p – Il sentiero 241 CAI percorre i versanti della Costa Poggio del Ballatoio, intersecando il Fosso della Ruota nel punto in cui i suoi due rami superiori si riuniscono alla quota 1204 (19/06/18).

002q – 002r – 002s - Il Fosso della Ruota, ormai riunificato, alla quota 1030 interseca la Strada delle Cullacce, separando la Costa di Poggio Termini dalla Costa Poggio del Ballatoio (19/06/18).

002t/002z - Il Fosso della Ruota viene attraversato dal sentiero 243 alla quota 845 (6/04/16).

003a – 003b – 003c – Tratto finale del Fosso della Ruota, ormai quasi a valle (13/07/18).

003d – 003e – 003f - Il Fosso della Ruota si appresta a confluire nel Bidente (13/07/18).

003g – 003h - Una stretta lingua di terra tra il Bidente (a dx) e il Fosso della Ruota (a sx) è l’estrema propaggine della Costa di Poggio Termini, a quota 700. Sopra l’argine bidentino la vegetazione nasconde i ruderi di Capanna, insediamento appartenente al podere di Castagnoli (13/07/18).

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