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Fosso dei Praticini

Tipo : torrente
Altezza mt. : 677
Coordinate WGS84: 43 50' 57" N , 11 47' 50" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (8/01/2020)

Coordinate WGS84: Origine (Ripe di Scali) 43° 50’ 50” N / 11° 47’ 31” E - Sbocco (immissione nel F.so delle Macine) 43° 51’ 8” N / 11° 48’ 3” E - Quote: Origine 1373 m – Sbocco 750 m - Sviluppo 1,1 km.

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

In particolare, la Valle del Fiume Bidente di Ridràcoli riguarda quel ramo intermedio del Bidente delimitato, ad Ovest, dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che subito precipita ripidissimo disegnando la sella di Pian del Pero, serpeggiante evidenzia una sequenza di rilievi (i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S.Paolo in Alpe, Poggio Squilla, Ronco dei Preti e Poggio Collina, per terminare con Poggio Castellina) fino a digradare presso il ponte sul Fiume Bidente di Corniolo a monte di Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli. Ad Est la valle è delimitata dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si diparte da Poggio allo Spillo (collegando Poggio della Bertesca, Croce di Romiceto, i Monti Moricciona, La Rocca, Marino, Pezzoli e Carnovaletto) per concludersi con il promontorio della Rondinaia digradando a valle di Isola costretto dalla confluenza del Fiume Bidentino o Torrente Bidente di Fiumicino nel Fiume Bidente. La Rondinaia è nota per il castello con la sua torre «[…] baluardo di antica potenza, elevato fin dai tempi romani alla difesa contro le orde barbariche che dal nord d’Europa scendevano a depredare le belle contrade d’Italia.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 274).

Il bacino idrografico, di ampiezza molto superiore rispetto alle valli collaterali e che vede il lago occupare una posizione baricentrica con l’asta principale fluvio/lacustre f.so Lama/invaso/fiume posizionata su un asse mediano Nord-Sud, mostra una morfologia molto differenziata rispetto al suo baricentro. L’area sorgentifera, con la realizzazione dell’invaso artificiale, si differenzia tra quella che lo alimenta e quella a valle della diga che alimenta direttamente il fiume. A monte l’area imbrifera si amplia estendendosi da Poggio Scali fino al Passo della Crocina mostrando, specie nella parte a ridosso delle maggiori quote dello Spartiacque Appenninico (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), fortissime pendenze modellate dall’erosione con formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante, come le Ripe di Pian Tombesi, le Ripe della Porta, le Ripe di Scali e il Canale o Canalone del Pentolino, oltre che il distacco dello spessore detritico superficiale, con conseguente crollo dei banchi arenacei e lacerazione della copertura forestale, come la Frana Vecchia, 1950, e la Frana Nuova, 1983-1993, sempre attiva, di Sasso Fratino. Il tratto di contrafforte che, come detto, si stacca da Poggio Scali, trova una serie di picchi tra cui emerge subito Poggio della Serra, quindi il Monte Grosso e l’Altopiano di S. Paolo in Alpe, in corrispondenza del quale comincia un’ampia rotazione, che volge al termine dopo aver superato Ronco dei Preti, quando precede una netta controcurva così riprendendo l’orientamento principale verso il suo termine. Detti rilievi costituiscono nodo montano da cui si diramano ulteriori dorsali di vario sviluppo e consistenza geomorfologica che delimitano il sistema vallivo del versante orientale del bacino idrografico di Ridràcoli. Dall’Altopiano di S. Paolo in Alpe si stacca una lunghissima, arcuata ed affilata dorsale caratterizzata dalle evidentissime stratificazioni marnoso-arenacee del suo versante meridionale, la cui sommità è nota come Crinale della Vacca, dividente la Valle del Rio Fossati da quella del Rio Bacine. Dal Monte Grosso si distacca verso SE un lungo costone di pendenza modesta che raggiunge il fondovalle del Fosso dell’Aiaccia, delimitando la Valle delle Pozzacchere da NE (ma panoramicamente risalta l’ampia Valle del Ciriegiolone). Il Fosso del Molinuzzo costituisce braccio lacustre e terminale dell’asta torrentizia costituita con i Fossi del Ciriegiolone e dell’Aiaccia, proveniente dall’anfiteatro generato dal contrafforte secondario nel distaccarsi dallo Spartiacque Appenninico a Poggio Scali. Gli altri bracci lacustri di cui si compone il lago son relativi al Fosso di Campo alla Sega, al Fosso degli Altari e al Fosso della Lama, provenienti direttamente o indirettamente dalla bastionata e i primi due indirettamente anche dalla Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, infine il Fosso del Molino, che raccoglie il reticolo idrografico generato dal contrafforte distaccatosi da Poggio allo Spillo.

