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Fosso di Sasso Fratino

Tipo : torrente
Altezza mt. : 1375
Coordinate WGS84: 43 50' 37" N , 11 48' 12" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (10/01/2020)

Coordinate WGS84: Origine (Spartiacque) 43° 50’ 17” N / 11° 47’ 54” E - Sbocco (confluenza con il F.so delle Macine) 43° 51’ 2” N / 11° 48’ 26” E - Quote: Origine 1375 m – Sbocco 676,8 m - Sviluppo 1,75 km.

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

In particolare, la Valle del Fiume Bidente di Ridràcoli riguarda quel ramo intermedio del Bidente delimitato, ad Ovest, dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che subito precipita ripidissimo disegnando la sella di Pian del Pero, serpeggiante evidenzia una sequenza di rilievi (i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S.Paolo in Alpe, Poggio Squilla, Ronco dei Preti e Poggio Collina, per terminare con Poggio Castellina) fino a digradare presso il ponte sul Fiume Bidente di Corniolo a monte di Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli. Ad Est la valle è delimitata dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si diparte da Poggio allo Spillo (collegando Poggio della Bertesca, Croce di Romiceto, i Monti Moricciona, La Rocca, Marino, Pezzoli e Carnovaletto) per concludersi con il promontorio della Rondinaia digradando a valle di Isola costretto dalla confluenza del Fiume Bidentino o Torrente Bidente di Fiumicino nel Fiume Bidente. La Rondinaia è nota per il castello con la sua torre «[…] baluardo di antica potenza, elevato fin dai tempi romani alla difesa contro le orde barbariche che dal nord d’Europa scendevano a depredare le belle contrade d’Italia.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 274).

Il bacino idrografico, di ampiezza molto superiore rispetto alle valli collaterali e che vede il lago occupare una posizione baricentrica con l’asta principale fluvio/lacustre f.so Lama/invaso/fiume posizionata su un asse mediano Nord-Sud, mostra una morfologia molto differenziata rispetto al suo baricentro. L’area sorgentifera, con la realizzazione dell’invaso artificiale, si differenzia tra quella che lo alimenta e quella a valle della diga che alimenta direttamente il fiume. A monte l’area imbrifera si amplia estendendosi da Poggio Scali fino al Passo della Crocina mostrando, specie nella parte a ridosso delle maggiori quote dello Spartiacque Appenninico (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), fortissime pendenze modellate dall’erosione con formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante, come le Ripe di Pian Tombesi, le Ripe della Porta, le Ripe di Scali e il Canale o Canalone del Pentolino, oltre che il distacco dello spessore detritico superficiale, con conseguente crollo dei banchi arenacei e lacerazione della copertura forestale, come la Frana Vecchia, 1950, e la Frana Nuova, 1983-1993, sempre attiva, di Sasso Fratino. Il tratto di contrafforte che, come detto, si stacca da Poggio Scali, trova una serie di picchi e rilievi tra cui emerge subito Poggio della Serra, quindi il Monte Grosso e l’Altopiano di S. Paolo in Alpe, in corrispondenza del quale comincia un’ampia rotazione, che volge al termine dopo aver superato Ronco dei Preti, quando precede una netta controcurva così riprendendo l’orientamento principale verso il suo termine. Detti rilievi costituiscono nodo montano da cui si diramano ulteriori dorsali di vario sviluppo e consistenza geomorfologica che delimitano il sistema vallivo del versante orientale del bacino idrografico di Ridràcoli. Dall’Altopiano di S. Paolo in Alpe si stacca una lunghissima, arcuata ed affilata dorsale caratterizzata dalle evidentissime stratificazioni marnoso-arenacee del suo versante meridionale, la cui sommità è nota come Crinale della Vacca, dividente la Valle del Rio Fossati da quella del Rio Bacine. Dal Monte Grosso si distacca verso SE un lungo costone di pendenza modesta che raggiunge il fondovalle del Fosso dell’Aiaccia, delimitando la Valle delle Pozzacchere da NE (ma panoramicamente risalta l’ampia Valle del Ciriegiolone). Il Fosso del Molinuzzo costituisce braccio lacustre e terminale dell’asta torrentizia costituita con i Fossi del Ciriegiolone e dell’Aiaccia, proveniente dall’anfiteatro generato dal contrafforte secondario nel distaccarsi dallo Spartiacque Appenninico a Poggio Scali. Gli altri bracci lacustri di cui si compone il lago sono il Fosso di Campo alla Sega, il Fosso degli Altari e il Fosso della Lama, provenienti direttamente o indirettamente dalla bastionata e i primi due indirettamente anche dalla Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, infine il Fosso del Molino, che raccoglie il reticolo idrografico generato dal contrafforte distaccatosi da Poggio allo Spillo.

