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Casa di Bastiano

Tipo : fabbricato non pių esistente
Altezza mt. : 776
Coordinate WGS84: 43 49' 28" N , 11 53' 57" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (1/12/2020)

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele, che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km, denominate contrafforti. La Valle del Fiume Bidente di Pietrapazza riguarda il ramo più orientale del Bidente delimitato: ad Ovest, da un primo tratto del contrafforte secondario che si distacca da Poggio allo Spillo per concludersi con il promontorio della Rondinaia; ad Est da un primo tratto del contrafforte principale che si stacca da Cima del Termine per poi dirigersi verso Cesena. Presso la confluenza dei Fossi di Strabatenza e Trappisa nel Bidente, a ridosso di Pian del Ponte, la valle si restringe quasi a chiudersi per la convergenza delle dorsali che si diramano dai Monti Moricciona e Castelluccio, così creando una discontinuità con la Valle di Strabatenza e rendendo possibile una specifica identità geo-morfologica. La sua testata si sviluppa tra il Passo della Crocina e la vetta minore di Cima del Termine, estendendosi, ad Ovest, al tratto del contrafforte secondario compreso tra Poggio allo Spillo e Poggio della Bertesca, ad Est, al tratto del contrafforte principale compreso tra Cima del Termine ed il Crinale o Raggio del Finocchio o delle Palestre, che converge verso l’Eremo Nuovo e Pietrapazza staccandosi presso la sella di Prato ai Grilli, posta prima del Poggiaccio. La testata, dove spiccano il doppio rilievo di Poggio Rovino e l’acuminato Monte Cucco - toponimo considerato relitto linguistico dal latino cuccum, cucuzzolo, ma si pensa anche ad un‘origine onomatopeica dal latino cuculus, latino medievale cuccus, cuculo, romagnolo kòk (A. Polloni, cit.) – è chiusa da Cima del Termine, rilievo anticamente detto Terminone, dove appunto “terminava” l’estensione della Selva di Casentino ovvero di Romagna che si chiama la selva di Strabatenzoli e Radiracoli donata (assegnata in perpetuo) tra 1380 e il 1442 dalla Repubblica Fiorentina all’Opera del Duomo di Firenze, all’epoca detto anche Le Rivolte di Bagno, infatti si “rivolgeva” bruscamente (data la morfologia improvvisamente impervia del sito) e dava inizio al tragitto in tale direzione. Al rialzarsi dei rilievi si alternano andamenti più lineari interrotti dalle selle dei Passi dei Cerrini, di Massella e dei LupattiRaggio è l’oronimo anticamente a volte utilizzato per indicare quei crinali che, come quello di luce, costituiscono elementi morfologici lineari ed evidenti del territorio e che spesso consentono collegamenti più diretti e rapidi tra luoghi altrimenti raggiungibili tramite lunghi tragitti.

