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Il Castellaccio (di Biserno)

Comune : Santa Sofia
Tipo : ruderi di castello/fortezza
Altezza mt. : 724
Coordinate WGS84: 43 54' 34" N , 11 50' 47" E
Toponimo nell'arco di
notizie :

Testo di Bruno Roba (29/10/2021)

Nel contesto del sistema orografico del versante emiliano-romagnolo dell’Appennino Settentrionale, l’Alta Valle del Fiume Bidente nel complesso dei suoi rami di origine (delle Celle, di Campigna, di Ridràcoli, di Pietrapazza/Strabatenza), assieme alle vallate collaterali, occupa una posizione nord-orientale, in prossimità del flesso che piega a Sud in corrispondenza del rilievo del Monte Fumaiolo. L’assetto morfologico è costituito dal tratto appenninico spartiacque compreso tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli da cui si stacca una sequenza di diramazioni montuose strutturate a pettine, proiettate verso l’area padana secondo linee continuate e parallele che si prolungano fino a raggiungere uno sviluppo di 50-55 km: dorsali denominate contrafforti, terminano nella parte più bassa con uno o più sproni mentre le loro zone apicali fungenti da spartiacque sono dette crinali, termine che comunemente viene esteso all’insieme di tali rilievi: «[…] il crinale appenninico […] della Romagna ha la direzione pressoché esatta da NO a SE […] hanno […] orientamento, quasi esatto, N 45° E, i contrafforti (e quindi le valli interposte) del territorio della Provincia di Forlì e del resto della Romagna.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 9, cit.). L’area, alla testata larga circa 18 km, è nettamente delimitata da due contrafforti principali che hanno origine, ad Ovest, «[…] dal gruppo del M. Falterona e precisamente dalle pendici di Piancancelli […]» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 14, cit.) e, ad Est, da Cima del Termine; in quell’ambito si staccano due contrafforti secondari e vari crinali e controcrinali minori delimitanti le singole vallecole del bacino idrografico.

La Valle del Fiume Bidente di Ridràcoli riguarda quel ramo intermedio del Bidente delimitato, ad Est, dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si diparte da Poggio allo Spillo (collegando Poggio della Bertesca, Croce di Romiceto, i Monti Moricciona, La Rocca, Marino, Pezzoli, Poggio Busca, già Croce La Lastra, e il Monte Carnovaletto) per concludersi con il Raggio delle Rondini digradando a valle di Isola costretto dalla confluenza del Fiume Bidentino o Torrente Bidente di Fiumicino nel Fiume Bidente. Ad Ovest la valle è delimitata dall’intero sviluppo del contrafforte secondario che si distacca da Poggio Scali e che subito precipita ripidissimo disegnando la sella di Pian del Pero, serpeggiante evidenzia una sequenza di rilievi (i Poggi della Serra e Capannina, l’Altopiano di S.Paolo in Alpe, Poggio Squilla, Ronco dei Preti e Poggio Collina, per terminare con Poggio Castellina) fino a digradare presso il ponte sul Fiume Bidente di Corniolo a monte di Isola, costretto dalla confluenza del Fiume Bidente di Ridràcoli nel Fiume Bidente di Corniolo. Oltre Poggio Collina, l’asse del contrafforte compie una leggera torsione più verso Grecale, NNE, - in coincidenza dell’area dove, in ere geologiche, si è verificato il fenomeno erosivo che ha determinato la formazione di quel terrazzamento orografico interglaciale della valle corrispondente ai dolci pendii di Biserno - e l’ampiezza della sua sezione trasversale diviene costante fino al suo termine, intorno a 1,7 km, con conseguente sostanziale parallelismo degli opposti assi fluviali (al netto di anse e meandri), oltre che simmetrica negli opposti versanti, infatti lo stesso asse del contrafforte si mantiene pressoché centrale puntando sull’ansa fluviale presso Metule, a metà strada tra Cabelli Isola.

