Utente non registrato

scheda n. 5145 letta 320 volte

Fosso Corneta

inserita da Bruno Roba
Tipo : torrente
Altezza mt. : 1035
Coordinate WGS84: 43 52' 56" N , 11 52' 11" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (21/04/2021 - Agg. 20/07/2023) - Coordinate WGS84Origine (M. La Rocca) 43° 52’ 56” N / 11° 52’ 11” E - Origine (P.so del Vinco) 43° 52’ 29” N / 11° 51’ 50” E - Sbocco (Bidente) 43° 53’ 07” N / 11° 50’ 13” E - QuoteOrigine (M. La Rocca) 1035 m – Origine (P.so del Vinco) 925 m - Sbocco 410 m - Sviluppo 3,4 Km

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

La Valle del Fiume Bidente di Ridràcoli riguarda quel ramo intermedio del Bidente delimitato, ad Ovest, dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che subito precipita ripidissimo disegnando la sella di Pian del Pero, serpeggiante evidenzia una sequenza di rilievi (i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S.Paolo in Alpe, Poggio Squilla, Ronco dei Preti e Poggio Collina, per terminare con Poggio Castellina) fino a digradare presso il ponte sul Fiume Bidente di Corniolo a monte di Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli nel Fiume Bidente di Corniolo. Ad Est la valle è delimitata dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si diparte da Poggio allo Spillo (collegando Poggio della Bertesca, Croce di Romiceto, i Monti Moricciona, La Rocca, Marino, Pezzoli e Carnovaletto) per concludersi sul promontorio della Rondinaia digradando a valle di Isola costretto dalla confluenza del Fiume Bidentino o Torrente Bidente di Fiumicino nel Fiume Bidente. La Rondinaia è nota per il castello con la sua torre «[…] baluardo di antica potenza, elevato fin dai tempi romani alla difesa contro le orde barbariche che dal nord d’Europa scendevano a depredare le belle contrade d’Italia.» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 274, cit.).

Il bacino idrografico, di ampiezza molto superiore rispetto alle valli collaterali e che vede il lago occupare una posizione baricentrica con l’asta fluvio/lacustre f.so Lama/invaso/fiume posizionata su un asse mediano Nord-Sud, mostra una morfologia molto differenziata rispetto al suo baricentro. L’area sorgentifera, con la realizzazione dell’invaso artificiale, si differenzia tra quella che lo alimenta e quella a valle della diga che alimenta direttamente il fiume. A monte l’area imbrifera confluisce in cinque corsi d’acqua principali che costituiscono i corrispondenti bracci lacustri di cui si compone il lago. Essi sono il Fosso delle Macine, poi di Campo alla Sega, il Fosso degli Altari e il Fosso della Lama, tranne l’ultimo provenienti dal tratto di bastionata interna alla Riserva Integrale di Sasso Fratino. Quindi l’asta torrentizia costituita dalla sequenza dei Fossi del Ciriegiolone, dell’Aiaccia e del Molinuzzo, proveniente dall’anfiteatro generato dal contrafforte secondario nel distaccarsi dallo spartiacque appenninico a Poggio Scali. Infine, il Fosso del Molino, originato dalla confluenza tra il Fosso Rogheta e il Fosso di Romiceto. A valle dell’invaso, mentre in sx idrografica il bacino idrografico si restringe in un’alternanza di pendii più dolci a prato-pascolo e di tratti intensamente deformati e brecciati, per la diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, in dx idrografica il versante vallivo mostra una particolare complessità morfologica per la sequenza di impervie dorsali che si distaccano dal contrafforte secondario orientale, evidenziando vaste porzioni esposte di fitte stratificazioni marnoso-arenacee e separando le 8 vallate trasversali dove scorrono i principali affluenti fluviali. Da monte a valle si susseguono, il Fosso dei Tagli, il Fosso Corneta, il Fosso delle Casine, il Fosso del Catinaio, il Fosso delle Stolle, il Fosso di Ronco Vecchio, il Fosso di Val Spugna o Rio delle Valli e il Fosso di Campitello o delle Corneta che, in prevalenza, si attestano sul contrafforte secondario o sue dirette diramazioni.

Subito a valle del promontorio disegnato da una pronunciata ansa del Bidente dove sorge il polo antico, civile e religioso, di Ridràcoli, si immette il Fosso Corneta (c.d. dal latino cornetum o cornietum, terra a cornioli), anticamente Fosso del Corneto, il cui bacino idrografico si attesta sul lungo tratto di dorsale compreso tra la Ripa di Ripastretta e la Colla del Monte, che comprende il Passo del Vinco, il Monte La Rocca e il Passo della Colla. Le delimitazioni laterali sono costituite, a SO, dalla lunga  dorsale che si distacca dal contrafforte all’altezza di Ripa di Ripastretta terminando con il promontorio di Ridràcoli (anticamente detto Raggio delle Putine), di separazione dalla Valle del Fosso dei Tagli, a N, dalla dorsale che si distacca dalla Colla del Monte (compresa tra i Monti La Rocca e Marino), che evidenzia Poggio la Vecchia. In base al Catasto Toscano del 1826-34 il fosso aveva origine dalla convergenza della ramificazione a ventaglio dei Fossi del Calcinajo, del Fondo, della Fornace, e delle Putane o della Valle. Falde idriche provenienti da Poggio La Vecchia alimentano la Fonte dei Cerri (datata 1881 e prossima a Cornete) e una fonte presso Il Poggiolo; esse sono adiacenti alla S.F. Ridràcoli-Passo del Vinco così come la fonte prossima all’Alpicella, alimentata dalle falde del Fosso della Valle provenienti dal Monte La Rocca.

Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Successivamente, sul finire del periodo, si ha una rinascita delle aree di fondovalle con un recupero ed una gerarchizzazione infrastrutturale con l’individuazione delle vie Maestre, pur mantenendo grande vitalità le grandi traversate appenniniche ed i brevi percorsi di crinale. Il quadro territoriale più omogeneo conseguente al consolidarsi del nuovo assetto politico-amministrativo cinquecentesco vede gli assi viari principali, di fondovalle e transappenninici, sottoposti ad intensi interventi di costruzione o ripristino delle opere artificiali cui segue, nei secoli successivi, l’utilizzo integrale del territorio a fini agronomici alla progressiva conquista delle zone boscate. 

La Valle del Corneta rientrava tra i beni sottratti ai conti Guidi dalla Repubblica fiorentina ed “assegnati in perpetuo” all’Opera del Duomo di Firenze in Romagna. Dall'elenco di tali beni si ricava la citazione più antica relativa a questo luogo risale al 6 giugno 1492, quando «[…] il Comune di Valbona ottenne dall’Opera la spiaggia delle Putine per lire 18 l’anno per arroncarvi e farla lavoriere e scompartirla ai suoi uomini.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, p. 19, cit.). Un’altra citazione, ripresa dal suddetto elenco, risale al 1547: «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1547 […] – Un poderetto, senza casa, di terre aratìe e siepate in luogo detto ai Tagli confina col raggio delle Putine e vale lire 400, di some 10.» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 152, 153 cit.). Per “raggio delle Putine” si intende il crinale di separazione tra le Valli dei Tagli e del Corneta, dove si trova il fabbricato Le Putine.

Nel Settecento, chi voleva salire l’Appennino da S. Sofia, giunto a Isola su un’arteria selciata larga sui 2 m trovava tre rami che venivano così descritti: per il Corniolo «[…] è una strada molto frequentata ma in pessimo grado di modo che non vi si passa senza grave pericolo di precipizio […] larga a luoghi in modo che appena vi può passare un pedone […]», per Ridràcoli «[…] composto di viottoli appena praticabili […]» e per S. Paolo in Alpe «[…] largo in modo che appena si può passarvi […].» (Archivio di Stato di Firenze, Capitani di Parte Guelfa, citato da: L. Rombai, M. Sorelli, La Romagna Toscana e il Casentino nei tempi granducali. Assetto paesistico-agrario, viabilità e contrabbando, in: G.L. Corradi e N. Graziani - a cura di, 1997, p. 82, cit.). La prima cartografia storica, ovvero il dettagliato Catasto Toscano (1826-34 – scala 1:5000), la schematica Carta della Romagna Toscana Pontificia (1830-40 – scala 1:40.000), le prime edizioni della Carta d’Italia dell’I.G.M. (1893-94 – scala 1:50.000; 1937 – scala 1:25.000), consente di conoscere il tracciato della viabilità antica che raggiungeva Ridràcoli. È utile il confronto con il Nuovo Catasto Terreni (1930-52 – scala 1:2000). Attraversato il Bidente di Corniolo presso Isola, con il Ponte dell'Isola, sul luogo del ponte odierno, essa si manteneva in sx idrografica risalendo subito a mezzacosta fino a raggiungere Biserno, per quindi ridiscendere nel fondovalle del borgo, dove si concludeva con un lungo rettilineo al cui termine si trovava Il Ponte di Ridracoli. Tale viabilità, anonima nelle mappe citate, verrà poi denominata Strada Comunale Ridràcoli-Biserno e Strada Comunale Isola-Biserno; solo in occasione dei lavori di costruzione dell’invaso quest’ultima verrà ristrutturata e ampliata diventando parte della S.P. n.112.

Vari itinerari trasversali collegavano le vallate adiacenti, principalmente dipartendosi dal baricentro militare-residenziale del Castello di Ridràcoli (nel 1216 è documentato come Castrum Ridiracoli un villaggio fortificato che, secondo la Descriptio Romandiole del 1371, era composto da appena 6 focularia) e dai nuclei econonomico e religioso del ponte e dlella chiesa (una villam Ridraculi cum omnibus ecclesiis  - con tutte le chiese - è documentata già dal 1213), dialetticamente separati in base alla morfologia del luogo, determinata dalla fitta sequenza delle anse fluviali. Dal Castello cui partiva la Strada che dal Castello di Ridracoli conduce alla Chiesa della Casanova, costituendo prima parte della futura Mulattiera Bagno-Pietrapazza-Ridràcoli (su una pietra cantonale della chiesa di Casanova sono ancora leggibili le distanze chilometriche – evidentemente non più valide - km 12,358 per Bagno e km 5,933 per Ridràcoli). Entrambe le mulattiere incrociavano sul crinale la Strada Maestra di S. Sofia o Strada che dalla Casanova va a Santa Sofia, la prima presso il Monte Moricciona, la seconda sul Passo della Colla. Rinomate e ancora riportate come tali nella cartografia moderna, negli anni ’50 alle estremità delle mulattiere vennero installati dei cippi stradali riportanti la rispettiva denominazione, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; rimasero localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, infatti le odierne strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo.