Per la relativa vicinanza dei due contrafforti il bacino idrografico appare relativamente stretto ma comunque presenta una notevole articolazione di crinali e controcrinali, a convergenza quasi simmetrica sull’incisione dell’asta fluviale principale orientata verso Nord, che contribuiscono a incrementare l’aspetto di progressiva ristrettezza e profondità della valle fino al suo sbocco di Pian del Ponte, dove tra le sommità opposte dei rilievi corre una distanza di circa 500 m. Dalla diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, negli alti versanti conseguono sezioni vallive a “V” e nei fondovalle, specie dove essi si fanno più tormentati, profondi e ristretti, si formano gole, forre, financo degli orridi, con erosioni fondali a forma c.d. di battello, mentre i tratti più ripidi dei rilievi mostrano la roccia denudata. Nel versante esposto a settentrione dello spartiacque appenninico principale (la c.d. bastionata di Campigna-Mandrioli), specie nella parte a ridosso delle maggiori quote, si manifestano invece fortissime pendenze modellate dall’erosione e dal distacco dello spessore detritico superficiale con conseguente crollo dei banchi arenacei, lacerazione della copertura forestale e formazione di profondi fossi e canaloni fortemente accidentati, talvolta con roccia affiorante (Poggio Rovino). Ai passi e alle incisioni dei crinali corrispondono i numerosi rami degli affluenti più montani del Bidente: oltre al Fosso del Rovino, già delle Capanne o Capannacce, con rami che si estendono anche al Passo della Crocina fino al Passo e Poggio della Bertesca, verso Est trovano origine il Fosso delle Ranocchie, lo stesso Bidente e il Fosso dei Segoni, già della Buca Prati o della Buca dei Preti, mentre i Fossi della Spiaggia o delle Spiagge e della Neve, che confluendo danno vita al Fosso della Bocca già della Buca, hanno origine da Cima del Termine e dal suddetto primo tratto del contrafforte principale fino allo stacco del Crinale del Finocchio. Affluente noto del Fosso della Bocca è il Fosso dell’Eremo, dal ripidissimo anfiteatro vallivo incassato tra gli sproni del versante occidentale del Crinale del Finocchio, caratterizzati da estese stratificazioni affioranti.

