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Fosso delle Macine e di Campo alla Sega

Tipo : torrente
Altezza mt. : 677
Coordinate WGS84: 43 51' 02" N , 11 48' 26" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (5/11/2019)

Fosso di Campo alla Sega (compreso F.so delle Macine)

Coordinate WGS84: Origine (P.gio della Serra) 43° 51’ 20” N / 11° 47’ 30” E - Sbocco (Lago) 43° 51’ 18” N / 11° 49’ 33” E - (Bidente, sbocco storico) 43° 51’ 27” N / 11° 50’ 9” E - Quote: Origine 1044 m – Sbocco (Lago) 550 m - Sbocco (storico) 510 m - Sviluppo 3,77 km – 4,95 km comprendendo il braccio lacustre.

Fosso delle Macine

Coordinate WGS84: Origine (P.gio della Serra) 43° 51’ 45” N / 11° 48’ 12” E - Sbocco (confluenza con F.so di Sasso Fratino) 43° 51’ 2” N / 11° 48’ 26” E - Quote: Origine 1044 m – Sbocco 676,8 m - Sviluppo 1,47 km.

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

In particolare, la Valle del Fiume Bidente di Ridràcoli riguarda quel ramo intermedio del Bidente delimitato, ad Ovest, dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che subito precipita ripidissimo disegnando la sella di Pian del Pero, serpeggiante evidenzia una sequenza di rilievi (i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S.Paolo in Alpe, Poggio Squilla, Ronco dei Preti e Poggio Collina, per terminare con Poggio Castellina) fino a digradare presso il ponte sul Fiume Bidente di Corniolo a monte di Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli. Ad Est la valle è delimitata dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si diparte da Poggio allo Spillo (collegando Poggio della Bertesca, Croce di Romiceto, i Monti Moricciona, La Rocca, Marino, Pezzoli e Carnovaletto) per concludersi con il promontorio della Rondinaia digradando a valle di Isola costretto dalla confluenza del Fiume Bidentino o Torrente Bidente di Fiumicino nel Fiume Bidente. La Rondinaia è nota per il castello con la sua torre «[…] baluardo di antica potenza, elevato fin dai tempi romani alla difesa contro le orde barbariche che dal nord d’Europa scendevano a depredare le belle contrade d’Italia.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 274).