Il bacino idrografico del Fiume Bidente di Ridràcoli, di ampiezza molto superiore rispetto alle valli collaterali e che vede il lago occupare una posizione baricentrica, con l’asta fluvio/lacustre f.so Lama/invaso/fiume posizionata su un asse mediano Nord-Sud, mostra una morfologia molto differenziata rispetto al suo baricentro. L’area sorgentifera, con la realizzazione dell’invaso artificiale, si differenzia tra quella che lo alimenta e quella a valle della diga che alimenta direttamente il fiume. A monte l’area imbrifera confluisce in cinque corsi d’acqua principali che costituiscono i corrispondenti bracci lacustri di cui si compone il lago. Essi sono il Fosso delle Macine, poi di Campo alla Sega, il Fosso degli Altari e il Fosso della Lama, l’asta torrentizia costituita dalla sequenza dei Fossi del Ciriegiolone, dell’Aiaccia e del Molinuzzo e il Fosso del Molino. A valle dell’invaso, in dx idrografica, il versante vallivo mostra una particolare complessità morfologica per la sequenza di impervie dorsali che si distaccano dal contrafforte secondario orientale, evidenziando vaste porzioni esposte di fitte stratificazioni marnoso-arenacee e separando le 8 vallate trasversali dove scorrono i principali affluenti fluviali. Da monte a valle si susseguono, i Fossi dei Tagli, Corneta, delle Casine, del Catinaio, delle Stolledi Ronco Vecchio, di Val Spugna o Rio delle Valli e il Fosso delle Corneta, scorrenti in sistemi vallivi che, in prevalenza, si attestano sul contrafforte secondario o sue dirette diramazioni e che, a partire dalla Valle del Catinaio, divengono progressivamente profondi e fortemente accidentati, infatti mostrando, dalle aree di crinale verso la pianura, molti accavallamenti stratigrafici che interessano la Formazione Marnoso Arenacea con creazione di effetti paesaggistici di notevole risalto. In sx idrografica, il bacino idrografico si restringe invece in un’alternanza di pendii più dolci a prato-pascolo e di tratti intensamente deformati e brecciati, per la diversa giacitura e disgregabilità dell’ambiente marnoso-arenaceo, generando dapprima i complessi sistemi vallivi relativi al Rio Bacine, e ai Fossi di Lavacchio e di Canforchisio, quindi le ramificazioni di minore rilievo dei Fossi di Val del Nespolo, della Pucaia, di Biserno, di Balzaino, di Vignale, dei Soldoni, della Busca e del Cappellano.

Tra il VI ed il XV secolo, a seguito della perdita dell’equilibrio territoriale romano ed al conseguente abbandono delle terre, inizialmente si assiste ad un riutilizzo delle aree più elevate e della viabilità di crinale con declassamento di quella di fondovalle. Lo stato di guerra permanente porta, per le Alpes Appenninae l’inizio di quella lunghissima epoca in cui diventeranno anche spartiacque geo-politico e, per tutta la zona appenninica, il diffondersi di una serie di strutture difensive, anche di tipo militare/religioso o militare/civile, oltre che dei primi nuclei urbani o poderali, dei mulini, degli eremi e degli hospitales. Percorrendo oggi gli antichi itinerari, gli insediamenti di interesse storico-architettonico o di pregio storico-culturale e testimoniale, esistenti, abbandonati o scomparsi (quindi i loro siti) che si trovano collocati lungo i crinali insediativi sono prevalentemente di carattere religioso o difensivo o sono piccoli centri posti all’incrocio di percorsi di collegamento trasversale; gli insediamenti di derivazione poderale sono invece ancora raggiunti da una fitta e mai modificata ramificazione di percorsi, mulattiere, semplici sentieri (anche rimasti localmente in uso fin’oltre metà del XX secolo, come p.es. testimoniano i cippi stradali installati negli anni ’50 all’inizio di molte mulattiere, così classificandole e specificandone l’uso escluso ai veicoli; alcune strade forestali verranno realizzate solo un ventennio dopo). Diversamente dalle aree collaterali, non si riscontrano nelle valli bidentine fabbricati anteriori al Quattrocento che non fossero in origine rocche, castelli o chiese, riutilizzati a scopo abitativo o rustico, o reimpieganti i materiali derivanti da quelli ed evidenzianti i superstiti conci decorati. Nell’architettura rurale persistono inoltre caratteri di derivazione toscana derivanti da abili artigiani. L’integrità tipologica dei fabbricati è stata peraltro compromessa dai frequenti terremoti che hanno sconvolto l’area fino al primo ventennio del XX secolo, ma anche dalle demolizioni volontarie o dal dissesto del territorio, così che se è più facile trovare fronti di camini decorati col giglio fiorentino o stemmi nobiliari e stipiti o architravi reimpiegati e riferibili al Cinque-Seicento, difficilmente sussistono edifici rurali anteriori al Seicento, mentre sono relativamente conservati i robusti ruderi delle principali rocche riferibili al Due-Trecento, con murature a sacco saldamente cementate, come quella di Corniolino. Gli edifici religiosi, infine, se assoggettati a restauri o totale ricostruzione eseguiti anche fino alla metà e oltre del XX secolo, hanno subito discutibili trasformazioni principalmente riferibili alla tradizione romanica o ad improbabili richiami neogotici.