Se l’intero sistema dei crinali, nelle varie epoche, ha avuto un ruolo cardine nella frequentazione del territorio, in epoca romana i principali assi di penetrazione si spostano sui tracciati di fondovalle, che tuttavia tendono ad impaludarsi e comunque necessitano di opere artificiali, mentre i percorsi di crinale perdono la loro funzione portante, comunque mantenendo l’utilizzo da parte delle vie militari romane, attestato da reperti. Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle zone collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Nella valle, intercalata alle incisioni del reticolo idrografico, emerge una trama di dorsali minori di vario impatto morfologico, alcune delle quali si proiettano più evidenti verso il fondovalle concentrandosi verso il sito dell’Eremo Nuovo, con pendenze mediamente ripide ma non tali da impedire la percorribilità di crinale. Tra esse la lunga dorsale dei Segoni che divide il Fosso dei Segoni dai Fossi della Bocca e della Spiaggia fino alla confluenza di quest’ultimo nel Bidente, sulla quale si trovano ancora tracce di antiche o trascorse percorrenze che si innestano sull’antica via (ancora rappresentata nel catasto moderno come S. Vic.le Eremo-Campo Rosso) che collegava l’Eremo Nuovo con La Buca attraversando il Bidente tramite una caratteristica pedanca (definizione tecnica I.G.M.) che mostra ancora i suoi resti, per poi varcare il crinale a Prato ai Grilli ed entrare nella valle del Fiume Savio. All’inospitalità dei luoghi faceva peraltro riscontro una ridottissima presenza di insediamenti. Nel bacino idrografico del Fosso della Bocca si trovavano la citata La Buca, il Finocchio e Casa di Bastiano, mentre insediamenti anche abitativi geograficamente confinanti ed afferenti alla stessa area erano il Poderuccio o Poderaccio e le Capanne: di tutti restano le “impronte edilizie”. Si tratta di alcuni dei fabbricati delle unità poderali - Bacie, Buca, Le Cardella o Cerdella, Casetta, Fondone, Il Finocchio, Legnameto, Melosa, Palestre o Rivolte, Piani, Pian Capanno, Poderino (del Finocchio), Poderuccio o Poderaccio, Podere dell’Eremo Nuovo, Segoni e Spiaggia - in cui venne frammentato il grande podere dell’Eremo Nuovo che, coinvolto nella donazione delle selve all’Opera del Duomo di Firenze, nel 1511 cessò di operare, con assegnazione delle terre a mezzadri dipendenti dai monaci. Quando ormai è avanzata la sua decadenza, appare citato in uno dei primi documenti dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze, risalente al 1512, relativi all’assegnazione di un certo numero di traini di pezzature di legname: «[…] a Luca di Giovanni da Serravalle traina 300 in Eremo Nuovo […]. A Francesco di Santi da Moggiona e a Cristofano suo compagno, traina 400 delle quali 200 dall’Eremo Nuovo […]. A Piero di Luca da Moggiona traina 500 di cui 300 dall’Eremo Nuovo […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 77, cit.). Negli anni successivi alla presa in possesso delle terre da parte dell’Opera vennero stabiliti i nuovi confinamenti, raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile relativamente agli anni dal 1545 al 1626, da cui si apprende anche dell’esistenza di un Mulino dell’Eremo Nuovo: «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1545 […] – Un’altra presa di terra in luogo detto le Bacie dell’Eremo Nuovo […] – Una presa di terra aggettata e boscata in luogo detto la Bertesca la quale comincia sopra l’Eremo Nuovo […] 1546 […] – Un podere con casa e terre lavorative, siepate e roncate e boscate in luogo detto Le Cardella […] Un pezzo di terra di some 3 in luogo del Mulino dell’Eremo Nuovo.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 149-151, cit.). In un accurato elenco relativo al 1637 dei beni dell’Opera compaiono alcuni dei poderi appartenuti all’Eremo: «1637 – Nota dei capi dei beni che l’opera è solita tenete al livellati in Romagna e Casentino e sono notati col medesimo ordine col quale fu di essi fatta menzione nella visita generale che ne fu fatta l’anno 1631: […] 61) Poderaccio o Podere dell’Eremo Nuovo, tenuto da redi di Lionardo Cascesi 62) Segoni, ronco tenuto da Giovanni Cascesi unito al Poderaccio 63) Legnameto, ronco tenuto da Giovanni Cascesi unito al Poderaccio 64) Buca o Fossa, podere tenuto da redi di Riccardo Lollini 65) Palestra o Rivolte, ronco tenuto da redi di Antonio detto Cordovano fu unito al podere della Buca 66) Spiaggia e Melosa, terre all’Eremo Nuovo sopra le Casette o Buca tenute da redi di Antonio Cordovano […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 412, cit.). La Buca, o Bucaccia o le Casette o Fossa (i dispregiativi e gli oronimi sono particolarmente significativi), posta subito a ridosso della confluenza tra i Fossi della Spiaggia e della Neve, da una relazione del 1763 risulta già in fase di abbandono: «[…] Nella casa della Buca non v’abita alcuno et è annessa al Poderaccio per cui stando così succederà […] la rovina […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 440, cit.). Ad un riutilizzo abitativo fino al 1807 seguirà il definitivo abbandono, infatti nella descrizione dei confini del Contratto livellario tra l’Opera e il Monastero di Camaldoli del 1818, le case del Poderaccio e de La Buca risultano già distrutte e quanto resta del podere risulta ormai proprietà Biozzi: «[…] da detto punto confina […] Signori Biozzi di Bagno col Podere dell’Eremo Nuovo […]. Tutta questa tenuta […] è composta dai seguenti terreni cioè […] 9° Un podere denominato il Poderaccio […] con casa da lavoratore stata bruciata di recente non esistendovi attualmente che le mura fracassate. Questo podere è composto dei seguenti terreni […] III° un tenimento di terre denominate la Buca […] nel detto luogo ci era una casetta oggi rovinata […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 464-468, cit.). Il Finocchio e Casa di Bastiano o Poderino del Finocchio sono due poderi adiacenti documentati fin dal 1560 ma non specificamente citati tra i beni posseduti dall’Opera, corrispondenti a due fabbricati anonimamente riportati dal Catasto Toscano del 1826-34, utile per il reperimento dei loro resti. Inizialmente costituito da una capanna e solo nell’ultimo secolo di vita integrato dalla funzione abitativa, il primo insediamento si trovava su uno sprone che si dirama dal crinale cui dà il nome, delimitante l’anfiteatro del Fosso dell’Eremo, dove un terrazzo morfologico ha consentito la formazione di un’area prativa, probabilmente utile al pascolo di qualche capo di bestiame, sul cui bordo superiore, oggi circondato da cerri, carpini e qualche pino, sorgeva la casa, di cui si individua l’impronta e si riconoscono gli scarsi resti lapidei che hanno resistito alle intemperie di un luogo tanto impervio, che comunque risulta abitato fino al 1816. L’attribuzione toponimica è possibile grazie alla descrizione dei confini del podere, posto tra quelli dell’Eremo Nuovo ad Ovest e della Ciardella a Nord, oltre che limitato a Sud dal Fosso della Bocca e ad Est dal Crinale del Finocchio (cfr.: C. Bignami, A. Boattini, 2018, cit., dove si trovano notizie approfondite sulle vicende del luogo, che però nella mappa allegata al testo indica una collocazione del fabbricato del tutto incongruente, infatti ben lontana dal Fosso della Bocca). Alla ridottissima Casa di Bastiano (forse un’unica stanza), che sarebbe esistita per poco più di un solo secolo, può essere attribuito l’accumulo di pietrame, richiamante un’impronta edilizia, posto su un terrazzamento nascosto nella boscaglia della vallecola adiacente allo sprone suddetto, attraversata da un fossatello e da collegata da un sentiero con l’altro podere, rispetto al quale si trova a circa 100 m di distanza in linea d'aria e ad un dislivello inferiore di circa 50 m, così corrispondendo sia al riporto del Catasto Toscano sia alle descrizioni documentali (cfr.: C. Bignami, A. Boattini, 2018, cit., dove però non sono formulate ipotesi localizzative, tanto meno riguardo reperibilità di resti). Il Poderaccio, posto in dx idrografica all’altezza della confluenza del Fosso dei Segoni nel Bidente, risulta documentato fin dal 1560. De le Capanne, posto in sx idrografica del Fosso del Rovino o delle Capanne presso lo sbocco nel Bidente, nel sito anticamente detto Pian del Miglio, si hanno notizie fin dal 1642 ma sarebbe stato abbandonato già dai primi del ‘700.