Il bacino idrografico, di ampiezza molto superiore rispetto alle valli collaterali e che vede il lago occupare una posizione baricentrica con l’asta principale fluvio/lacustre f.so Lama/invaso/fiume posizionata su un asse mediano Nord-Sud, mostra una morfologia molto differenziata rispetto al suo baricentro. L’area sorgentifera, con la realizzazione dell’invaso artificiale, si differenzia tra quella che lo alimenta e quella a valle della diga che alimenta direttamente il fiume. A monte l’area imbrifera si amplia estendendosi da Poggio Scali fino al Passo della Crocina mostrando, specie nella parte a ridosso delle maggiori quote dello spartiacque appenninico (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Frana Vecchia, 1950, e Frana Nuova, 1983-1993, sempre attiva, di Sasso Fratino). Il tratto di contrafforte che, come detto, si stacca da Poggio Scali, trova una serie di picchi tra cui emerge subito Poggio della Serra, quindi il Monte Grosso e l’Altopiano di S. Paolo in Alpe, in corrispondenza del quale comincia un’ampia rotazione, che volge al termine dopo aver superato Ronco dei Preti, quando precede una netta controcurva così riprendendo l’orientamento principale verso il suo termine. Detti rilievi costituiscono nodo montano da cui si diramano ulteriori dorsali di vario sviluppo e consistenza geomorfologica che delimitano il sistema vallivo del versante orientale del bacino idrografico di Ridràcoli. Dall’Altopiano di S. Paolo in Alpe si stacca una lunghissima, arcuata ed affilata dorsale caratterizzata dalle evidentissime stratificazioni marnoso-arenacee del suo versante meridionale delimitanti la Valle del Rio Fossati, la cui sommità è nota come Crinale della Vacca, che termina contro l’ansa del Bidente tra la diga ed il Castello di Ridràcoli, affiancando il Lago di Ridràcoli: questa dorsale costituisce il ripido versante esposto a settentrione della Valle del Rio Bacine mentre il versante meridionale del corrispondente anfiteatro vallivo è disegnato dall’ampio arco del contrafforte, con testata che si sviluppa tra l’Altopiano di S. Paolo in Alpe, Poggio Squilla e Ronco dei Preti, dove hanno origine i due principali affluenti Rio del Castagno e Fosso del Castagno. Dal Monte Grosso si distacca verso SE un lungo costone di pendenza modesta che raggiunge il fondovalle del Fosso dell’Aiaccia, delimitando la Valle delle Pozzacchere da NE (ma panoramicamente risalta l’ampia Valle del Ciriegiolone), mentre il versante opposto del costone delimita la Valle del Rio Fossati o Fosso del Raggio. Il Fosso del Molinuzzo costituisce braccio lacustre e terminale dell’asta torrentizia costituita con i Fossi del Ciriegiolone e dell’Aiaccia, proveniente dall’anfiteatro generato dal contrafforte secondario nel distaccarsi dallo spartiacque appenninico a Poggio Scali. Gli altri bracci lacustri di cui si compone il lago sono il Fosso di Campo alla Sega, il Fosso degli Altari e il Fosso della Lama, provenienti direttamente o indirettamente dalla bastionata e i primi due indirettamente anche dalla Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, infine il Fosso del Molino, che raccoglie il reticolo idrografico generato dal contrafforte distaccatosi da Poggio allo Spillo. L’invaso occupa l’antico primo tratto del Fiume Bidente di Ridràcoli compreso tra le sue origini, determinate dalla confluenza dei Fossi della Lama e del Molino, e le confluenze, rispettivamente in sx e dx idrografica, dei Fossi del Molinuzzo e dei Tagli, tra le quali si situa la diga. Il versante del lago in dx idrografica è costituito dalle ripide pendici del Monte Cerviaia, con la sua appendice del Monte Palestrina, da cui provengono i Fossi del Fontanone, Fossone, del Casamentino e dell’Orso, oltre un fitto reticolo idrografico. Secondo la morfologia pre-lacustre, gli innumerevoli sproni del versante occidentale del Cerviaia, alternativamente contrapposti alle lunghe ed imponenti dorsali provenienti direttamente dallo spartiacque appenninico, determinarono quella che era la profonda e sinuosissima gola del primo tratto del Bidente, come si può notare dalla cartografia storica.

Come accennato, da Poggio Scali si stacca la caratteristica sella “a corda molle” di Pian del Pero che costituisce il primo tratto del contrafforte secondario fino allo snodo di Poggio della Serra. Da questo poggio si dirama un’affilata dorsale secondaria, con preciso orientamento O/E fino al Poggio di Campominacci, dividente l’ampio e assolato bacino del Fosso del Ciriegiolone da quello profondo e ristretto del Fosso delle Macine, che poi diviene di Campo alla Sega una volta raccolti i contributi giungenti dall’alto versante appenninico. Dal poggio che domina Campominacci la dorsale si biforca, sia con declinazione N/E verso Poggio della Gallona sia mantenendo l’orientamento più orientale, così delimitando il bacino dell’affluente in sx idrografica Fosso dei Botriali già delle Palate.