Come accennato, da Poggio Scali si stacca la caratteristica sella “a corda molla” di Pian del Pero che costituisce il primo tratto del contrafforte secondario fino allo snodo di Poggio della Serra. Da questo poggio si dirama un’affilata dorsale secondaria, con preciso orientamento O/E fino al Poggio di Campominacci, dividente l’ampio e assolato bacino del Fosso del Ciriegiolone da quello profondo e ristretto del Fosso delle Macine, che poi diviene di Campo alla Sega una volta raccolti i contributi giungenti dall’alto versante appenninico. Dal poggio che domina Campominacci la dorsale si biforca, sia con declinazione N/E verso Poggio della Gallona.

Per la precisione in base all’uso locale, alla C.T.R. regionale e alle mappe dell’A.S.F.D., il Fosso delle Macine ha origine da Poggio della Serra e costituisce il tratto montano del Fosso di Campo alla Sega, già del Campo alla Sega o di Campo Minacci, che ha esatta origine dalla confluenza del suo tratto montano con il Fosso di Sasso Fratino (nelle mappe I.G.M. detto Fosso delle Macine e così pure, con ripetizione, nella C.T.R. regionale) o, nel tratto finale della Motta e nel tratto alto di Sasso Fartino (con evidente traslitterazione), come da Catasto Toscano del 1826-34, alimentato a sua volta dalla ramificazione generata dall’anfiteatro del nucleo storico della Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, tra cui il Fosso dell’Acqua Fredda o dell’Asticciola o della Sega de Butteri, come da Catasto Toscano «I torrenti principali che attraversano la Riserva sono (da Ovest a Est): Sottobacino Bidente di Ridracoli – Fosso delle Macine, che costituisce la porzione alta del F.di Campo alla Sega […] Fosso di Sasso Fratino, affluente di destra del F. d. Macine – Fosso di Campo alla Sega, derivato dalla confluenza del F. d. Macine e del F. d. Sasso Fratino […]» (A. Bottacci, 2009, p. 23, cit.). In una mappa dei possedimenti dell’Opera di S. Maria del Fiore (Duomo di Firenze) del 1637 il Fosso dell’Asticciola appare il più rilevante dell’area montana occidentale. Sempre provenienti dalla Riserva altri affluenti sono nell’ordine il Fosso dei Praticini o dei Fraticini, il Fosso di Sasso Fratino e il Fosso dei Preti. Il primo nasce dalle Ripe di Scali con il ramo più alto dalla Frana Vecchia. Il Fosso di Sasso Fratino è generato da un’ampia ramificazione contenuta nello specifico anfiteatro di Sasso Fratino, panoramicamente evidente per le dorsali che lo abbracciano rispettivamente distaccandosi una da Poggio Scali con le sue Ripe verso Levante, l’altra dallo Spartiacque Appenninico all’altezza di Poggio Porcareccio, questa piegante decisa verso Settentrione fino alla Posticcia di Matteino, guidata dall’ampia curva della netta incisione valliva del Fosso della Fonte del Porcareccio, quindi dalla biforcazione crinalizia che segue al Poggio di Sciagano (antico oronimo), digradante repentinamente trovando come toponimo identificativo il sito detto La Bruciata. Dalla biforcazione del Poggio di Sciagano si dirama la Costa Poggio Piano che delimita in dx idrografica il Fosso dei Preti e che, in continuità con la dorsale della Seghettina, chiude a SE il bacino idrografico del Fosso di Campo alla Sega. Fosso della Macine o della Macina o alla Macina erano le antiche denominazioni del fosso di fondovalle, così certificando la presenza di un tale impianto di cui forse permangono i resti, come risulta tra l’altro, dal Contratto livellario del 1840 che il Granduca fece stipulare con il Monastero di Camaldoli, in riferimento ai “vocaboli” del podere di Campominacci ed ai suoi confini: «N. 5 - Podere denominato Campo Minacci […]. Ed i descritti fabbricati posano in mezzo ad una