L'asse viario ripercorso dalla Mulattiera di Ridràcoli, rasentate le case dei poderi ecclesiastici e superata la Chiesa dei SS. Martino e Lorenzo, attraversava il Fosso Corneta con il Ponte delle Corneta (documentato quale struttura lignea dai primi anni dell’800 è stato probabilmente ricostruito in pietra, probabilmente ad arco circolare con profilo a sesto ribassato, tra la fine del secolo e l’inizio del successivo, come rappresentato dal corrispondente simbolo grafico nella Carta d’Italia I.G.M. del 1937) risalendo la valle in dx idrografica e toccando gli insediamenti PianaccioLe Corneta, oggi Cornete, Le Putane, oggi Putine e La Valle, mentre Colombaiotto, Pianbaruccio, già C. Pian Baruccio o Baruccia (raggiunto dalla Strada di Pianbarucci) e Il Poggiolo erano distaccati e posti più alti sul versante e Fossati nel fondovalle presso la confluenza di origine del Fosso Corneta. L’Alpicella e Calcinaio, il primo posto su una diramazione montana proveniente dal Monte La Rocca e il secondo presso il fosso omonimo, erano collegati e raggiunti da un tratto viario collegato alla Strada che dalla Casanova va a Santa Sofia.  

In questo contesto storico-geografico, tra le alte valli bidentine quella di Ridràcoli è quella che meno ha subito il fenomeno dell’abbandono grazie alle caratteristiche ambientali e climatiche più favorevoli della sua parte meno elevata. Il borgo principale, posto nel baricentro sia geografico sia del sistema insediativo, è quello più noto e frequentato e la frazione di Biserno è quella più abitata, ma le parti delle vallecole laterali più profonde e difficilmente raggiungibili sono trascurate e molti fabbricati oggi sono in stato di abbandono o ridotti a rudere o scomparsi, con vari casi di ristrutturazione interrotta, ma non fanno eccezione neanche le valli meglio infrastrutturate che, se hanno evitato il completo abbandono dei poderi, hanno scarsamente contribuito al riutilizzo dei rispettivi insediamenti, in prevalenza abbandonati o, al più, riutilizzati a fini turistici.

Le identificazioni toponomastiche e grafiche della cartografia antica e moderna (Catasto toscanoCarta d’Italia I.G.M., N.C.T. Nuovo Catasto Terreni, C.T.R. Carta Tecnica Regionale) riguardanti i fabbricati della Valle del Fosso Corneta si possono schematizzare come di seguito elencato:

- Le Corneta nel Catasto toscano, o rappresentato ma anonimo nella Carta d'Italia I.G.M. (1894-1937), o Cornete in quella moderna, o Le Cornete nel N.C.T., o Corneta nella C.T.R.

- Le Putane nel Catasto toscano, o rappresentato nella Carta d’Italia I.G.M. (1894) ma con toponimo C.Putine erroneamente attribuito all’adiacente Le Valli, o C.Putine nella Carta d’Italia I.G.M. (1937), o le Putine in quella moderna, o Le Putine nel N.C.T., o C. Putine nella C.T.R.

- Valle nel Catasto toscano, o rappresentato nella Carta d’Italia I.G.M. (1894) ma con attribuzione errata del toponimo C.Putine quindi anonimo, o C.Valle nella Carta d’Italia I.G.M. (1937), o non rappresentato in quella moderna, o la Valle nel N.C.T., o C. Vsalle (con mero errore grafico) nella C.T.R.

- Colombaiotto non rappresentato nel Catasto toscano, o rappresentato ma anonimo nella Carta d’Italia I.G.M. (1894-1937), o non rappresentato in quella moderna, nel N.C.T. e nella C.T.R.

- Pian baruccio nel Catasto toscano, o C.Pian Baruccio nella Carta d’Italia I.G.M. (1894), o C.Pian Baruccia nella Carta d’Italia I.G.M. (1937), o non rappresentato in quella moderna, o PIAN BARUCCIA nel N.C.T., o Pian Baruccia nella C.T.R. ma non rappresentato il fabbricato con sola trascrizione del toponimo.

Il Poggiolo nel Catasto toscano e nella Carta d’Italia I.G.M. (1894), o C.Poggiolo nella Carta d’Italia I.G.M. (1937), o il Poggiolo in quella moderna, o Il Poggiolo nel N.C.T., o C. Poggiolo nella C.T.R.

- Fossati non rappresentato in alcuna cartografia.

- Pianaccio non rappresentato in alcuna cartografia.

- L’alpicella nel Catasto toscano, o l’Alpicella nella Carta d’Italia I.G.M. (1894-1937), in quella moderna e nel N.C.T., o L’Alpicella nella C.T.R.

- Calcinajo nel Catasto toscano, o rappresentato ma anonimo nella Carta d’Italia I.G.M. (1894), o Calcinaio nella Carta d’Italia I.G.M. (1937) e in quella moderna, dove però compare il simbolo dei ruderi, o Calcinaio nel N.C.T. e nella C.T.R.