Per la precisione, il Fosso delle Macine ha origine da Poggio della Serra e costituisce il tratto montano del Fosso di Campo alla Sega, già del Campo alla Sega o di Campo Minacci, che ha esatta origine dalla confluenza del suo tratto montano con il Fosso di Sasso Fratino (a volte detto Fosso delle Macine) con la sua ramificazione generata da quell’anfiteatro tra cui il Fosso dell’Acqua Fredda o dell’Asticciola«I torrenti principali che attraversano la Riserva sono (da Ovest a Est): Sottobacino Bidente di Ridracoli – Fosso delle Macine, che costituisce la porzione alta del F.di Campo alla Sega […] Fosso di Sasso Fratino, affluente di destra del F. d. Macine – Fosso di Campo alla Sega, derivato dalla confluenza del F. d. Macine e del F. d. Sasso Fratino […]» (A. Bottacci, 2009, p. 23, cit.). Sempre provenienti dalla Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, altri affluenti sono il Fosso dei Praticini o dei Fraticini posto prima della confluenza del Fosso di Sasso Fratino e il Fosso dei Preti, delimitato in dx idrografica dalla Costa di Poggio Piano, braccio orientale dello specifico anfiteatro di Sasso Fratino che, distaccatasi dallo spartiacque appenninico ed in continuità con la dorsale della Seghettina, chiude a SE il bacino idrografico. Mentre il Fosso dei Botriali confluisce nel Fosso di Campo alla Sega sul limite del suo braccio lacustre, gli altri affluenti in sx idrografica, ovvero il Fosso della Busca, già della Basca, e il Fosso dell’Asino, ormai si gettano direttamente nel lago. La dorsale della Seghettina separa la valle del Fosso di Campo alla Sega da quella del Fosso degli AltariFosso della Macine o della Macina o alla Macina erano le antiche denominazioni del nostro fosso, così certificando la presenza di un tale impianto di cui forse permangono i resti, come risulta, tra l’altro, dal Contratto livellario del 1840 che il Granduca fece stipulare con il Monastero di Camaldoli, in riferimento ai “vocaboli” del podere di Campominacci ed ai suoi confini: «N. 5 - Podere denominato Campo Minacci […]. Ed i descritti fabbricati posano in mezzo ad una tenuta di terra tutta giacente in poggio ed in una costiera rivolta a mezzogiorno la quale è intersecata da più e diversi fossi che scendono nel principale detto il Fosso della Macine e più inferiormente dell’Asticciola e dalla strada che sale alla casa colonica come pure da altre stradelle vicinali e viottoli. […] E questa tenuta di terre oltre la generale denominazione di Campo Minacci si conosce per i seguenti vocaboli: Campo Grande, La Fossa Cupa, il Poggiolo dei Confini, Cerreta, Balza dell’Acerone, i Piani, Fosso alla Macina, Diaccetti, l’Aiaccia, i Prati, l’Aia di Canino, la Serra, la Finocchiaia. Ed i confini che la recingono sono, […] 3° e per lungo tratto dirigendosi a ponente Fosso dell’Asticciola e della Macina al di là del quale terreni compresi nella Tenuta Forestale, […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 514, 515, cit.).

La minore acclività di tratti del versante sx della valle, al contrario di quella della Riserva, ha consentito il diffondersi di insediamenti ed appoderamenti dediti al pascolo e al taglio del bosco, infatti il ricorrente toponimo ricorda la principale attività svolta nell’area dai secoli addietro fino alla prima metà del XX … «Ivi il Padre Apennino non corruso ma verde, mostravasi aperto e vestito con alberi sul fianco, appiè del quale una cascata di acque da sega in sega e tra i massi rompendosi lieve lieve come velo copriva un ponticello …» (P. Ferroni, Autobiografia, 1825, in: G.L. Corradi, O. Bandini, “Per quanto la veduta consenta di spaziare”. Scelta di testi dal XIV al XIX secolo, in: G.L. Corradi, O. Bandini, 1992, p.78, cit.). Gli insediamenti superstiti sono alcuni fabbricati del nucleo de La Seghettina e, fino a pochi decenni addietro, Campominacci, già Campo Minacci, Campo di Minaccio e Campo Ominacci, che giunse ad essere recuperato ed indicato come rifugio nella prima cartografia del Parco delle Foreste Casentinesi, oggi ormai abbandonato al destino di rudere, come peraltro l’Ammannatoia, già Mannatoia o Manatoia o Menatoja ed i Botriali, già Butriali. Di Pratovecchio  e Poggio a Pratovecchio (posti sul crinale di Poggio della Gallona ma il primo appartenente al sistema vallivo del Fosso del Molinuzzo) e di Campo alla Sega rimangono poche pietre. Resti poco consistenti di vari capanni si trovano sia sul crinale a monte dell’origine del Fosso delle Macine, l’ex rifugio di Pian del Pero, sia presso il suo corso (uno a metà circa di probabile uso forestale, uno verso il suo termine, forse l'antica macina, peraltro posta in nun sito ancora oggi noto come Macine) e di quello del Fosso di Campo alla Sega e tra Campominacci e Campo alla Sega.