Nel Settecento, chi voleva risalire l’Appennino da S. Sofia, giunto a Isola su un’arteria selciata larga sui 2 m trovava tre rami che venivano così descritti: per Ridràcoli «[…] composto di viottoli appena praticabili […]» per S. Paolo in Alpe «[…] largo in modo che appena si può passarvi […].» e per il Corniolo «[…] è una strada molto frequentata ma in pessimo grado di modo che non vi si passa senza grave pericolo di precipizio […] larga a luoghi in modo che appena vi può passare un pedone […]» (Archivio di Stato di Firenze, Capitani di Parte Guelfa, citato da: L. Rombai, M. Sorelli, La Romagna Toscana e il Casentino nei tempi granducali. Assetto paesistico-agrario, viabilità e contrabbando, in: G.L. Corradi e N. Graziani - a cura di, 1997, p. 82, cit.). La prima cartografia storica, ovvero il dettagliato Catasto Toscano (1826-34 – scala 1:5000), la schematica Carta della Romagna Toscana Pontificia (1830-40 – scala 1:40.000), le prime edizioni della Carta d’Italia dell’I.G.M. (1893-94 – scala 1:50.000; 1937 – scala 1:25.000), consente di conoscere il tracciato della viabilità antica che raggiungeva Ridràcoli. Attraversato il Bidente di Corniolo presso Isola, sul luogo del ponte odierno, essa si manteneva in sx idrografica risalendo subito a mezzacosta fino a raggiungere Biserno, per quindi ridiscendere nel fondovalle del borgo, dove si concludeva con un lungo rettilineo al cui termine si trovava Il Ponte di Ridràcoli. Tale viabilità, anonima nelle mappe citate, verrà poi denominata Strada Comunale Ridràcoli-Biserno e Strada Comunale Isola-Biserno; solo in occasione dei lavori di costruzione dell’invaso quest’ultima verrà ristrutturata e ampliata diventando parte della S.P. n.112. Nell’antichità, l’unico tracciato di viabilità secondaria sul versante in dx idrografica si distaccava da quella principale attraversando il Bidente all’altezza della Val Spugna diretto alle Case Monte di Valle: da esso si diramavano la Strada delle Valli e la Strada di Ronco Vecchio, che si inoltravano nelle rispettive valli risalendo verso il crinale montano. Un arcaico attraversamento fluviale pedonale c.d. “pedanca”, costituito da pile realizzate con tronchi di legno (quercia o castagno) terminanti a forcella cui si appoggiavano le travi longitudinali e il tavolato di assi, ora non transitabile, si trova presso il Molino della Sega, dove è presente pure un guado carrabile raggiungibile dalla S.P. 112 con deviazione presso il fabbricato detto La Maestà. Più a valle giungeva da Bleda la Strada dei Marroni riunendosi alla via proveniente da altra “pedanca” che si trovava (rimangono resti) all’altezza di Cosmedino, oggi noto come Gualchiera. La citata Strada dei Marroni secondo il Catasto Toscano risaliva subito il Monte Carnovaletto per ritornare al punto di partenza mentre la viabilità proveniente dal guado del Molino della Sega penetrava subito nella Valle delle Corneta (le citate passerelle su tronchi lignei erano idonee solo al transito leggero) tramite la futura S.Vic.le Campitello-Farneto-Poggio dell’Ulivo.