L'insediamento di Cornete è documentato nell’Archivio comunale dal 1548, quando risulta composto da tre edifici, un grande fabbricato comprendente 3 abitazioni, un edificio minore forse abitativo ed il piccolo fabbricato del forno. Nel 1777 il fabbricato principale risulta dotato di 8 stanze, il forno pare sempre indipendente, l’edificio minore pare un’abitazione di una stanza con forno adiacente e un stalletto; si aggiungono due fabbricati su due livelli uso stalla-fienile con loggia e uno stalletto con loggia. Mezzo secolo più tardi, il Giornale di Campagna del Catasto toscano precisa: «Casa colonica, capanno ed aia: a terreno 3 stalle, stalletto, forno, cantina, 2 stanzette, loggia, capannetto e stalletto. I° piano cucina 3 stanze, 2 capanne» (C. Bignami, a cura di, 1995, p. 29 cit.). La mappa dell’Archivio Comunale di Bagno di Romagna datata 1888-1913 (cfr. C. Bignami, a cura di, 1995, e C. Bignami, A. Boattini, 2022, cit.) riguardantel’attribuzione delle numerazioni civiche, gli assegna il n. 4, quando risulta composto di 6 locali oltre a capanni e stalle. Forse dopo un temporaneo abbandono o con riferimento alla casetta minore, negli Anni ’70 Cornete risulta compresa negli elenchi ex A.R.F. come abitazione privata composta da sole due stanze. Il fabbricato principale è oggi ancora utilizzato.

Le Putine. Alcuni fabbricati con alcune abitazioni sono documentati tra il 1544 e il 1560 in un luogo detto Le Putine o Pùtine: come sopracitato, gli oronimi spiaggia delle Putine (s-piaggia) e raggio delle Putine sono documentati già dal secolo precedente tra le aree dell’Opera del Duomo e forse rappresentano declinazione diminutiva derivante dal latino puteus, pozzo, che rafforzerebbe la trascrizione accentata sulla prima sillaba. Nel XVII secolo è quindi documentato un certo Jacopo di Barnabe dalle Putane (S.Fabiani e G. Fabiani, Cronache del territorio del Capitanato di Bagno. Aspetti della vita civile e religiosa. Parte terza 1601-1640, in: Alpe Appennina rivista on-line n.04/2021, p.241, cit.), così testimoniando come, nei secoli successivi il toponimo, forse per volontà ironicamente dispregiativa delle sue asperità o per semplice difformità di trascrizione, si sia trasformato in Le Putane, che compare così trascritto nel Catasto toscano, ma riacquista la definizione originaria a metà del ‘700 (pare per volontà ecclesiastica), nello specifico declinata C. Putine nella Carta d’Italia I.G.M. del 1894. Occorre comunque attendere l’ultimo scorcio ‘600 per trovare documentato nell’area un unico fabbricato, come confermato dalla suddetta mappa dell’Archivio Comunale di Bagno di Romagna che ad un unico edificio assegna il n. 7, quando risulta composto di 5 locali oltre e una stalla. Abbandonato negli anni ‘60, oggi si trova al margine di una abetina restaurativa successivamente impiantata, mentre in quell’epoca la casa era stata già recuperata per un uso saltuario; si sono quindi susseguiti alcuni tentativi di recupero, di cui rimangono evidenti tracce, fino al definitivo abbandono. Già proprietà ex A.R.F., nell’ambito dei programmi regionali di riutilizzo del patrimonio edilizio nel Demanio forestale il fabbricato è stato sottoposto ad analisi storico-tipologica e metodologica; grazie ad essa risulta che il fabbricato attuale è stato costruito successivamente al 1835, difformemente dall’edificio precedente (di cui probabilmente ha riutilizzato il materiale di recupero) come registrato nel Catasto toscano, dove era così descritto nel Giornale di Campagna, con riferimento alle particelle: «[…] (161) Casa colonica. (162) Sodo. (163) Capanna ed aia. A terreno: quattro stalle, stalletto, forno e due capannette. Piano I°: cucina e due camere. Piano II°: palco» (M. Foschi, P. Tamburini, 1979, p. 209, cit.). Nella ricostruzione, avvenuta in un’unica fase, è stato sfruttato il pendio del terreno realizzando un’intercapedine a monte, in modo da avere il piano inferiore con 4 stalle libero su tutti i lati ed il piano superiore a livello del terreno lato monte raggiunto da una breve rampa che, scavalcando il terrapieno, permette di entrare nella cucina posta al centro disimpegnante una stanza per ogni lato. Scarsi resti sul lato Est riguardano un forno con stalletto sottostante. In base alla schedatura A.R.F. la superficie coperta è di 112 mq per un volume di 673 mc, suddiviso in 6 vani. Accanto al fabbricato, oltre un annesso agricolo censito dal catasto moderno (diverso anch’esso da quello riportato nel catasto antico) esisteva anche un casotto da vigna: di essi non rimane traccia.