Tali luoghi si sono trovati in qualche modo coinvolti dalla storia nell’evoluzione del ciclo delle acque di Ridràcoli, note e sfruttate fin dall’antichità in tutta la Romagna. Lo stesso toponimo deriverebbe dal latino Rivus Oracolum o Oraculorum per la probabile presenza presso il torrente di un piccolo tempio pagano con sibilla oracolante, ipotesi comunque verosimile e conforme alla leggenda della Sibilla appenninica delle vicine montagne marchigiane. Già nel II secolo d.C. le problematiche legate al reperimento delle risorse idriche e soprattutto alle necessità di Ravenna e del porto di Classe portarono l’Impero Romano alla realizzazione di un imponente acquedotto che sfruttava il flumen aqueductus Bidente; tracce di esso si trovano negli scritti antichi ed essenzialmente nella toponomastica locale. Dopo un lunghissimo interregno, negli anni ’30 del XX secolo le esigenze della civiltà moderna portano ad effettuare i primi studi per localizzare una diga nell’Alto Appennino forlivese e, nei primi anni ‘60, al fine di fornire risorse idriche sufficienti alle aree di Forlì e Ravenna e alla fascia costiera romagnola, viene individuata l’area a monte di Ridràcoli come idonea per l’imbrigliamento delle acque dell’alto corso del Bidente (oltre ad altre risorse idriche tramite condotte sotterranee), con conseguente realizzazione dell’opera tra il 1975 e il 1982. Oggi, come probabilmente il lago artificiale ha alterato il microclima dell’anfiteatro della Lama, portando variazioni nell’assetto vegetazionale con un diverso equilibrio a vantaggio delle specie oceaniche (faggio) in confronto a quelle continentali, così l’ambiente circostante è stato modificato da viabilità ed opere connesse alla diga e diversi edifici, acquisiti dalla Romagna Acque-Società delle Fonti S.p.A., hanno subito modifiche e/o riutilizzi a fini turistici.