tenuta di terra tutta giacente in poggio ed in una costiera rivolta a mezzogiorno la quale è intersecata da più e diversi fossi che scendono nel principale detto il Fosso della Macine e più inferiormente dell’Asticciola e dalla strada che sale alla casa colonica come pure da altre stradelle vicinali e viottoli. […] E questa tenuta di terre oltre la generale denominazione di Campo Minacci si conosce per i seguenti vocaboli: Campo Grande, La Fossa Cupa, il Poggiolo dei Confini, Cerreta, Balza dell’Acerone, i Piani, Fosso alla Macina, Diaccetti, l’Aiaccia, i Prati, l’Aia di Canino, la Serra, la Finocchiaia. Ed i confini che la recingono sono, […] 3° e per lungo tratto dirigendosi a ponente Fosso dell’Asticciola e della Macina al di là del quale terreni compresi nella Tenuta Forestale, […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 514, 515, cit.). La difficoltà di trasporto del legname per morfologia dei luoghi e/o assenza di vie di smacchio portarono nei secoli ad autorizzare la costruzione di alcuni impianti idraulici per il taglio della legna, anche a servizio dell’Opera del Duomo di Firenze, così: «[…] gli artigiani fin dal 1503 impiantavano le seghe ad acqua ed i loro banchi mobili di lavorazione a lato dei fossi dell’anfiteatro di Sasso Fratino.» (P. Bronchi, 1985, pp. 66, 67, cit.). Un impianto è documentato presso il Fosso dell’Asticciola: «Si sa che nel febbraio 1444 fu concessa una sega sul fosso di Ridracoli verso Valbona […], un’altra fu concessa nel 1482 sul fiume di Ricopri […] utile a detta selva per la località e la via inaccessibile che è a circa quattro miglia […]. Una terza ancora […] sempre sul fiume di Ridracoli nel 1484, ed una quarte nello stesso anno sul fiume di Ricopri in luogo detto i Diaccioni; una quinta nel Pianazzone nel 1490 ed una sesta nel 1503 a Mariotto di Domenico da Lonnano, con tanto di edificio, per segare legni eccetto abeti e tigli sul fiume dell’Asticciola .» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 63-64, cit.). «È rilevante che in quella zona di Sasso Fratino il Mariotto non poteva segare Abete e Tiglio, legni pregiati destinati a cottimi di allestimento del legno (“allogagioni”) per conto dell’Opera.» (P. Bronchi, 1985, p. 76, cit.). Per le consistenti e difficilmente controllabili utilizzazioni che si verificarono nella foresta, nel 1561 venne predisposta la Riforma delle leggi sulle selve e delle cose a quelle attenenti che, tra l’altro, sanciva che «[…] le seghe ad acqua nella foresta non devono superare il numero di quattro […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 174, cit.). «Evidentemente anche gli anfratti selvaggi di Sasso Fratino  erano allora frequentati come tutta la foresta; infatti la Selva di Sasso Fratino era contigua alla strada da Scali per S. Paolo in Alpe e Valbona, non lontana dai “fuochi” di Campominacci e dei Botriali ed ubicata proprio sopra il lungo Campo alla Sega: quindi questa selva non era divenuta ancora una zona marginale della Foresta, se è vero che si veniva da Lonnano, villaggio vicino a Pratovecchio, oltre che da Ridracoli, per far funzionare una sega ad acqua nella zona di Sasso Fratino. […]» (P. Bronchi, 1985, p. 77, cit.). Così avveniva ancora nel XVII sec. come dimostra l’ordine del 1701 del provveditore dell’Opera per cui: «[…] le lettere dei legni d’abeto da concedere […] si facciano negli infrascritti luoghi per maggiore conservazione di dette selve: […] Agli uomini del Comune di Ragginopoli: nell’Asticciola, nel Sasso Fratino, in Ricopri.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 73, cit.). I resti, trasformati, del castello di Ragginopoli si trovano presso Lierna, nel Comune di Poppi.