In questo contesto storico-geografico, tra le alte valli bidentine quella di Ridràcoli è quella che meno ha subito il fenomeno dell’abbandono grazie alle caratteristiche ambientali e climatiche più favorevoli della sua parte meno elevata. Se il borgo principale, posto nel baricentro sia geografico sia del sistema insediativo, è quello più noto e frequentato, poco più a Nord si trova Biserno, coniugato anche Biserna, che è quello più abitato. Luogo particolarmente gradevole per le intrinseche caratteristiche ambientali e paesaggistiche, è un insediamento documentato già dal 1091, quando un signore del castello di Bleda, Ugo, dona all’abbazia di Isola varie possessioni tra cui due chiese in castrum Biserni, allora di proprietà dei Guidi del Casentino e nel 1227 anche Conti di Biserno, che, in base alla Descriptio Romandiole del 1371 è ancora dotato di roccham et turrim fortissimam, oltre che distante solo un miglio dal flumen Aqueductus (il Bidente di Corniolo), raggiungente 10 focularia e dipendente dai signori di Valbona, ma solo per ulteriori tre decenni infatti, nel 1404, è confiscato dalla Repubblica Fiorentina (come tutti i beni dei Guidi). Grazie alle visite apostoliche del 1573 e del 1595 si apprende che una delle chiese è dedicata a S. Andrea, i cui affreschi in occasione della visita apostolica del 1625 ormai sono appena visibili per cui viene dotata di nuovi dipinti, che alla visita del 1746 risultano una B. Vergine e i santi Andrea apostolo e Rocco all’altare maggiore, una B. Vergine e un S. Antonio da Padova su tavola. Nel 1625 Biserno risulta avere 250 abitanti, ridottisi a 145 nel 1746, poi il trend si inverte risultando 175 abitanti nel 1789, 234 nel 1894 e 350 nel 1931. L’odierno edificio della Chiesa di S. Andrea Apostolo è una ricostruzione del 1922-23 sulle fondamenta di quello antico, distrutto dal terremoto del 1919, con una facciata che fa presumere l’esistenza di tre navate e secondo uno stile pseudo-romanico che risente delle tendenze dell’epoca. Negli anni ’40 venne dotata di tre pitture di Giovanni Lovesio. Tra le rare testimonianze superstiti, il sopracitato dipinto mariano ad olio su tela ed un inginocchiatoio in legno di noce, entrambi del XVII secolo, oltre oggetti e tessuti di varie epoche. In un edificio a lato della chiesa ricostruito nel 1927 si trova una finestrella a mensole sotto il colmo del tetto con una targa dove si legge che vi si trovava la Chiesa di sotto: si tratta di una delle due case coloniche che la chiesa possedeva, danneggiate anch’esse dal terremoto. In un altro edificio sito poco distante, corrispondente all’altra colonica della chiesa, una targa recita CHIESA DI BISERNO / D. G. SPIGHI / F. A.D. – MCMXXI. Nel 1906 i resti delle mura e la cisterna del castello, luogo posto a 725 m di altitudine oggi noto anche come il Castellaccio di Biserno o, semplicemente, il Castellaccio, furono riutilizzati trasformandoli in due oratori sovrapposti, superiormente l’Oratorio di S. Vincenzo Ferreri, dall’improbabile stile neo-gotico e, in sotterraneo probabilmente come cripta, l’Oratorio di S. Antonio da Padova: essi dopo il terremoto sostituirono provvisoriamente la chiesa distrutta. In quello inferiore, nel 1928 per iniziativa privata, venne evidentemente riutilizzata la cisterna castellana per realizzare una struttura in pietrame ispirata alla grotta della Madonna di Lourdes. Per molti decenni il tragitto per raggiungere l’oratorio montano venne utilizzato per riti processionali con soste in diversi luoghi dei quali rimane memoria per la presenza di alcune maestà, le Maestà di Guaralda e la Maestà di Poggio. La Maestà di Montepalestro è posta presso l’antico tracciato viario diretto a Ridràcoli. A Biserno è forte anche la testimonianza civica degli eventi della Grande Guerra (’15-’18) e della Resistenza, evidenziata dal curatissimo Parco 8a Brigata Garibaldi “Romagna”, già Parco della Rimembranza inaugurato nel 1923 insieme alla chiesa, arricchito da un monumento del 1994 commemorativo della Battaglia di Biserno dell’aprile 1944 quando le formazioni partigiane, in netta inferiorità numeriche, affrontarono le soverchianti truppe tedesche e repubblichine. Altre testimonianze di tali eventi si trovano lungo il crinale, teatro della più cruenta battaglia d’aprile ed oggi percorso anche dal Sentiero degli Alpini, dove, presso il passo, si trova la Croce di Bisernoin ferro, e il Cippo di Biserno, in effetti una maestà con lapide commemorativa del rastrellamento e dei caduti di Biserno del 12/4/44, mentre il luogo preciso dove caddero i partigiani è indicato dal Cippo Calata Partigiana, posto a circa 500 m verso SO. A Biserno si distinguono il nucleo di Guaralda, già Guavalda, e i fabbricati di Rota Poggio, posto più in alto; inoltre vi sono, ugualmente distaccati, Ortali, già L’OrtaleMontepalestro La Vertorta, già Lavintonta C. Lavertorta, posta subito sotto il crinale, quest’ultima villa della famiglia nobiliare Giorgi, dove si trovano due camini in pietra lavorata, uno del ‘500 con tralci e rosette rinascimentali e uno del ‘600 con lo stemma di Simone Melini, retto da due putti scolpiti a bassorilievo. A breve distanza si trova il nucleo residenziale-rurale di Betania, risalente all’inizio del XX secolo (ma nel Catasto Toscano già compariva un piccolo fabbricato) e, presso il Bidente, il Mulino di Biserno, risalente all’inizio del XIX secolo. All’area sono attribuibili anche gli insediamenti di Casetto Balzaino, i cui fabbricati sono già presenti nella cartografia I.G.M. di fine XIX secolo, il primo rappresentato con un piccolo fabbricato già nel Catasto Toscano.