È così scomparso quasi l’intero tracciato della mulattiera comunale e sono scomparsi ponti e guadi che attraversavano il Fiume Obbediente (come era anticamente classificato), come il Ponte alla Forca e il Ponte a Ripicchione, quest’ultimo comparente in una mappa del 1637 e citato nel Contratto livellario del 1840 tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli relativo ad uno dei poderi scomparsi: «N. 8 - Podere di Lagacciolo […] Terreni. Un solo tenimento di terra tutta giacente in poggio ed in una pendice scoscesa  inclinata sul torrente Bidente rivolta al sud est intersecata da più e diversi fossi e borri […] ed è riconosciuto per i vocaboli: Lagacciolo, Ponte Ripicchione, la Ripa dei Corvi, i Bruciati, i Ronchi Vecchi, Balzoni, Poggio della Gallona ed il Prato dei Ciliegi.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 518, 519, cit.). Il Ponte a Ripicchione era posto subito a valle della confluenza del Fossato del Ciregiolo (oggi Fosso del Molinuzzo) nel fiume, quindi proprio nel luogo dove oggi sorge la diga ma probabilmente nel XIX sec. ne rimaneva solo il toponimo, infatti non compare nella cartografia dell’epoca, a differenza del Ponte alla Forca, posto subito a monte della confluenza del Fosso di Campo alla Sega. Ancora negli ultimi anni prima dell’innalzamento delle acque dell’invaso in quei luoghi esistevano due stradelli, uno seguiva il corso del Bidente attraversandolo ben 33 volte, ma era praticabile solo in caso di scarsità idrica, l’altro era la mulattiera comunale, larga e ben massicciata, che si distaccava dalla Mulattiera di Ridràcoli, già Strada che dal Castello di Ridracoli conduce alla Chiesa della Casanova, come dall’ottocentesco Catasto Toscano. Scavalcato con un ponte in legno il Fosso dei Tagli passava sotto un arco del mulino omonimo quindi ne costeggiava il bottaccio. Giunta all’altezza del Fosso del Molinuzzo«In quel punto il fiume era particolarmente ricco d’acque e per raggiungere la riva opposta i ridracolini avevano studiato un particolare marchingegno che chiamavano “la teleferica”. Salivano infatti su di un carrello portante, una specie di rudimentale funicolare composta da due fili d’acciaio […]. Situata qualche metro sopra il livello dell’acqua non era poi troppo scomoda e neanche troppo pericolosa. Vi si saliva in tre o quattro persone per volta ed era necessaria per recarsi alle Celluzze ed alle altre case poste oltre il fiume […] sul suo percorso incontrava un’altra fonte detta “dei bisernini” […]. Dal Logacciolo la mulattiera ricominciava a salire abbastanza rapidamente. Incontrava una piccola croce in ferro battuto […]. Oltrepassate le Case di Sopra, un breve tratto  in discesa permetteva di raggiungere la riva del Bidente che veniva attraversato grazie ad un ponticello in legno. Oltre il ponte la mulattiera correva pianeggiante verso le case della Forca, quindi incontrava un nuovo ponte, quello della Seghettina, in pietra con tre travi di ferro portanti, che permetteva nuovamente l’attraversamento del Bidente.» (C. Bignami, 1995, pp. 91-94, cit.). Superato il Ponte alla Forca, o della Seghettina, si imboccava l’importante Strada che dalla Seghettina va a Stia. Presso la Seghettina vi era un bivio per cui il tracciato di crinale sulla Costa di Poggio Piano proseguiva con la Strada del Crine del Poggio fino al Passo Sodo alle Calle o La Scossa, mentre la Strada che dalla Seghettina va a Stia prima discendeva verso il Fosso degli Altari e il Fosso delle Segarine, seguendo il loro corso, poi riguadagnava il crinale che permetteva di aggirare l’area sorgentifera del Fosso degli Acuti per dirigersi verso lo spartiacque, sia in direzione del Passo Sodo alle Calle (tramite la Strada delle Pulci, così soprannominata dagli addetti al traino del legname che subivano durante il lungo tragitto in salita se cedevano alle fatiche, a causa dell’insalubrità di un luogo allora pascolivo), sia in direzione del passo del Gioghetto. Ulteriore viabilità storica, che nelle mappe si nota attraversare aree prive di insediamenti, vede una Strada che da Campo Ominacci va a Stia, che attraversava l'anfiteatro di Sasso Fratino, e una Via delle Mandriole. Mentre i tracciati di tale viabilità sono spesso ben riconoscibili, mantenendo anche tratti dei loro selciati, sono del tutto sommersi dall’invaso sia il sito de La Forca che il Ponte alla Forca.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Ridràcoli e/o relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.:- Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Ancora all’inizio dell’800, per la generale mancanza di opere di regimentazione idraulica nei fondovalle e nonostante gli interventi migliorativi della seconda metà del XVIII sec., la viabilità della Romagna Toscana era costituita prevalentemente dai numerosi percorsi di costa situati lungo i crinali secondari subappenninici e dai sentieri di attraversamento congiungenti le vallate. All’interno delle foreste esistevano alcune vie dei legni ed innumerevoli erano le mulattiere usate per il trasporto delle piccole pezzature di legname.

- Attraversando il Gioghicciolo (così nei documenti camaldolesi) il ravennate Romualdo nel 1024 (nel 1012 secondo la tradizione) giunse a Campo Amabile per fondare l’Eremo. Tuttavia nel XIX secolo, quando ancora non esisteva il moderno Passo dei Fangacci, un Gioghetto pare documentato solo in corrispondenza del passo poco più a monte sulle pendici di Poggio Tre Confini (allora detto Poggio Tre Termini), posto in direzione del Passo della Crocina dove si dipartiva, grazie al contrafforte, l’antica Strada che dal Sacro Eremo va a Romiceto.

- Il toponimo forca, dal latino classico furca, ae = forca, strada a bivio e forcelle montana (A. Polloni) era probabilmente dovuto o alla viabilità che, oltre il ponte omonimo, si biforcava con detto tracciato di crinale e con uno di fondovalle che poi risaliva verso l’Ammannatoia ed oltre, oppure alla biforcazione fluviale con il Fosso di Campo alla Sega.