La Valle, documentato dal 1544, è un insediamento composto da due fabbricati distinti, infatti anche detto Case Rurali del Podere della Valle, adiacenti, come pare dal Catasto toscano, o distaccati, come riportato dal Nuovo Catasto Terreni del 1935-50, comunque da metà del ‘700 censito come unitario, come confermato dalla suddetta mappa dell’Archivio Comunale di Bagno di Romagna che ad un unico edificio assegna il n. 8, quando risulta composto da 7 stanze oltre il capanno e due stalle. Peraltro, il Giornale di Campagna del Catasto Toscano descriveva una «casa colonica e aia. A terreno 3 stalle, capanna, loggia, stanzetta, forno, stalletto e capannetto. I piano cucina e camera» (C. Bignami, 1995, p. 33, cit.). Abbandonato alla fine degli anni ‘60 e divenuto nel decennio successivo proprietà ex A.R.F., risulta essere compreso nell’elenco dei relativi fabbricati ma, non essendo indicata alcuna caratteristica, all’epoca della schedatura doveva essere ormai ridotto a pochi ruderi superstiti a seguito della costruzione della strada forestale, ancora descritti alla fine del XX secolo, ormai oggi del tutto scomparsi per cui pare appena riconoscibile l’impronta del fabbricato.

Colombaiotto o Colombaio delle Cornete è un edificio documentato tra il 1840 e il 1874 solo in quanto veniva abitato da persone prive di mezzi e bisognose di assistenza «[…] non era altro che un capanno, una colombaia, la cui destinazione originale era ben diversa da quella di struttura abitabile.» (C. Bignami, 1995, p. 30, cit.). Dalle foto d'epoca si notano la posizione e la tipologia del fabbricato, corrispondeva a quella della torretta da vigna, di cui si trovano numerosi esempi presso Civitella. Le tipiche modeste dimensioni planimetriche, normalmente intorno ai m 4,50x4,50, accolgono un vano seminterrato con accesso a valle, utilizzato come stalletto e deposito attrezzi, un vano superiore a terreno destinato a cucina con camino, con accesso da monte, utilizzato saltuariamente in occasione dei lavori agricoli più importanti, un sottotetto accessibile tramite botola e scala a pioli in legno, utilizzato come colombaia e rondinaia. Si trovava sul bordo di uno stradello che correva più alto della Mulattiera di Ridracoli, come rappresentato anche nella Carta d’Italia I.G.M. del 1937, ed è stato distrutto in occasione della modernizzazione stradale.

Pianbaruccio - l’analisi della seconda parte del toponimo presuppone si tratti di diminutivo italico derivante dalle forme prelatine barro e barra, ovvero terra cespugliosa, rilievo anche fangoso (A. Polloni, pp. 33-34, cit.) - è documentato dal 1548, quando risulta composto da tre abitazioni, probabilmente in un unico fabbricato, ed un forno, così che nel 1777 è documentata «[…] una casa da lavoratore dotata di stanze sei, compreso il capanno unito, con forno e sua loggetta.» (C. Bignami, 1995, p. 31, cit.). Il Giornale di Campagna del Catasto toscano precisa: «casa colonica, capanno ed aia: a terreno 2 stalle, 2 capanne, stalletto forno e capannetta. I° piano, cucina e camera.» (C. Bignami, 1995, p. 31, cit.). La suddetta mappa dell’Archivio Comunale di Bagno di Romagna gli assegna il n. 5, quando risulta composto di 5 locali oltre una stalla. Abbandonato nel 1957, è stato «[…] distrutto dalla forestale.» (C. Bignami, 1995, p. 31, cit.) per recuperarne il materiale ad uso stradale.

Il Poggiolo è documentato dal 1548, quando risulta l’esistenza di due distinti fabbricati abitativi cui si aggiungono, nei pressi, altri due fabbricati fatiscenti, tutti nel giro di poco più di due secoli scomparsi o accorpati in un unico fabbricato superstite, che infatti nel 1777 è documentato come oggetto di ripetuti ampliamenti fino ad essere dotato di 11 stanze e 3 logge con forno. Il Giornale di Campagna del Catasto toscano nel 1829 aggiunge: «a terreno 3 stalle, 2 stalletti, loggia, forno e capanna» (C. Bignami, 1995, p. 32, cit.). La suddetta mappa dell’Archivio Comunale di Bagno di Romagna gli assegna il n. 6, quando risulta composto di 8 stanze oltre una stalla. Abbandonato alla fine degli scorsi Anni ‘60, nel decennio successivo risulta nella disponibilità dell’ex A.R.F. e sempre dotato di 8 vani, con un utilizzo protratto come stalla fino al definitivo abbandono e la riduzione a rudere.

I poderi di Fossati e di Pianaccio, all’epoca di prima documentazione del Poggiolo (e ad esso successivamente aggregati) erano dotati entrambi di un fabbricato con due abitazioni; risulta che sono prematuramente scomparsi senza lasciare traccia né possibilità di una precisa ubicazione. Fossati, come da toponimo, doveva trovarsi presso la convergenza della ramificazione degli affluenti che danno origine al Fosso Corneta, intorno a quota 600 m, sicuramente raggiunte da una deviazione dalla mulattiera principale ancora documentata dalla Carta d’Italia I.G.M. (1894). Pianaccio si trovava presso la Mulattiera di Ridràcoli tra Cornete e Le Putine: un sito corrispondente al toponimo si trova tra la Fonte dei Cerri e un tratto residuo della mulattiera, intorno alla quota 580 m.  