Come accennato, da Poggio Scali si stacca la caratteristica sella “a corda molla” di Pian del Pero che costituisce il primo tratto del contrafforte secondario fino allo snodo di Poggio della Serra. Da questo poggio si dirama un’affilata dorsale secondaria, con preciso orientamento O/E fino al Poggio di Campominacci, dividente l’ampio e assolato bacino del Fosso del Ciriegiolone da quello profondo e ristretto del Fosso delle Macine, che poi diviene di Campo alla Sega una volta raccolti i contributi giungenti dall’alto versante appenninico. Dal poggio che domina Campominacci la dorsale si biforca, sia con declinazione N/E verso Poggio della Gallona.

Per la precisione in base all’uso locale, alla C.T.R. regionale e alle mappe dell’A.S.F.D., il Fosso delle Macine ha origine da Poggio della Serra e costituisce il tratto montano del Fosso di Campo alla Sega, già del Campo alla Sega o di Campo Minacci, che ha esatta origine dalla confluenza del suo tratto montano con il Fosso di Sasso Fratino (nelle mappe I.G.M. detto Fosso delle Macine e pure ripetuto nella C.T.R. regionale), alimentato a sua volta dalla ramificazione generata dall’anfiteatro del nucleo storico della Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, tra cui il Fosso dell’Acqua Fredda o dell’Asticciola. «I torrenti principali che attraversano la Riserva sono (da Ovest a Est): Sottobacino Bidente di Ridracoli – Fosso delle Macine, che costituisce la porzione alta del F.di Campo alla Sega […] Fosso di Sasso Fratino, affluente di destra del F. d. Macine – Fosso di Campo alla Sega, derivato dalla confluenza del F. d. Macine e del F. d. Sasso Fratino […]» (A. Bottacci, 2009, p. 23, cit.). Sempre provenienti dalla Riserva altri affluenti sono nell’ordine il Fosso dei Praticini o dei Fraticini, il Fosso di Sasso Fratino e il Fosso dei Preti. Il primo nasce dalle Ripe di Scali con il ramo più alto dalla Frana Vecchia. Il Fosso di Sasso Fratino è generato da un’ampia ramificazione contenuta nello specifico anfiteatro di Sasso Fratino, panoramicamente evidente per le dorsali che lo abbracciano rispettivamente distaccandosi una da Poggio Scali con le sue Ripe verso Levante, l’altra dallo Spartiacque all’altezza di Poggio Porcareccio, questa piegante decisa verso Settentrione fino alla Posticcia di Matteino, guidata dall’ampia curva della netta incisione valliva del Fosso della Fonte del Porcareccio, quindi dalla biforcazione crinalizia che segue al Poggio di Sciagano (antico oronimo), digradante repentinamente trovando come toponimo identificativo il sito detto La Bruciata. Dalla biforcazione del Poggio di Sciagano si dirama la Costa Poggio Piano che delimita in dx idrografica il Fosso dei Preti e che, in continuità con la dorsale della Seghettina, chiude a SE il bacino idrografico del Fosso di Campo alla Sega. Fosso della Macine o della Macina o alla Macina erano le antiche denominazioni del nostro fosso, così certificando la presenza di un tale impianto (di cui forse permangono i resti) come risulta tra l’altro, dal Contratto livellario del 1840 che il Granduca fece stipulare con il Monastero di Camaldoli, in riferimento ai “vocaboli” del podere di Campominacci ed ai suoi confini: «N. 5 - Podere denominato Campo Minacci […]. Ed i descritti fabbricati posano in mezzo ad una tenuta di terra tutta giacente in poggio ed in una costiera rivolta a mezzogiorno la quale è intersecata da più e diversi fossi che scendono nel principale detto il Fosso della Macine e più inferiormente dell’Asticciola e dalla strada che sale alla casa colonica come pure da altre stradelle vicinali e viottoli. […] E questa tenuta di terre oltre la generale denominazione di Campo Minacci si conosce per i seguenti vocaboli: Campo Grande, La Fossa Cupa, il Poggiolo dei Confini, Cerreta, Balza dell’Acerone, i Piani, Fosso alla Macina, Diaccetti, l’Aiaccia, i Prati, l’Aia di Canino, la Serra, la Finocchiaia. Ed i confini che la recingono sono, […] 3° e per lungo tratto dirigendosi a ponente Fosso dell’Asticciola e della Macina al di là del quale terreni compresi nella Tenuta Forestale, […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 514, 515, cit.).