- La sega ad acqua venne inventata da Villard de Honnecourt nel sec. XIII e Leonardo da Vinci ne studiò il funzionamento nel 1480. A metà del ‘400 in Casentino sono documentate una sega ad acqua a Camaldoli (i monaci sono stati sempre all’avanguardia nella lavorazione del legno) e due artigiani specializzati a Papiano (M. Massaini, 2015, cit.) mentre, sul versante romagnolo «All’interno della foresta si costruirono direttamente e per concessione a terzi, nel corso del ‘500 e del ‘600, alcune seghe idrauliche per la lavorazione del legname sul posto e la sua preparazione al trasporto (sega del fosso del Bidente, sega del Ridracoli, dell’Asticciuola, del Ricopri). Tali seghe lavoravano al limite della legalità e, nonostante una rigida legislazione e una serie di regolamenti e di divieti per impedire tagli abusivi, per tutta l’età moderna hanno favorito la spogliazione della foresta da parte delle popolazioni confinanti.» (N. Graziani, 2001, p. 149, cit.). In particolare nel ‘6-‘700 l’Opera del Duomo di Firenze puntò al depezzamento del legname in dimensioni di più agevole trasporto con la costruzione di numerose seghe ad acqua in foresta, che però si ridussero ad una tra ‘700 e ‘800 a seguito del progressivo e totale disimpegno della stessa Opera, in attesa dei miglioramenti introdotti dal Siemoni.

- Negli scorsi anni ’70, a seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, tra cui Butriali, Campominacci, Manatoia e Seghettina, divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, senza successo tranne il parziale riutilizzo della Seghettina. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Ridracoli, Nuova Grafica, Santa Sofia 1995;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

M. Foschi, P. Tamburini, (a cura di), Il patrimonio edilizio nel Demanio forestale. Analisi e criteri per il programma di recupero, Regione Emilia-Romagna A.R.F., Bologna 1979;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

M. Massaini, Alto Casentino, Papiano e Urbech, la Storia, i Fatti, la Gente, AGC Edizioni, Pratovecchio Stia 2015;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Comune di Bagno di Romagna, PSC 2004, Insediamenti ed edifici del territorio rurale, 2004, Schede n.233-234-235-236-237-238-239-259;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

L’asse idrografico Macine-Campo alla Sega è raggiungibile in gran parte del suo corso. Il Fosso delle Macine si può raggiungere dalla strada forestale S.Paolo in Alpe-La Lama, deviazione dalla S.P. 4 del Bidente (bivio per S.Agostino al km 35+100), seguendo la rotabile S.Vic.le Corniolino-S. Paolo in Alpe per circa 6 km. Dalla sbarra superato facilmente Poggio della Serra, 2 km circa, si trova una piazzola da cui si dipartono tracce di sentieri che permettono di discendere il versante orientale di Poggio della Serra, attraversando l’area di origine del Fosso fino a raggiungerne l’alveo che costituisce confine della Riserva di Sasso Fratino. Si può seguire l’intero corso del Fosso per circa 1,3 km fino alla confluenza del Fosso di Sasso Fratino, che costituisce origine del Fosso di Campo alla Sega. Lo stesso sito si può raggiungere tramite la strada forestale che attraversa il fosso con il Ponte alla Sega, poco a monte del quale la S.F. per l’Ammannatoia, detta Butriali, segue il corso del fosso però innalzandosi. Attraversato nuovamente il Fosso di Campo alla Sega con il Ponte alla Macchia, la deviazione per la Seghettina si rialza nuovamente ma in dx idrografica, da cui tracce di sentiero consentono di raggiungere e seguire l’alveo fino all’inizio del braccio lacustre. In tutto circa km 3,8, in parte per esperti.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
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001a/001e – Dalla vetta Monte Penna, vedute con indice fotografico sulla alta Valle di Ridràcoli con particolari sull’area di origine del Fosso delle Macine sotto la sella “a corda molle” di Pian del Pero e dei siti dell’Ammannatoia e della Seghettina; evidenziata dal debole innevamento si nota l’antica viabilità che dal crinale della Seghettina si innalzava verso la Giogana tramite Costa Poggio Piano fino al Passo Sodo alle Calle o La Scossa, ovvero la Strada che dalla Seghettina va a Stia cui faceva seguito la Strada del Crine del Poggio (7/02/11 – 17/10/13 – 13/01/16).