L’Alpicella o L’alpicella o le Alpigelle o Alpicella si trova documentato tra i possedimenti dell’Opera del Duomo al 1547: «[…] dei livelli che l’Opera teneva in Romagna […] se ne dà ampio conto qui di seguito […] 1547 […] – Un podere con casa e terre lavorative pratate e roncate e macchie, posto alle Alpigelle e vale lire 800, di some 20 […]» (A. Gabbrielli, E. Settesoldi, 1977, pp. 152, 153, cit.). Compare quindi nel Catasto toscano come composto da fabbricato maggiore rettangolare, forse composto da un’abitazione con retrostante e aderente stalla/fienile, affiancato da uno minore, molto stretto e lungo, forse un piccolo annesso ed una tettoia. Il fabbricato maggiore pare sostanzialmente confermato dal Nuovo Catasto Terreni del 1935-50, però affiancato da un piccolo annesso. Abitato nel 1816 risulta abbandonato «[…] l’11/XII/1954. È andato distrutto nella costruzione della pista ARF: rimane un capanno adibito a rifugio.» (S. Fabiani, G. Marcuccini, W. Rossi Vannini, 1987, p. 174, cit.). Questo aspetto appare in parziale contraddizione con i dati della schedatura A.R.F., che registra un fabbricato nella disponibilità regionale, degradato, richiesto in uso, con superficie coperta di 78 mq per un volume di 390 mc, suddivisi in 2 vani. Se l’aspetto attuale rivela una struttura planimetrica quadrangolare datata con evidenti segni di sopraelevazione lato gronda, il confronto con le planimetrie catastali farebbe ipotizzare solo una parziale demolizione limitata alla parte anteriore abitativa del fabbricato antico con ristrutturazione del retrostante fienile ad uso da definire, di poco successiva all’abbandono del ’54 e coerentemente alla schedatura A.R.F. (risalente agli Anni ’70), oltre che pressoché contemporanea alla costruzione della strada, risalente agli anni 1965-70. La lapide in facciata attribuisce comunque alla stessa A.R.F. la trasformazione nel Rifugio Alpigella in data 1980.

Calcinaio, toponimo dal latino calx, -cis, calce, calcina, calcare, che trova coerenza con l’idronimo dell’adiacente Fosso della Fornace - si ritrova anche presso Galeata (Calcinaie) e S. Sofia (Calcinari) -, posto pressoché sull’argine del fosso omonimo come a volerne trarre una qualche utilità, è documentato dal 1597 come fabbricato con due abitazioni, entro fine ‘700 divenute tre, non è noto se in fabbricati distinti. Nel Giornale di Campagna del Catasto toscano è descritta una «casa colonica e aia. A terreno 3 stalle, stalletto e forno. I piano cucina e camera, stanzetta e capanno» (C. Bignami, 1995, p. 34, cit.); il capanno è costituito da un casotto da vigna. Un fabbricato unitario è confermato dalla suddetta mappa dell’Archivio Comunale di Bagno di Romagna che ad un unico edificio assegna il n. 9.  Risulta abbandonato negli scorsi Anni ’50. Divenuto negli Anni ’70 proprietà ex A.R.F., risulta essere compreso nell’elenco dei relativi fabbricati ma, non essendo indicata alcuna caratteristica dimensionale, all’epoca della schedatura doveva essere ormai ridotto a rudere. 

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Ridràcoli e/o relative ad acque, rilievi e insediamenti citati.

N.B.: - Informazioni preziose riguardo luoghi e fabbricati si hanno grazie alla Descriptio provinciae Romandiole, rapporto geografico-statistico-censuario redatto dal legato pontificio cardinale Anglic de Grimoard (fratello di Urbano V) per l’area della Romandiola durante il periodo della 'Cattività avignonese' (trasferimento del papato da Roma ad Avignone, 1305-1377). Se la descrizione dei luoghi ivi contenuta è approssimativa dal punto di vista geografico, è invece minuziosa riguardo i tributi cui era soggetta la popolazione. In tale documento si trova, tra l’altro, la classificazione degli insediamenti in ordine di importanza, tra cui i castra e le villae, distinti soprattutto in base alla presenza o meno di opere difensive, che vengono presi in considerazione solo se presenti i focularia, ovvero soggetti con capacità contributiva (di solito nuclei familiari non definiti per numero di componenti; ad aliquota fissa, il tributo della fumantaria era indipendente dal reddito e dai possedimenti). In particolare, nelle vallate del Montone, del Rabbi e del Bidente furono costituiti i Vicariati rurali delle Fiumane.

- A partire dal XII secolo, con la nascita dei comuni nascono gli archivi comunali, che poi si sviluppano nelle istituzioni signorili e successivamente confluiscono negli attuali Archivi di Stato; nel Granducato di Toscana il Cinquecento fu epoca di trasformazione del regime archivistico alla quale, tra l’altro, risale la fondazione medicea degli Archivi generali dei Contratti. Le ricerche archivistiche hanno consentito agli studiosi di reperire documentazione sui poderi dell’area in alcuni casi risalente fino alla metà del XVI secolo.