Per approfondimenti si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Pietrapazza e/o relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.:

- Il termine radium, come sostantivo, era utilizzato nei documenti storici per descrivere crinali costituenti elementi morfologici evidenti del territorio, lineari (come quello di luce), allorquando erano parte di un itinerario (che consentiva collegamenti più diretti e rapidi tra luoghi altrimenti raggiungibili tramite lunghi tragitti) e/o costituenti confine di un’area e/o di una proprietà. Per rilevanza o consuetudine a volte il termine diviene esso stesso toponimo o ne fa parte (Il Raggio, Raggio del Finocchio, Maestà del Raggio, Raggio alle Secche, Raggio dei Picchi, Raggio Grosso, Raggio Lungo, Raggio Mozzo, Fosso del Raggio, Raggio di Sopra, etc.).

- Il toponimo Finocchio (in romagnolo fnóč) è ricorrente. In provincia FC si trovano C. Finocchio e Ca Finocchio (Cesena e Sogliano) e un Finocchio (Mercato Saraceno), noto anche come Monte Finocchio m. 654, posto a km 3 in linea d’aria a Nord di Sarsina, dove si trovano tracce disperse del Castrum Fenocchi, o Rocha Fenoculi o Fenoci (cfr.: Rocche e Castelli di Romagna, cit.). «Il cardinale Anglico nel 1371 dice che Civitas Saxenae [Sarsina, ndr.] era capitale del vicariato ecclesiastico di Bobbio il quale […] era composto dei seguenti 32 castelli […], Finocchio, […].» (E. Rosetti, 1894, p. 734, cit.) quando «[…] Castrum Fenoculi, est in quadam serra, et non est forte et non habet roccham, in quo sunt focularia 11 […]» (A. Theiner, 1861, p. 505, cit.): «[…] la traduzione italiana in questo caso direi sia superflua se si esclude quella […] espressione (in quadam serra) che è stata resa con “su un colle”.» (L. Mascanzoni, LA DESCRIPTIO ROMANDIOLE DELL’ANGLIC, in: M. Mengozzi, a cura di, 2010, p. 950, cit.). Il castello, che si trovava lungo la Via Maestra Romana Sarsinate, che raccordava la Via Emilia e la Via del Dismano, tramite la valle del Savio, con la valle del Tevere e il Casentino, quindi l’aretino, risulta ancora esistente nel 1612 (cfr.: A. Guerra, 1772, cit.).