001f/001i – Dal crinale tra i monti Cerviaia e Palestrina, nei pressi di Pratalino, e dallo stesso sito dell’insediamento di Palestrina la posizione ravvicinata evidenzia l’incisione valliva del Fosso delle Macine (16/10/16).

001l - Dalla dorsale che, giungendo dalla Costa Poggio Piano, superata la rotabile prosegue verso la Seghettina, sviluppandosi pressoché parallela alla dorsale di Poggio della Gallona, vista ravvicinata della ramificazione delle valli dei Fossi delle Macine/Campo alla Sega e dei Botriali (17/11/11).

001m/001q – Dal Belvedere Bocab, sulla SF S.Paolo in Alpe-La Lama, vedute della valle del Fosso delle Macine dalla testata sulla sella di Pian del Pero fino alla confluenza del Fosso di Sasso Fratino (il cui anfiteatro si apre subito oltre la dorsale che si stacca da Poggio Scali), oltre la quale inizia il corso del Fosso di Campo alla Sega (24/04/13 – 5/05/17).

001r – Schema da cartografia moderna della vallata dei Fossi delle Macine e di Campo alla Sega e loro affluenti, con gli insediamenti esistenti o scomparsi in evidenza.

001s – 001t - Mappa schematica dedotta da cartografia storica di inizio XX sec. evidenziante reticolo idrografico, infrastrutture e insediamenti, oltre che la superficie del futuro invaso, con particolare evidenziante il sito del Ponte alla Forca; la toponomastica riprende anche nella scrittura quella originale.

001u - Particolare della mappa del 1637 della ramificazione del Fosso di Campo alla Sega, anonima salvo i tratti montani dei Fossi della Motta e dell’Asticciola e di un Fondo alla Macine; compaiono Campo Minacci, Butriali, Mannatoia, Poggio Pratovecchio e Seghettina, oltre il Ponte a Ripicchione, posto subito a valle della confluenza del Fossato del Ciregiolo (oggi Fosso del Molinuzzo) nel fiume, quindi proprio nel luogo dove oggi sorge la diga (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, A. Bottacci, 2009, p. 31, cit.).

001v – 001z - Mappe schematiche dedotte da cartografia storica di inizio e di metà del XIX sec. evidenziante reticolo idrografico, infrastrutture e insediamenti; la seconda riporta anche il toponimo del fabbricato di Campo alla Sega, comparente anonimo nella prima. La toponomastica riprende anche nella scrittura quella originale.

002a – 002b – Il primo tratto di mulattiera che scende nella valle del Fosso delle Macine e la piazzola della SF S.Paolo in Alpe-La Lama da cui si diparte (20/09/18).

002c/002h – Il primo tratto del Fosso delle Macine, proveniente da Poggio della Serra, e aspetti del ruscellamento circostante (20/09/18).

002i – 002l – Il ramo del Fosso delle Macine che proviene dalla sella di Pian del Pero appare più importante di quello indicato come principale; dopo la confluenza dei due rami il fosso acquista consistenza (20/09/18).

002m/002u – Il tratto alto del fosso è spesso affiancato in sx da resti di un’antica mulattiera (20/09/18).

002v – Su un poggetto si trovano i resti di un capanno (altre vedute più avanti), già comparente nella mappa IGM del 1894 (20/09/18).

003a – 003b – 003c - Il fosso costituisce confine della Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino (20/09/18).

003d – 003e – 003f – La confluenza del Fosso dei Praticini, o Fraticini, WGS84 43° 51’ 8” N / 11° 48’ 3” E, è facilmente raggiungibile in quanto prossima (35 m) ad un tornante della SF (20/09/18).

003g/003n – Tratto impervio del Fosso delle Macine adiacente alla SF S.Paolo in Alpe-La Lama (20/09/18).