- L’Opera del Duomo di Firenze, dopo la presa in possesso delle selve “di Casentino e di Romagna”, aveva costatato che sia nei vari appezzamenti di terra lavorativa distribuiti in vari luoghi e dati in affitto o enfiteusi sia altrove si manifestavano numerosi disboscamenti (roncamenti) non autorizzati. Desiderando evitare nuovi insediamenti, dalla fine del 1510 intervenne decidendo di congelare e confinare gli interventi fatti, stabilendo di espropriare e incorporare ogni opera e costruzione eseguita e concedere solo affitti quinquennali. I nuovi confinamenti vennero raccolti nel “Libro dei livelli e regognizioni livellarie in effetti” che, dal 1545 al 1626 così costituisce l’elenco più completo ed antico disponibile.

- Negli scorsi Anni ’70, a seguito del trasferimento delle funzioni amministrative alla Regione Emilia-Romagna, gli edifici compresi nelle aree del Demanio forestale, spesso in stato precario e/o di abbandono, tra cui Alpicella, Calcinaio, Cornete, La Valle, Le Putine, e Poggiolo divennero proprietà dell’ex Azienda Regionale delle Foreste (A.R.F.); secondo una tendenza che riguardò anche altre regioni, seguì un ampio lavoro di studio e catalogazione finalizzato al recupero ed al riutilizzo per invertire la tendenza all’abbandono, senza successo tranne il riutilizzo di Alpicella e Cornete, il primo solo ad uso turistico. Con successive acquisizioni il patrimonio edilizio del demanio forlivese raggiunse un totale di 492 fabbricati, di cui 356 nel Complesso Forestale Corniolo e 173 nelle Alte Valli del Bidente. Circa 1/3 del totale sono stati analizzati e schedati, di cui 30 nelle Alte Valli del Bidente. Il materiale è stato oggetto di pubblicazione specifica.

- Il termine radium, raggio, come sostantivo, era utilizzato nei documenti storici per descrivere crinali costituenti elementi morfologici evidenti del territorio, lineari (come quello di luce), allorquando erano parte di un itinerario (che consentiva collegamenti più diretti e rapidi tra luoghi altrimenti raggiungibili tramite lunghi tragitti) e/o costituenti confine di un’area e/o di una proprietà. Per rilevanza o consuetudine a volte il termine diviene esso stesso toponimo o ne fa parte (Il Raggio, raggio delle putine, Raggio del Finocchio, Maestà del Raggio, Raggio alle Secche, Raggio dei Picchi, Raggio Grosso, Raggio Lungo, Raggio Mozzo, Fosso del Raggio, Raggio di Sopra, etc.).

In base alle note tecniche dell’I.G.M. se in luogo dell’anteposta l’abbreviazione “C.”, che presumibilmente compare quando si è manifestata l’esigenza di precisare la funzione abitativa, viene preferito il troncamento “Ca” deve essere scritto senza accento: se ne deduce che se compare con l’accento significa che è entrato nella consuetudine quindi nella formazione integrale del toponimo.

RIFERIMENTI

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

C. Bignami, A. Boattini, La gente di Ridràcoli, Monti editore, Cesena 2022;

C. Bignami (a cura di), Il popolo di Ridracoli, Nuova Grafica, Santa Sofia 1995;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

G.L. Corradi e N. Graziani (a cura di), Il bosco e lo schioppo. Vicende di una terra di confine tra Romagna e Toscana, Le Lettere, Firenze 1997;

A. Gabbrielli, E. Settesoldi, La Storia della Foresta Casentinese nelle carte dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze dal secolo XIV° al XIX°, Min. Agr. For., Roma 1977;

M. Gasperi, Boschi e vallate dell’Appennino Romagnolo, Il Ponte Vecchio, Cesena 2006;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Parco nazionale delle foreste casentinesi. Carta dei sentieri 1:25.000, N.20, Monti editore, 2019

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Link www.alpeappennina.it;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba - La Valle del Fosso Corneta è interamente attraversabile tramite la S.F. Ridràcoli-Passo del Vinco, in alcuni tratti corrispondente alla Mulattiera di Ridràcoli, mentre tratti dell’antica via si vedono facilmente tra il ponte e la chiesa di Ridràcoli e presso il fabbricato Le Putine. Lo sbocco del fosso nel Bidente è visibile dal piccolo anfiteatro di Ridràcoli adiacente al fiume.

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore.

00A – Ubicazione della Valle del Fosso Corneta nell’ambito dei bacini idrografici dell’Alta Valle del Bidente.

00a1/00a12 – Vedute della Valle del Fosso Corneta dal versante opposto del Bidente di Ridràcoli in corrispondenza di Poggio Collina, con particolari della testata (e indice fotografico) che, dal complesso del Monte Marino, comprende la Colla del Monte (da cui si stacca la dorsale di Poggio La Vecchia), il Passo della Colla, il Monte della Rocca, il Passo del Vinco e il tratto di crinale di Ripastretta, da cui si stacca la dorsale anticamente detta Raggio delle Putine, di separazione dalla Valle dei Tagli, che digrada fino al fondovalle di Ridràcoli (28/03/18).

00b1/00b4 – Da Ronco dei Preti, panoramica dell’intero tratto terminale del contrafforte secondario che va a digradare con il Monte Carnovaletto e il Poggio della Rondinaia, mentre da questa visuale, si evidenzia la Valle del Corneta con il ramo del Fosso della Valle che raggiunge la sella del Passo della Colla, sulla dx la macchia di pinacee dell’Alpicella e gli ampi poderi sulle pendici di Poggio La Vecchia (24/10/18).