Sasso Fratino è il toponimo (catastalmente individuato) di una porzione della Foresta della Lama ricadente nel settore N di quell’area che ha costituito il nucleo originario della Riserva Naturale Integrale, inizialmente composta da 45 ettari oltre ulteriori 65 di area-tampone, per quanto attiene alla vegetazione definita foresta originaria (conservante la struttura delle associazioni vegetali risalenti alle “origini”, ovvero al tempo delle antiche civiltà mediterranee). «La zona della riserva in Comune di Bagno di Romagna, comprendente il territorio classificato in più atti dal 1959 al 1972, è senza dubbio la più interessante. Appartiene a questa zona l’anfiteatro di Sasso Fratino, che fronteggia la collina e l’antica casa di Campominacci […]» (P. Bronchi, 1985, p. 67, cit.). Situato su una ripida pendice posta nei pressi della confluenza tra il Fosso dell’Acqua Fredda e l’omonimo Fosso di Sasso Fratino, tra Poggio Scali e Pian di Giusto, ad una quota compresa tra 1100-1300 metri … «Da mille anni (forse da tremila) questa foresta appare da lontano con l’aspetto di oggi: soltanto le future generazioni sapranno nei prossimi secoli, se il nuovo microclima indotto dal bacino artificiale di Ridracoli avrà portato variazioni tali da trasformare profondamente questa preziosa testimonianza delle foreste originarie.» (P. Bronchi, 1985, p. 66, cit.) … l’anfiteatro di Sasso Fratino è facilmente individuabile da diversi punti di osservazione in quanto, nell’ambito delle dorsali che chiudendosi a “V” delimitano la valle del fosso omonimo, è ricompreso tra le evidenti incisioni delle due citate frane storiche: la Frana Vecchia, risalente al 1950 circa, staccatasi da quota 1350 m dalla dorsale delle Ripe di Scali che, precipitando da Poggio Scali, lo delimita a NO rimanendo esterna all’anfiteatro; la Frana Nuova, in continua evoluzione dal 1983, che interessa anche la parte alta del Fosso dell’Acqua Fredda e che, trovandosi nella zona centrale dell’anfiteatro vallivo, lo delimita a SE.

Dalle Ripe di Scali e, con il tratto più alto, dalla Frana Vecchia ha origine la ramificazione del Fosso dei Praticini e la sua stretta incisione valliva è panoramicamente evidente.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Ridràcoli e/o relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.: La sega ad acqua venne inventata da Villard de Honnecourt nel sec. XIII e Leonardo da Vinci ne studiò il funzionamento nel 1480. A metà del ‘400 in Casentino sono documentate una sega ad acqua a Camaldoli (i monaci sono stati sempre all’avanguardia nella lavorazione del legno) e due artigiani specializzati a Papiano (M. Massaini, 2015, cit.) mentre, sul versante romagnolo «All’interno della foresta si costruirono direttamente e per concessione a terzi, nel corso del ‘500 e del ‘600, alcune seghe idrauliche per la lavorazione del legname sul posto e la sua preparazione al trasporto (sega del fosso del Bidente, sega del Ridracoli, dell’Asticciuola, del Ricopri). Tali seghe lavoravano al limite della legalità e, nonostante una rigida legislazione e una serie di regolamenti e di divieti per impedire tagli abusivi, per tutta l’età moderna hanno favorito la spogliazione della foresta da parte delle popolazioni confinanti.» (N. Graziani, 2001, p. 149, cit.). In particolare nel ‘6-‘700 l’Opera del Duomo di Firenze puntò al depezzamento del legname in dimensioni di più agevole trasporto con la costruzione di numerose seghe ad acqua in foresta, che però si ridussero ad una tra ‘700 e ‘800 a seguito del progressivo e totale disimpegno della stessa Opera, in attesa dei miglioramenti introdotti dal Siemoni.