- La Via del Dismano è la denominazione medievale di un asse viario perfettamente verticale, ancora oggi esistente, congiungente Ravenna con Cesena e la cui origine risale al III secolo a.C., probabilmente conseguente alla colonizzazione della prima centuriazione delle terre in riva sx del Savio. Peraltro, era anche la naturale continuazione del tragitto, di antica origine umbra, che percorreva la valle del Savio; lungo di esso venivano trasportati da Sarsina i prodotti provenienti dall'alto bacino del Tevere.

- Informazioni preziose riguardo luoghi e fabbricati si hanno grazie ai rapporti della Descriptio provinciae Romandiole e delle visite pastorali o apostoliche. La Descriptio è un rapporto geografico-statistico-censuario redatto dal legato pontificio cardinale Anglic de Grimoard (fratello di Urbano V) per l’area della Romandiola durante il periodo della Cattività avignonese (trasferimento del papato da Roma ad Avignone, 1305-1377). Grimoard aveva sostituito il cardinale Egidio de Albornoz (1310-1367) che era stato inviato da Innocenzo III con le truppe spagnole per ridurre i poteri giurisdizionali locali, vescovili, monastici, abbaziali e feudali, all’ubbidienza ed al fine di creare un nuovo sistema amministrativo e tributario. L’Albornoz, da un lato si trova di fronte ad una progressiva espansione militare e diplomatica nelle zone montane della Repubblica fiorentina che, più che all’unità politico-amministrativa della Provincia Florentina in partibus Romandiola demandata a capitanati, podesterie e vicariati retti da funzionari fiorentini, puntava soprattutto a un controllo territoriale per garantirsi il transito commerciale su un’area di confine già scarsamente integrata al resto della Toscana e insofferente rispetto alle pressioni esterne, tendendo semmai ad accentuarne i caratteri di zona-cuscinetto, cui era funzionale l’assenza di infrastrutture viarie specie nell’area romagnola; dall’altro lato assiste ad un progressivo indebolimento dello Stato Pontificio a causa dei conflitti e dei particolarismi locali, suddiviso in diocesi “romagnole” di diversa appartenenza areale, che disegna un territorio ben lontano da essere considerato organicamente unitario in senso storico-politico-amministrativo (“sogno” che peraltro non realizzeranno compiutamente nemmeno i Medici con l’istituzione nel 1542 della Provincia della Romagna fiorentina o i Lorena). Ne conseguì l’istituzione delle nuove divisioni dei Vicariati ecclesiastici, posti sotto il diretto controllo avignonese, che tuttavia non risposero al disagio della popolazione, comunque ancora priva di un centro di potere unitario cui fare riferimento. La descrizione dei luoghi contenuta nel rapporto dell’Anglic, che è pertanto inevitabilmente (ma approssimativamente) unitaria dal solo punto di vista geografico, è invece minuziosa riguardo i tributi cui era soggetta la popolazione. In tale documento si trova, tra l’altro, la classificazione degli insediamenti in ordine di importanza, tra cui i castra e le villae, distinti soprattutto in base alla presenza o meno di opere difensive, che vengono presi in considerazione solo se presenti i focularia, ovvero soggetti con capacità contributiva (di solito nuclei familiari non definiti per numero di componenti; ad aliquota fissa, il tributo della fumantaria era indipendente dal reddito e dai possedimenti). In particolare, nelle vallate del Montone, del Rabbi e del Bidente furono costituiti i Vicariati rurali delle Fiumane.