Per approfondimenti ambientali e storici si rimanda alla scheda toponomastica Valle del Bidente di Ridràcoli.

N.B. - Nel tardo Pliocene e nel Quaternario un intenso processo erosivo ha interessato l’Appennino romagnolo: «[…] cercai di calcolare (basandomi sullo spessore della coltre alluvionale padana) […] e trovai che non poteva considerarsi inferiore al valore medio di circa 650 metri (sulla superficie occupata dalla montagna e dalla collina) […] calcolato in un millimetro annuo circa, si ottiene come quoziente il periodo di 650.000 anni, […] corrispondente […] con buona approssimazione, alla durata del Quaternario, cioè di quel periodo geologico nel quale qui si è avuta  per cause diverse […] il più potente effetto erosivo.» (P. Zangheri, 1961, rist.anast. 1989, p. 40, cit.). Le erosioni, unitamente ai fenomeni collegati alle oscillazioni glaciali, comportarono la formazione dei terrazzi orografici (antichi piani fluviali) a partire dal Periodo interglaciale Mindel-Riss, 350-300.000 anni fa, fino a poche migliaia di anni fa. «L’importanza dei terrazzi è notevole a livello antropico, in un territorio geologicamente e tettonicamente “giovane dove la morfologia dominante offre pendici scoscese e terreni instabili, anche per colpa dell’uomo, e quindi difficili condizioni ambientali. È sui terrazzi del Mindel-Riss che si trovano ubicati numerosi dei più antichi nuclei abitati alpestri, come Poggio alla Lastra, Strabatenza, Castel dell’Alpe, Pian del Grado-Celle, Biserno, Sasso ecc., […]» (M. Sorelli, L. Rombai, Il territorio. Lineamenti di geografia fisica e umana, in: G.L. Corradi - a cura di, 1992, p. 28, cit.).