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

P. Bronchi, Alberi, boschi e foreste nella Provincia di Forlì e note di politica forestale e montana, C.C.I.A.A. di Forlì (a cura di), Nuova Cappelli, Rocca S. Casciano 1985;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

M. Massaini, Alto Casentino, Papiano e Urbech, la Storia, i Fatti, la Gente, AGC Edizioni, Pratovecchio Stia 2015;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

Il Fosso dei Praticini ricade interamente all’interno della Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino per cui non sarebbe comunque raggiungibile anche se la morfologia dei luoghi lo consentisse, ma il suo sbocco nel Fosso delle Macine è invece facilmente osservabile dal versante in dx idrografica del Fosso delle Macine (confine della Riserva), in corrispondenza del tornante posto presso il km 11 della S.F. S. Paolo in Alpe-La Lama, a km 5 dalla sbarra.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
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001a – 001b – 001c - Dal Monte Piano, oltre il contrafforte secondario che divide le valli del Bidente di Ridràcoli e di Pietrapazza, mentre si riesce a individuare l’anfiteatro di Sasso Fratino e la sella “a corda molle” di Pian del Pero che si rialza con Poggio della Serra, la nettezza delle ombre evidenzia il crinale che delimita l’incisione valliva del Fosso dei Praticini e, grazie all’innevamento, l’area di roccia affiorante di Frana Nuova (1/01/12).

001d – 001e – Dal Monte Moricciona, oltre il profilo del Monte Palestrina, si nota la testata del Fosso delle Macine e quasi l’intera vallecola del Fosso dei Praticini culminante con la lacerazione di Frana Vecchia (19/07/16).

001f/001i – Da Casanova dell’Alpe il primo soleggiamento mattutino crea ombre soffuse che addolciscono la morfologia dei luoghi (5/10/16).

001l/001o – Dal crinale tra i monti Cerviaia e Palestrina, nei pressi di Pratalino, la veduta, oltre che al sito di Sasso Fratino, si estende alla testata del Fosso delle Macine, sotto la sella “a corda molle di Pian del Pero, al suo fondovalle (che poi diviene di Campo alla Sega) ed ai suoi affluenti, tra cui l’intero Fosso dei Praticini, dalla sua ramificazione di origine nel sito di Frana Vecchia allo sbocco (16/10/16).

001p – 001q – 001r – Ulteriori vedute dal medio versante meridionale del M. Palestrina che guarda sul Lago di Ridràcoli (16/10/16)

 

001s/001z – L’ampio pendio denudato e in erosione corrispondente al sito dell’insediamento di Palestrina (ne rimane un ammasso di pietrame) consente la vista da bassa quota dell’intera Riserva di Sasso Fratino nella sua eccezionale alternanza di profonde incisioni vallive e scoscese dorsali, tra cui la testata del Fosso delle Macine e l’incisione del Fosso dei Praticini fino al sito di Frana Vecchia (16/10/16).

002a/002d - Dalla S.F. S. Paolo in Alpe-La Lama nei pressi di Ponte alla Sega, scorci tra la vegetazione del sito di Sasso Fratino con particolari del primo impluvio del Fosso dei Praticini nel sito di Frana Vecchia (17/06/13).

002e/002l – Dal Belvedere Bocab, sulla SF S.Paolo in Alpe-La Lama, vedute dal versante opposto della valle del Fosso delle Macine dalla testata sulla sella di Pian del Pero fino alla confluenza del Fosso di Sasso Fratino, oltre la quale inizia il corso del Fosso di Campo alla Sega, mentre si fronteggia l’incisione del Fosso dei Praticini, poco evidente anche per la copertura boschiva (24/04/13 – 5/05/17 – 30/09/19).

002m – 002n - Dalla S.F. S. Paolo in Alpe-La Lama veduta frontale del Fosso dei Praticini mentre oltre il suo crine si apre l’anfiteatro di Sasso Fratino di cui, nella veduta seguente, si vede lo sbocco vallivo del Fosso omonimo (5/05/17)

002o – Schema da cartografia moderna della vallata del Fosso dei Praticini, con l’indicazione dei ruderi delle strutture preesistenti.

002p – Particolare della Carta della Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino (A. Bottacci, 2009, p. 27, cit.) relativa al bacino del Bidente di Ridràcoli.

002q/002t – L'immissione del Fosso dei Praticini o Fraticini nel Fosso delle Macine (20/09/18).

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