RIFERIMENTI   

AA.VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

AA.VV., Il popolo di Pietrapazza, C.C.I.A.A. di Forlì, Cooperativa culturale Re Medello, Forlì 1989;

AA.VV., Rocche e Castelli di Romagna, volume II, Ed. Alpha, Bologna 1972;

C. Bignami, A. Boattini, La Gente di Pietrapazza, Monti editore, Cesena 2018;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

A. Guerra, PONTIFICIARUM CONSTITUTIONUM … , Vol. 3, Pezzana 1772, Biblioteca Pubblica Bavarese;

M. Mengozzi (a cura di), Sarsina. Vol.2: L’età medievale, Editrice Stilgraf, Cesena 2010;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

E. Rosetti, La Romagna. Geografia e Storia, Hoepli, Milano 1894;

A. Theiner, Codex Diplomaticus Dominii Temporalis S. Sedis, 1335-1389, Tomo secondo, IMPRIMERIE DU VATICAN 1861, Archivio Vaticano;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Link https://digilander.libero.it/imiani/Romagna_preromana/Rimini.html.

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba

Casa di Bastiano si trova a circa 2 km da Pietrapazza; si raggiunge abbandonando il sent. 205 prima della Ciardella risalendo per un breve tratto sul Crinale del Finocchio ma presto lasciandolo per tracce di un sentiero di mezzacosta, oppure dal retro della Ciardella attraversando una macchia di ginepri e ritrovando il sentiero di mezzacosta (difficoltoso, per esperti).

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore.
Nota - Per visualizzare le foto nel loro formato originale salvarle sul proprio computer, oppure se il browser lo consente tasto destro sulla foto e Apri immagine in un'altra scheda.

00a1/00a13 – Dall'Eremo Nuovo, vedute del versante occidentale del Crinale del Finocchio in varie stagioni, caratterizzato da picchi piramidali dalle estese stratificazioni affioranti, con particolari degli sproni che si diramano verso SO. Su uno sprone, che delimita l’anfiteatro vallivo del Fosso dell’Eremo, si può distinguere il terrazzo morfologico parzialmente prativo che conserva resti lapidei attribuibili all’insediamento de Il Finocchio: esso delimita una vallecola boscata occultante un ulteriore terrazzamento con cumuli di pietrame attribuibili alla Casa di Bastiano (24/08/11 - 7/04/18 – 28/10/20).

00b1/00b6 – Dall’antica via che dall’Eremo Nuovo transitava da La Buca per poi raggiungere il crinale a Prato ai Grilli, poi S. Vic.le Eremo-Campo Rosso, vedute del picco piramidale del Crinale del Finocchio e della boscaglia (adiacente allo sprone su cui sorgeva Il Finocchio) che nasconde le vaghe tracce di Casa di Bastiano (19/02/17 - 9/11/20).  

00c1 – 00c2 - Schemi cartografici del bacino idrografico del Fosso della Bocca e dell’area tra l’Eremo Nuovo e il Crinale del Finocchio, con indicazione della sentieristica, ancorché precaria e dissestata.

00c3 – Schema da cartografia catastale dei primi decenni del XIX secolo, con riporto della toponomastica originale, qualora mancante differenziata dal corsivo moderno.

00d1/00d8 – Vedute del sito dove sorgeva Case di Bastiano e del cumulo di pietrame attribuibile all’impronta edilizia del ridottissimo fabbricato, oltre che delle tracce di sentiero collegante con Il Finocchio (7/04/18)

00e1/00e20 – Vedute del dissestato sentiero di mezzacosta che, imboccabile anche da un canalone delle prime pendici del Crinale del Finocchio, presso la Ciardella, conducono al Finocchio (7/04/18 – 19/04/18).

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