- Informazioni preziose riguardo luoghi e fabbricati si hanno grazie alla Descriptio provinciae Romandiole, rapporto geografico-statistico-censuario redatto dal legato pontificio cardinale Anglic de Grimoard (fratello di Urbano V) per l’area della Romandiola durante il periodo della 'Cattività avignonese' (trasferimento del papato da Roma ad Avignone, 1305-1377). Se la descrizione dei luoghi ivi contenuta è approssimativa dal punto di vista geografico, è invece minuziosa riguardo i tributi cui era soggetta la popolazione. In tale documento si trova, tra l’altro, la classificazione degli insediamenti in ordine di importanza, tra cui i castra e le villae, distinti soprattutto in base alla presenza o meno di opere difensive, che vengono presi in considerazione solo se presenti i focularia, ovvero soggetti con capacità contributiva (di solito nuclei familiari non definiti per numero di componenti; ad aliquota fissa, il tributo della fumantaria era indipendente dal reddito e dai possedimenti). In particolare, nelle vallate del Montone, del Rabbi e del Bidente furono costituiti i Vicariati rurali delle Fiumane.

- La visita apostolica o pastorale, che veniva effettuata dal vescovo o suo rappresentante, era una prassi della Chiesa antica e medievale riportata in auge dal Concilio di Trento che ne stabilì la cadenza annuale o biennale, che tuttavia fu raramente rispettata. La definizione di apostolica può essere impropria in quanto derivante dalla peculiarità di sede papale della diocesi di Roma, alla cui organizzazione era predisposta una specifica Congregazione della visita apostolica. Scopo della visita pastorale è quello di ispezione e di rilievo di eventuali abusi. I verbali delle visite, cui era chiamata a partecipare anche la popolazione e che avvenivano secondo specifiche modalità di preparazione e svolgimento che prevedevano l'esame dei luoghi sacri, degli oggetti e degli arredi destinati al culto (vasi, arredi, reliquie, altari), sono conservati negli archivi diocesani; da essi derivano documentate informazioni spesso fondamentali per conoscere l’esistenza nell’antichità degli edifici sacri, per assegnare una datazione certa alle diverse fasi delle loro strutture oltre che per averne una descrizione a volte abbastanza accurata.

- Riguardo l’aspetto toponomastico regna l’incertezza pur essendo luogo che si ritrova altrove ed essendo termine condiviso con una nota località maremmana, con una particolare formazione geologica tipica della Valle del Montone (il Membro di Biserno) ed avendo una derivazione onomastica (plurale) abbastanza diffusa. Considerando la seguente sequenza linguistica per il suffisso: romagnolo –ern, latino –ernus, italiano –erno (etrusco) da cui derivano toponimi come SANTERNO e QUADERNA, ed ipotizzando una radice etrusca sul tipo di bisacca, biforco, bivium, viene proposto un bi-serna, ovvero una doppia sarna o serna, ghiaieto o grava, comunque area dove l’aridità del suolo preclude ogni uso agricolo. Del tutto opposta l’ipotesi di derivazione da vicesvicernus, “terra a maggese in rotazione”, quindi coltivabile. Pare quindi più interessante l’ipotesi di derivazione per contrazione da bis eremum«Forse da queste due chiese che saranno state custodite da due eremiti distaccati dalla celebre abazia ivi prossima, deriva il nome del castello nostro […]» (D. Mambrini, 1935 – XIII, p. 249, cit.). Occorre ancora considerare che un altro Biserno fu castello altomedievale maremmano costruito dai Longobardi (poi dei conti della Gherardesca, nel Comune di Campiglia Marittima, di esso non rimangono tracce), per cui l’origine toponomastica va cercata anche in quella direzione (p. es., in antico alto tedesco, bizzen = arrabbiarsi; tra i termini longobardi, biskiz = discussione e helm = elmo: tentare un militaresco “bis-helm”?). Infine «[…] fonti ci mostrano che, sino all’età in cui perdurarono tracce di parlate liguri, si avvicendarono alcune particolarità linguistiche di cui le più sicure possono considerarsi i suffissi –rno-rna […]» (P.L. della Bordella, 2004, p. 18, cit.).