(10/11/14).

00c1 – 00c2 – Da Poggio Squilla, la Valle del Rio Bacine guida lo sguardo ad attraversare il fondovalle del Bidente per risalire il versante opposto, con le valli dei Fossi Cornete e dei Tagli, fino al contrafforte con i suoi rilievi montani (25/04/10 – 24/10/18).

00c3/00c6 – Dal poggio di S. Paolo in Alpe, sopra Il Casone, e dalle vicine pendici del Monte Grosso, vedute della Valle del Fosso Corneta con le aree poderali evidenziate dall’innevamento e i monti che emergono oltre il Crinale della Vacca (21/11/18).

00d1/00d14 – Dalla mulattiera che da Lavacchio scende a Ridràcoli, vedute dell’intera Valle del Corneta fino al suo sbocco nel centro di Ridràcoli, presso il piccolo anfiteatro, con particolari delle aree poderali che risalgono verso Poggio La Vecchia e indice fotografico che specifica il sito degli insediamenti scomparsi di Pianbaruccio e Colombaiotto (19/07/18).

00e1 – 00e2 – 00e3 – Dal Crinale della Vacca e suo versante presso Ridondone, vedute di parte della Valle del Corneta, con indice fotografico (22/12/16).

00f1/00f9 – Dalla S.F. Grigiole-Casanova dell’Alpe-Poggio alla Lastra, scorcio verso la valle del Fosso Corneta: si evidenziano i terrazzi morfologici con i prati-pascoli del Poggiolo e di Pianbaruccia, mentre si segue l’incisione del fosso fino al fondovalle (19/07/16 - 27/09/16 – 16/10/16).

00g1/00g4 – Dal crinale del Passo della Colla, vedute verso la Valle del Corneta, il complesso del Monte Marino da cui si stacca la dorsale con Poggio La Vecchia e il Monte La Rocca da cui si stacca la dorsale anticamente detta “raggio delle Putine” (20/08/18).

00g5/00g11 – Il crinale del Passo della Colla conserva tracce dell’antica Strada che dalla Casanova va a Santa Sofia ed è raggiunto dalla ripida Mulattiera di Ridràcoli (20/08/18).

00g12 – 00g13 – Il Passo del Vinco (si nota il sentiero che risale verso il Monte La Rocca) e, in direzione opposta, il tratto di strada di crinale verso Ripastretta che delimita il bacino idrografico del Fosso Corneta (27/06/12).

00h1 - Schema cartografico del bacino idrografico del Fosso Corneta.

00h2 – Schema da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento, evidenziante il sistema insediativo, con utilizzo della toponomastica originale, integrata a fini orientativi con i principali rilievi e l’insediamento di Colombaiotto, non mappato (identificati da utilizzo di grassetto nero).

00h3 – Schema da cartografia della prima metà del ‘900, prima della realizzazione della viabilità moderna. La toponomastica riprende quella originale.

00i1 – 00i2 - Il ramo del Fosso della Valle che proviene dal Passo della Colla (27/09/16).

00i3 – 00i4 – Fonte lungo la S.F. Ridràcoli-Passo del Vinco a monte di Valle (19/07/16).

00i5 – 00i6 – Fonte lungo la S.F. Ridràcoli-Passo del Vinco presso Il Poggiolo (27/06/12 - 19/07/16).

00i7 – 00i8 – 00i9 – La Fonte dei Cerri, risistemata con lapide datata 1881, lungo la S.F. Ridràcoli-Passo del Vinco a monte di Cornete (19/07/16).

00i10/00i13 – Il ramo del Fosso del Calcinaio che proviene dal versante occidentale della Ripa di Ripastretta (28/08/18).

00i14 – 00i15 – 00i16 – Il Fosso del Calcinaio ed il fabbricato omonimo, posto sul bordo dell’alveo (28/08/18).

00l1/00l7 – Tratti superstiti della Mulattiera di Ridràcoli tra il suo innesto sulla S.F. Ridràcoli-Passo del Vinco, presso la fonte a monte di Valle, e Le Putine (19/07/16 - 27/09/16 - 16/10/16).

00l8 – 00l9 – Mentre sotto il Poggiolo la S.F. ripercorre la viabilità antica, essa scompare tra i campi presso Cornete (27/06/12 – 27/09/16).

00l10 – 00l11 – Tratto iniziale della Mulattiera di Ridracoli presso i fabbricati dei poderi di Chiesa di Sotto (ruderi) e di Chiesa di Sopra, ristrutturata (23/09/16).

00l12 – 00l13 – La mulattiera aveva origine al Ponte di Ridràcoli (21/05/11 – 28/03/22).

00l14 - Elaborazione pittorica di foto probabilmente risalente agli Anni ’50, prima dell’inizio della costruzione dell’invaso e della viabilità moderna, quando le case erano ancora abitate ed era ancora utilizzato il Molino di Sotto, di cui si nota il berignale di presa idraulica e lo scarico nel Bidente; si nota inoltre il tracciato della Mulattiera di Ridràcoli che dal ponte, risalito il poggio e superata la chiesa, attraversa il Fosso Corneta sul Ponte delle Corneta, prima del rifacimento moderno.

{#emotions_dlg.10}