Sasso Fratino è il toponimo (catastalmente individuato) di una porzione della Foresta della Lama ricadente nel settore N di quell’area che ha costituito il nucleo originario della Riserva Naturale Integrale, inizialmente composta da 45 ettari oltre ulteriori 65 di area-tampone, per quanto attiene alla vegetazione definita foresta originaria (conservante la struttura delle associazioni vegetali risalenti alle “origini”, ovvero al tempo delle antiche civiltà mediterranee). «La zona della riserva in Comune di Bagno di Romagna, comprendente il territorio classificato in più atti dal 1959 al 1972, è senza dubbio la più interessante. Appartiene a questa zona l’anfiteatro di Sasso Fratino, che fronteggia la collina e l’antica casa di Campominacci […]. Da mille anni (forse da tremila) questa foresta appare da lontano con l’aspetto di oggi: soltanto le future generazioni sapranno nei prossimi secoli, se il nuovo microclima indotto dal bacino artificiale di Ridracoli avrà portato variazioni tali da trasformare profondamente questa preziosa testimonianza delle foreste originarie.» (P. Bronchi, 1985, pp. 66, 67, cit.). Per la precisione il sito catastale è situato su una ripida pendice posta nei pressi della confluenza tra il Fosso dell’Acqua Fredda e l’omonimo Fosso di Sasso Fratino, ad una quota compresa tra 1100-1300 metri.

Luoghi ancora oggi noti come Pian di Giusto e Coste del Moroni, compresi tra i rami del Fosso di Sasso Fratino, ricordano l’intensa frequentazione e le molteplici utilizzazioni fino a tempi relativamente recenti: «nel secolo passato […] inoltre anche in questo secolo, ed in specie nell’ultimo dopoguerra, queste zone hanno subito massicce asportazioni per decine di migliaia di metri cubi di legname da opera e da combustione.» (P. Bronchi, 1985, pp. 69, 70, cit.). Un altro luogo di moderna identificazione che ricade presso il fosso è Quota 900: «[…] un luogo ben preciso, ed uno forse dei più affascinanti di tutta l’area. Un pianoro ingombro di di giganteschi faggi ed abeti, contraddistinto da un caratteristico aroma d’aglio, dato da una distesa d’aglio selvatico, solcato dai ruscelli che vi confluiscono scorrendo placidamente dopo aver perso, nella calma del ripiano, la potenza e l’energia accumulata lungo il corso a strapiombo subito a monte. A Quota 900 passa il crocevia dei sentieri principali della riserva, quello che scende in picchiata da Poggio Scali e sbuca a valle alla Fonte del Maresciallo, e quello che, solcando a mezzacosta tutto il versante tra Campigna e La Lama, va da Pian del Pero alla Bucaccia.» (A. Barghi, C. D’Amico, 2010, pp. 58a, 59a, cit.). Parte del tratto di sentiero a mezzacosta nel XIX sec. era detto Strada che da Campo Ominacci va a Stia (nel Catasto moderno S. Vic.le La Scossa-Campominacci) dopo l’attraversamento del Fosso delle Macine al suo termine, esso risaliva in sx idrografica il Fosso di Sasso Fratino fino al crocevia di Quota 900 con la S. Vic.le Pian del Pero-Seghettina.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Ridràcoli e/o relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.: - La sega ad acqua venne inventata da Villard de Honnecourt nel sec. XIII e Leonardo da Vinci ne studiò il funzionamento nel 1480. Già metà del ‘400 sono documentate una sega ad acqua a Camaldoli (i monaci sono stati sempre all’avanguardia nella lavorazione del legno) e due artigiani specializzati a Papiano presso Stia (M. Massaini, 2015, cit.).