RIFERIMENTI   

AA. VV., Dentro il territorio. Atlante delle vallate forlivesi, C.C.I.A.A. Forlì, 1989;

AA.VV., Indagine sulle caratteristiche ambientali suscettibili di valorizzazione turistico-culturale delle vallate forlivesi. Repertorio, C.C.I.A.A. Forlì, 1982;

E. Agnoletti, Viaggio per le valli bidentine, Tipografia Poggiali, Rufina 1996;

P.L. della Bordella, Pane asciutto e polenta rossa, Arti Grafiche Cianferoni, Stia 2004;

G.L. Corradi e N. Graziani (a cura di), Il bosco e lo schioppo. Vicende di una terra di confine tra Romagna e Toscana, Le Lettere, Firenze 1997;

F. Faranda (a cura di), La Romagna toscana, SANTA SOFIA E IL SUO TERRITORIO, Edizioni ALFA, Bologna 1982;

N. Graziani (a cura di), Romagna toscana, Storia e civiltà di una terra di confine, Le Lettere, Firenze 2001;

D. Mambrini, Galeata nella storia e nell’arte, Tipografia Stefano Vestrucci e Figlio, Bagno di Romagna, 1935 – XIII;

A. Polloni, Toponomastica Romagnola, Olschki, Firenze 1966, rist. 2004;

G.L. Corradi (a cura di), Il Parco del Crinale tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze 1992;

P. Zangheri, La Provincia di Forlì nei suoi aspetti naturali, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1961, rist. anast. Castrocaro Terme 1989;

Piano Strutturale del Comune di Santa Sofia, Schede di analisi e indicazioni operative relative agli edifici del territorio rurale, 2009, Scheda n.102; 

AA.VV., I Segni della Memoria e i luoghi della Resistenza nel Parco, Carta scala 1:60.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze 2005;

Carta Escursionistica scala 1:25.000, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, S.E.L.C.A., Firenze

Comune di Bagno di Romagna, Carta dei sentieri, Istituto Geografico Adriatico, Longiano 2008;

Link www.mokagis.it/html/applicazioni_mappe.asp.

Percorso/distanze :

Testo di Bruno Roba - Biserno è facilmente raggiungibile tramite la S.P. 4 del Bidente quindi percorrendo la S.P. 112 Isola Biserno Ridràcoli per circa 6 km, con interessanti spunti paesaggistici ed occasioni sia di ristoro che escursionistiche; dal centro di Biserno il Castellaccio è raggiungibile tramite la strada che sale al crinale, 850 m, quindi tramite la S.Vic.le Biserno-Ca di Là per 450 m fino al bivio della pista che sale all’oratorio, circa 300 m, in tutto circa 1,5 km.   

foto/descrizione :

Le foto sono state scattate da Bruno Roba, che ha anche inserito i testi, e qui riprodotte su autorizzazione dell'autore.
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00a1/00a4 – Dal Canale del Pentolino e da Poggio Scali (dove si stacca il contrafforte che termina con Poggio Castellina), panoramica che si spinge fino all’Adriatico mentre, oltre il Crinale della Vacca, si nota la parte terminale della Valle di Ridracoli fino a Isola (e Santa Sofia), con scorci dove si notano Biserno ed il crinale dal Castellaccio di Biserno a Poggio Castellina (11/12/14 – 16/08/16).

00a5/00a8 - Da Poggio Aguzzo si percepisce lo sviluppo della valle da Corniolo verso lo sbarramento del contrafforte, che costringe il fiume compiere il “periplo” di Poggio Castellina, cui segue quel simmetrico ed ampio semianello, precedente S.Sofia, dove confluiscono il Bidente di Ridràcoli ed il Bidentino. Del contrafforte appare il tratto finale da Poggio Collina a Poggio Castellina (la cui vetta si confonde con quella del Monte Carnovaletto) e si riconoscono i tratti topici nonostante la deformazione prospettica. Aiuta l’indice fotografico: Uccellara e Pod. Collina sono poco oltre il crinale (25/04/18).