003o/003r – In corrispondenza del sito oggi noto come Macine, resti di sistemazioni e ruderi di un ricovero presumibilmente relativi ad un impianto ad acqua, considerata la prossimità all’alveo (20/09/18).

003s/003z – In corrispondenza di un tornante della SF, il sito della Fonte del Maresciallo, interno alla Riserva, di cui non pare esistano resti (31/03/12 - 20/09/18).

004a/004f – Con la confluenza del Fosso di Sasso Fratino, in prossimità della SF (WGS84 43° 51’ 2” N / 11° 48’ 26” E), inizia il Fosso di Campo alla Sega; accanto alla confluenza si nota un ingresso (vietato) alla Riserva (20/09/18).

004g/004p – Il Ponte della Sega e il Fosso di Campo alla Sega; il ponte è contemporaneo della SF in quanto prima non esisteva viabilità nella zona (31/03/12).

004q/004v – Il Ponte alla Macchia attraversa il fosso nei pressi della SF per l’Ammannatoia e si trova in corrispondenza della mulattiera (comparente nel catasto di inizio XIX sec.) che, come oggi, recava alla Seghettina; le spallette di vecchia fattura fanno presumere una preesistenza (5/05/17 – 30/09/19).

005a/005f – Superato il ponte, il Fosso di Campo alla Sega diviene di fondovalle, adiacente per un lungo tratto alla SF per l’Ammannatoia, comunque evolvendosi in sinuosissimi tornanti (23/12/19).

 

005g – 005h - In questo tratto confluisce il Fosso dei Preti (23/12/19).

005i/005q – Il tratto finale del fosso nel divenire braccio lacustre si raggiunge con limitate difficoltà specie in regime di secca (30/09/19).

005r – 005s - 005t – Il ramo del Fosso dei Botriali, affluente del Fosso di Campo alla Sega, che scende da Poggio della Gallona presso il tornante della SF per l’Ammannatoia che lo attraversa previo intubamento (30/09/19).

005u - 005v – 005z – Il ramo principale del Fosso dei Botriali, già delle Palate, che scende a valle dal sito dell’omonimo insediamento (30/09/19).

006a – 006b – I capanni della vallata. L’ex rifugio di Pian del Pero, posto sulla testata del Fosso delle Macine e all’interno della Riserva di Sasso Fratino, si può osservare solo dal confine con binocolo o zoom (16/11/16).

006c/006h – Il capanno di probabile uso forestale, segnalato nel testo, posto su un poggetto presso il fosso, già comparente nella mappa IGM del 1894  (20/09/18).

006i/006o – In corrispondenza del sito oggi noto come Macine, i probabili resti della storica macina evidenziano una muratura di argine e di sostegno dell’impianto e un piccolo ricovero semicircolare (20/09/18).

 

006p – Ad un centinaio di metri dai resti del fabbricato di Campo alla Sega, lungo la via, del pietrame pare riferibile ad una piccola costruzione piuttosto che a inutili murature di sostegno (5/05/17).

006q – A monte di Campo alla Sega si trovano i ruderi di un piccolo capanno, per le ridotte dimensioni probabilmente un ricovero (5/05/17).

007a - Gli insediamenti della vallata. L’Ammannatoia (24/04/13).

007b – I Botriali (18/12/16).

007c – Campo alla Sega (5/05/17).

007d/007g – Campominacci poco dopo l’abbandono, successivo alla ristrutturazione ed al riutilizzo come rifugio, e le conseguenze del definitivo abbandono (15/06/12 - 30/09/19).

007h/007m – Alla Seghettina di Sopra un fabbricato è stato consolidato per evitare il crollo, l’altro è stato abbandonato (17/11/11 - 30/09/19).

007n – 007o - La Seghettina di Sotto è stata restaurata e viene riutilizzata (17/11/11 - 30/09/19).

 

007p – Poggio a Pratovecchio (15/06/12).

007q – Pratovecchio (18/12/16).

007r – 007s – Splendida crescita di Meripilus giganteus presso il Fosso delle Macine e il confine della Riserva di Sasso Fratino (30/09/19).

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