- Le posticce erano impianti di piantine spontanee di Abete: «[…] venivano prelevati sistematicamente e ovunque, e quindi anche nelle zone più impervie, ove si riteneva di non fare danno, piantine spontanee (selvaggioni) di Abete per far piantate (posticce) nelle tagliate […]» (P. Bronchi, 1985, p. 76, cit.).

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

N. Agostini, D. Alberti (eds), Le Foreste Vetuste, Patrimonio dell’Umanità nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, Pratovecchio-Stia 2018;

A. Barghi, C. D’Amico, Sassofratino, Essenza della natura, Edizioni Varda, Città di Castello 2010;

A. Bottacci, La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, 1959-2009, 50 anni di conservazione della biodiversità, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio, Pratovecchio, 2009;

P. Bronchi, Alberi, boschi e foreste nella Provincia di Forlì e note di politica forestale e montana, C.C.I.A.A. di Forlì (a cura di), Nuova Cappelli, Rocca S. Casciano 1985;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

M. Massaini, Alto Casentino, Papiano e Urbech, la Storia, i Fatti, la Gente, AGC Edizioni, Pratovecchio Stia 2015;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Link  youtube.com/watch?v=_P4bmjL5zYk;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

Il Fosso di Sasso Fratino ricade interamente all’interno della Riserva Naturale Integrale per cui non è comunque raggiungibile anche dai più agevoli sentieri che la attraversano, mentre il suo anfiteatro è facilmente osservabile dalla S.F. S. Paolo in Alpe-La Lama ed altri siti di seguito documentati. «In pratica in un luogo come Sasso Fratino non si può, in nessun modo, entrare autonomamente e la descrizione di un itinerario al suo interno non può entrare in alcuna guida naturalistica o escursionistica.» (N. Agostini, D. Alberti, eds, 2018, p. 53, cit.).

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore
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001a – 001b – Dal Monte Piano, oltre il contrafforte secondario che divide le valli del Bidente di Ridràcoli e di Pietrapazza, anche da grande distanza si riesce a individuare l’inconfondibile anfiteatro di Sasso Fratino e l’area di roccia affiorante di Frana Nuova (1/01/12).

001c/001f – Da Casanova dell’Alpe il primo soleggiamento mattutino crea ombre soffuse che addolciscono la morfologia dei luoghi (5/10/16).

001g – 001h – 001i - Dal crinale tra i monti Cerviaia e Palestrina, nei pressi di Pratalino, la veduta dal sito di Sasso Fratino si estende alla testata del Fosso delle Macine con cui confluisce per dare origine al Fosso di Campo alla Sega, si evidenzia la Frana Nuova da cui nasce il Fosso dell’Acqua Fredda (16/10/16).

001l – Dall’alta quota del Monte Cerviaia la veduta riesce a spingersi all’interno dell’anfiteatro di Sasso Fratino ed a localizzare alcuni suoi luoghi, di cui all’indice fotografico. Il fondovalle è nascosto dalla vegetazione (28/08/18).

001m – 001n – 001o - Solo dal medio versante meridionale del M. Palestrina che guarda sul Lago di Ridràcoli si riesce a seguire lo sbocco vallivo del F.so di Sasso Fratino fino al Fosso delle Macine dove inizia il Fosso di Campo alla Sega (16/10/16)

001p/001t – L’ampio pendio denudato e in erosione corrispondente al sito dell’insediamento di Palestrina (ne rimane un ammasso di pietrame) consente la vista da bassa quota dell’intera Riserva di Sasso Fratino nella sua eccezionale alternanza di profonde incisioni vallive e scoscese dorsali, tra cui la testata del Fosso delle Macine e l’incisione del Fosso dei Praticini fino al sito di Frana Vecchia (16/10/16).