00b1- 00b2 – 00b3 - Dal Crinale delle Vacche, scorcio della valle di Ridràcoli dove si individua chiaramente il profilo del terrazzo orografico di Biserno, nella veduta ravvicinata si nota la traccia dell'antica via da Biserno a Ridràcoli (10/12/15 - 22/12/16).

00c1/00c6 - Da Ronco dei Preti, panoramiche dell’intero tratto terminale del contrafforte secondario, che digrada andando a terminare con Poggio Castellina, e veduta ravvicinata del Castellaccio, mentre Biserno rimane seminascosto (24/10/18).

Dal versante occidentale del Monte Carnovaletto, panoramica della parte finale della valle del Bidente di Ridràcoli e dell’ultimo tratto del contrafforte secondario dal terrazzo interglaciale di Biserno a Poggio Castellina, con viste ravvicinate di Biserno e del Castellaccio (24/07/18).

00e1/00e6 - Dalle prime pendici settentrionali della dorsale del Monte Dragone, vedute del versante opposto verso l’area di Biserno (24/07/18).

00f1/00f6 – Dai pressi di Poggio delle Stolle, panoramica frontale del versante di Biserno con vedute ravvicinate e indice fotografico (6/08/18).

00g1 – 00g2 – 00g3 - Dalla strada di accesso alla diga di Ridràcoli, scorci della valle con vista ravvicinata di Biserno; si scorge la traccia dell’antica via per Ridràcoli (21/04/18).

00h1 – 00h2 – 00h3 – Dal Sentiero degli Alpini, scorcio del crinale con il Castellaccio-Oratorio (27/12/16).

00i1 - Schema cartografico dell’area di Biserno.

00i2 - Schema cartografico da mappa del XIX sec. che, nella sua essenzialità, evidenziava esclusivamente il tracciato viario che da Isola raggiungeva Ridràcoli a mezzacosta transitando da Biserno. La toponomastica riprende, anche nella grafica, quella originale.

00i3 – Schema da mappa catastale della prima metà dell’Ottocento, evidenziante il sistema insediativo, con utilizzo della toponomastica originale, integrata a fini orientativi con utilizzo di grassetto nero.

00i4 – Schema da cartografia della prima metà del ‘900, prima della realizzazione della viabilità moderna.

00l1 – 00l2 – Vedute del Castellaccio-Oratorio dalla pista di accesso (27/12/16).

00m1/00m9 – La parte superiore del Castellaccio è costituito dall’Oratorio di S. Vincenzo Ferreri; particolare decorativo in ceramica (7/10/17).

00n1/00n4 – Interno dell’oratorio superiore (7/10/17).

00o1/00o6 – L'oratorio inferiore, dedicato a S. Antonio da Padova, riutilizzando l’antica cisterna castellana, è costituito da una struttura in pietrame ispirata alla grotta della Madonna di Lourdes; la lapide commemorativa recita: SUI RUDERI TETRI E FERRIGNI / DELL’ANTICO CASTELLO DI BISERNO / NEL RICORDO DEI FIGLI ILLUSTRI / GHERARDO PRIORE DEI CAMALDOLENSI E BEATO GIOVANNI CINI / LA NOBILE SIGNORA MARIA-LUISA GIANNELLI-GIORGI  / CON MAESTOSA solennità DI FESTEGGIAMENTI E DI RITO / LA DOMENICA 28 OTT.1928 / VOLEVA A TUTTE SUE SPESE APERTA UNA GROTTA /  ALLA IMMACOLATA DI LOURDES / PALLADIO SICURO DI prosperità E DI PACE / A QUANTI NEL MONDO LA CHIAMERAN BEATA / IL PARROCO SAC. GIOVANNI SPIGHI ED IL POPOLO / ESULTANTI E RICONOSCENTI / MURAVANO (7/10/17).

Innocent