001u - 001v – 001z – Dal Belvedere Bocab, sulla SF S.Paolo in Alpe-La Lama, vedute dal versante opposto della valle del Fosso delle Macine dove il gioco di luci ed ombre evidenzia l’ansa valliva della confluenza del Fosso di Sasso Fratino, oltre la quale inizia il corso del Fosso di Campo alla Sega (24/04/13 - 30/09/19).

002a – 002b - Dalla S.F. S. Paolo in Alpe-La Lama veduta frontale del Fosso dei Praticini mentre oltre il suo crine si apre l’anfiteatro di Sasso Fratino di cui, nella veduta seguente, si vede lo sbocco vallivo del Fosso omonimo (5/05/17)

002d – 002e – 002f - Tra Campominacci e Campo alla Sega un’altra ampia cresta spoglia di vegetazione consente una ulteriore e diversa visuale dal basso e in asse al vertice vallivo di Sasso Fratino dove, al centro, si individuano le Coste del Moroni; sulla destra si trova Pian di Giusto e in basso Quota 900, crocevia della sentieristica (5/05/17).

002g – Schema da cartografia moderna del bacino idrografico del Fosso dei Praticini, che coincide con l’anfiteatro di Sasso Fratino.

002h – Particolare della Carta della Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino (A. Bottacci, 2009, p. 27, cit.) relativa al bacino del Bidente di Ridràcoli.

 

002i - Particolare di una mappa del 1637 relativa alla ramificazione del Fosso di Sasso Fratino, più evidente di quella del Fosso delle Macine, dove l’intero tratto principale è detto Fosso dell’Asticciola e compaiono un Fosso della Motta, che nel XIX sec. riguarderà il tratto finale, e un Fondo alla Macine, che pare riguardare l’area di possibile insediamento della sega ad acqua cinquecentesca (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 20, cit. e, a colori, A. Bottacci, 2009, p. 31, cit.).

002l - Mappa schematica dedotta da cartografia storica catastale di inizio XIX sec. evidenziante reticolo idrografico, infrastrutture e insediamenti; gli idronimi della zona di Sasso Fratino appaiono diversamente dislocati e con traslitterazioni, comunque utili per confermare gli utilizzi dell’area; si nota la Strada che da Campo Ominacci va a Stia risalente a lato del corso del Fosso della Motta (oggi di Sasso Fratino) fino al sito dell’odierna Quota 900 quando diviene di mezzacosta per dirigersi verso La Posticcia e il Passo Sodo alle Calle/La Scossa. La toponomastica riprende anche nella scrittura quella originale.

002m/002s – Lo sbocco del Fosso di Sasso Fratino con il Fosso delle Macine da cui inizia il Fosso di Campo alla Sega; si nota la tabellazione della Riserva di divieto di ingresso posta all’inizio del sentiero che ancora oggi risale a Quota 900 ripercorrendo i resti dell’antica Strada che da Campo Ominacci va a Stia (31/03/12 - 20/09/18).

002t – Collage di elaborazioni di foto di P. Bronchi (1985, p. 73, cit.) relative a vedute verso l’alto e verso il basso di Frana Nuova, origine del Fosso dell’Acqua Fredda, o dell’Asticciola, nei cui pressi nel 1503 si trovava una sega ad acqua.

002u – Fotogramma relativo al sito di Quota 900 tratto dal cortometraggio: Le meravigliose foreste vetuste di Sasso Fratino e del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, di Marco Civinelli, premiato come Miglior Cortometraggio Italiano al Festival Cinematografico delle Foreste di Bergamo (Novembre 2019), prodotto e coordinato dall’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi con la collaborazione del Reparto Biodiversità dei Carabinieri Forestali di Pratovecchio (youtube.com/watch?v=_P4bmjL5zYk).

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